ADOLESCENZA O MATURITÀ POLITICA?

Dopo circa 9 anni di attivismo, dopo aver partecipato a 300 Meetup (tra incontri, banchetti, iniziative pubbliche, studi, denunce, proposte di legge ecc.), dopo aver collaborato a ben 5 campagne elettorali (sarebbero state 6 se il Movimento avesse certificato Latina nel 2016), dopo aver “corso” personalmente a due di queste (amministrative Latina 2011 e Parlamento 2018), posso serenamente affemare che alla favoletta del “Capo Politico che decide anche le liste amministrative che vanno certificate o meno” ci credono, ormai, solo molti simpatizzanti o, ipocritamente, i “neo capi bastone” di una compagine politica nata orizzontale ma che, per ragioni fisiologiche e mancanza di una struttura convenzionale tipica di un partito territoriale, ora appare come un corpo straziato privo di gambe. Poiché chi fa politica sui territori per conto del M5S, in mancanza di legittimità, non può essere identificato, mediante le relative iniziative, spesso anche meritorie, da un elettorato sempre più confuso e mortificato anche da giunte pentastellate che cadono (Nettuno docet) verosimilmente perché basate su gruppi locali eterogenei che hanno accettato una convivenza forzata solo per ottenere l’agognata certificazione. Ebbene, senza “gambe” il movimento non potrà continuare a correre e, nel tempo, rischierà di essere fagocitato da chi, come la LEGA, si sta radicando anche al centro sud nel tentativo di creare lo stesso modello di classe dirigente già presente nelle più ricche regioni del Nord (Lombardia e Veneto in particolare).

Il M5S, nella nostra provincia, si è assunto l’autolesionistica responsabilità di non certificare, dunque presentare alcuna lista elettorale, nelle due più importanti città, sia per popolazione che per potenziale elettorale, ovvero Latina ed Aprilia. Stessa cosa dicasi per diversi altri comuni della provincia romana (per restare nel Lazio ma il caso è di portata nazionale). Un autogol politico amministrativo al netto di “deroghe” o doppie misure adottate per altri comuni (sempre in presenza di richieste plurime di certificazione). Ciò ha palesano la presenza di “soggetti” che filtrano, pongono veti o voti, influenzano le irrevocabili decisioni finali non avallate dalla democrazia diretta del portale nazionale Rousseau.

La cosa triste, in un movimento nato sotto la bandiera della trasparenza, è che questi “soggetti” operano in clandestinità ovvero in un ruolo che NON dovrebbe esistere in un partito che esalta la democrazia diretta e che, dunque, non da loro alcun potere poiché non attribuito dalla base degli iscritti al M5S.
Per non parlare poi di quelli che si sentono particolarmente accreditati solo perché, magari, hanno collaborato in qualità di temporanei “referenti” nell’ambito di qualche campagna elettorale o perché pensano che i voti presi in qualche elezione amministrativa o regionale, che non li ha comunque visti eletti, possano avere comunque un valore. Questa rete “clandestina” è illegittima e NON DEVE esistere poiché contratria ai principi e alla filosofia del movimento.

Se, invece, si dovesse ritenere necessario “strutturarsi” come un partito, poiché si è visto che nella maggioranza delle elezioni amministrative il M5S, purtroppo, è perdente (ma del resto chi semina raccoglie), allora si organizzino dei congressi regionali/provinciali anche tramite il portale Rousseau per la nomina, a tempo determinato, di referenti territoriali che, ovviamente, non devono avere alcun collegamento diretto con i portavoce eletti per evitare conflitti d’interesse o cortigianerie di varia natura.

In sostanza, siamo cresciuti e ormai siamo identificati, nel bene o nel male, come un partito, oltretutto di governo. Perciò non possono essere tollerabili zone d’ombra o “gigli magici”. L’atteggiamento deve essere più maturo e trasparente se non si vuole rischiare di diventare peggio dei classici partiti dominati da cordate e lotte intestine già abbastanza evidenti e direi, purtroppo, anche fisiologiche. Tali dinamiche, se governate, possono aiutare il movimento a crescere. Viceversa il destino è segnato. Sarà solo questione di tempo e gli esempi di partiti condannati all’insignificanza da un elettorato sempre più “liquido”, non mancano.

 

 

Posted on 1 luglio 2018, in Blog. Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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