IL CARROZZONE DEL PD

RAI NEWS 24 riferisce che il giornale a tiratura nazionale l’UNITA’, “house organ” del PD, dopo poco più di un anno dall’ennesimo salvataggio pubblico da 107 milioni di euro servito a ripianare tutti i suoi debiti pregressi (senza contare che fino al 2014 la “gazzetta” del partito di “para sinistra” ha percepito circa 1,9 milioni di euro di contributi pubblici facenti parte di quel tesoretto da 30 milioni elargiti dallo Stato ad una editoria di massima drogata, di parte o solamente interessata a riempirsi le tasche a spese degli italiani), sarebbe andato in crisi soprattutto per via delle limitate copie vendute con una tiratura nazionale media giornaliera di circa 7000 giornali (per dare un termine di paragone “il Cittadino (Lodi)” è invece un quotidiano diffuso nel lodigiano e a sud di milano, con una diffusione media pari a circa 16 mila copie).
Dunque, con tutto il rispetto per i lavoratori del settore, vero anello debole e spesso sfruttato, non sarebbe ora di lasciare alle leggi del mercato (domanda/offerta) la sorte dell’editoria/informazione locale e nazionale?
I contributi di Stato, come si è visto, non sono serviti ad aiutare chi, forse, ne avrebbe avuto veramente bisogno poichè diffusore d’informazioni trasversali e indipendenti, ma sono stati indirizzati, troppo spesso, verso quel “quarto potere” funzionale a “plasmare” la consapevolezza dei cittadini italiani che, per fortuna (come si è visto dai risultati del referendum del 4 dicembre u.s.), nonostante la “disinformazione organizzata”, sono ancora in grado di discernere e scegliere in maniera autonoma.
Forse, anche per questo, molti “carrozzoni mediatici” e di parte come l’UNITA’, non vendono più e, se non vogliono chiudere (con drammatiche ripercussioni occupazionali), devono essere messi a carico esclusivamente dei partiti di riferimento (che percepiscono ancora contributi elettorali), dei loro rappresentanti politici (lautamente retribuiti) e dei relativi iscritti (tramite le quote annuali delle tessere di partito) ma certamente non a carico del popolo italiano.
I restanti giornali “generalisti” dovrebbero essere soggetti esclusivamente alle leggi del mercato ed eventuali contributi di Stato (minimi, rigidamente controllati e assegnati in percentuale solo sulle vendite reali) dovrebbero essere elargiti soltanto a giornali di natura culturale/scientifica.
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Spunto di riflessione:
-Cit.- “Tirando le somme si può affermare che i 30 milioni di finanziamenti pubblici ai giornali erogati dallo Stato sono appannaggio, per la maggior parte, di testate più piccole, con una diffusione minore, in base alla quale, facendo un rapido calcolo che tiene conto dei contributi diretti ricevuti, una copia costa ai cittadini quasi quanto una cena nel miglior ristorante della città. (Vittoria Patanè – Siciliana, da anni vivo a Roma, città in cui ho conseguito la laurea magistrale in Editoria e Scrittura giornalistica presso l’Università “La Sapienza” e frequentato il master in Informazione multimediale e giornalismo politico-economico presso la “Business School del Sole 24Ore”. Giornalista dal 2015, scrivo per diversi giornali, occupandomi prevalentemente di politica ed economia.)”
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Riferimenti:
 

Destagionalizzazione: l’eterna incompiuta

È doveroso offrire alcune precisazioni e un contributo di informazione aggiuntiva in merito all’articolo dedicato al tema degli stabilimenti balneari latinensi e pubblicato oggi (6-1-2017) sulle pagine del quotidiano “Latina Oggi”.
La vicenda, sin dall’inizio, ha sottoposto la questione a un cortocircuito amministrativo: le incongruità che la nota delibera sulla destagionalizzazione ha presentato.
La delibera fu approvata esclusivamente dalla maggioranza in data 29 settembre 2016, a notte inoltrata e dopo un consiglio comunale estenuante.
La medesima delibera, anziché delineare una volontà politica netta, traccia alcuni criteri e iter procedurali al fine di ottenere, per i balneari, il permesso a destagionalizzare.
Si tratta di tecnicismi e atti burocratici che, in mancanza di un protocollo siglato da una conferenza servizi tra le parti, non possono essere attuati.
Per quanto concerne l’articolo odierno di Latina Oggi, non corrisponde al vero la notizia che nessun gestore ha presentato istanza. Più gestori hanno, infatti, chiesto di prorogare i termini alla data di smontaggio per essere messi nella condizione di attivarsi e in modo da adempiere alla procedura richiesta in considerazione dei tempi divenuti insufficienti.
Il diniego da parte del Comune ha di fatto impedito ogni possibilità.
Smontare una struttura comporta spese ingenti, e assemblare nuovamente dopo qualche mese è impensabile e vessatorio nei confronti di operatori che non sono certo multinazionali.
La delibera del Consiglio Comunale, nonostante fosse immediatamente eseguibile, è stata pubblicata sull’albo pretorio più di 15 giorni dopo, il 16 ottobre (c’è la nostra “denuncia” in merito pubblicata da vari organi di stampa locale), e questo ha di fatto impedito di poter attuare le istanze in Provincia per ottenere il parere idrogeologico entro la data del 31 ottobre. Continua a leggere

Latina 5 Stelle Magazine – numero 6

QUESTO MESE:
1 – Nuovi soggetti politici – Democrazia diretta – Luca Pietrolucci
2 – Violenza sulle donne: 25 novembre – Antonietta De Luca
3 – Riforma costituzionale: ingerenze esterne – Emanuele Coletti
4 – Disabilità: fondi tagliati dal governo Renzi – Cinzia David
5 – Non hanno mai fatto la guerra – Dario Di Berardino
6 – Yemen: una guerra poco conosciuta – Francesco Martello

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Buona lettura!

Olimpia: l’inchiesta partita da semplici cittadini

Nel settembre 2013 i cittadini del meetup I Grilli e le Cicale di Latina, attraverso le riunioni del tavolo Mobilità e Opere Pubbliche, stilarono un esposto inoltrato a Procura e alla Corte dei Conti in riferimento alla piscina comunale. Questa mattina, durante la conferenza stampa per l’inchiesta “Olimpia” che ha visto tra gli arrestati l’ex sindaco Di Giorgi, il Procuratore della Repubblica di Latina, alla presenza dei rappresentanti del Comando provinciale dei Carabinieri, ha spiegato che la medesima inchiesta è partita da un’interrogazione parlamentare presentata nel 2013 che fu elaborata dal meetup I Grilli e le Cicale di Latina e poi inoltrata agli allora parlamentari del Movimento 5 Stelle. Il nostro attivismo, negli anni, è stato questo: studio dei problemi, denuncia e proposta. Una menzione particolare va all’attivista Gianluca Bono che prese in carico il lavoro di ricostruzione dei fatti e lo condivise con il gruppo dei cittadini de I Grilli e le Cicale che con entusiasmo approvarono la scelta di fare luce su un sistema che già all’epoca presentava tratti irregolari macroscopici. Un ringraziamento va all’importante lavoro svolto dai Carabinieri che hanno condotto l’indagine. Di seguito è possibile visionare l’esposto* che il meetup I Grilli e le Cicale prepararono e da cui conseguì l’interrogazione parlamentare.

L’esposto può essere visionato qui.

*: la data dell’esposto nel presente file presenta un errore di battitura. La data di presentazione dell’esposto è risalente al 18-09-2013.

Tossicodipendenza: è ora di guardarla sotto un altro punto di vista!

Da decenni è in corso un dibattito molto acceso sulla legalizzazione delle droghe leggere e il paese si divide in proibizionisti e pro legalizzazione. Ma quali e quanti sono i vantaggi di legalizzare le droghe leggere? Cosa ha portato il proibizionismo? Come lo Stato deve trattare i tossicodipendenti? 

Per chi è convinto delle politiche proibizionistiche, è chiaro che chi fa uso di droghe debba essere trattato come un criminale poiché compie un reato, mentre nel caso dei fautori della legalizzazione i tossicodipendenti dovrebbero essere trattati come pazienti. Un esempio a supporto di quest’ultima tesi è la situazione portoghese: in Portogallo, nel 2003, sono state pietro1legalizzate tutte le droghe. Secondo Joao Goulao, Presidente dell’Istituto sulle droghe e sulle dipendenze, i tossicodipendenti compulsivi in terra lusitana sono passati da 100.000 a 50.000 da quando è stata approvata la legge. A seguito della depenalizzazione sono nate policy assistenziali e nuove terapie che sono più economiche e umane: ad oggi, circa 40.000 portoghesi sono in cura per uscire dal tunnel della droga.

In Colorado, l’uso non medico della marijuana è stato legalizzato nel 2015. Lo stato federale ha guadagnato circa 40 milioni di dollari l’anno ed 8 di questi sono stati utilizzati per campagne di sensibilizzazione contro l’uso di droghe e per la prevenzione. Nel primo anno, a Denver (la capitale del Colorado) sono scesi considerevolmente i crimini violenti e, secondo il dipartimento dei trasporti, sta scendendo anche il numero di incidenti dovuto all’uso di droghe. Continua a leggere