Author Archives: Gianluca Bono

TODO STAGNA

Amministrare una città non è facile, soprattutto se si eredita una situazione fallimentare. Di massima, come spesso accade in molti comuni che cambiano amministrazione e direzione politica, almeno i primi due anni trascorrono tra ritardi e scoperte di scheletri negli armadi, errori più o meno fisiologici, ambizioni e distrazioni di varia natura, primi sintomi di autoreferenzialità e vari mantra che vanno da: “siamo i più bravi” a “ce l’hanno tutti con noi” a “gli altri erano peggio”.
Il cittadino dovrebbe mantenersi razionale, pragmatico, paziente perchè, come dicevano i saggi, “i cavalli si vedono all’arrivo”.
Tuttavia, quando dopo due anni di “abituiamoci al bello” ci si imbatte ancora in:
– cassonetti dell’immondizia lerci, rotti o stracolmi;
– strade sempre più simili a mulattiere;
– marciapiedi dissestati e sporchi;
– segnaletica stradale orizzontale e verticale invisibile o divelta;
– auto parcheggiate ovunque in particolare sugli scivoli per disabili, in curva o sulle strisce pedonali;
– mamme con relativi passeggini che per fare una passeggiata devono equipaggiarsi stile Lara Croft;
– aree verdi modello savana o sommerse dai residui dell’erba rasata e triturata unitamente a detriti di varia natura;
– parchi per bambini impraticabili;
– progetti tanto voluti dai “bikers” più noti e determinati della città, come il più chiacchierato anello ciclabile o le prime e ultime quattro case avanzate, meritoriamente ottenuti ma ora incredibilmente sbiaditi come gli elettori di Latina Bene Comune;
– una toponomastica che sembra essere diventata più importante dell’urbanistica;
– un ufficio anagrafe più simile al girone dantesco dell’inferno dove manca solo la scritta “lasciate ogni speranza o voi che entrate”;
– taluni impiegati comunali che, nel 2018, trascurando l’inidoneità ad interagire educatamente con il pubblico, hanno ancora difficoltà ad usare i computer in dotazione al punto da non saper nemmeno prelevare immagini da una chiavetta USB;
– automobilisti che girano per la città come se fosse il loro autodromo personale sicuri che, difficilmente, verranno fermati da una pattuglia della Polizia Locale cronicamente sotto organico;
– barriere architettoniche che il sindaco Coletta voleva eliminare nei suoi primi 100 giorni di mandato (booommmmm!!!), ecc. ecc.;
… allora, ti rendi conto che il “todo cambia” si è trasformato in “todo stagna” e continui ad ingoiare bile nella speranza che il terzo anno sia quello buono per una città che sta perdendo la pazienza.

ASFALTOPOLI

Chi ha viaggiato in Europa ha avuto modo di notare come le strade urbane ed extraurbane, di massima, sono quasi sempre ben tenute e, a prescindere dalle condizioni meteorologiche, si può contare sia su un manto stradale in condizioni ottimali, sia sulla segnaletica verticale e orizzontale presente e ben visibile.
Allora come mai da noi, di massima, sembra essere l’esatto contrario?
Perché sulle strade statali o regionali che collegano un capoluogo di provincia ad un altro capoluogo o addirittura ad una capitale, di massima, sembra di attraversare paesaggi lunari pieni di buche e asperità, causa sempre più frequente di incidenti a volte anche mortali?
Se poi ci spostiamo sulle strade urbane o periferiche ci imbattiamo in vere e proprie mulattiere, di massima, prive di adeguata segnaletica, in particolare verticale.
Ebbene, a Roma, per gli appalti dal 2012 al 2015 (amministrazioni Alemanno e Marino) si è scoperto il perché!
Da noi, invece, l’inchiesta “Touch Down” ha fatto emergere il medesimo sistema anche per la manutenzione delle strade provinciali.
Ma se il modus operandi fosse molto più diffuso? Magari un vero e proprio sistema consolidato che viene promosso, in particolare, in presenza di funzionari pubblici che non vogliono essere “messi ai margini”?

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PAR CONDICIO?

Per i cittadini di Latina che vogliono tenersi informati su ciò che accade nel capoluogo, nella sua provincia e nelle vicine zone dell’area metropolitana romana ci sono, di massima, quattro possibilità.
La prima, è quella di leggere l’unico quotidiano locale disponibile nelle edicole che copre una vasta area territoriale.
La seconda, è quella di farsi un giro delle testate o para-testate web che si riferiscono alla propria città e/o zona.
La terza, dare un’occhiata al TG3 ovvero ai TG delle emittenti locali.
La quarta, tipica del cittadino che non vuole lasciare nulla al caso e cerca di farsi un’idea generale nel tentativo di colmare tutte le lacune informative, dolose o meno, è quella di adottare tutte le citate opzioni.
Ma l’ultima opzione, lo sappiamo, è la più difficile e poco praticata da chi, in generale, non ha molto tempo per informarsi.
Per chi, invece, ne ha pochissimo (purtroppo nella maggior parte dei casi) rimane solo la prima possibilità.
Dunque o si compra direttamente l’unico quotidiano disponibile oppure, in occasione del classico caffè o spuntino al bar, si da una sbirciatina ai giornali presenti nel locale, solitamente messi a disposizione della clientela dal relativo gestore.

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IL FUTURO È DONNA!

Il futuro dell’Italia è nelle mani, in particolare, delle donne le quali, di massima, sottovalutano il loro potere decisionale soprattutto in ambito politico. Basti pensare che, secondo il censimento ISTAT del 2011, gli uomini risultano in minoranza.
Purtroppo il “gentil sesso”, da sempre, non sembra particolarmente attratto dalla politica. Come biasimarlo?
Invece, c’è una fetta sempre più consistente di donne che frequenta gli stadi per seguire la propria squadra del cuore o, forse, solo per condividere una passione con il proprio “lui” tifoso.
Sarà per questo motivo che il partito con più voti “rosa” risulta essere quello di Forza Italia?
O, magari, si sconta ancora la forza persuasiva delle reti televisive dell’ex cavaliere, disarcionato anche da una condanna all’interdizione dai pubblici uffici (ovvero è incandidabile, non eleggibile, ne può esercitare il diritto di voto)?
Eppure, molte donne continuano a votare il partito azienda di Mr.B nonostante tutto; nonostante le condanne subite da diversi suoi esponenti politici; nonostante il fatto che il partito a cui danno il loro consenso sia stato fondato da un condannato per frode fiscale e dal suo più stretto collaboratore, a sua volta condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Le donne, mai come in questa tornata elettorale, possono finalmente decretare l’inizio di un radicale cambiamento.

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C’È CHI DONA… E CHI INTASCA!

È di ieri lo “scoop” delle Iene sul mancato contributo di alcuni parlamentari M5S al fondo di garanzia (gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico) alimentato, lo ricordiamo, anche con parte degli emolumenti dei portavoce pentastellati.
Ebbene, con circa 20 milioni di euro restituiti dai parlamentari M5S sono già state finanziate più di 6.000 imprese.
Tuttavia, il comportamento scorretto riconducibile solo ad alcune “mele marce” non può ne deve umiliare l’impegno e la correttezza della maggioranza di quei portavoce che, invece, hanno tenuto fede al loro impegno morale e che, in questi giorni, stanno svolgendo campagna elettorale spendendo anche la loro personale credibilità.
Il danno d’immagine che taluni soggetti, di cui auspichiamo la rapida espulsione, hanno fatto al M5S e a tutti gli attivisti che, volontariamente e senza percepire alcun rimborso, costituiscono la rete territoriale su cui si basa l’organizzazione civico politica del Movimento è incommensurabile.
L’eventuale danno politico ed elettorale, invece, lo si potrà misurare solo il 5 marzo.
Tuttavia, in una campagna elettorale che verrà ricordata tra le più meschine e volgari che hanno mai avuto luogo nell’Italia repubblicana, già si stanno scatenando gli “sciacalli” dei principali antagonisti politici e dei media a loro asserviti.
Sciacalli che “ululano” in tutte le direzioni nel disperato tentativo di attirare l’attenzione dell’elettorato di pancia, quello che non approfondisce e che, spesso, non ricorda che nelle tasche di chi ora punta il dito è entrato, negli anni, un fiume di denaro PUBBLICO.
Ma, esattamente, di cosa stiamo parlando?
Qui si sta montando un caso su soldi personali non donati secondo la promessa fatta alla propria compagine politica in sfregio del programma nazionale M5S.
Ma chi “ulula” si dimentica del fatto che mentre la maggioranza dei parlamentari M5S hanno comunque onorato la loro promessa contribuendo, altruisticamente, ad alimentare un fondo di garanzia ministeriale, i parlamentari degli altri schieramenti politici, di massima, quei soldi se li sono intascati senza rendere conto a nessuno.
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Gianluca Bono
candidato M5S al Senato
Collegio Plurinominale Lazio-3