Author Archives: Gianluca Bono

ADOLESCENZA O MATURITÀ POLITICA?

Dopo circa 9 anni di attivismo, dopo aver partecipato a 300 Meetup (tra incontri, banchetti, iniziative pubbliche, studi, denunce, proposte di legge ecc.), dopo aver collaborato a ben 5 campagne elettorali (sarebbero state 6 se il Movimento avesse certificato Latina nel 2016), dopo aver “corso” personalmente a due di queste (amministrative Latina 2011 e Parlamento 2018), posso serenamente affemare che alla favoletta del “Capo Politico che decide anche le liste amministrative che vanno certificate o meno” ci credono, ormai, solo molti simpatizzanti o, ipocritamente, i “neo capi bastone” di una compagine politica nata orizzontale ma che, per ragioni fisiologiche e mancanza di una struttura convenzionale tipica di un partito territoriale, ora appare come un corpo straziato privo di gambe. Poiché chi fa politica sui territori per conto del M5S, in mancanza di legittimità, non può essere identificato, mediante le relative iniziative, spesso anche meritorie, da un elettorato sempre più confuso e mortificato anche da giunte pentastellate che cadono (Nettuno docet) verosimilmente perché basate su gruppi locali eterogenei che hanno accettato una convivenza forzata solo per ottenere l’agognata certificazione. Ebbene, senza “gambe” il movimento non potrà continuare a correre e, nel tempo, rischierà di essere fagocitato da chi, come la LEGA, si sta radicando anche al centro sud nel tentativo di creare lo stesso modello di classe dirigente già presente nelle più ricche regioni del Nord (Lombardia e Veneto in particolare).

Il M5S, nella nostra provincia, si è assunto l’autolesionistica responsabilità di non certificare, dunque presentare alcuna lista elettorale, nelle due più importanti città, sia per popolazione che per potenziale elettorale, ovvero Latina ed Aprilia. Stessa cosa dicasi per diversi altri comuni della provincia romana (per restare nel Lazio ma il caso è di portata nazionale). Un autogol politico amministrativo al netto di “deroghe” o doppie misure adottate per altri comuni (sempre in presenza di richieste plurime di certificazione). Ciò ha palesano la presenza di “soggetti” che filtrano, pongono veti o voti, influenzano le irrevocabili decisioni finali non avallate dalla democrazia diretta del portale nazionale Rousseau.

La cosa triste, in un movimento nato sotto la bandiera della trasparenza, è che questi “soggetti” operano in clandestinità ovvero in un ruolo che NON dovrebbe esistere in un partito che esalta la democrazia diretta e che, dunque, non da loro alcun potere poiché non attribuito dalla base degli iscritti al M5S.
Per non parlare poi di quelli che si sentono particolarmente accreditati solo perché, magari, hanno collaborato in qualità di temporanei “referenti” nell’ambito di qualche campagna elettorale o perché pensano che i voti presi in qualche elezione amministrativa o regionale, che non li ha comunque visti eletti, possano avere comunque un valore. Questa rete “clandestina” è illegittima e NON DEVE esistere poiché contratria ai principi e alla filosofia del movimento.

Se, invece, si dovesse ritenere necessario “strutturarsi” come un partito, poiché si è visto che nella maggioranza delle elezioni amministrative il M5S, purtroppo, è perdente (ma del resto chi semina raccoglie), allora si organizzino dei congressi regionali/provinciali anche tramite il portale Rousseau per la nomina, a tempo determinato, di referenti territoriali che, ovviamente, non devono avere alcun collegamento diretto con i portavoce eletti per evitare conflitti d’interesse o cortigianerie di varia natura.

In sostanza, siamo cresciuti e ormai siamo identificati, nel bene o nel male, come un partito, oltretutto di governo. Perciò non possono essere tollerabili zone d’ombra o “gigli magici”. L’atteggiamento deve essere più maturo e trasparente se non si vuole rischiare di diventare peggio dei classici partiti dominati da cordate e lotte intestine già abbastanza evidenti e direi, purtroppo, anche fisiologiche. Tali dinamiche, se governate, possono aiutare il movimento a crescere. Viceversa il destino è segnato. Sarà solo questione di tempo e gli esempi di partiti condannati all’insignificanza da un elettorato sempre più “liquido”, non mancano.

 

 
 

 

TODO STAGNA

Amministrare una città non è facile, soprattutto se si eredita una situazione fallimentare. Di massima, come spesso accade in molti comuni che cambiano amministrazione e direzione politica, almeno i primi due anni trascorrono tra ritardi e scoperte di scheletri negli armadi, errori più o meno fisiologici, ambizioni e distrazioni di varia natura, primi sintomi di autoreferenzialità e vari mantra che vanno da: “siamo i più bravi” a “ce l’hanno tutti con noi” a “gli altri erano peggio”.
Il cittadino dovrebbe mantenersi razionale, pragmatico, paziente perchè, come dicevano i saggi, “i cavalli si vedono all’arrivo”.
Tuttavia, quando dopo due anni di “abituiamoci al bello” ci si imbatte ancora in:
– cassonetti dell’immondizia lerci, rotti o stracolmi;
– strade sempre più simili a mulattiere;
– marciapiedi dissestati e sporchi;
– segnaletica stradale orizzontale e verticale invisibile o divelta;
– auto parcheggiate ovunque in particolare sugli scivoli per disabili, in curva o sulle strisce pedonali;
– mamme con relativi passeggini che per fare una passeggiata devono equipaggiarsi stile Lara Croft;
– aree verdi modello savana o sommerse dai residui dell’erba rasata e triturata unitamente a detriti di varia natura;
– parchi per bambini impraticabili;
– progetti tanto voluti dai “bikers” più noti e determinati della città, come il più chiacchierato anello ciclabile o le prime e ultime quattro case avanzate, meritoriamente ottenuti ma ora incredibilmente sbiaditi come gli elettori di Latina Bene Comune;
– una toponomastica che sembra essere diventata più importante dell’urbanistica;
– un ufficio anagrafe più simile al girone dantesco dell’inferno dove manca solo la scritta “lasciate ogni speranza o voi che entrate”;
– taluni impiegati comunali che, nel 2018, trascurando l’inidoneità ad interagire educatamente con il pubblico, hanno ancora difficoltà ad usare i computer in dotazione al punto da non saper nemmeno prelevare immagini da una chiavetta USB;
– automobilisti che girano per la città come se fosse il loro autodromo personale sicuri che, difficilmente, verranno fermati da una pattuglia della Polizia Locale cronicamente sotto organico;
– barriere architettoniche che il sindaco Coletta voleva eliminare nei suoi primi 100 giorni di mandato (booommmmm!!!), ecc. ecc.;
… allora, ti rendi conto che il “todo cambia” si è trasformato in “todo stagna” e continui ad ingoiare bile nella speranza che il terzo anno sia quello buono per una città che sta perdendo la pazienza.

ASFALTOPOLI

Chi ha viaggiato in Europa ha avuto modo di notare come le strade urbane ed extraurbane, di massima, sono quasi sempre ben tenute e, a prescindere dalle condizioni meteorologiche, si può contare sia su un manto stradale in condizioni ottimali, sia sulla segnaletica verticale e orizzontale presente e ben visibile.
Allora come mai da noi, di massima, sembra essere l’esatto contrario?
Perché sulle strade statali o regionali che collegano un capoluogo di provincia ad un altro capoluogo o addirittura ad una capitale, di massima, sembra di attraversare paesaggi lunari pieni di buche e asperità, causa sempre più frequente di incidenti a volte anche mortali?
Se poi ci spostiamo sulle strade urbane o periferiche ci imbattiamo in vere e proprie mulattiere, di massima, prive di adeguata segnaletica, in particolare verticale.
Ebbene, a Roma, per gli appalti dal 2012 al 2015 (amministrazioni Alemanno e Marino) si è scoperto il perché!
Da noi, invece, l’inchiesta “Touch Down” ha fatto emergere il medesimo sistema anche per la manutenzione delle strade provinciali.
Ma se il modus operandi fosse molto più diffuso? Magari un vero e proprio sistema consolidato che viene promosso, in particolare, in presenza di funzionari pubblici che non vogliono essere “messi ai margini”?

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PAR CONDICIO?

Per i cittadini di Latina che vogliono tenersi informati su ciò che accade nel capoluogo, nella sua provincia e nelle vicine zone dell’area metropolitana romana ci sono, di massima, quattro possibilità.
La prima, è quella di leggere l’unico quotidiano locale disponibile nelle edicole che copre una vasta area territoriale.
La seconda, è quella di farsi un giro delle testate o para-testate web che si riferiscono alla propria città e/o zona.
La terza, dare un’occhiata al TG3 ovvero ai TG delle emittenti locali.
La quarta, tipica del cittadino che non vuole lasciare nulla al caso e cerca di farsi un’idea generale nel tentativo di colmare tutte le lacune informative, dolose o meno, è quella di adottare tutte le citate opzioni.
Ma l’ultima opzione, lo sappiamo, è la più difficile e poco praticata da chi, in generale, non ha molto tempo per informarsi.
Per chi, invece, ne ha pochissimo (purtroppo nella maggior parte dei casi) rimane solo la prima possibilità.
Dunque o si compra direttamente l’unico quotidiano disponibile oppure, in occasione del classico caffè o spuntino al bar, si da una sbirciatina ai giornali presenti nel locale, solitamente messi a disposizione della clientela dal relativo gestore.

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IL FUTURO È DONNA!

Il futuro dell’Italia è nelle mani, in particolare, delle donne le quali, di massima, sottovalutano il loro potere decisionale soprattutto in ambito politico. Basti pensare che, secondo il censimento ISTAT del 2011, gli uomini risultano in minoranza.
Purtroppo il “gentil sesso”, da sempre, non sembra particolarmente attratto dalla politica. Come biasimarlo?
Invece, c’è una fetta sempre più consistente di donne che frequenta gli stadi per seguire la propria squadra del cuore o, forse, solo per condividere una passione con il proprio “lui” tifoso.
Sarà per questo motivo che il partito con più voti “rosa” risulta essere quello di Forza Italia?
O, magari, si sconta ancora la forza persuasiva delle reti televisive dell’ex cavaliere, disarcionato anche da una condanna all’interdizione dai pubblici uffici (ovvero è incandidabile, non eleggibile, ne può esercitare il diritto di voto)?
Eppure, molte donne continuano a votare il partito azienda di Mr.B nonostante tutto; nonostante le condanne subite da diversi suoi esponenti politici; nonostante il fatto che il partito a cui danno il loro consenso sia stato fondato da un condannato per frode fiscale e dal suo più stretto collaboratore, a sua volta condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Le donne, mai come in questa tornata elettorale, possono finalmente decretare l’inizio di un radicale cambiamento.

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