Author Archives: Gianluca Bono (Gianbo)

LE VIE DELLE “POLTRONE” SONO INFINITE

Nemmeno la calura estiva ha fermato il governatore della Regione Lazio Zingaretti che, con la massima abnegazione ed alto senso del dovere, al termine di un lungo e meditato lavoro di verifica e controllo, durato più di tre mesi, ha sciolto le proprie riserve. Del resto non era facile scegliere tra la terna di nomi proposta dal Presidente del parco degli Aurunci Michele Moschetta. Ma come spesso accade in questo strano paese, le decisioni politiche particolarmente “rilevanti” sono solite prendersi nei periodi di “vacanza”, ovvero quando l’attenzione mediatica e dei cittadini è ai minimi livelli.
Dunque, il Parco Regionale dei Monti Aurunci ha il suo Direttore e la scelta finale del Governatore è ricaduta su Giorgio De Marchis che, il 10 agosto u.s., ha ufficialmente assunto l’incarico. Ma chi è questo personaggio che è riuscito a superare una così dura concorrenza? Forse un esperto ambientalista? Magari un accademico specializzato in scienze e gestione della natura? Ebbene no!
Il nuovo Direttore è un impiegato dell’ATER (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Pubblica – per intenderci l’ente regionale che si occupa della costruzione e gestione delle case popolari) nonché navigato politico locale del Partito Democratico. Un ragioniere, laureatosi in scienze politiche, affascinato da internet e dai social network (così si legge dal suo blog) che, come tanti, è solito utilizzare per veicolare pensieri/opinioni ma anche valutazioni e analisi politiche, insomma un vero “statista”.

Ma il De Marchis è anche un ex consigliere comunale che ha trascorso circa 4 lustri tra i banchi dell’opposizione del comune di Latina.
Nel 2010 il nostro statista prova a fare il grande salto ma, nelle primarie del Partito Democratico indette per designare il candidato sindaco, viene sconfitto dal suo principale antagonista politico Claudio Moscardelli che, al contrario suo, in un tempo relativamente breve, riesce ad approdare prima in Regione e poi in Parlamento.
Nel 2013 lo statista pontino ci riprova, questa volta verso la Regione, ma nonostante i suoi sforzi, anche in questo caso, viene elettoralmente superato dal compagno di partito Enrico M. Forte, politicamente sostenuto, guarda caso, proprio da Moscardelli.
Ma lo statista pontino del PD non demorde. Lui non è un mediocre. Lui ha le qualità e le capacità per non restare immobilizzato in quella “palude pontina” che, evidentemente, non sa riconoscere il suo talento politico. Lui non ci sta ad essere considerato un “eterno secondo”.
Le sue idee sono chiare e coerenti ed è proprio per questo che nelle primarie PD del 2015, tra Paolo Galante (proposto e sostenuto dal suo “nemico politico” Moscardelli) ed Enrcio M. Forte, inizialmente supporta con determinata convinzione il primo ma, all’ultimo minuto, decide di abbandonarlo al proprio destino e di schierarsi con il secondo.

Non ci vuole certamente uno statista per capire che questo cambio di “casacca” ha verosimilmente innescato un travaso di consensi da Galante a Forte che, infatti, vince le primarie del PD e viene designato candidato sindaco nelle elezioni amministrative di Latina 2016. Ma in politica, si sa, non esistono “tradimenti” ma solo “questioni di opportunità”.

Intanto, con alto senso di responsabilità ed altruismo, lo statista pontino rinuncia all’ennesima candidatura comunale lasciando così spazio ad una nuova generazione di potenziali consiglieri che, troppo impegnati nel condurre una guerra intestina decreteranno, prima, il fallimento elettorale del PD (superato sia da una lista di para-destra che da una para-civica) e, poi, il commissariamento del partito in ambito comunale.

Un dolore immenso per lo statista pontino del PD che, per la seconda volta, si vede sfumare la possibilità di occupare quello scranno regionale che gli sarebbe spettato di diritto (essendo lui il primo dei non eletti) solo all’avvenuta elezione di Forte a sindaco di Latina. Sarà stata mica questa la “questione d’opportunità” che avrà spinto il De Marchis a mollare Galante e sostenere Forte?

Tuttavia, le vie delle “poltrone” sono infinite ed il nostro statista ha dovuto attendere solo un anno per vedere sanate tutte le ferite inferte al proprio ego.

Difatti, grazie alle sue competenze (?!?), il De Marchis è stato scelto per ricoprire l’incarico di Direttore dell’ente Regionale Parco Naturale dei Monti Aurunci. Eppure, scorrendo il suo Curriculum Vitae(2) non emergono specifici titoli in ambito naturalistico/ambientale particolarmente indicati per la direzione di un Parco. Perciò è legittimo chiedersi: “come avrà fatto il nostro statista a prevalere su tutti gli altri candidati? Del resto, se per guidare un camion è necessaria una patente specifica, sarà mai possibile guidare un parco con dei validi titoli ma pur sempre generici? Ebbene si, in Italia e nella Regione Lazio è possibile!
Infatti, secondo quanto stabilito dalla delibera n. 267 del 24 maggio 2016 della Giunta Regionale (allegato “A”), per essere nominati direttori del Parco dei Monti Aurunci, era sufficiente risultare nell’elenco regionale degli idonei a diventare Direttori degli Enti di gestione delle Aree Naturali Protette Regionali. Ma quali peculiarità sono state richieste per essere inseriti nel sopraccitato elenco? Ebbene, era sufficiente essere:

  • dirigenti Pubblici;
  • funzionari Pubblici, in possesso del diploma di laurea vecchio ordinamento o laurea specialistica o magistrale, con qualifica corrispondente alla categoria D del CCNL del comparto Regioni e Autonomie Locali, per un periodo non inferiore a 5 anni;
  • persone di particolare qualificazione professionale, comprovata dalla formazione postuniversitaria, e/o da pubblicazioni scientifiche, in possesso del diploma di laurea vecchio ordinamento o laurea specialistica o magistrale, e da concrete esperienze di lavoro pluriennali maturate in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private o che provengono dai settori della ricerca, della docenza universitaria , delle magistrature e dai ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato.

A questo elenco, secondo un illuminante articolo(1) scritto dal Dott. Arch. Rodolfo Bosi: “si sono aggiunte ben 4 integrazioni, per aggiungervi come -idonee- un numero di persone dal curriculum spesso molto poco rispondente ai requisiti che dovrebbero essere richiesti per ricoprire una carica del genere: si è assistito ad una progressiva – politicizzazione – della gestione delle aree naturali protette del Lazio”.

Ma da un cospicuo numero di candidati (ben 540), che non hanno dovuto sostenere alcun esame, come si è giunti alla designazione della “terna” di soggetti ritenuti, a parità di soli titoli, più idonei degli altri?

Secondo il Dott. Bosi, la “legge regionale 29/1997 così come modificata con la legge regionale n. 12 del 10 agosto 2016” (che prende spunto dalla legge nazionale n° 394 del 6 dicembre 1991 e dei successivi emendamenti) imponeva l’insediamento di un consiglio direttivo comprensivo di Presidente che avrebbe dovuto selezionare, tra tutti i candidati “idonei”, tre soggetti (uno proposto dal Presidente e gli altri due dal consiglio direttivo) dei quali, alla fine, solo uno sarebbe stato designato Direttore del Parco dal governatore della Regione Lazio.
Tuttavia, sempre secondo il Dott. Bosi(1), la selezione della terna, in assenza di un Consiglio Direttivo, è stata effettuata dal solo Presidente (nonché ex Commissario Straordinario) e, successivamente, sottoposta al vaglio finale del governatore Zingaretti.

Tutto legittimo? Tutto regolare? Ebbene, “assolutamente no!” , secondo la consigliera regionale del M5S Gaia Pernarella che, contattata per dei dettagli in merito, ha aggiunto che il gruppo pentastellato regionale,  riguardo alle nomine dei Presidenti dei Parchi Regionali, ha presentato sia una interrogazione  che un esposto all’ANAC”.

Noi, tuttavia, vogliamo credere che siano state rispettate tutte le procedure previste e che al De Marchis sia stato assegnato, dalla relativa Commissione istituita per selezionare gli “idonei” ad essere inclusi nell’elenco previsto dalla delibera n. 267 del 24 maggio 2016 della Giunta Regionale (vds para 4 dell’allegato “A”), il punteggio più alto.

Ma dov’è stato pubblicato l’elenco degli “idonei” con il relativo punteggio? Sicuramente, in nome della trasparenza amministrativa, si troverà sul sito della Regione Lazio, ma dove? Non essendo riusciti a trovarlo, possiamo solo supporre che la “terna” finale sia stata composta dai primi tre candidati ritenuti, secondo il punteggio loro assegnato, più “meritevoli” degli altri.

Ma, alla fine, sarà stato solo il “punteggio” a far ricadere la scelta su De Marchis considerato un politico riconducibile alla corrente di Enrico Forte, notoriamente vicina all’attuale governatore Zingaretti il quale, tra qualche mese, avrà bisogno del sostegno di tutte le “correnti” di partito (e relative doti) per riuscire a farsi rieleggere Presidente della Regione Lazio?

Intanto, sul blog dello statista, solito non lesinare pensieri e critiche sia in ambito politico locale che nazionale/internazionale, tutto tace ed il tempo risulta essersi fermato al 19 luglio. Stessa cosa dicasi sul relativo profilo Facebook dove, riguardo la sua “meritata” nomina a Direttore del Parco degli Aurunci, non risulta alcun commento “pubblico” se non una semplice notifica di cambio lavoro.

Il loquace statista sarà mica rimasto senza parole per via della forte emozione provata nell’aver raggiunto, senza particolare fatica, un incarico dirigenziale che, secondo la stampa locale, gli garantirà una retribuzione di circa 100 mila euro l’anno?

Da uno “statista” trasparente come il De Marchis ci saremmo aspettati maggiori dettagli in assenza dei quali non ci resta che formulargli due semplici domande:
– gentile De Marchis ma lei è ancora un dipendente dell’ATER, si è collocato in aspettativa o si è licenziato?

– gentile De Marchis ma la sua assunzione presso l’ATER è avvenuta tramite concorso pubblico, per titoli ed esami, o anche in quel caso è stato selezionato  in base al suo “curriculum”?

Legittimi interrogativi a cui speriamo di ricevere, prima o poi, un’adeguata risposta. Non vorremmo rassegnarci all’idea che determinati ambiti lavorativi siano da considerarsi una “riserva di caccia” esclusiva per chi, oltre a dei titoli, è in grado di vantare anche un “pedigree” politico.

Non vogliamo credere che tutti gli altri candidati alla nomina di “Direttore” abbiano fatto solo da “utile coreografia” ad una selezione a meritocrazia limitata.

* * * * *
Riferimenti:
(1) http://www.vasroma.it/nomina-del-direttore-dellente-parco-dei-monti-aurunci-designazione-di-una-terna-di-candidati-inidonei-in-termini-sia-di-metodo-che-di-merito/
(2) http://www.aterlatina.it/pdf/curriculum/140224_curriculum-vitae-giorgiodemarchis.pdf

– http://www.gaiapernarella.it/parchi-continua-l-okkupazione-xxx/
– https://www.regione.lazio.it/binary/rl_main/tbl_concorsi/DGR267_del_24maggio2016.pdf
– http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/quale-futuro-direttori-dei-parchi-nazionali/
– http://www.parks.it/federparchi/dettaglio.php?id=39065
– http://www.temporeale.info/66422/argomenti/politica/campodimele-direttore-parco-monti-aurunci-spunta-de-marchis.html
– https://www.latinacorriere.it/2017/04/27/le-aree-protette-la-maledizione-delle-nomine-la-denuncia-pernarella-sul-caso-del-parco-del-monti-aurunci/
– http://www.parcoaurunci.it/2-news/81-nominato-il-nuovo-direttore-del-parco-dei-monti-aurunci.html

– http://atticrl.regione.lazio.it/interrogazioniImmediate_dettaglio.aspx?id=624

 

 

CERCASI DEA DI II° LIVELLO

Sulle pagine Facebook dedicate a Latina, ciclicamente, vengono scritti post in cui si denuncia che il Pronto Soccorso dell’ospedale di Latina (S.M. Goretti) è al collasso.
Situazione tristemente nota e che si ripete, in particolare, nei periodi più difficili dell’anno (d’estate per il caldo, d’inverno per il picco degli stati influenzali, ma anche nei momenti di maggior afflusso poichè, come noto, la struttura ha già difficoltà a gestire l’ordinario).
Una situazione drammatica alleggerita solo dall’umanità e la professionalità di quegli addetti ai lavori che, nonostante tutto, ancora resistono alla forte demotivazione indotta da una realtà sanitaria laziale classificata “SCADENTE” proprio dal CENSIS.
Il S.M. Goretti, ormai, fa solo da triste scenografia ad ipocrite quanto inutili passerelle dei soliti politicanti, in particolare quando in cerca di visibilità e/o consenso.
Al Goretti, che il governatore Zingaretti, a parole, vorrebbe elevare a DEA di II° livello, non si riesce nemmeno a far tornare il reparto di pediatria al proprio posto. 
Un reparto recentemente ristrutturato ma, come raccontano le cronache locali, in maniera non adeguata.
Dunque, ai pazienti rimane solo la sofferenza amplificata dalla vergogna di vedere la propria dignità calpestata poichè lasciati per giorni a decantare in stanzoni promiscui. Nemmeno si trovassero in qualche ospedale del terzo mondo.
Ai familiari, invece, non resta che la frustrazione mista a rabbia per un servizio sanitario costoso e inadeguato che, sempre secondo il CENSIS, costerebbe circa 2600 euro procapite.
Ai cittadini, tutti, non resta che l’indignazione e la consapevolezza che mai nessuno pagherà per questo sfacelo, figlio della mala gestione politico amministrativa, e per i debiti che hanno portato al commissariamento della sanità laziale.
L’unica arma a loro disposizione rimane solo quel “voto” che, tra qualche mese, in particolare i soliti personaggi della politica nostrana, verranno a chiedere senza nemmeno un minimo di imbarazzo.

* * * * *
RIFE:
http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121127

SCENEGGIATE ALL’OMBRA DEGLI EROI

Dal 23 maggio scorso, ossia da quando il sindaco Coletta presso la sede di LBC ha annunciato (alla presenza del Prof. Alfredo Galasso ospite e relatore di una lezione sulla “MAFIA”) che i “giardinetti” di Latina sarebbero stati dedicati ai magistrati Falcone e Borsellino in luogo di un nome ritenuto scomodo come quello di Arnaldo Mussolini (fratello del Duce), in questa strana città il tempo si è fermato e dai tombini della fu Littoria, riconosciuta tale anche dalla creatura social di Zuckerberg, è debordato tutto il nostalgico risentimento di un ventennio che non si vuole serenamente archiviare più per uno stereotipato cliché che per convinzione.
Il primo cittadino sapeva bene, al punto di rivelarlo in pubblica assemblea, che nella città “nera” o per meglio dire “dalle 50 sfumature di grigio” questa iniziativa avrebbe scatenato un putiferio.
E così è stato!
Ma allora perché lo ha fatto?
Forse perchè il Coletta voleva distrarre la cittadinanza da un anno in cui la città è sembrata più nelle mani di un’autogestione studentesca che in quelle di un’amministrazione politica?
Forse perché il progetto di recupero dei fondi necessari al completamento dello scheletro della cittadella giudiziaria, luogo più che adatto a portare i nomi di Falcone e Borsellino, richiedeva più tempo e un’elevata possibilità di insuccesso?
Forse perché quello che si è spacciato come un movimento civico, partecipato e trasversale in realtà è diretto da una componente maggioritaria di elementi vicini alla sinistra più ideologica?
Eppure il primo cittadino ignorava, colpevolmente, poiché qualcuno del suo staff, della sua giunta, dei suoi consiglieri di maggioranza, financo un semplice iscritto o simpatizzante di LBC lo avrebbe dovuto informare, che al parco pubblico conosciuto dalla maggior parte dei latinensi come “giardinetti”, in realtà, non era mai stato ufficialmente assegnato il nome del fratello del più noto dittatore italiano.
Questo “scoop”, dunque, ha rivelato sia la fresca ignoranza della maggioranza sia quella consolidata di un’opposizione composta persino da personaggi di quel centro-destra che, all’interno del consiglio comunale, hanno rivestito per diverso tempo ruoli di primo piano.
Una paradossale “verità” scoperta, dopo anni, solo grazie all’interessamento di un cittadino curioso e non, come ci si aspetterebbe, da qualche zelante consigliere comunale.
Un fatto che ha spiazzato tutti e che, in teoria, avrebbe dovuto mettere a tacere ogni pretestuosa polemica.
Invece no!
La guerra tra “benecomunisti” e “para-fascio-demo-leghisti”, del nuovo millennio, è continuata su ogni versante cittadino nella speranza dei secondi, forse, di far dimenticare che quel nome che aveva suscitato “fastidio” e “polemiche”, anche quando fu proposto dall’ex sindaco Finestra, era stato tuttavia abbandonato al suo destino proprio dalla sciatteria di uomini di provata fede missina che oggi, invece, si stracciano le vesti in una ridicola difesa d’ufficio.
E così i “giardinetti” hanno mostrato per anni quella targa “abusiva” dedicata all’Arnaldo, fatta recentemente sistemare, ovviamente in maniera palesemente strumentale, da chi, nonostante la manciata di voti raccolti alle ultime amministrative con il simbolo del MSI, non rinuncia a gesti tanto plateali quanto grotteschi.
Come cornice a questa patetica polemica, che si protrae da circa due mesi, si collocano quel migliaio di nostalgici cittadini che, democraticamente, hanno portato avanti una petizione per proporre un referendum comunale inteso a ridare alla città il nome di fondazione ovvero Littoria.

Dunque, nonostante la miriade di problemi che affliggono Latina, il dibattito politico, pubblico e social si è impantanato su quei “giardinetti” che, a dispetto di tutto e tutti, rimarranno “giardinetti” anche se tra poco meno di un’ora, alla presenza della presidenteSSa della Camera più contestata e mal sopportata della storia della Repubblica, che verrà ricordata soprattutto per le sue infelici uscite e per quella mania ossessiva compulsiva di cambiare il genere ai sostantivi quando associati ad una figura femminile che riveste qualsivoglia carica istituzionale, cambieranno ufficialmente il nome da “parco Comunale” a “parco Falcone-Borsellino”.
Ma oltre alla terza carica dello stato sarà presente anche una fisiologica aliquota di ipocriti, raccomandati, ruffiani che, come sempre accade in certe circostanze, si mimetizzeranno come camaleonti tra i tanti cittadini perbene che, nonostante le sterili polemiche di queste settimane, presenzieranno alla pubblica cerimonia d’intitolazione del parco ai due magistrati assassinati, unitamente al coraggioso personale di scorta, materialmente dalla MAFIA ma ancor prima dall’isolamento di frange di uno Stato pavido e colluso.
Infine, com’è facile immaginare, ci saranno anche dei contestatori para fascistoidi che si confonderanno magari con altri contestatori civici che si oppongono a questo cambio di nome nonostante l’ormai svelato falso storico e amministrativo.
Dunque, all’ombra del monumento ai caduti andrà in scena il solito triste siparietto latinense che, verosimilmente, ritroveremo in serata su qualche TG nazionale (tipo quello andato in onda l’autunno scorso fuori il Supercinema, dove militanti della locale ANPI hanno protestato, unitamente a dei militanti di Forza Nuova, per il comizio di Renzi in favore di quella riforma costituzionale successivamente affossata, dalla maggioranza del popolo italiano, nel referendum del 4 dicembre u.s.).
Ma in questa strana città, dalle “50 sfumature di grigio”, ci saranno anche tanti cittadini che, come me, oggi diserteranno questa importante cerimonia non perché avversi al nuovo e importante nome che si vuole dare al principale parco cittadino, ma solo perché contrari ai modi ed ai tempi imposti da un’amministrazione che si è dimostrata divisiva ed arrogante.
Gente comune che, nemmeno per sbaglio, desidera essere accomunata a militanti di una destra ipocrita e anacronistica.
A farne le spese solo la memoria di Falcone e Borsellino indegnamente strumentalizzata in una faida da “pollaio”.

PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE!

Al Servizio Ambiente del Comune di Latina e per conoscenza a:
– Sindaco di Latina
– Polizia Locale Latina
– Prefettura Latina
– ASL Latina
– Vigili del Fuoco Latina
– Stampa locale
=====
La presente per segnalare una situazione di potenziale pericolo sia dal punto di vista igienico sanitaria sia della sicurezza e della prevenzione incendi urbano/boschivi.

Al riguardo, come si evince dalle foto in allegato, nell’area verde all’angolo di via Piave/via Persicara, a ridosso di un’area boschiva di circa 25 mila metri quadrati, che costeggia il canale denominato “Piattella” e collega due arterie stradali di rilievo (via Vespucci e Via Piave) nonché aree residenziali e industriali/commerciali, insiste da tempo una situazione di incuria e degrado urbano.

Detta situazione oltre a favorire il proliferare di topi, blatte, zanzare ecc. garantisce un potenziale innesco per incendi che, considerata l’estrema vicinanza ad aree private e pubbliche, potrebbero causare seri danni a cose e persone.

Per quanto sopra, anche in considerazione delle alte temperature del periodo e di quanto accaduto recentemente all’angolo tra via Cavata/via Ufente (vds riferimenti), si invitano gli uffici in indirizzo a porre in essere, quanto prima possibile, le relative azioni di competenza al fine di ripristinare un livello minimo di sicurezza, igiene e decoro nell’area verde sopraccitata.
*****
Riferimenti:
Fonte: Incendio in via Ufente

*****

TODO RESTA!

A Latina, il 19 giugno 2016, con un plebiscito popolare veniva eletto il candidato sindaco, della lista civica Latina Bene Comune, Damiano Coletta.
Il noto cardiologo, ex calciatore professionista che aveva militato nel Latina calcio quando la squadra locale era governata da dinamiche certamente non assimilabili a quelle emerse dalle cronache giudiziarie relative all’inchiesta “Olimpia”, madre di “Starter” e cugina di “Tiberio” (da non confondere con “Pdor, figlio di Kmer della tribù di Star” geniale invenzione teatrale dei noti comici nazionali Aldo, Giovanni e Giacomo).
Inchiesta che, non va dimenticato, l’autunno scorso ha portato all’arresto di 18 persone tra noti politici, imprenditori, tecnici e dirigenti comunali decretando, di fatto, il fallimento etico e morale di un intero sistema politico amministrativo.
Sistema che, per molti anni, ha governato una città spacciata per “nera” ma, in realtà, caratterizzata da “50 sfumature di grigio”.
Sfumature che ancora oggi, anche grazie alla cronica lentezza del sistema giudiziario pontino che stenta a tradurre le inchieste (alcune di cui non si sa più nulla da troppo tempo) in processi, riescono a celare quel “mondo di mezzo” di cittadini, apparentemente perbene, a cui non da alcun fastidio il “puzzo del compromesso morale” e “nell’indifferenza, nella contiguità e dunque nella complicità” hanno fatto affari e, verosimilmente, continueranno a farli anche con il sistema malavitoso nostrano.
Malavita di alto o basso rango è indifferente poiché gli affari sono affari e Latina, città dove i suicidi anomali e le intimidazioni restano a carico di ignoti, resta un terreno fertile per una criminalità che trova ampi margini di manovra proprio nella crescente desertificazione industriale e commerciale, nella preoccupante disoccupazione giovanile e nell’indebitamento delle famiglie.
Uno scenario poco rassicurante e certamente in dissonante contrasto con il benessere, vero o presunto, ostentato per le vie cittadine ancora trasandate e intasate di SUV e auto di lusso di grossa cilindrata.
Nel frattempo è trascorso un anno dall’insediamento della nuova amministrazione comunale che “todo” doveva cambiare e che un “nuovo libro” voleva scrivere per far dimenticare la politica dell’intrallazzo e delle opere bluff.
Una nuova politica che avrebbe dovuto far dimenticare il metodo politico di chi, pur proponendosi come diretto antagonista di Coletta, suggeriva all’ex sindaco Di Giorgi azioni spot: «Perché tanto in politica conta l’ultima cosa che fai, non è che si ricordano quello che hai fatto otto mesi fa».
Invece, quella comunità di cittadini che, insoddisfatta dell’offerta elettorale proposta dai soliti partiti e dalle solite liste civiche “civetta”, la scorsa estate ha sostenuto Latina Bene Comune oggi è ragionevolmente frustrata e delusa.
La delusione principale è probabilmente da ricondurre alla pragmatica consapevolezza che, nonostante i buoni propositi elettorali, l’amministrazione Coletta non sarebbe riuscita a cambiare il volto della città in tempi brevi ma quella stessa comunità non avrebbe mai potuto immaginare di ritrovarla, 12 mesi dopo, nella stessa drammatica situazione.
Il contesto cittadino attuale, infatti, è ancora caratterizzato da un imbarazzante degrado urbano e da una desolante marina dove, invece della bandiera blu, avrebbero dovuto issare quella bianca in segno di resa o, in alternativa, quella gialla anticamente associata alla quarantena.
Riguardo gli altri problemi ancora in sospeso e connessi alla viabilità, l’urbanistica, i rifiuti, i trasporti, le partecipate ecc. sono stati, ovviamente, oggetto di attacchi politici sferrati da tutti i partiti d’opposizione presenti in consiglio comunale che, in questo modo, si sono potuti facilmente ringalluzzire dopo la debacle elettorale dell’anno precedente.
Partiti come quello Democratico e Forza Italia che, finalmente, hanno potuto lavorare insieme alla luce del sole e non più “clandestinamente” come in parlamento o in altre città e dove il mutuo soccorso ha prodotto giunte, assessori (Formia docet) e nuove amministrazioni para civiche (Gaeta docet).

Oppure, come quello dei Fratelli d’Italia sfrattato malamente da un comune, storicamente definito “laboratorio politico della destra“, che cerca disperatamente di far dimenticare i fallimenti e le cattedrali nel deserto lasciate in eredità ai cittadini di Latina dalle passate amministrazioni Finestra, Zaccheo e Di Giorgi (Terme di Fogliano, Latina Ambiente, Società Logistica Merci di Latina Scalo, Metroleggera, la cittadella Giudiziaria, l’ex ICOS, Stadio, Urbanistica, Cimitero, ecc. ecc).
Per non parlare di quelle anime politiche destrorse, esiliate dal consiglio comunale da un elettorato stufo di un ventennio di sfaceli, che pensano di ritornare in auge promuovendo esilaranti campagne propagandistiche, dal retrogusto vintage (vedi foto), mediante l’occupazione di buona parte degli spazi pubblicitari e comunali riservati alle pubbliche affissioni (chi sa se tutti i relativi manifesti saranno stati vidimanti dal competente ufficio dietro corresponsione della relativa tassa) ovvero tramite i canali social veicolando video di una sconcertante banalità.
In questo grigio panorama politico dove tutti sembrano avere la verità in tasca (anche quelli che dovrebbero restare in silenzio e vergognarsi per altri diciannove anni), tutti si sentono legittimati a puntare il dito o interpretare il pensiero di quella comunità di cittadini che ha legittimamente sognato il “todo cambia” ed oggi, dopo un anno di amministrazione Coletta, deve fare i conti il “todo resta”.
Una comunità che si può solo augurare che Latina Bene Comune si faccia un bagno di umiltà e che il sindaco Coletta, dopo aver doverosamente ammesso i propri e altrui errori, inizi il secondo anno amministrativo, magari, “restituendo” le funzioni di indirizzo politico nelle mani di un Consiglio comunale, troppo spesso, esautorato da una Giunta “plenipotenziaria”.
Del resto una compagine politica come quella di Latina Bene Comune che si dice rispettosa della “democrazia dal basso” non dovrebbe avere problemi in tal senso.
Auguri Latina!