Author Archives: Bernardo Bassoli

Cisl, PD, Forza Italia a braccetto in favore delle lobby

Ieri (28-11-2017), alle porte di Borgo Piave (Latina), era annunciato un presidio del sindacato Cisl per manifestare a favore dell’autostrada a pedaggio Roma-Latina.
Il presidio ha visto la partecipazione di una decina di persone ed è durato pochi minuti, giusto il tempo per vedere schierati il sindacalista e due politici, perfettamente bipartisan: Forte e Simeone, uno del PD e l’altro di Forza Italia, entrambi consiglieri regionali ed entrambi espressione di Latina e provincia.
Cisl, PD e Forza Italia a braccetto per un’opera inutile e dannosa e verso cui la disinformazione e le fake news sono in una tale abbondanza che manco Carrai e Renzi riuscirebbero a starvi dietro.

Da destra a sinistra, Forte (PD), Simeone (Forza Italia) e Cecere (Cisl). Partiti e sindacati che, invece di tutelare i lavoratori, sfilano a favore di lobby per opere inutili e dannose.

A Latina, ieri, si è visto come vogliono governare l’Italia: opere inutili a favore della lobby di turno, nessuna idea di futuro per una vera mobilità moderna, i partiti a contendersi voti di lavoratori iscritti ai sindacati (che, magari, in buona fede credono realmente nelle qualità taumaturgiche per economica e sviluppo di un’autostrada a pedaggio), mentre le lobby sono pronte a spartirsi la torta e il cittadino, ignaro o male informato, in balia di un’opera da 3 miliardi di Euro che pagherà per la maggior parte senza aver alcun beneficio.
Il project financing (la modalità finanziaria scelta per questa dannosissima autostrada) è uno strumento che a Latina ben conosciamo: dal disastro del cimitero a quello della metropolitana leggera. Questo è quello che vogliono partiti, associazioni di categoria (vedi Unindustria) e sindacalisti: tutti uniti e schierati alla ricerca di un consenso fasullo e di denari, questi, reali. Molto reali e a spese della collettività.

MAIETTOPOLI È TORNATA

Ci volevano le dichiarazioni del Premio Strega Antonio Pennacchi per far sì che l’onorevole Maietta – che piaccia o meno rappresenta il territorio pontino nel Parlamento – si prodigasse in una difesa personale che ha mescolato il surreale e il patetico mai assente nel Paese del melò. Il riferimento ai propri figli (peraltro mai nominati da chi lo critica, ci mancherebbe), poi, impasta il tutto di una dose che sembra inoculata da una rediviva Filumena Marturano donando al contesto una lacrima sul viso.

Buttare la palla nel campo degli affetti, infatti, è un meccanismo da social molto abusato: è sufficiente una frase in ricordo di, o un accenno al “tengo famiglia”, che i “like” (il nuovo imperativo dell’ordine mondiale!) esplodono e i baci perugina si sprecano. Esemplificativo il commento al post da parte di Tripodi Angelo Orlando – “capisco pienamente il tuo sfogo e il tuo dolore nel dover lasciarla (si riferisce a Latina) per difendere i tuoi Amati figli” -, un altro politico locale che, dopo diversi volteggi, è approdato a Pirozzi (il nuovo chirurgo maxillo facciale di politicanti in cerca di plastiche), ma che ha almeno il pregio intellettuale (si fa per dire) di schierarsi dalla parte di Pasquale Maietta. Mentre il cosiddetto establishment pontino politico e non, citato da Maietta, tace all’ombra della linea della palma.

Il “ticket” Pennacchi-Maietta alimenta, involontariamente o meno, quanto di peggio vi sia nella cultura della legalità di questa città con riverberi stonati su tutta la provincia di Latina che, già ammalata di corruzione e mafia, non aveva proprio bisogno di queste ultime sparate.
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Latina: il Premio Strega e il calcio ai tempi del razzismo

“Sono bloccato sul definire il rapporto che c’è tra calcio e città, sto studiando a riguardo. Ma quello che è accaduto ultimamente non mi è piaciuto, la città ha accettato la perdita della Serie B senza fiatare per colpa dei poteri forti. È stato anche un problema di pregiudizio razziale per Maietta perché è nero e l’altro perché è zingaro”.

Queste sono le parole che ieri (10-11-2017), al Circolo Cittadino di Latina, sono state pronunciate nel suo accorato intervento dal Premio Strega Antonio Pennacchi.

L’ambito era quello della lodevole iniziativa culturale denominata “Il potere alle storie” che è in corso in questi giorni e che intende presentare, prevalentemente, alcune opere con al centro i temi dello sport e del calcio in particolare.

Da ieri, abbiamo la conferma che l’intellettuale di punta della nostra città, lo scrittore che ci rappresenta nei media nazionali, ritiene che inchieste, processi, articoli, opinione pubblica siano ammalati di razzismo contro Pasquale Maietta e Costantino Cha Cha Di Silvio. Una torma di paranoici e fighetti (come il celebre scrittore ebbe a definire coloro che si occupano di criminalità a Latina), compresa la Commissione Antimafia del Parlamento, animati da una sorta di suprematismo della razza bianca ai danni di neri e sinti/rom.

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ESISTE UNA MAFIA A LATINA? – Parte II

Dopo la prima parte di “Esiste una mafia a Latina?”, nella seconda parte verranno raccontati, nello specifico, i guai giudiziari (e non) di Gianluca Tuma che lo hanno visto, se si esclude il processo Don’t Touch, prosciolto per prescrizione, assolto o neanche indagato.

“A volte basta omettere una sola notizia e un impero finanziario si accresce di dieci miliardi; o un malefico personaggio che dovrebbe scomparire resta sull’onda; o uno scandalo che sta per scoppiare viene risucchiato al fondo” – Giuseppe Fava, da “I Siciliani”, 1983.

Si deve essere coscienti che una mafia, una struttura gerarchizzata che crea assoggettamento nel territorio non può essere la mente di un individuo ma, invero, è il risultato di un ambiente, sociale ed economico, unito alle attitudini di tante personalità. Attitudini che non hanno nulla di lombrosiano (non vi è un Dna che condanni un uomo a delinquere sin dalla nascita), ma che si generano dall’ambiente in cui entrano a contatto.

Prendere a prestito la vicenda di un solo uomo non è un accanimento: un solo uomo ha rapporti, amicizie, progetti criminali o imprenditoriali che riescono a descrivere una realtà nella sua completezza. In questo caso serve a comprendere cosa significhi, a Latina, e in Italia, seguire un tragitto che conduca determinati uomini, legati a clan e banditi, a lasciare dietro di sé la strada, e a immettersi nel mondo dell’imprenditoria più o meno legale. Dalla strada all’ufficio, il percorso può essere lungo e pieno di ostacoli per chi vuole mimetizzare la sua caratura criminale e metterla al servizio degli affari veri (appalti, investimenti ecc.). Questo vale ed è valso a Palermo, a Roma, a Milano, a Reggio Calabria ecc. Ed è valso, vale e varrà anche a Latina.  Continua a leggere

Bula Travali, Latina Oggi e la “cerbiattolina”

Solo qualche settimana fa, insieme ai suoi compari di crimine, Salvatore “Bula” Travali ha chiesto e ottenuto dalla magistratura di concordare la sua pena a 7 anni di reclusione.

L’accordo con i giudici è stato trovato dopo che Bula era stato condannato in udienza di preliminare a nove anni insieme al fratello Angelo Travali, al padre Giuseppe “Peppe lo Zingaro” Travali, a Francesco Viola, al poliziotto Carlo Ninnolino, ex investigatore della Mobile di Latina e altri.

Come noto, e scritto ampiamente anche da noi di Latina 5 Stelle con inchieste, reportage e articoli, il processo cui si fa riferimento per le condanne succitate è il celebre Don’t touch.

Don’t touch, sbandierato ai quatto venti come fosse il redde rationem della criminalità a Latina, è stato, tuttavia, un evento importante nella nostra città.

Sono stati condannati noti criminali della mala locale a pene più o meno severe – per uno dei più noti, Gianluca Tuma, una pena da colletto bianco quale è l’intestazione fittizia dei beni.

La stampa locale ha dimostrato una buona copertura di tali fatti, ha condannato senza se e senza ma l’associazione criminale “Don’t touch” che aveva creato un reale assoggettamento dei cittadini nel territorio di Latina.

Per tale motivo, è piuttosto inopportuno e pericoloso dare spazio pubblicitario sul principale quotidiano della città, e della provincia di Latina, ai messaggi amorosi di Salvatore “Bula” Travali.

Latina Editoriale Oggi, oltre ad essere il principale è anche l’unico quotidiano cartaceo della nostra provincia (se si eccettua la redazione locale de Il Messaggero).

La responsabilità di aver pubblicato il messaggio di Bula Travali, un criminale inserito in un contesto associativo, che voleva far la guerra al mondo come fosse uno Scarface all’aglio, olio e peperoncino, e che veniva redarguito dal suo parente Cha Cha Di Silvio il quale lo richiamava invano a più miti consigli, non si sa se sia della concessionaria esclusivista del quotidiano, la INIZIATIVE EDITORIALI srl, oppure di altre competenze del giornale che decidono gli spazi a pagamento.

Ciò che conta è che oggi (26-09-2017), a pag. 12 del giornale di Latina, c’è in bella mostra una foto di Bula con la sua compagna a cui augura un felice compleanno: “Cerbiattolina mia in questo giorno così speciale mi fa male non poterti essere accanto ma ti giuro che recupereremo tutti i giorni persi. Sei il mio pensiero fisso il mio respiro la mia vita”.

Posto che è un diritto di Bula fare gli auguri alla sua “cerbiattolina”, per quale ragione deve essergli dato spazio su un quotidiano che per vicende indipendenti da sé è l’unico cartaceo che esce ogni giorno e ha precise responsabilità di etica della comunicazione? L’attività commerciale di un quotidiano è garantita e doverosa, ci mancherebbe, ma di fronte ad alcune eventualità deve sapersi arrestare.

Bula, fin da giovane, ha spadroneggiato insieme al fratello e agli amici in giro per la città, il suo sentirsi al di sopra dello Stato e della legge è dovuto al fatto che ogni cosa che faceva gli veniva concessa, mal sopportata da tutti ma denunciata da pochi.

Forte della sua filiazione con Peppe Lo Zingaro, un criminale già coinvolto negli arresti (poi andati a vuoto) avvenuti nel 1997 dalla DDA di Roma; forte della sua parentela con Cha Cha, il manager occulto del Latina Calcio ai tempi di Pasquale Maietta; utilizzatore di un’automobile intestata a una società riconducibile a Gianluca Tuma; Bula deve aver scambiato Latina Oggi come il suo “house organ” dopo che soltanto un anno fa, nel settembre del 2016, si era fatto ospitare con una lettera scritta dal carcere con un non troppo velato messaggio a chi di dovere. Un messaggio da radio carcere che dovrebbe rimanere negli ambienti malavitosi e che invece campeggiava sul quotidiano di Corso della Repubblica accanto ad una lettera di Giorgio Maulucci (il quotidiano ospitò, sempre nel 2016, una lettera di Gianluca Tuma).

Ora, non sappiamo se Bula abbia ricevuto consigli da Jim Messina (il fautore renziano della perdente campagna di comunicazione del referendum costituzionale del 2016) o, più verosimilmente, pensi ancora di essere invincibile e che Latina sia roba sua. Sappiamo, però, che alcuni messaggi, che siano verso la sua “cerbiattolina” o che siano dal carcere, sarebbe meglio non leggerli, sopratutto perché potrebbero nascondere un altro tipo di significati.