Latina liberata?

Questo scritto è la versione integrale dell’articolo richiesto e pubblicato da Il Giornale di Latina in data 21-06-2016.

Tempo fa più di qualcuno pensò che Latina fosse stata liberata. Era il 2013, il Movimento aveva raggiunto un risultato clamoroso alle Politiche e quel famoso 25% aprì la porta alla stagione del 5 Stelle nelle più alte Istituzioni del Paese.

Fu un canto liberatorio, la presa di coscienza che i cittadini potessero avere finalmente un punto di riferimento cui fosse facile riconoscersi senza il disgusto di dover sottostare e sottacere rispetto a logiche partitiche, con tutte le nauseabonde “doti” del caso.

Oggi, nel giugno del 2016, molti cittadini pensano che Latina sia stata finalmente liberata e, del resto, è ciò che ha esclamato Damiano Coletta sindaco, simbolicamente con alle spalle il municipio e davanti una folla emozionata.

L’entusiasmo ricorda molto quello del 2013, c’è lo stesso senso di rivalsa e, per l’appunto, liberazione: i vecchi catenacci sono stati sostituiti, le nuove generazioni finalmente vengono riconosciute sotto la spinta di una coalizione civica non legata ai vecchi organismi dirigenziali.

Questa è stata la percezione che ha reso la vittoria di Coletta, iniziata, senza nulla togliere allo sforzo e al valore delle liste civiche messe in campo, a fine marzo del 2016, quando il blog di Beppe Grillo sancì la mancata certificazione di una lista 5 Stelle a Latina.

A quel punto, la coalizione di Coletta ha saputo convergere le forze e ha potuto far risaltare ancor di più le qualità della sua azione che vale di per sé, ma che, ad essere onesti intellettualmente, non avrebbe avuto lo stesso megafono in città se a concorrere ci fosse stato il Movimento.

E sì perché, tolto il Movimento, Coletta e LBC sono diventati il sostitutivo baluardo contro i soliti noti che, ad essere altrettanto onesti intellettualmente, non ne hanno azzeccata una presentando nelle loro fila facce e programmi che avevano il sapore stantio del già vissuto, pur tentando in forme minime di proporre qualche volto diverso che, purtroppo, è stato fagocitato dal coletta sindaco1sentire che attualmente offrono i partiti tutti.

Non si taccerà il presente scritto di pedanteria se chi scrive indulge ad accostare le sorti di LBC e il nuovo sindaco con quelle del Movimento, perché i due destini sono paralleli sebbene, chiamati al bivio, gli uni hanno imboccato la strada del successo e l’altro è miseramente caduto nel gorgo del fallimento. Ma, in quel giardino dove i sentieri si sono biforcati, è scritta la storia di queste elezioni.

Non solo una questione di preferenze che, come nei vasi comunicanti, sono confluiti da una parte verso l’altra (Coletta ha ottenuto preferenze anche dal mondo del PD; il Movimento avrebbe ottenuto voti da ogni ambito politico); non solo una questione di lessico e concetti (si vedrà in futuro se LBC li abbia intesi per essere applicati) mutuati dal Movimento 5 Stelle e dai meetup – condivisione, partecipazione, onestà, trasparenza: principi vecchi come il mondo si dirà, ma riproposti prepotentemente dal Movimento sin dalla fine degli anni Zero assorbendo tutte le accuse di populismo e demagogia che un terreno scivoloso come il consenso popolare comporta; è stata, invero, un’affinità elettiva (si perdoni il gioco di parole) della Storia che ha premiato chi c’era e ha emarginato l’acuta e già dimenticata assenza. Una Storia provinciale, qualcuno potrà obiettare, ma pur sempre la Storia di Latina. Continua a leggere

Latina 5 Stelle magazine – numero 0

Latina 5 Stelle Magazine – numero zero, giugno 2016.
Latina non ha mai avuto niente di simile: il primo magazine interattivo della nostra città. Un prodotto che permette di divulgare testi, foto, link e video in un unico layout.
Interamente realizzato da cittadini comuni dotati di puro senso civico.

Trovate qui la versione per smartphone e pc; in formato pdf (stampabile) è, invece, reperibile qui.

Buona fruizione!!!

La notte europea dei musei 2016: occasione persa o lodevole iniziativa?

Lo sapevate? Latina ha nove musei: il Parco Musei Piana delle Orme che è anche azienda agrituristica De Pasquale, il Duilio Cambellotti, il Museo della Terra Pontina, il Civico Antiquarium del Procoio, la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, il Museo della numismatica, medaglistica, grafica incisa e fotografia “M. Valeriani”, il Museo di Arte e Giacimenti Minerari, la Pinacoteca d’Arte Moderna e Contemporanea e il Museo Sessano 50 Dalla lestra al podere.

L’iniziativa è annunciata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali italiano il 21 Aprile scorso, non è stata un’idea dell’amministrazione locale. Giunta alla sua XII edizione in Europa, “La notte europea dei musei” è stata patrocinata dal Consiglio d’Europa, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura e dall’International Council of Museums, un’organizzazione senza fini di lucro che riunisce oltre 30.000 aderenti nei 5 continenti, con la finalità di valorizzare l’identità culturale europea cui, ogni anno, può aderire ogni museo in grado di porre in essere un’apertura straordinaria di tre ore al costo di 1€ tranne nel caso delle gratuità previste dalla normativa. Tra l’altro, per ottenere il patrocinio dell’Unesco, bisogna preparare una domanda in inglese o in francese alla relativa Commissione Nazionale Italiana chiamata a esprimersi sul merito della richiesta e, in seconda istanza, a trasmettere l’intera documentazione a Parigi tramite la Rappresentanza Permanente d’Italia presente presso l’organizzazione che ha la sua sede centrale a Parigi.

Tra i visitatori dei musei latinensi, c’è chi ha reagito a questo evento con entusiasmo, come Francesca L., che ha definito l’evento “Emozionante. Vedere finalmente la mia città partecipare ad eventi nazionali, addirittura europei mi ha riempito di gioia” – dice – ripensando che purtroppo non è stato sempre così. “Latina è una città a cui non manca nulla per definirsi tale, ha diverse culture che la colorano eppure nessuna identità, nessuna capacità di valorizzare le sue qualità. Ieri mi ha spiazzato vedere il nostro centro storico vivo, coinvolto da eventi di vario genere, trovare i nostri musei aperti, vissuti dai propri cittadini”, continua, ma c’è anche a chi non sfugge che più di qualcuno si è stupito di trovare i musei “aperti”, non “aperti di notte”, in definitiva come se fossero sempre chiusi, perché questa è la percezione della realtà museale latinense. È come se i musei non ci fossero, è come se, quei pochissimi della cui esistenza sono informati solo alcuni, fossero sempre chiusi, fossero cattedrali nel deserto. E forse lo sono.

È questa l’impressione di altri due visitatori giunti nella cattedrale in campagna che è l’edificio del Consorzio per lo Sviluppo Industriale Roma Latina che ospita in via precaria e temporanea MADXI – che non si legge madcsi!, ma MAD UNDICESIMO, perché nel nome si celebra l’undicesimo anno di attività del relativo Museo D’Arte Diffusa. Si tratta di uno spazio difficile da immaginare come museo, vista la sua vocazione burocratica, sostiene Adriano L., “meritorio l’impegno di chi se ne prende cura cercando di valorizzarne le caratteristiche al fine offrire visibilità agli artisti del nostro territorio”. Certamente si tratta anche di darsi delle chance professionali e questo aspetto non è secondario: giornate come queste dovrebbero, infatti, trasformarsi anche in opportunità occupazionali per i tanti esperti del settore in cerca della loro giusta realizzazione. Di questa galleria in località Tor Tre Ponti, Daniele C. pensa che la sua posizione fuori mano abbia sfavorito l’affluenza del pubblico, almeno in tarda serata, ma anche che sia una realtà con un buon potenziale di crescita. Daniele C. ha anche apprezzato la partecipazione delle scuole che hanno contribuito alla diffusione della notizia e alla buona riuscita dell’iniziativa. Continua a leggere

Come volevano chiudere il sito www.latina5stelle.it

Diffamazione.

Art. 595 c.p., comma 3:

“Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516”.

Chiunque scriva articoli sa bene che può incorrere nel famigerato o sacrosanto (a seconda dei casi) articolo 595 del codice penale. In esergo, ho riportato uno dei casi di diffamazione (ce ne sono altri) più conosciuti, tipizzato nel comma 3: la diffamazione a mezzo stampa.

Chiunque scriva, si sarà sentito dire, almeno una volta nella vita, che sta perdendo tempo o che non serve a niente. E, a uno sguardo superficiale, non risulta che tale affermazione sia passibile di castroneria, vivendo nel Paese dove tutti, o quasi, scrivono libri e nessuno li legge.

Chiedo scusa se utilizzo questo spazio per una vicenda personale, e per di più praticando la supponente prima persona singolare, ma tale vicenda avrebbe potuto coinvolgere più persone, o meglio, attivisti del gruppo di cui ho il privilegio di far parte.

Qualche mese fa, esattamente il 23 novembre del 2015, ho ricevuto la visita di due agenti della Polizia Giudiziaria che mi notificarono due denunce-querele in seguito a un articolo che scrissi nel maggio del 2015.

L’articolo si intitolava “Quando Cha Cha bruciava: assolto!” (fare clic per leggerlo integralmente) e parlava di estorsioni, prepotenze, automobili bruciate, e di un processo, quello per il quale furono imputati il “Cha Cha” del titolo (all’anagrafe Costantino Di Silvio), Gianluca Tuma, Giampiero Di Pofi, Davide Di Guglielmo e Massimiliano Carnevale, prossimo candidato, tra le fila del Partito Democratico, alle Amministrative 2016 per il Consiglio Comunale.

Massimiliano Carnevale

Massimiliano Carnevale

Mi domandavo che cosa ci avesse fatto un politico, il Carnevale per l’appunto, sul banco degli imputati insieme a personaggi noti alle forze dell’ordine, facenti parte del tessuto criminale cittadino e con precedenti penali di una certa gravità, e chiedevo agli alti gradi del PD locale una risposta sull’opportunità di aver candidato, alle amministrative del 2011, il padre del Carnevale, Aristide. Così concludevo il breve scritto: “Intrecci neri che dovrebbero incidere molto sulla credibilità della politica: che cosa ci facesse al banco degli imputati un consigliere comunale, Massimilano Carnevale, insieme a pregiudicati o noti alle forze dell’ordine è una domanda ovvia e necessaria, senza considerare che al suo posto, attualmente, siede in consiglio comunale, tra le fila del PD, il padre, Aristide, un consigliere comunale di cui non si ricorda un intervento o un tema trattato dal 2011 (anno del suo insediamento) sino ai giorni nostri: che sia stato messo in lista da Moscardelli (nel 2011, candidato a sindaco per il PD a Latina) proprio perché padre del Carnevale amico dei suddetti pregiudicati, in grado di escutere voti come fossero crediti? Chissà”.

Mi sembrava rilevante, ancor prima che l’opinione pubblica fosse stata a conoscenza dell’inchiesta Don’t Touch (ottobre 2015), proporre alcune domande e riflessioni (come ho umilmente fatto in questi anni, con il supporto degli attivisti del meetup, nei miei articoli inerenti alla criminalità di questo nostro disgraziato territorio) in ragione dell’art. 54 della Costituzione (“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”), ma, sopratutto, in virtù del perimetro morale che la buona politica deve rispettare al di là di sentenze di condanna che, come è noto, in Italia, arrivano definitive solo al terzo grado di giudizio e dopo svariati anni.

Invece di rispondere nel merito e pubblicamente alla mie domande di merito e pubbliche, come dovrebbero fare due politici, di cui uno (Aristide), all’epoca del succitato articolo, consigliere comunale in carica, dunque rappresentante di noi cittadini, e l’altro (Massimiliano), avendo svolto il ruolo di consigliere nelle due precedenti consiliature – 2002-2007 e 2007-2010 -, ho ricevuto due querele.

Come qualsiasi cittadino che ha a cuore il territorio in cui vive e non accetta l’oblio comodo dell’indifferenza, mi sembrava importante chiedere conto, prima di tutto, a Massimiliano Carnevale, il quale, nel descriversi, evidenzia tutte le cariche pubbliche di ragguardevole peso che ha occupato: “cattolico democratico cristiano, sin dai primi anni della mia formazione culturale ho perseguito il cammino politico con impegno e coerenza: da delegato provinciale della D.C. giovanile nel 1989, a Consigliere della I° Circoscrizione di Latina nel 1997, quindi Segretario Comunale del C.D.U. fino al 2002, per poi essere eletto nello stesso anno Consigliere Comunale U.D.C.” e successivamente riconfermato nel 2007. In questi anni sono stato membro delle seguenti Commissioni Consiliari: “Urbanistica”, “Commercio”, “Turismo”, “Cultura e Università”, “Avvocatura” ed “Elettorale”, e, in secondo luogo, al senatore Moscardelli che siede nella Commissione Antimafia dove, solo pochi giorni fa, si sono tenute importanti audizioni con protagonisti il Prefetto Faloni e il Questore De Matteis.

In queste audizioni, cui ha partecipato il senatore del PD, si è passata in rassegna la mappatura criminale del territorio pontino e si è citato, giustamente, e tra le altre cose, l’inchiesta e il relativo processo Don’t Touch nella quale sono coinvolti il Cha Cha e il Tuma medesimi già imputati nel processo in corso, e il Di Pofi (indagato). Vale a dire, tre degli imputati nel processo che vide coinvolto, e poi assolto e prescritto, il Carnevale. Continua a leggere

SEMPRE LUI L’EQUILIBRISTA BESSON: VENDITORE D’ACQUA DEL PD

Besson [1], amministratore delegato di Acqualatina spa, nella società per conto dei privati fin dalla nascita, è il grande manovratore. Colui che si vanta di aver ispirato la legge regionale per la gestione privata e la divisone degli ambiti idrici. Gioca con il piano degli investimenti come specchietto per le allodole! Ora allunga a destra ora a sinistra, ma la coperta è sempre corta, utile però per stare a galla, vista l’incapacità complessiva dei sindaci dell’Ato4 a garantire diritti e rispetto del contratto di gestione, sempre pronti a salvare in calcio d’angolo il gestore su mancati investimenti, tariffe alte e penali.
Il gestore visto che non è riuscito a prendere i soldi degli acconti idrici versati dai cittadini al comune, confidando sull’opposizione che farebbe di tutto pur di mettere in difficoltà l’amministrazione di Aprilia, adesso gioca la carta Besson proponendo (via PD) lo sblocca-investimenti per le borgate in cambio della resa del comune e dei cittadini che fanno resistenza civica da oltre 10 anni.
Oggi più che mai c’è la necessità di risolvere la “questione Aprilia” che pesa come un macigno verso la cessione del pacchetto azionario da Veolia ad Acea. D’altronde Besson sarebbe l’uomo ideale per coronare il sogno del PD di vedere un unico gestore privato nel Lazio targato Acea!
Confidiamo nei consorzi di auto recupero delle borgate perché capiscano che sono oggetto strumentale in mano d’altri. Primo fra tutti il PD che quando vuole gioca a far sospendere gli investimenti (anno 2012) salvo poi gridare allo scandalo (2016) perché bisogna che il sindaco di Aprilia chieda (come vuole il compagno Besson) che la conferenza dei sindaci revochi quella stessa delibera creata dal PD+L con l’aiuto del medesimo Besson!!!.
Quella delibera “BLOCCA APRILIA” [2] è bene ricordarlo NON HA ALCUNA EFFICACIA visto che quel piano degli investimenti è stato superato da quelli del 2013 [3] e del 2014 [4] che NON CONTEMPLANO BLOCCHI PER APRILIA.
Per rendersi conto di chi ha voluto il “BLOCCA APRILIA” in quella vergognosa conferenza dei sindaci rimandiamo al nostro comunicato del 14.7.2012 dal titolo “LA BANDA BASSOTTI PD+L CONTRO LA CITTÀ di APRILIA, che fa le pulci al verbale di quella conferenza.
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