L’assessore Costanti e la realtà sottosopra

Pur comprendendo le difficoltà della nuova amministrazione, che ha ereditato macerie dalle precedenti amministrazioni, sorge il dubbio, leggendo il report annuale dell’assessore all’Agricoltura Felice Costanti (qualche giorno fa ci chiedevamo se Latina avesse o meno un assessore all’Agricoltura), se ciò che un comune cittadino vede sia filtrato dalla malafede – il sindaco Coletta sostiene di voler accettare solo le critiche costruttive, sperando che non istituisca una Commissione per decidere quali siano costruttive o meno – oppure se i novelli governanti non siano affetti da una sindrome comune a molti dei politici italiani: affermare cose che semplicemente non esistono e credere alle loro stesse affermazioni.
In piena emergenza idrica, riluttanti agli inviti degli agricoltori pontini, senza che l’assessore Costanti abbia mostrato non tanto un accenno di soluzione (non è propriamente e completamente nelle sue competenze), ma quantomeno un barlume di solidarietà (pare che abbia messo a disposizione un questionario per gli agricoltori colpiti che non ha avuto affatto la giusta pubblicizzazione a differenza di tante altre facezie: leggere alla voce Parco Comunale o le deliranti frasi del segretario di LBC sulla candidata a sindaco di Sabaudia, Giada Gervasi), si può scorgere nel report pubblicato sul sito del Comune di Latina qualcosa che salta agli occhi e che, a dir la verità, li fa strabuzzare.
Di seguito il link dove è possibile leggere il report per intero.
Dopo un’articolessa francamente noiosa ma sicuramente necessaria nelle intenzioni dell’assessore con deleghe importanti (Attività Produttive – Agricoltura Caccia e Pesca, Artigianato, Commercio, PMI, Turismo; Servizi per lo Sviluppo Economico; Sostegno all’occupazione e al mercato del lavoro), è possibile leggere una frase che, servendosi di una circonlocuzione da far impallidire nella tomba il fu onorevole Aldo Moro, ci informa che: “Tra tante complicanze e difficoltà pregresse, seppur con lentezza, si intravede la positiva risoluzione dei problemi: un’ordinanza balneare più flessibile, la destagionalizzazione meglio definita nei suoi limiti e pur tra contrapposte esigenze dei diversi portatori d’interessi divergenti, mentre i primi chioschi vengono finalmente aggiudicati e la stagione balneare faticosamente prende il via”.
 
Dunque, la destagionalizzazione, i chioschi e la stagione ha preso il via. L’avverbio “faticosamente” fa tutta la differenza del mondo nelle intenzioni di chi ha vergato questo mini libello o serve per pararsi dalle critiche non costruttive?
 
Un consiglio costruttivo, preferiamo comunque offrirlo: al di là di autobandiere blu grottesche o dichiarazioni lunari di consiglieri delegati al lido (leggere alla voce: la consigliera Ciolfi), è preferibile dire le cose come stanno, ossia che la stagione balneare non è iniziata “faticosamente”, ma ha lasciato in essere tutti i problemi annosi che si conoscono ed è inutile ricordare. È importante non esagerare negli auto-convincimenti, pena il rischio di resuscitare partiti o uomini politici che hanno lasciato una città indecorosa sotto tutti i punti di vista.
Attenzione, altrimenti poi va a finire che in una città così, un partito, invece di affrontare una volta per tutte una questione di legalità enorme, organizza convegni sulla legge Lazzati (la cosiddetta legge che introduce il divieto di attività di propaganda elettorale per i sorvegliati speciali, in particolare le persone indiziate di appartenenza alla malavita organizzata) e, magari, tra un po’ di tempo si proclamerà alfiere dell’antimafia.
È accaduto ieri, all’Hotel Europa: il partito era Fratelli d’Italia (avete capito bene!); la questione enorme, ovviamente, è il deputato Pasquale Maietta.
 
Peccato che a fare gli onori di casa ci fosse il sindaco Coletta.
Sperando di essere stati costruttivi.
È possibile leggere il report per intero qui.

IL CORVO ALLA PROCURA DI LATINA

Olimpia, che ha visto indagati pezzi importanti della politica pontina, è un’inchiesta difficile per tanti motivi. Non è ancora arrivata a conclusione e si attendono, dopo le pronunce del Riesame e della Cassazione (che hanno in alcune parti ridimensionato il quadro), le decisioni di chi l’ha condotta e di chi, in seguito, dovrà stabilire i rinvii a giudizio.
Come noto, l’inchiesta parte dal pasticcio della piscina comunale (filone d’indagine nato, come ha dichiarato il Procuratore della Repubblica di Latina De Gasperis, da un’interrogazione parlamentare prodotta dal lavoro del meetup 256 “I Grilli e le Cicale di Latina”) e si allarga agli appalti pubblici e all’urbanistica inerenti al Comune pontino e al Latina Calcio.
Olimpia ha avuto un enorme e sacrosanto risalto sulla stampa locale e non: si mettevano su piazza, finalmente, questioni che in città tutti sapevano e di cui pochi avevano il coraggio di parlare nettamente e apertamente. Fa più scalpore un’inchiesta dove gli elementi sono già noti, che una in cui non vi è ancora traccia nella conoscenza cittadina. Per questo motivo, quest’inchiesta ha generato e genera da più parti molte aspettative, sebbene, come summenzionato, sia il Riesame che la Corte di Cassazione abbiano sancito parzialmente alcune critiche sia dal punto di vista formale che dei contenuti.
La portata giudiziaria dell’inchiesta è, nonostante ciò che hanno deciso i giudici di Riesame e Cassazione, ancora in piedi.
La portata politica lo è sicuramente, senza per questo, però, aver visto, da nessuno dei partiti, i cui più alti (ex?) esponenti sono coinvolti, alcuna autocritica, decisione in merito, e presa di distanza da comportamenti che con la politica per i cittadini e dei cittadini non hanno nulla a che vedere.
Le minacce ricevute dal giudice delle indagini preliminari Mara Mattioli e dal pubblico ministero Giuseppe Miliano sono da condannare in toto, questo è ovvio. Il corvo o i corvi che hanno spedito la lettera minatoria conoscono vita, morte e miracoli degli intrecci dell’inchiesta. E se è vero, come riportato dalla stampa locale (Latina Oggi), che nella lettera ci sono rimandi a un esposto del giudice Miliano nei confronti di alcuni colleghi che ha portato a un provvedimento disciplinare, ci troveremmo di fronte più a un intrigo di palazzo che a una minaccia mafiosa (il sindaco Coletta parla superficialmente e indistintamente di mafia: suggestivo ma incurante di una realtà ben più complessa), il che non riduce di niente la gravità dell’intimidazione a mezzo lettera vigliacca.
Troppe volte ci si è chiesti e ci si chiede perché alcune indagini e alcuni processi a Latina non hanno il seguito e l’approfondimento necessari. Troppe volte alcune questioni, dopo qualche lampo, rimangono insondabili e di difficile comprensione agli occhi di una logica umana e cittadina (un esempio tra i tanti: come è possibile che alle rivelazioni di un’indagine dei Ros da parte di un ex sindaco di Latina a favore del suo vicesindaco non è seguito non un processo ma neanche un’indagine?)
Stupiscono, altresì, le dichiarazioni di solidarietà del consigliere comunale di Forza Italia Alessandro Calvi. Giuste anch’esse, di per sé, ci mancherebbe, ma provenienti da un rappresentante di un partito che della legalità e della lotta alla criminalità organizzata non ha fatto baluardi della sua azione politica, tutt’altro.
Stupiscono, inoltre, perché, invece di solidarizzare piattamente, l’esponente (che ha fatto parte anche lui, da dicembre 2014 fino alla sua conclusone, della giunta Di Giorgi, rimanendo in silenzio sempre, anche di fronte a casi abnormi come le dimissioni da assessore all’Urbanistica dell’ex prefetto La Rosa) e il suo partito dovrebbero chiarire la loro posizione nei confronti degli indagati di Olimpia che, fino a poco tempo fa, erano tra i massimi esponenti di Forza Italia in città e hanno avuto in mano l’urbanistica nel Comune – non menzioniamo, per carità di lettore, fatti ancor più lontani nel tempo: su tutti, l’umiliazione dell’ex Prefetto Frattasi da parte di Fazzone e di un’intera classe dirigente forzista.
 
Il corvo o i corvi del Tribunale vanno stanati, non attraverso simboliche solidarietà, ma, tanto per cominciare, pubblicando la missiva (sono due lettere ma identiche di contenuto) che ha inteso delegittimare l’attività dei due magistrati.
L’Associazione nazionale magistrati della Sezione di Latina ha dichiarato che: “la magistratura pontina sarà sempre unita nel contrastare i tentativi di intimidazione. Con essa ci sono e ci saranno, ne siamo convinti, anche gli avvocati del Foro e i cittadini”. Ecco, cominciamo a coinvolgerli i cittadini, cominciamo a rendere trasparente l’azione di contrasto che alcuni servitori dello Stato devono subire. E non da ieri.
 
Pubblicare la missiva è il primo scalino verso la trasparenza delle Istituzioni.

CRUPI-LATINA

In una Latina infuocata da dibattiti sterili e stantii – la questione sul nome dei Giardinetti pubblici, che stanno morendo da anni, è un trattato sociologico che avrebbe fatto le fortune di Ignazio Silone -, ieri abbiamo avuto notizia di essere atterrati a Krupyland, la terra dei Crupi.

L’attività coordinata dalla Dda di Roma (che è iniziata nel lontano 2012) ha portato al sequestro di società, beni mobili e immobili e conti correnti riconducibili ai fratelli Vincenzo e Rocco Crupi, ritenuti vicini alla cosca Commisso di Siderno (Reggio Calabria).
I carabinieri del comando provinciale di Latina, supportati dai comandi dell’Arma territorialmente competenti, hanno dato esecuzione, nelle province di Arezzo, Caserta, Crotone, Latina, Napoli, Padova, Perugia, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Torino, Venezia e Vibo Valentia, ad un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Latina – sezione penale, nei confronti dei fratelli Vincenzo e Rocco Crupi che prevede il sequestro finalizzato alla confisca di beni per un valore complessivo stimabile in circa 30 milioni di euro.

Si tratta di 13 società operanti nel settore florovivaistico; 36 terreni agricoli; 22 abitazioni; 7 locali adibiti ad esercizi commerciali; 21 fabbricati/magazzini; 2 alberghi; 1 centro sportivo; 33 veicoli; 26 conti correnti bancari.

Tra i tanti beni sequestrati, spicca il il centro sportivo La Siepe di Borgo Carso e alcune case e terreni sulla Migliara 45.

I Crupi, con la scusa del commercio florovivaistico, triangolavano con il Sudamerica, via Olanda, per importare in Italia ingenti quantità di droga (cocaina) che, in seguito, venivano smistate per lo Stivale durante i viaggi di ritorno dai Paesi Bassi verso la base di Latina. Un camion carico di fiori, infatti, passa velocemente le dogane e una volta entrato in Italia può fermarsi nelle varie stazioni di posta criminale al fine di consegnare la “merce”. Un narcotraffico gestito a puntino che prevedeva anche lo smercio di cioccolato che giungeva a Latina.

Nella nostra città, arrivava il cioccolato, la droga no, si fermava prima per le summenzionate stazioni di posta criminale lungo lo Stivale.

Dopo un altro sequestro eccellente, quello ai danni di Gianluca Tuma, avvenuto nello scorso febbraio, abbiamo l’ennesima prova che chi agisce solo ed esclusivamente per affari illeciti si muove nel silenzio, senza dare troppo nell’occhio*.

Latina, ovviamente, ha un ruolo marginale. Veniva solo sfruttata come spesso gli capita: una città di frontiera, abbandonata dalle Istituzioni, dai soggetti politici e, talune volte, dalla magistratura. I Crupi si erano insediati qui perché qui tutto tace. Le ndrine, le cosche campane, Cosa Nostra, lo sanno e si comportano senza dare troppo nell’occhio (come nella vicenda dei Crupi), lasciando ai clan rom gli oneri (per loro sono anche onori quando finiscono ammanettati e in prima pagina) della mala pontina.

*: non è un caso che al Tuma non venga contestata l’associazione per delinquere in Don’t Touch, dopo avere schivato per anni processi e indagini (prescritti o finiti nel nulla)

Latina blu: il teatro della bandiera

È dai Parioli, il quartiere romano elegante per antonomasia, che parte l’arlecchinata della Bandiera Blu. Quel vessillo che anche quest’anno il Comune di Latina, insieme ad altri della provincia e del Paese intero, ha creduto bene di far sventolare sul proprio lido.

Bandiera Blu, si legge dal sito ufficiale, è un programma “condotto dall’organizzazione non-governativa e no-profit “Foundation for Environmental Education” (FEE). Tale Programma è operativo in Europa dal 1987; con l’inizio del nuovo secolo la FEE ha sottoscritto un Protocollo di partnership globale con il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) e un Protocollo d’Intesa con l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (UNWTO), di cui è anche membro affiliato, per cui il Programma inizialmente europeo è stato esteso in 49 paesi in tutto il Mondo”.

Senza contare i pasticci amministrativi della destagionalizzazione, l’incuria e qualche oscura rinuncia legate al bando per i chioschi (non siamo fortunati con i chioschi se pensiamo che, sino a qualche anno fa, uno di loro era legato a Gianluca Tuma, il sodale di Cha Cha), i bandi per i servizi minimi persi nei meandri del Comune, il nostro lido di Latina, sia detto con chiarezza, non può fregiarsi di alcun titolo di benemerenza considerata la situazione tremenda che vive da anni, passando per le amministrazioni di centro destra (e quelle più addietro) fino ad arrivare all’attuale che, non colpevole dello stato indecente in cui versa il lido, è responsabile di aver proseguito questa ignobile farsa dell’effigie blu.

A Via Tronto, a Roma, nel quartiere dei Parioli, i Comuni, tra cui quello di Latina, inviano le autocandidature a Fee Italia e da lì il gioco sembra fatto.

Si legge dal sito ufficiale della Bandiera Blu, www.bandierablu.org, che i criteri del programma, al fine di ottenere l’agognato vessillo, “vengono aggiornati periodicamente in modo tale da spingere le amministrazioni locali partecipanti ad impegnarsi per risolvere, e migliorare nel tempo, le problematiche relative alla gestione del territorio al fine di una attenta salvaguardia dell’ambiente”. E già qui, considerando che a Latina la situazione del lido da Foce Verde a Rio Martino è peggiorata di anno in anno, verrebbe da scompisciarsi dal ridere se la questione non fosse seria ed esplicativa di come le cose nel nostro Paese non sono fatte seriamente. Sì perché la questione della Bandiera Blu ricorda un po’ quei personaggi in cerca d’autore che se la cantano e se la suonano da soli e, da soli, si danno i premi che servono a rivestire di un ornamento inutile un corpo lurido.

Un volta fatte pervenire a Fee Italia (la branca italiana dell’organizzazione no profit), “la valutazione delle auto-candidature, inviate ogni anno compilando uno specifico questionario e allegando idonea documentazione a supporto, avviene attraverso i lavori di una Commissione di Giuria, all’interno della quale sono presenti rappresentanti di enti istituzionali”. I componenti istituzionali (ossia facenti parti di istituzioni riconosciute) della commissione provengono da Presidenza del Consiglio-Dipartimento del Turismo, Ministero delle Attività Agricole e Forestali, Comando Generale delle Capitanerie di Porto, ENEA, ISPRA, Coordinamento Assessorati al Turismo delle Regioni, DECOS-Università della Tuscia.

Nella Commissione vi sono anche i rappresentati di organismi privati quali Federazione Nazionale Nuoto – Sezione Salvamento, i Sindacati Balneari SIB-Confcommercio e FIBA-Confesercenti. A scorrere l’elenco di chi giudica ci si accorge senza troppo sospetto che esiste un cortocircuito di interessi notevoli. Come è possibile che a giudicare la qualità di un lido, ci sono gli stessi sindacati rappresentanti di chi ha quei lidi in concessione? O a giudicare c’è la sezione Salvamento della Federazione Nuoto da cui provengono molti dei “bagnini” che faranno parte delle società che si aggiudicano le gare di appalto sul lido? Saranno sicuramente integerrimi nel valutare la qualità dei lidi da Bandiera Blu, ma il potenziale conflitto d’interessi è evidente. Come è ancor più evidente che se a giudicare i lidi ci sono gli assessorati al turismo delle Regioni (sicuramente integerrimi anch’essi), l’imparzialità non è così garantita: qualcuno potrebbe avere un occhio di riguardo per le amministrazioni di uno stesso colore politico, sopratutto se si considera che tra i partner di Fee Italia ci sono i giudicati, ossia l’Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani (tra i partner c’è anche l’Enel, non si capisce bene a quale titolo). Un viluppo tra giudicati e giudicanti che fa venire meno la serietà del certificato blu.

Per quanto riguarda la presenza in giuria di enti quali Ispra e Capitanerie di Porto, è possibile che abbiano avuto in questi anni un aggravamento delle diottrie o qualche cattivo esperto poiché, almeno sul nostro lido, un criterio quale quello della raccolta differenziata è sicuramente insufficiente, anzi, persino peggiorato negli anni (a Latina, la percentuale della raccolta differenziata è scesa di almeno un punto).

Il Questionario Bandiera Blu si compone di 12 sezioni.

– Notizie di carattere generale

– La Spiaggia

– Qualità delle acque di balneazione

– Depurazione delle acque reflue

– Gestione dei rifiuti

– Educazione Ambientale ed Informazione

– Iniziative Ambientali

– Certificazione Ambientale

– Turismo

– Lo stabilimento balneare

– Pesca professionale

– Adempimenti

In queste dodici sezioni abbiamo la rappresentazione plastica che qualcosa nei controlli a monte e a valle della Fee Italia non funziona poiché è probabile che Latina (non menzioniamo Sabaudia con problemi cronici e annosi per la depurazione) non raggiunga la sufficienza neanche per una di queste sezioni. Pare che la Fee Italia, fino allo scorso anno, abbia potuto contare sulla collaborazione del Comando Carabinieri per le verifiche sul territorio e, in particolare, per quanto attiene alla depurazione. Da quest’anno, per le visite di verifica sui litorali, la Fee Italia avrà il supporto del Corpo delle Capitanerie di Porto.

Braccio murario a Passo Genovesi

Speriamo andrà meglio rispetto agli anni passati. Sul sito della Bandiera Blu si legge infatti che “la qualità delle acque di balneazione è un criterio imperativo: solo le località, le cui acque sono risultate eccellenti nella stagione precedente, possono presentare la candidatura. Per quanto riguarda la depurazione, solo località con impianto di depurazione almeno con trattamento secondario possono procedere nel percorso di valutazione. In particolare, inoltre, non vengono prese in considerazione località che non abbiano almeno l’80% dell’allaccio in fognatura delle acque reflue, dell’intero territorio della località candidata. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, recentemente è stato richiesto un incremento nella percentuale di raccolta differenziata minima per l’accesso alle valutazioni”. Sic.

Negli anni, tenendo conto di ciò che scrive Fee Italia, la qualità dei litorali certificati è migliorata. Le condizioni per la Bandiera Blu prevedono che vengano disposti e apportati interventi in svariati ambiti: la depurazione delle acque reflue; la gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata e ai rifiuti pericolosi, quali batterie esauste ed oli usati; la regolamentazione del traffico veicolare, anche attraverso l’istituzione di aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus – navetta; la cura dell’arredo ed il decoro urbano; la sicurezza ed i servizi in spiaggia.

Ognuno, scorrendo questa lista, può arguire senza troppe ricerche che, almeno per quanto riguarda Latina, c’è qualcosa di bizzarro nelle valutazioni della commissione di gara e nei controlli che, peraltro, da protocollo Fee Italia, dovrebbero essere garantiti durante la stagione estiva.

E travolti dai dubbi, sembra persino una presa in giro l’affermazione di Fee Italia nell’ultimo capoverso della sezione cui fanno riferimento i criteri per ottenere lo stendardo blu: “Nei venti anni nei quali il Programma Bandiera Blu ha accompagnato tanti dei Comuni rivieraschi italiani, è stato possibile verificare un’evoluzione significativamente positiva delle condizioni di vivibilità dei Comuni stessi, pur con un incremento delle pressioni esercitate dall’aumento del numero di turisti che frequentano tali località”. L’evoluzione dell’erosione costiera è stata sicuramente osservata a occhio nudo, per quelle di altro tipo cerchiamo conferme dai rigorosi controllori di Fee Italia. Un esempio su tutti: Passo Genovesi. Da anni è stato denunciato lo stato di degrado, da anni la politica ha cercato di cavalcare il tema con tanto di promesse economiche quali lo stanziamento di fondi regionali persi come lacrime nella pioggia (fu previsto dal Comune di Latina, nel 2012, un giardino e un’area attrezzata). A imperitura certificazione della cialtroneria di chi deve amministrare un bene antico (e averne coscienza e conoscenza), c’è il braccio murario di epoca romana, restaurato nel XVIII secolo dallo Stato Pontificio. Non solo perché il Comune di Latina dovrebbe provare a interessare di nuovo il Mibact e la Sopritendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti; non solo perché, senza indulgere nell’esterofilia, in Germania o negli Stati Uniti quel bene sarebbe oggetto di visite guidate, mostre, conseguente indotto turistico ecc.; ma, sopratutto, perché è indegno che, ad oggi, quel ponte è utilizzato, quando va bene, per sporadiche partite di pallacanestro come il canestro attaccato alla struttura dimostra. Uno stato pietoso e putrido tanto da non essere neanche del tutto accessibile ricadendo, per buona metà, in terreni privati utilizzati per il camping, tra escrementi umani e animali e sporcizia e lordume da “Brutti, sporchi e cattivi”.

Nella spiaggia antistante il camping del braccio murario, oltre che agli immancabili gabbiani morti stecchiti, sono presenti anche rifiuti elettronici e pile, proprio quelle per cui varrebbe la pena che il “Consorzio nazionale batterie esauste”, tra i partner di Fee Italia, facesse sentire un sibilo.

Se Bob Dylan può rinunciare alla premiazione del Nobel, il Comune di Latina, più modestamente, con l’attuale amministrazione doveva e poteva fare un gesto di dignità e rinunciare di partecipare a una certificazione che oltre ad essere immeritata è poco seria e trasparente. E sopratutto non aiuta a migliorare il lido di Latina. Sono ancora in tempo…per l’anno prossimo.

Il verde pubblico e le anomalie climatiche a Latina

Anomalie climatiche: questa sembra essere la ragione per la quale Latina ha assunto le sembianze di quella New York immaginata dal film di Francis Lawrence “Io sono leggenda”.
La logica spinge però verso un’altra risposta: impreparazione. Un sostantivo che si accosta perfettamente all’amministrazione attuale che, dopo aver la propria inadeguatezza con i provvedimenti temporanei che vedevano affidati i parchi e le aree verdi ai gruppi dei volontari della Protezione civile (modello Tiero, in arte Tierolaso), a cui andranno 11.500 euro di rimborso spese, e le aree scolastiche ai giardinieri comunali, ha optato per due affidamenti diretti (ricordandoci i fasti dell’amministrazione Di Giorgi e dell’assessore Cirilli): aree a verde pubblico dei quartieri Nuova Latina e Nascosa andranno alla ditta Vivai Fiorita srl e la zona del centro alla Vivai Capuani, per un totale di 25 mila euro. Una determinazione, peraltro, che non specifica le aree e i mq dei due quartieri di Latina. Ennesima dimostrazione di carenza tecnica è la mancanza di una gara d’appalto per il verde aperta per tempo e non per rimediare a una situazione che è diventata di emergenza a causa dei ritardi. La fase più recente vede l’apertura delle buste con la ricezione di 36 offerte distribuite su 3 lotti di 80 giorni per un totale di 237 mila euro (decisamente pochi per gli ettari di competenza comunale. L’aggiudicazione dovrebbe definirsi entro 10 giorni e l’affidamento del servizio concludersi in estate piena. 

a cura di Francesco Martello, attivista meetup 256 “I Grilli e le Cicale di Latina”