Olimpia: l’inchiesta partita da semplici cittadini

Nel settembre 2013 i cittadini del meetup I Grilli e le Cicale di Latina, attraverso le riunioni del tavolo Mobilità e Opere Pubbliche, stilarono un esposto inoltrato a Procura e alla Corte dei Conti in riferimento alla piscina comunale. Questa mattina, durante la conferenza stampa per l’inchiesta “Olimpia” che ha visto tra gli arrestati l’ex sindaco Di Giorgi, il Procuratore della Repubblica di Latina, alla presenza dei rappresentanti del Comando provinciale dei Carabinieri, ha spiegato che la medesima inchiesta è partita da un’interrogazione parlamentare presentata nel 2013 che fu elaborata dal meetup I Grilli e le Cicale di Latina e poi inoltrata agli allora parlamentari del Movimento 5 Stelle. Il nostro attivismo, negli anni, è stato questo: studio dei problemi, denuncia e proposta. Una menzione particolare va all’attivista Gianluca Bono che prese in carico il lavoro di ricostruzione dei fatti e lo condivise con il gruppo dei cittadini de I Grilli e le Cicale che con entusiasmo approvarono la scelta di fare luce su un sistema che già all’epoca presentava tratti irregolari macroscopici. Un ringraziamento va all’importante lavoro svolto dai Carabinieri che hanno condotto l’indagine. Di seguito è possibile visionare l’esposto* che il meetup I Grilli e le Cicale prepararono e da cui conseguì l’interrogazione parlamentare.

L’esposto può essere visionato qui.

*: la data dell’esposto nel presente file presenta un errore di battitura. La data di presentazione dell’esposto è risalente al 18-09-2013.

Tossicodipendenza: è ora di guardarla sotto un altro punto di vista!

Da decenni è in corso un dibattito molto acceso sulla legalizzazione delle droghe leggere e il paese si divide in proibizionisti e pro legalizzazione. Ma quali e quanti sono i vantaggi di legalizzare le droghe leggere? Cosa ha portato il proibizionismo? Come lo Stato deve trattare i tossicodipendenti? 

Per chi è convinto delle politiche proibizionistiche, è chiaro che chi fa uso di droghe debba essere trattato come un criminale poiché compie un reato, mentre nel caso dei fautori della legalizzazione i tossicodipendenti dovrebbero essere trattati come pazienti. Un esempio a supporto di quest’ultima tesi è la situazione portoghese: in Portogallo, nel 2003, sono state pietro1legalizzate tutte le droghe. Secondo Joao Goulao, Presidente dell’Istituto sulle droghe e sulle dipendenze, i tossicodipendenti compulsivi in terra lusitana sono passati da 100.000 a 50.000 da quando è stata approvata la legge. A seguito della depenalizzazione sono nate policy assistenziali e nuove terapie che sono più economiche e umane: ad oggi, circa 40.000 portoghesi sono in cura per uscire dal tunnel della droga.

In Colorado, l’uso non medico della marijuana è stato legalizzato nel 2015. Lo stato federale ha guadagnato circa 40 milioni di dollari l’anno ed 8 di questi sono stati utilizzati per campagne di sensibilizzazione contro l’uso di droghe e per la prevenzione. Nel primo anno, a Denver (la capitale del Colorado) sono scesi considerevolmente i crimini violenti e, secondo il dipartimento dei trasporti, sta scendendo anche il numero di incidenti dovuto all’uso di droghe.

In risposta agli evidenti e gravi problemi di droga che si erano sviluppati nel Paese a partire dagli anni ‘80, la Svizzera attuò una nuova serie di politiche e programmi (compresi protocolli di sostituzione di eroina ), basati sulla salute pubblica invece che sulla criminalizzazione. La costante implementazione di tale politica ha condotto a una drastica riduzione  del numero dei tossicodipendenti da eroina così come altri vari benefici. Uno studio molto importante terminava con queste parole: La sostituzione di eroina era indirizzata ai consumatori problematici recidivi (consumatori pesanti)– stimati in 3000 tossicodipendenti, che rappresentano tra il 10 e il 15% dei consumatori di eroina in Svizzera e possono costituire dal 30 al 60% della domanda di eroina nel mercato illegale. Pesantemente compromessi sia nel traffico di droghe che in altre forme di reati, funzionavano anche come legame tra grossisti e consumatori. Quando questo gruppo di consumatori ha trovato una soluzione costante e legale per la propria dipendenza, si è ridotto il loro uso illecito di droga così come il loro bisogno di trafficare in eroina o impegnarsi in altre attività criminali. Il programma di sostituzione di eroina ha avuto tre effetti sul mercato delle droghe:

ha sostanzialmente ridotto l’uso tra i consumatori più pesanti, e questa riduzione nella domanda ha influenzato i flussi di mercato (per esempio, il numero dei nuovi tossicodipendenti registrato a Zurigo nel 1990 era 850. Nel 2005, il numero era sceso a 150)

ha ridotto il livello della criminalità correlata nel mercato (per esempio, si è avuta una riduzione del 90% dei crimini contro la proprietà commessi dai partecipanti al programma)

•  mancando i tossicodipendenti e gli spacciatori locali, i consumatori occasionali svizzeri avevano difficoltà a contattare i venditori. Continua a leggere

SESSANO 50 – DALLA LESTRA AL PODERE: TRA I MISTERI DEL MUSEO FANTASMA

Borgo Podgora, la parrocchia, il museo

Niente. Nessuna traccia dell’ultimo visitatore. Ad oltre dieci anni dalla chiusura, l’edificio seminterrato non vede luce, anzi perisce tra le tenebre dell’inagibilità. Una condizione così impenetrabile che le immagini carpite grazie a un’intima complicità testimoniano a stento.

Siamo sulla Strada Acque Alte. Un tranquillo crepuscolo d’estate, come crepuscolare è la storia nascosta in questo luogo, covo di ricordi, di esperienze, di storia. Le chiavi ce le ha lui: Claudio Dal Din. Li conosciamo i Dal Din, i Nardin, gli Scapin, i Dal Col, i Ceccon, i Gardin, i Fabian e compagnia cantante: questa manica di veneti ebbri, blasfemi, mangiagatti a tradimento – sia detto luppicon affetto – che si riparano all’ombra di una cupola, nella fattispecie quella di Santa Maria di Sessano. Borgo Podgora è il primo nucleo abitativo edificato durante la bonifica, concepito come iniziale villaggio operaio. Le vie e le piazze sono dedicate quasi esclusivamente a scienziati e fisici, ma trovano spazio nella toponomastica locale anche i parroci: vi dice qualcosa il nome Don Giuseppe Caselli? 1 Dicembre 1983: è lui che vuole la nascita dell’Associazione Culturale Sessano 50, attiva ancora oggi grazie ai volontari residenti nel borgo, donne e uomini determinati ad approfondire la riflessione sulle radici di gruppi giunti in loco nel 1927 dal Veneto, decisi a scoprire le ragioni che hanno spinto i coloni pionieri all’emigrazione nella palude pontina, ma impegnati anche e soprattutto in un’opera di integrazione che vedesse un giorno quegli immigrati dalle biografie così diverse riconoscersi in una comunità.

Nessuno sa che c’è, nessuno sa dov’è, nessuno sa perché. Cos’è? 

L’Associazione animata da don Giuseppe ha organizzato negli anni le feste per il cinquantenario e i successivi anniversari, ha raccolto il materiale custodito oggi negli spazi parrocchiali di Santa Maria di Sessano col quale realizza mostre itineranti per la scuola, ha realizzato il libro di testimonianze dal titolo E la guerra venne a trovarci a Sessano, ha pubblicato la biografia del parroco in servizio tra il 1966 e il 1996 Don Giuseppe Caselli – Il coraggio di camminare insieme.

Eppure di questo museo non si conosce nemmeno l’esistenza. Perché?

Definito dal Ministero dei Beni Culturali come proprietà di un ente ecclesiastico o religioso, ospita una mostra permanente che comprende foto e oggetti donati dalla comunità che erano stati usati nella pianura pontina tra il 1926 e il 1944, anno dello sbarco degli Alleati ad Anzio-Nettuno, quando Littoria ancora non c’era. Istituito nel 1978, il museo dedica ampio spazio alle testimonianze di lavoro durante la bonifica e la colonizzazione veneta e testimonia che Sessano, antico nome di Borgo Podgora, è stata la prima località bonificata nella palude pontina: è qui che venivano alloggiate le maestranze del Consorzio di Bonifica di Piscinara. Ma oggi il Museo Sessano 50 – Dalla Lestra al Podere è chiuso.

La verità è che ci vogliono i soldi: e i fondi regionali?

luppi2Scomparso Caselli, l’interesse per questo museo è tramontato, lo stesso parroco attuale ha fissato altre priorità.                          Solo l’Associazione continua ad occuparsi della manutenzione di questo luogo che da dieci anni è destinato a un progressivo profondo e in alcuni casi permanente deterioramento. Umidità e infiltrazioni fanno il resto. Le ultime attività hanno avuto luogo nel 2006: visite di scolaresche e collaborazioni tra borghi per mostre fotografiche nelle feste patronali. Nel biennio successivo, come testimonia il presidente Claudio Dal Din, l’Associazione ottiene l’accesso a dei fondi regionali: 50.000,00 €  per la ristrutturazione della pavimentazione esterna che è stata effettivamente realizzata, mentre dei 200.000,00€ destinati alla sistemazione del museo stesso si sono perse le tracce nel labirinto della burocrazia dell’ente regionale.

In esclusiva

Siamo riusciti ad entrare nell’edificio sotto la nostra responsabilità illuminando il percorso fitto di ragnatele e di polvere con una torcia e una macchina fotografica. Il museo risulta ormai molto danneggiato, pressoché impraticabile, è ormai oggetto di ruberie e di teppismo, ma, dalle parti ancora integre, emerge ancora il filo di una continuità che, nell’amore, lega le vicende del passato a un presente fatto nonostante tutto di cura e di impegno: è questa la grande testimonianza che esprimono le piccole sezioni allestite nella sala a ferro di cavallo, una lezione di condivisione – in un’epoca in cui questa parola non si era ancora svuotata di senso – e di generosità. All’ingresso ci sono cimeli della seconda guerra mondiale insieme agli scalpellini abruzzesi, gli oggetti si mischiano con le storie, suggestiva la bicicletta utilizzata da Tony “Giramondo” che si guadagnava da vivere disegnando ritratti e scrivendo lettere per le famiglie del posto, per poi portarle ai parenti rimasti in Veneto. Non mancano gli strumenti di lavoro per bonificare la palude, le foto di famiglia, la macchina da scrivere, l’immagine della prima maestra del paese. Per tutto questo, le immagini valgono più che le parole.

Quale futuro?

Lo stato d’abbandono di questa risorsa di storia locale lascia davvero poche speranze e infonde una tristezza profonda. Non sono mancati momenti di commozione durante l’intervista. Ciononostante una soluzione ci deve essere. Va studiata insieme. Sono già allo studio delle idee per salvaguardare il valore delle testimonianze e dei documenti raccolti al Museo Sessano, ma non bastano. Chiunque voglia fornire il proprio contributo di idee e di proposte e una parte del proprio tempo, può scrivere alla redazione e mettersi in contatto col gruppo di Latina5Stelle attivo sui musei.

Tuttavia è certo che anche  la città di Latina è chiamata a occuparsene, prima che deperisca il resto, prima che quel lavoro che aveva prodotto un senso di appartenenza e di comunità si disperda definitivamente cancellando l’eredità di una solidarietà di cui soprattutto oggi c’è un assoluto bisogno.

a cura di Antonietta De Luca e Adriano Luppi

Latina 5 Stelle Magazine – numero 5

Latina 5 Stelle Magazine numero 5. È arrivato, è ricco di immagini e parole, e pronto ad essere sfogliato. I temi, come sempre, nascono dalla passione di chi lo scrive: cultura, società, occasioni di sviluppo mancate, Latina, le sue contraddizioni.
Lo trovate qui:

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Buon magazine a tutti!

TERME DI FOGLIANO – “UNA STORIA INFINITA” – 2a Parte

SECONDA PARTE

 “Cronologia di un fallimento”

1-libroNel libro/racconto “Le Terme di Fogliano – Quando funzionavano” di Paolo Iannuccelli, attraverso testimonianze dirette e un richiamo agli studi condotti dal Prof. Paolo Bono (citato a pag. 30), si ripercorre la storia di quello che, già dagli anni ‘50, sarebbe potuto divenire un volano per l’economia provinciale incentrato su un turismo balneo-termale favorito da un clima mite e un territorio puntellato da siti d’interesse storico (Tempio di Ercole di Cori, l’Antica Norba, il Giardino di Ninfa, l’Abazia di Valvisciolo, il Castello di Sermoneta, l’Abazia di Fossanova, ecc.), dove le tradizioni e le delizie enogastronomiche fanno parte integrante della cultura locale. Nel sopracitato libro, oltre alle risultanze delle analisi chimiche effettuate all’epoca dal Prof. Talenti (dell’Istituto d’Igiene dell’Università di Roma), che attestavano la presenza di ioduri e bromuri in quantità più che sufficiente per definire l’acqua di Fogliano “salsobromoiodica” (pag. 43), si dà risalto, come detto, alle importanti testimonianze di quei cittadini che ebbero modo di provare, direttamente sulla loro pelle, le proprietà curative di acque termali che, da sempre, nel mondo, vengono impiegate nel trattamento di patologie ORL (otorinolaringoiatriche), respiratorie, ginecologiche, reumatiche e dermatologiche. Possibilità terapeutiche che, per le acque di Fogliano, si dicevano ancor più estese per l’alta concentrazione di cloro, bromo e iodio.

2-analisi

Le Terme di Fogliano del Commendator Cimaglia, come sappiamo, ebbero vita breve e il colpo di grazia fu loro inferto con la revoca nel 1956, da parte dello Stato, della concessione mineraria che la S.I.A.M. (la società del Com. Cimaglia) aveva ottenuto per un periodo di cinquanta anni. L’azione legale fu propugnata dall’allora maggioranza politica del Comune di Latina che, evidentemente, si riteneva in grado di poter sviluppare un progetto termale pubblico con il supporto tecnico ed economico sia della Provincia che della Regione. Nei successivi trent’anni, nonostante una gestione politico amministrativa stabilmente affidata a una stessa maggioranza (Democrazia Cristiana), il progetto delle Terme di Fogliano cadde nel dimenticatoio alimentando la tesi, riportata anche sul libro di Iannuccelli, che vi fosse stato il veto di un influente politico verosimilmente interessato a proteggere gli interessi di altri stabilimenti termali che in Fogliano intravedevano un temibile concorrente.

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