Author Archives: Latina5Stelle

OCCUPAZIONI ABUSIVE A LATINA: PROBLEMI DI MEMORIA E CREDIBILITÀ

Sono di oggi, 30/08/2017, gli stizziti commenti sulle testate giornalistiche online da parte di Casapound per via di un articolo pubblicato da Latina Editoriale Oggi con oggetto le occupazioni abusive e a firma della giornalista Graziella Di Mambro.
Di fatto, Casapound ha ben poco di cui lamentarsi, considerato che ha occupato abusivamente, almeno dalla fine del 2006, una palazzina di proprietà dell’Enel senza che nessuno sia mai intervenuto. NESSUNO, né autorità politiche né giudiziarie si sono attivate per effettuare lo sgombero dei locali di proprietà privata. Alla fine fu raggiunto, per volontà delle amministrazioni di centrodestra sia del Comune che della Provincia di Latina, uno pseudo accordo con l’Enel attraverso un contratto di affitto che prevede un corrispettivo in denaro pressoché simbolico.
L’intera operazione sarebbe stata suggellata nel 2013 da un protocollo d’intesa, siglato dalle due amministrazioni e dall’Enel, per cui la palazzina di viale XVIII dicembre sarebbe stata acquistata e la sua proprietà sarebbe passata poi al Comune che l’avrebbe destinata, secondo criteri e modalità da definire, ai fini indicati nel protocollo (?). La gestione futura avrebbe dovuto seguire la strada di un bando pubblico rivolto ad associazioni ed enti in grado di gestire la struttura, come spiegò nel 2013 l’allora assessore ai Servizi Sociali della Provincia Fabio Bianchi.
Pertanto Casapound, al pari di altri enti o altre associazioni, avrebbe dovuto partecipare e presentare domanda e progetti per partecipare alle procedure di affidamento. Cosa mai avvenuta. Per responsabilità delle amministrazioni di allora verso cui Casapound non può che essere riconoscente.
Di cosa, dunque, hanno da dolersi? Hanno beneficiato della vecchia politica come tanti, solo che adesso si intestano battaglie contro le occupazioni abusive col vestito nuovo.
Peraltro nessuno ha mai reso pubblico alcunché riguardo al “protocollo d’intesa” firmato nel 2013, e neanche rispetto alle cifre dell’operazione, agli accordi per la gestione dello stabile occupato (nel frattempo adibito anche a ricovero per i senza tetto e con un bar/pub interno) e alla durata di un simile “privilegio”. A dicembre, festeggeranno 11 anni. 11 anni di occupazione/uso di uno stabile in pieno centro cittadino, di proprietà dell’Enel, di cui sì nessuno si era più curato, ma che è stato preso in carico non di certo seguendo un percorso di legalità.
Nel frattempo, resta tutto così, a fronte di persone e associazioni che rispettano le leggi e non si appropriano di ciò che è pubblico.
Dov’è la legalità? Si deve protestare contro ogni occupazione abusiva: che siano appartenenti al clan cittadino (fummo tra i primi a denunciare la situazione vergognosa delle Case dei Papà occupate da appartenenti al clan Di Silvio); che siano cittadini con un permesso di soggiorno (il caso mediatico di Via Curtatone a Roma); che siano cittadini che occupano ormai da tempo gli appartamenti dell’Inpdap al Colosseo creando nocumento ai residenti; che siano militanti di una forza politica (Casapound) che protesta contro i più deboli ma che scorda di andare contro le occupazioni Ater o delle Case dei Papà catturate dalla ragnatela di racket criminali.

TEATRO D’ANNUNZIO – INVERSIONE DI MARCIA TARGATA LBC

Il destino del Teatro Comunale D’Annunzio non sarà più un problema “indoor” poiché a breve la gestione verrà affidata a privati per tre anni, come appreso dalle dichiarazioni pubbliche dell’Assessore alla cultura del Comune di Latina, Antonella Di Muro. Insomma, un’inversione a U rispetto a quanto annunciato tramite i proclami elettorali, talché il soggetto che si aggiudicherà il bando in arrivo riceverà anche un contributo comunale di 100.000 euro per ciascuna annualità. È pur vero che nessuna delle amministrazioni che si sono susseguite fino al 2016 ha mai concesso alcun rilievo a una delle componenti fondamentali di una società sana e consapevole: la cultura. Esempio sono i ben nove musei presenti a Latina, alcuni dei quali abbandonati al loro destino, altri, appena riscoperti e già godibili ma solo a pagamento. Questo è il messaggio che passa, ossia che per l’amministrazione del “è-sempre-colpa-di-quelli-di-prima” la cultura si deve pagare, altrimenti niente. 

Si è fatto un gran parlare del decadimento culturale degli ultimi venti anni, declassato tristemente a luogo comune circa le colpe universali della TV commerciale spazzatura, quando ora il mostro sarebbero i social delle fake news e i pay-per-click. Le scelte politico-amministrative, invece, spesso passano sotto il radar delle schiette analisi critiche. Una giunta che si proponeva come la paladina del “bello” e del “bene comune” avrebbe dovuto far passare l’idea che la cultura va vissuta in maniera partecipata, prestando attenzione a tutte le componenti del territorio come le associazioni locali operanti da anni e i fiorenti artisti e musicisti del territorio. Puntare su di loro, dare la possibilità di crescita alle eccellenze locali, pianificare le attività e iniziative culturali insieme a questa parte capace del tessuto cittadino, magari mettendo il contributo annuale a disposizione di un progetto pubblico di qualità che non avrebbe perseguito la remunerazione del capitale ma, piuttosto, l’orizzontale proliferazione dell’arte. Aver lasciato la cultura in balìa delle esigenze di mercato è una netta dichiarazione di intento della maggioranza di Coletta: non importano né metodo né risultato, l’essenziale è che si faccia.

Il verde pubblico e le anomalie climatiche a Latina

Anomalie climatiche: questa sembra essere la ragione per la quale Latina ha assunto le sembianze di quella New York immaginata dal film di Francis Lawrence “Io sono leggenda”.
La logica spinge però verso un’altra risposta: impreparazione. Un sostantivo che si accosta perfettamente all’amministrazione attuale che, dopo aver la propria inadeguatezza con i provvedimenti temporanei che vedevano affidati i parchi e le aree verdi ai gruppi dei volontari della Protezione civile (modello Tiero, in arte Tierolaso), a cui andranno 11.500 euro di rimborso spese, e le aree scolastiche ai giardinieri comunali, ha optato per due affidamenti diretti (ricordandoci i fasti dell’amministrazione Di Giorgi e dell’assessore Cirilli): aree a verde pubblico dei quartieri Nuova Latina e Nascosa andranno alla ditta Vivai Fiorita srl e la zona del centro alla Vivai Capuani, per un totale di 25 mila euro. Una determinazione, peraltro, che non specifica le aree e i mq dei due quartieri di Latina. Ennesima dimostrazione di carenza tecnica è la mancanza di una gara d’appalto per il verde aperta per tempo e non per rimediare a una situazione che è diventata di emergenza a causa dei ritardi. La fase più recente vede l’apertura delle buste con la ricezione di 36 offerte distribuite su 3 lotti di 80 giorni per un totale di 237 mila euro (decisamente pochi per gli ettari di competenza comunale. L’aggiudicazione dovrebbe definirsi entro 10 giorni e l’affidamento del servizio concludersi in estate piena. 

a cura di Francesco Martello, attivista meetup 256 “I Grilli e le Cicale di Latina”

IL BUSINESS DELL’ACC­OGLIENZA A LATINA E NEL LAZIO

Non conosce né limiti né frontiere, si nutre dei disperati che scappano da guerre, persecuzioni, fame, interessi di ogni tipo. Ci sono esseri umani alla ricerca di un futuro migliore e diverso da quello che hanno avuto nella loro vita. Tanti sono i cittadini stranieri entrati in modo ir­regolare in Italia che vengono accolti nei cent­ri per l’immigrazione dove ricevono assi­stenza, vengono iden­tificati e trattenuti in vista dell’espu­lsione oppure, nel caso di richiedenti protezione internazio­nale, attendono per le procedu­re di accertamento dei relativi requisit­i. Queste strutture si dividono in centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), centri di accoglienza (Cda), centri di accoglienza per richi­edenti asilo (Cara) e centri di identifi­cazione ed espulsione (Cie).

Sistema  di  protezione  per  richiedenti asilo e rifugiati SPRAR:

SPRAR è il “Sistema  di  protezione per richiedenti asilo e rifugiati”, le linee guida sono racchiuse in un decreto legge che ha seguito vari aggiustamenti legislativi, in ultimo quello del 10 agosto 2016 che illustra le modalità di accesso da parte degli enti locali ai finanziamenti del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, per la predisposizione dei servizi di accoglienza per i richiedenti, per i beneficiari di protezione internazionale e per i titolari del permesso umanitario, nonché per l’approvazione delle linee guida per il funzionamento del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Le amministrazioni che hanno aderito a questi finanziamenti sono vincolate a far rispettare la norm­ativa per la solidar­ietà, il rispetto dei diritti sociali e la sicurezza dei cit­tadini. Le informazioni sulla posizione dei migranti in Italia de­vono essere continuame­nte aggiornate, sopra­ttutto per i Comuni che partecipano al progetto di accoglien­za. Sprar permet­te ai sindaci di gui­dare e controllare i flussi, il numero e scegliere chi aiuta­re (famiglie, minore­nni e donne con figl­i).

Continua a leggere

Dj Fabo e gli altri

Il caso di Fabiano Antoniani (in arte Dj Fabo), morto ieri alle 11.40 in una clinica svizzera, dunque non nel suo paese e non secondo le sue volontà pone ad una società che si ritiene laica seri interrogativi?
Intanto, un cittadino italiano è stato costretto, dalla vigliaccheria di una politica ipocrita, ad emigrare anche per esercitare un proprio diritto civile negatogli in patria da istituzioni che lo avrebbero lasciato all’ergastolo in un corpo di cui Fabio non poteva più disporre secondo il principio del libero arbitrio.
Dunque, dopo Piergiorgio Welby e Eluana Englaro, la politica italiana continua ad essere sorda agli appelli della società civile e latitante persino d’innanzi a una legge d’iniziativa popolare depositata in parlamento, più di 3 anni fa, sull’eutanasia e sul testamento biologico.
Ma mentre lo stato centrale fa melina molti comuni si stanno organizzando in maniera autonoma istituendo il “Registro dei testamenti biologici”.
Nel comune di Aprilia, ad esempio, è attivo già dal 2011 (https://goo.gl/6uEtXK ), come risulta dal sito dell’Associazione Luca Coscioni.
Mentre a Latina, che non risulta nella medesima lista, com’è la situazione?
Abbiamo chiamato l’ufficio dei Servizi Sociali per una verifica e ci hanno confermato che a Latina non esiste questo registro che darebbe ai cittadini la possibilità di depositare, ufficialmente, le proprie volontà in merito.
Dunque Latina si conferma una città che ha molto da recuperare anche sotto questo punto di vista.
Per questo motivo, nelle prossime settimane, all’interno del nostro gruppo civico avrà inizio un confronto in merito teso a verificare la possibilità di formalizzare una proposta d’istituzione del Registro dei testamenti biologici all’attuale amministrazione Coletta.