Author Archives: Gianluca Bono (Gianbo)

SCENEGGIATE ALL’OMBRA DEGLI EROI

Dal 23 maggio scorso, ossia da quando il sindaco Coletta presso la sede di LBC ha annunciato (alla presenza del Prof. Alfredo Galasso ospite e relatore di una lezione sulla “MAFIA”) che i “giardinetti” di Latina sarebbero stati dedicati ai magistrati Falcone e Borsellino in luogo di un nome ritenuto scomodo come quello di Arnaldo Mussolini (fratello del Duce), in questa strana città il tempo si è fermato e dai tombini della fu Littoria, riconosciuta tale anche dalla creatura social di Zuckerberg, è debordato tutto il nostalgico risentimento di un ventennio che non si vuole serenamente archiviare più per uno stereotipato cliché che per convinzione.
Il primo cittadino sapeva bene, al punto di rivelarlo in pubblica assemblea, che nella città “nera” o per meglio dire “dalle 50 sfumature di grigio” questa iniziativa avrebbe scatenato un putiferio.
E così è stato!
Ma allora perché lo ha fatto?
Forse perchè il Coletta voleva distrarre la cittadinanza da un anno in cui la città è sembrata più nelle mani di un’autogestione studentesca che in quelle di un’amministrazione politica?
Forse perché il progetto di recupero dei fondi necessari al completamento dello scheletro della cittadella giudiziaria, luogo più che adatto a portare i nomi di Falcone e Borsellino, richiedeva più tempo e un’elevata possibilità di insuccesso?
Forse perché quello che si è spacciato come un movimento civico, partecipato e trasversale in realtà è diretto da una componente maggioritaria di elementi vicini alla sinistra più ideologica?
Eppure il primo cittadino ignorava, colpevolmente, poiché qualcuno del suo staff, della sua giunta, dei suoi consiglieri di maggioranza, financo un semplice iscritto o simpatizzante di LBC lo avrebbe dovuto informare, che al parco pubblico conosciuto dalla maggior parte dei latinensi come “giardinetti”, in realtà, non era mai stato ufficialmente assegnato il nome del fratello del più noto dittatore italiano.
Questo “scoop”, dunque, ha rivelato sia la fresca ignoranza della maggioranza sia quella consolidata di un’opposizione composta persino da personaggi di quel centro-destra che, all’interno del consiglio comunale, hanno rivestito per diverso tempo ruoli di primo piano.
Una paradossale “verità” scoperta, dopo anni, solo grazie all’interessamento di un cittadino curioso e non, come ci si aspetterebbe, da qualche zelante consigliere comunale.
Un fatto che ha spiazzato tutti e che, in teoria, avrebbe dovuto mettere a tacere ogni pretestuosa polemica.
Invece no!
La guerra tra “benecomunisti” e “para-fascio-demo-leghisti”, del nuovo millennio, è continuata su ogni versante cittadino nella speranza dei secondi, forse, di far dimenticare che quel nome che aveva suscitato “fastidio” e “polemiche”, anche quando fu proposto dall’ex sindaco Finestra, era stato tuttavia abbandonato al suo destino proprio dalla sciatteria di uomini di provata fede missina che oggi, invece, si stracciano le vesti in una ridicola difesa d’ufficio.
E così i “giardinetti” hanno mostrato per anni quella targa “abusiva” dedicata all’Arnaldo, fatta recentemente sistemare, ovviamente in maniera palesemente strumentale, da chi, nonostante la manciata di voti raccolti alle ultime amministrative con il simbolo del MSI, non rinuncia a gesti tanto plateali quanto grotteschi.
Come cornice a questa patetica polemica, che si protrae da circa due mesi, si collocano quel migliaio di nostalgici cittadini che, democraticamente, hanno portato avanti una petizione per proporre un referendum comunale inteso a ridare alla città il nome di fondazione ovvero Littoria.

Dunque, nonostante la miriade di problemi che affliggono Latina, il dibattito politico, pubblico e social si è impantanato su quei “giardinetti” che, a dispetto di tutto e tutti, rimarranno “giardinetti” anche se tra poco meno di un’ora, alla presenza della presidenteSSa della Camera più contestata e mal sopportata della storia della Repubblica, che verrà ricordata soprattutto per le sue infelici uscite e per quella mania ossessiva compulsiva di cambiare il genere ai sostantivi quando associati ad una figura femminile che riveste qualsivoglia carica istituzionale, cambieranno ufficialmente il nome da “parco Comunale” a “parco Falcone-Borsellino”.
Ma oltre alla terza carica dello stato sarà presente anche una fisiologica aliquota di ipocriti, raccomandati, ruffiani che, come sempre accade in certe circostanze, si mimetizzeranno come camaleonti tra i tanti cittadini perbene che, nonostante le sterili polemiche di queste settimane, presenzieranno alla pubblica cerimonia d’intitolazione del parco ai due magistrati assassinati, unitamente al coraggioso personale di scorta, materialmente dalla MAFIA ma ancor prima dall’isolamento di frange di uno Stato pavido e colluso.
Infine, com’è facile immaginare, ci saranno anche dei contestatori para fascistoidi che si confonderanno magari con altri contestatori civici che si oppongono a questo cambio di nome nonostante l’ormai svelato falso storico e amministrativo.
Dunque, all’ombra del monumento ai caduti andrà in scena il solito triste siparietto latinense che, verosimilmente, ritroveremo in serata su qualche TG nazionale (tipo quello andato in onda l’autunno scorso fuori il Supercinema, dove militanti della locale ANPI hanno protestato, unitamente a dei militanti di Forza Nuova, per il comizio di Renzi in favore di quella riforma costituzionale successivamente affossata, dalla maggioranza del popolo italiano, nel referendum del 4 dicembre u.s.).
Ma in questa strana città, dalle “50 sfumature di grigio”, ci saranno anche tanti cittadini che, come me, oggi diserteranno questa importante cerimonia non perché avversi al nuovo e importante nome che si vuole dare al principale parco cittadino, ma solo perché contrari ai modi ed ai tempi imposti da un’amministrazione che si è dimostrata divisiva ed arrogante.
Gente comune che, nemmeno per sbaglio, desidera essere accomunata a militanti di una destra ipocrita e anacronistica.
A farne le spese solo la memoria di Falcone e Borsellino indegnamente strumentalizzata in una faida da “pollaio”.

PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE!

Al Servizio Ambiente del Comune di Latina e per conoscenza a:
– Sindaco di Latina
– Polizia Locale Latina
– Prefettura Latina
– ASL Latina
– Vigili del Fuoco Latina
– Stampa locale
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La presente per segnalare una situazione di potenziale pericolo sia dal punto di vista igienico sanitaria sia della sicurezza e della prevenzione incendi urbano/boschivi.

Al riguardo, come si evince dalle foto in allegato, nell’area verde all’angolo di via Piave/via Persicara, a ridosso di un’area boschiva di circa 25 mila metri quadrati, che costeggia il canale denominato “Piattella” e collega due arterie stradali di rilievo (via Vespucci e Via Piave) nonché aree residenziali e industriali/commerciali, insiste da tempo una situazione di incuria e degrado urbano.

Detta situazione oltre a favorire il proliferare di topi, blatte, zanzare ecc. garantisce un potenziale innesco per incendi che, considerata l’estrema vicinanza ad aree private e pubbliche, potrebbero causare seri danni a cose e persone.

Per quanto sopra, anche in considerazione delle alte temperature del periodo e di quanto accaduto recentemente all’angolo tra via Cavata/via Ufente (vds riferimenti), si invitano gli uffici in indirizzo a porre in essere, quanto prima possibile, le relative azioni di competenza al fine di ripristinare un livello minimo di sicurezza, igiene e decoro nell’area verde sopraccitata.
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Riferimenti:
Fonte: Incendio in via Ufente

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TODO RESTA!

A Latina, il 19 giugno 2016, con un plebiscito popolare veniva eletto il candidato sindaco, della lista civica Latina Bene Comune, Damiano Coletta.
Il noto cardiologo, ex calciatore professionista che aveva militato nel Latina calcio quando la squadra locale era governata da dinamiche certamente non assimilabili a quelle emerse dalle cronache giudiziarie relative all’inchiesta “Olimpia”, madre di “Starter” e cugina di “Tiberio” (da non confondere con “Pdor, figlio di Kmer della tribù di Star” geniale invenzione teatrale dei noti comici nazionali Aldo, Giovanni e Giacomo).
Inchiesta che, non va dimenticato, l’autunno scorso ha portato all’arresto di 18 persone tra noti politici, imprenditori, tecnici e dirigenti comunali decretando, di fatto, il fallimento etico e morale di un intero sistema politico amministrativo.
Sistema che, per molti anni, ha governato una città spacciata per “nera” ma, in realtà, caratterizzata da “50 sfumature di grigio”.
Sfumature che ancora oggi, anche grazie alla cronica lentezza del sistema giudiziario pontino che stenta a tradurre le inchieste (alcune di cui non si sa più nulla da troppo tempo) in processi, riescono a celare quel “mondo di mezzo” di cittadini, apparentemente perbene, a cui non da alcun fastidio il “puzzo del compromesso morale” e “nell’indifferenza, nella contiguità e dunque nella complicità” hanno fatto affari e, verosimilmente, continueranno a farli anche con il sistema malavitoso nostrano.
Malavita di alto o basso rango è indifferente poiché gli affari sono affari e Latina, città dove i suicidi anomali e le intimidazioni restano a carico di ignoti, resta un terreno fertile per una criminalità che trova ampi margini di manovra proprio nella crescente desertificazione industriale e commerciale, nella preoccupante disoccupazione giovanile e nell’indebitamento delle famiglie.
Uno scenario poco rassicurante e certamente in dissonante contrasto con il benessere, vero o presunto, ostentato per le vie cittadine ancora trasandate e intasate di SUV e auto di lusso di grossa cilindrata.
Nel frattempo è trascorso un anno dall’insediamento della nuova amministrazione comunale che “todo” doveva cambiare e che un “nuovo libro” voleva scrivere per far dimenticare la politica dell’intrallazzo e delle opere bluff.
Una nuova politica che avrebbe dovuto far dimenticare il metodo politico di chi, pur proponendosi come diretto antagonista di Coletta, suggeriva all’ex sindaco Di Giorgi azioni spot: «Perché tanto in politica conta l’ultima cosa che fai, non è che si ricordano quello che hai fatto otto mesi fa».
Invece, quella comunità di cittadini che, insoddisfatta dell’offerta elettorale proposta dai soliti partiti e dalle solite liste civiche “civetta”, la scorsa estate ha sostenuto Latina Bene Comune oggi è ragionevolmente frustrata e delusa.
La delusione principale è probabilmente da ricondurre alla pragmatica consapevolezza che, nonostante i buoni propositi elettorali, l’amministrazione Coletta non sarebbe riuscita a cambiare il volto della città in tempi brevi ma quella stessa comunità non avrebbe mai potuto immaginare di ritrovarla, 12 mesi dopo, nella stessa drammatica situazione.
Il contesto cittadino attuale, infatti, è ancora caratterizzato da un imbarazzante degrado urbano e da una desolante marina dove, invece della bandiera blu, avrebbero dovuto issare quella bianca in segno di resa o, in alternativa, quella gialla anticamente associata alla quarantena.
Riguardo gli altri problemi ancora in sospeso e connessi alla viabilità, l’urbanistica, i rifiuti, i trasporti, le partecipate ecc. sono stati, ovviamente, oggetto di attacchi politici sferrati da tutti i partiti d’opposizione presenti in consiglio comunale che, in questo modo, si sono potuti facilmente ringalluzzire dopo la debacle elettorale dell’anno precedente.
Partiti come quello Democratico e Forza Italia che, finalmente, hanno potuto lavorare insieme alla luce del sole e non più “clandestinamente” come in parlamento o in altre città e dove il mutuo soccorso ha prodotto giunte, assessori (Formia docet) e nuove amministrazioni para civiche (Gaeta docet).

Oppure, come quello dei Fratelli d’Italia sfrattato malamente da un comune, storicamente definito “laboratorio politico della destra“, che cerca disperatamente di far dimenticare i fallimenti e le cattedrali nel deserto lasciate in eredità ai cittadini di Latina dalle passate amministrazioni Finestra, Zaccheo e Di Giorgi (Terme di Fogliano, Latina Ambiente, Società Logistica Merci di Latina Scalo, Metroleggera, la cittadella Giudiziaria, l’ex ICOS, Stadio, Urbanistica, Cimitero, ecc. ecc).
Per non parlare di quelle anime politiche destrorse, esiliate dal consiglio comunale da un elettorato stufo di un ventennio di sfaceli, che pensano di ritornare in auge promuovendo esilaranti campagne propagandistiche, dal retrogusto vintage (vedi foto), mediante l’occupazione di buona parte degli spazi pubblicitari e comunali riservati alle pubbliche affissioni (chi sa se tutti i relativi manifesti saranno stati vidimanti dal competente ufficio dietro corresponsione della relativa tassa) ovvero tramite i canali social veicolando video di una sconcertante banalità.
In questo grigio panorama politico dove tutti sembrano avere la verità in tasca (anche quelli che dovrebbero restare in silenzio e vergognarsi per altri diciannove anni), tutti si sentono legittimati a puntare il dito o interpretare il pensiero di quella comunità di cittadini che ha legittimamente sognato il “todo cambia” ed oggi, dopo un anno di amministrazione Coletta, deve fare i conti il “todo resta”.
Una comunità che si può solo augurare che Latina Bene Comune si faccia un bagno di umiltà e che il sindaco Coletta, dopo aver doverosamente ammesso i propri e altrui errori, inizi il secondo anno amministrativo, magari, “restituendo” le funzioni di indirizzo politico nelle mani di un Consiglio comunale, troppo spesso, esautorato da una Giunta “plenipotenziaria”.
Del resto una compagine politica come quella di Latina Bene Comune che si dice rispettosa della “democrazia dal basso” non dovrebbe avere problemi in tal senso.
Auguri Latina!

PROTEZIONE CIVILE DI LATINA e IL MAGAZZINO CHE FA ACQUA

Il 24 gennaio 2017 una delegazione del Meetup256 (I grilli e le cicale di Latina) si è recata presso “il Centro Operativo Intercomunale – C.O.I.” della Protezione Civile del Comune di Latina (ubicato in via G. Matteotti , 143) per cercare di dare un contributo alla squadra di volontari (a cui va tutto il nostro apprezzamento) che, nel primo pomeriggio, si sarebbe recata in una delle località laziali colpita sia dal terremoto che dalle eccezionali nevicate di queste settimane.
In poche ore, tra gli intervenuti, si è riusciti a raccogliere il denaro necessario per acquistare 5 pale da neve, diversi paia di guanti da lavoro, degli stivali e altro materiale. Inoltre, alcuni altri cittadini, hanno voluto contribuire con vari materiali di prima necessità.
Dunque una mattinata proficua all’insegna della solidarietà che ci ha fornito l’occasione di visitare il magazzino di stoccaggio del C.O.I. che, tuttavia, ci ha lasciato molto perplessi.
Infatti, come potete vedere dalle relative foto, il magazzino appare in uno stato strutturale che riteniamo non adeguato e soggetto ad infiltrazioni d’acqua che, certamente, non depongono a favore della salubrità di un luogo nel quale vengono stoccate anche derrate alimentari, benché sigillate ed a lunga scadenza. La mancanza di adeguate scaffalature costringe l’ammassamento dei vari scatoloni e buste (contenenti, in particolare, alimenti) a terra o su pallet in legno, in maniera del tutto casuale. Inoltre abbiamo potuto notare la mancanza di una suddivisione per generi o per scadenza.
Quanto osservato e documentato mostra delle oggettive limitazioni logistiche che ci pongono anche seri dubbi sull’efficienza organizzativa della locale Protezione Civile che, a quanto sembra, non avrebbe nemmeno una reale contezza sulla “contabilità” di quanto in gestione (in termini di materiali/alimenti/varie) e delle relative entrate/uscite.
Al riguardo, infatti, ci chiediamo se esista un registro cartaceo o elettronico (database) dalla quale poter verificare le donazioni ricevute, quelle elargite, la relativa quantità, i soggetti, le associazioni o gli enti che ne hanno beneficiato e se le varie movimentazioni sono, come dovrebbe essere, preventivamente autorizzate da qualche responsabile o affidate all’iniziativa individuale di qualche impiegato/addetto del preposto ufficio. Dunque chiediamo all’amministrazione Coletta, in particolare all’assessore Roberto Lessio che ha in carico la trattazione della Protezione Civile, di verificare quanto da noi documentato e di porre in essere, in tempi ragionevoli, gli eventuali correttivi del caso. Restiamo comunque basiti per una situazione logistica degradata che, chiaramente, fa parte dell’eredità politica amministrativa del sindaco Di Giorgi che, ricordiamo, ha fatto capo prima all’assessore Di Cocco (Cuori Italiani) e poi all’ex vice sindaco Enrico Tiero (Cuori Italiani) che aveva la delega alla Protezione civile.
Abbiamo conferma, da ultimo, che ci sono immobili comunali che vengono gestiti con molta approssimazione e che avendo al loro interno stanze che potrebbero essere impiegate in maniera più funzionale e ragionevole vengono, altresì, utilizzate come delle “isole ecologiche” (vedasi foto di uno sgabuzzino con all’interno ammassate vecchie sedie da ufficio, suppellettili ed altro materiale).

IL CARROZZONE DEL PD

RAI NEWS 24 riferisce che il giornale a tiratura nazionale l’UNITA’, “house organ” del PD, dopo poco più di un anno dall’ennesimo salvataggio pubblico da 107 milioni di euro servito a ripianare tutti i suoi debiti pregressi (senza contare che fino al 2014 la “gazzetta” del partito di “para sinistra” ha percepito circa 1,9 milioni di euro di contributi pubblici facenti parte di quel tesoretto da 30 milioni elargiti dallo Stato ad una editoria di massima drogata, di parte o solamente interessata a riempirsi le tasche a spese degli italiani), sarebbe andato in crisi soprattutto per via delle limitate copie vendute con una tiratura nazionale media giornaliera di circa 7000 giornali (per dare un termine di paragone “il Cittadino (Lodi)” è invece un quotidiano diffuso nel lodigiano e a sud di milano, con una diffusione media pari a circa 16 mila copie).
Dunque, con tutto il rispetto per i lavoratori del settore, vero anello debole e spesso sfruttato, non sarebbe ora di lasciare alle leggi del mercato (domanda/offerta) la sorte dell’editoria/informazione locale e nazionale?
I contributi di Stato, come si è visto, non sono serviti ad aiutare chi, forse, ne avrebbe avuto veramente bisogno poichè diffusore d’informazioni trasversali e indipendenti, ma sono stati indirizzati, troppo spesso, verso quel “quarto potere” funzionale a “plasmare” la consapevolezza dei cittadini italiani che, per fortuna (come si è visto dai risultati del referendum del 4 dicembre u.s.), nonostante la “disinformazione organizzata”, sono ancora in grado di discernere e scegliere in maniera autonoma.
Forse, anche per questo, molti “carrozzoni mediatici” e di parte come l’UNITA’, non vendono più e, se non vogliono chiudere (con drammatiche ripercussioni occupazionali), devono essere messi a carico esclusivamente dei partiti di riferimento (che percepiscono ancora contributi elettorali), dei loro rappresentanti politici (lautamente retribuiti) e dei relativi iscritti (tramite le quote annuali delle tessere di partito) ma certamente non a carico del popolo italiano.
I restanti giornali “generalisti” dovrebbero essere soggetti esclusivamente alle leggi del mercato ed eventuali contributi di Stato (minimi, rigidamente controllati e assegnati in percentuale solo sulle vendite reali) dovrebbero essere elargiti soltanto a giornali di natura culturale/scientifica.
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Spunto di riflessione:
-Cit.- “Tirando le somme si può affermare che i 30 milioni di finanziamenti pubblici ai giornali erogati dallo Stato sono appannaggio, per la maggior parte, di testate più piccole, con una diffusione minore, in base alla quale, facendo un rapido calcolo che tiene conto dei contributi diretti ricevuti, una copia costa ai cittadini quasi quanto una cena nel miglior ristorante della città. (Vittoria Patanè – Siciliana, da anni vivo a Roma, città in cui ho conseguito la laurea magistrale in Editoria e Scrittura giornalistica presso l’Università “La Sapienza” e frequentato il master in Informazione multimediale e giornalismo politico-economico presso la “Business School del Sole 24Ore”. Giornalista dal 2015, scrivo per diversi giornali, occupandomi prevalentemente di politica ed economia.)”
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Riferimenti: