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Latina blu: il teatro della bandiera

È dai Parioli, il quartiere romano elegante per antonomasia, che parte l’arlecchinata della Bandiera Blu. Quel vessillo che anche quest’anno il Comune di Latina, insieme ad altri della provincia e del Paese intero, ha creduto bene di far sventolare sul proprio lido.

Bandiera Blu, si legge dal sito ufficiale, è un programma “condotto dall’organizzazione non-governativa e no-profit “Foundation for Environmental Education” (FEE). Tale Programma è operativo in Europa dal 1987; con l’inizio del nuovo secolo la FEE ha sottoscritto un Protocollo di partnership globale con il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) e un Protocollo d’Intesa con l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (UNWTO), di cui è anche membro affiliato, per cui il Programma inizialmente europeo è stato esteso in 49 paesi in tutto il Mondo”.

Senza contare i pasticci amministrativi della destagionalizzazione, l’incuria e qualche oscura rinuncia legate al bando per i chioschi (non siamo fortunati con i chioschi se pensiamo che, sino a qualche anno fa, uno di loro era legato a Gianluca Tuma, il sodale di Cha Cha), i bandi per i servizi minimi persi nei meandri del Comune, il nostro lido di Latina, sia detto con chiarezza, non può fregiarsi di alcun titolo di benemerenza considerata la situazione tremenda che vive da anni, passando per le amministrazioni di centro destra (e quelle più addietro) fino ad arrivare all’attuale che, non colpevole dello stato indecente in cui versa il lido, è responsabile di aver proseguito questa ignobile farsa dell’effigie blu.

A Via Tronto, a Roma, nel quartiere dei Parioli, i Comuni, tra cui quello di Latina, inviano le autocandidature a Fee Italia e da lì il gioco sembra fatto.

Si legge dal sito ufficiale della Bandiera Blu, www.bandierablu.org, che i criteri del programma, al fine di ottenere l’agognato vessillo, “vengono aggiornati periodicamente in modo tale da spingere le amministrazioni locali partecipanti ad impegnarsi per risolvere, e migliorare nel tempo, le problematiche relative alla gestione del territorio al fine di una attenta salvaguardia dell’ambiente”. E già qui, considerando che a Latina la situazione del lido da Foce Verde a Rio Martino è peggiorata di anno in anno, verrebbe da scompisciarsi dal ridere se la questione non fosse seria ed esplicativa di come le cose nel nostro Paese non sono fatte seriamente. Sì perché la questione della Bandiera Blu ricorda un po’ quei personaggi in cerca d’autore che se la cantano e se la suonano da soli e, da soli, si danno i premi che servono a rivestire di un ornamento inutile un corpo lurido.

Un volta fatte pervenire a Fee Italia (la branca italiana dell’organizzazione no profit), “la valutazione delle auto-candidature, inviate ogni anno compilando uno specifico questionario e allegando idonea documentazione a supporto, avviene attraverso i lavori di una Commissione di Giuria, all’interno della quale sono presenti rappresentanti di enti istituzionali”. I componenti istituzionali (ossia facenti parti di istituzioni riconosciute) della commissione provengono da Presidenza del Consiglio-Dipartimento del Turismo, Ministero delle Attività Agricole e Forestali, Comando Generale delle Capitanerie di Porto, ENEA, ISPRA, Coordinamento Assessorati al Turismo delle Regioni, DECOS-Università della Tuscia.

Nella Commissione vi sono anche i rappresentati di organismi privati quali Federazione Nazionale Nuoto – Sezione Salvamento, i Sindacati Balneari SIB-Confcommercio e FIBA-Confesercenti. A scorrere l’elenco di chi giudica ci si accorge senza troppo sospetto che esiste un cortocircuito di interessi notevoli. Come è possibile che a giudicare la qualità di un lido, ci sono gli stessi sindacati rappresentanti di chi ha quei lidi in concessione? O a giudicare c’è la sezione Salvamento della Federazione Nuoto da cui provengono molti dei “bagnini” che faranno parte delle società che si aggiudicano le gare di appalto sul lido? Saranno sicuramente integerrimi nel valutare la qualità dei lidi da Bandiera Blu, ma il potenziale conflitto d’interessi è evidente. Come è ancor più evidente che se a giudicare i lidi ci sono gli assessorati al turismo delle Regioni (sicuramente integerrimi anch’essi), l’imparzialità non è così garantita: qualcuno potrebbe avere un occhio di riguardo per le amministrazioni di uno stesso colore politico, sopratutto se si considera che tra i partner di Fee Italia ci sono i giudicati, ossia l’Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani (tra i partner c’è anche l’Enel, non si capisce bene a quale titolo). Un viluppo tra giudicati e giudicanti che fa venire meno la serietà del certificato blu.

Per quanto riguarda la presenza in giuria di enti quali Ispra e Capitanerie di Porto, è possibile che abbiano avuto in questi anni un aggravamento delle diottrie o qualche cattivo esperto poiché, almeno sul nostro lido, un criterio quale quello della raccolta differenziata è sicuramente insufficiente, anzi, persino peggiorato negli anni (a Latina, la percentuale della raccolta differenziata è scesa di almeno un punto).

Il Questionario Bandiera Blu si compone di 12 sezioni.

– Notizie di carattere generale

– La Spiaggia

– Qualità delle acque di balneazione

– Depurazione delle acque reflue

– Gestione dei rifiuti

– Educazione Ambientale ed Informazione

– Iniziative Ambientali

– Certificazione Ambientale

– Turismo

– Lo stabilimento balneare

– Pesca professionale

– Adempimenti

In queste dodici sezioni abbiamo la rappresentazione plastica che qualcosa nei controlli a monte e a valle della Fee Italia non funziona poiché è probabile che Latina (non menzioniamo Sabaudia con problemi cronici e annosi per la depurazione) non raggiunga la sufficienza neanche per una di queste sezioni. Pare che la Fee Italia, fino allo scorso anno, abbia potuto contare sulla collaborazione del Comando Carabinieri per le verifiche sul territorio e, in particolare, per quanto attiene alla depurazione. Da quest’anno, per le visite di verifica sui litorali, la Fee Italia avrà il supporto del Corpo delle Capitanerie di Porto.

Braccio murario a Passo Genovesi

Speriamo andrà meglio rispetto agli anni passati. Sul sito della Bandiera Blu si legge infatti che “la qualità delle acque di balneazione è un criterio imperativo: solo le località, le cui acque sono risultate eccellenti nella stagione precedente, possono presentare la candidatura. Per quanto riguarda la depurazione, solo località con impianto di depurazione almeno con trattamento secondario possono procedere nel percorso di valutazione. In particolare, inoltre, non vengono prese in considerazione località che non abbiano almeno l’80% dell’allaccio in fognatura delle acque reflue, dell’intero territorio della località candidata. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, recentemente è stato richiesto un incremento nella percentuale di raccolta differenziata minima per l’accesso alle valutazioni”. Sic.

Negli anni, tenendo conto di ciò che scrive Fee Italia, la qualità dei litorali certificati è migliorata. Le condizioni per la Bandiera Blu prevedono che vengano disposti e apportati interventi in svariati ambiti: la depurazione delle acque reflue; la gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata e ai rifiuti pericolosi, quali batterie esauste ed oli usati; la regolamentazione del traffico veicolare, anche attraverso l’istituzione di aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus – navetta; la cura dell’arredo ed il decoro urbano; la sicurezza ed i servizi in spiaggia.

Ognuno, scorrendo questa lista, può arguire senza troppe ricerche che, almeno per quanto riguarda Latina, c’è qualcosa di bizzarro nelle valutazioni della commissione di gara e nei controlli che, peraltro, da protocollo Fee Italia, dovrebbero essere garantiti durante la stagione estiva.

E travolti dai dubbi, sembra persino una presa in giro l’affermazione di Fee Italia nell’ultimo capoverso della sezione cui fanno riferimento i criteri per ottenere lo stendardo blu: “Nei venti anni nei quali il Programma Bandiera Blu ha accompagnato tanti dei Comuni rivieraschi italiani, è stato possibile verificare un’evoluzione significativamente positiva delle condizioni di vivibilità dei Comuni stessi, pur con un incremento delle pressioni esercitate dall’aumento del numero di turisti che frequentano tali località”. L’evoluzione dell’erosione costiera è stata sicuramente osservata a occhio nudo, per quelle di altro tipo cerchiamo conferme dai rigorosi controllori di Fee Italia. Un esempio su tutti: Passo Genovesi. Da anni è stato denunciato lo stato di degrado, da anni la politica ha cercato di cavalcare il tema con tanto di promesse economiche quali lo stanziamento di fondi regionali persi come lacrime nella pioggia (fu previsto dal Comune di Latina, nel 2012, un giardino e un’area attrezzata). A imperitura certificazione della cialtroneria di chi deve amministrare un bene antico (e averne coscienza e conoscenza), c’è il braccio murario di epoca romana, restaurato nel XVIII secolo dallo Stato Pontificio. Non solo perché il Comune di Latina dovrebbe provare a interessare di nuovo il Mibact e la Sopritendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti; non solo perché, senza indulgere nell’esterofilia, in Germania o negli Stati Uniti quel bene sarebbe oggetto di visite guidate, mostre, conseguente indotto turistico ecc.; ma, sopratutto, perché è indegno che, ad oggi, quel ponte è utilizzato, quando va bene, per sporadiche partite di pallacanestro come il canestro attaccato alla struttura dimostra. Uno stato pietoso e putrido tanto da non essere neanche del tutto accessibile ricadendo, per buona metà, in terreni privati utilizzati per il camping, tra escrementi umani e animali e sporcizia e lordume da “Brutti, sporchi e cattivi”.

Nella spiaggia antistante il camping del braccio murario, oltre che agli immancabili gabbiani morti stecchiti, sono presenti anche rifiuti elettronici e pile, proprio quelle per cui varrebbe la pena che il “Consorzio nazionale batterie esauste”, tra i partner di Fee Italia, facesse sentire un sibilo.

Se Bob Dylan può rinunciare alla premiazione del Nobel, il Comune di Latina, più modestamente, con l’attuale amministrazione doveva e poteva fare un gesto di dignità e rinunciare di partecipare a una certificazione che oltre ad essere immeritata è poco seria e trasparente. E sopratutto non aiuta a migliorare il lido di Latina. Sono ancora in tempo…per l’anno prossimo.

Il verde pubblico e le anomalie climatiche a Latina

Anomalie climatiche: questa sembra essere la ragione per la quale Latina ha assunto le sembianze di quella New York immaginata dal film di Francis Lawrence “Io sono leggenda”.
La logica spinge però verso un’altra risposta: impreparazione. Un sostantivo che si accosta perfettamente all’amministrazione attuale che, dopo aver la propria inadeguatezza con i provvedimenti temporanei che vedevano affidati i parchi e le aree verdi ai gruppi dei volontari della Protezione civile (modello Tiero, in arte Tierolaso), a cui andranno 11.500 euro di rimborso spese, e le aree scolastiche ai giardinieri comunali, ha optato per due affidamenti diretti (ricordandoci i fasti dell’amministrazione Di Giorgi e dell’assessore Cirilli): aree a verde pubblico dei quartieri Nuova Latina e Nascosa andranno alla ditta Vivai Fiorita srl e la zona del centro alla Vivai Capuani, per un totale di 25 mila euro. Una determinazione, peraltro, che non specifica le aree e i mq dei due quartieri di Latina. Ennesima dimostrazione di carenza tecnica è la mancanza di una gara d’appalto per il verde aperta per tempo e non per rimediare a una situazione che è diventata di emergenza a causa dei ritardi. La fase più recente vede l’apertura delle buste con la ricezione di 36 offerte distribuite su 3 lotti di 80 giorni per un totale di 237 mila euro (decisamente pochi per gli ettari di competenza comunale. L’aggiudicazione dovrebbe definirsi entro 10 giorni e l’affidamento del servizio concludersi in estate piena. 

a cura di Francesco Martello, attivista meetup 256 “I Grilli e le Cicale di Latina”

DAMIANO COLETTA: AUTOSTRADARE O NON AUTOSTRADARE, QUESTO È IL DILEMMA

Nella messa cantata celebratasi ieri, 29 aprile, in Piazza del Popolo, nell’ambito della tavola rotonda organizzata dal sindacato Ugl dal titolo “Roma-Latina, un’opera necessaria”, abbiamo appreso senza sorpresa che questa autostrada a pedaggio s’ha da fare, rappresenta il sol dell’avvenire rispetto a infrastrutture e sviluppo (quale?) e costituisce il collante unico della politica nostrana. Dal PD alla destra passando per i civici Coletta e Terra, il coro unanime: quest’opera si farà. A ruggire i supposti benefici dell’opera (le solite assurdità su modernità, industria e sviluppo economico), sul palco c’erano i rappresentanti del sindacato, il consigliere uno e bino Enrico Forte, e il consigliere regionale (ex assessore ai Lavori Pubblici ai tempi di Renata Polverini) Luca Malcotti che, dopo alcuni demi plié e salti jeté di danza all’interno del proscenio post Mafia Capitale del centro destra (infatti ha sostituito proprio il figlio del “Pinguino” Domenico, Luca Gramazio), è passato ai Cuori Italiani. Malcotti ha affermato che sarà interesse del consorzio Sis finire prima i lavori perché i soldi ce li mettono loro, ossia i privati. Scordandosi di aggiungere che la parte di soldi pubblici li restituiranno, se li restituiranno (Brebemi docet), alle calende greche. Il contributo pubblico per la nuova autostrada a pedaggio in project financing, infatti, era previsto nel bando in 468 milioni di euro al massimo per il primo stralcio da 2.063 milioni, 970 milioni al massimo “a regime” per l’intera opera da 2.768 milioni. I ricorrenti al Tar (Salini-Impregilo) contestavano in particolare l’offerta di Sis proprio sul contributo pubblico, non ridotto in fase iniziale ma che il consorzio si è impegnato a restituire negli ultimi anni di concessione, di fatto trasformando il finanziamento statale in un prestito a lungo termine. La restituzione del “prestito”, stando all’offerta di Sis, dovrebbe avvenire solo nel periodo 2044- 2056, ad avvenuta remunerazione e dei finanziatori e degli azionisti, e sarebbe garantita dai soli utili attesi nella corrispondente fase di esecuzione. Lo spettro di Pedemontane varie e Brebemi aleggia vorticosamente…Sempre Malcotti insiste che per la messa in sicurezza non c’erano i soldi. E allora uno si domanda in quale universo una messa in sicurezza costi più di un’autostrada, senza contare che i 460 milioni e rotti già stanziati al Cipe possono essere un ottimo punto d’inizio e probabilmente di arrivo; proprio ciò che chiedono nei loro atti d’indirizzo le amministrazioni di Roma, Pomezia e Ardea: trasferire quei soldi nella messa in sicurezza.

Più dubbioso il sindaco Terra: quanto tempo ci vorrà, si domanda. E allora non si capisce per quale motivo non si sia ancora accodato ai comuni di Roma (non Pizzighettone, con tutto il rispetto), Pomezia, Ardea attraverso un atto d’indirizzo contrario all’opera che storni i soldi a favore della messa in sicurezza, analizzi la possibilità di un treno tram e abbia l’obiettivo di una nuova conferenza dei servizi considerata la contrarietà all’opera dei comuni interessati.

Amletico e pensoso il sindaco di Latina Damiano Coletta che, pungolato dal moderatore, pare sia stato chiaro nella risposta sebbene tra i presenti nessuno abbia compreso il senso logico di ciò che affermava. Da una parte la Roma-Latina non risolve il problema e ha un impatto negativo, dall’altra ormai non c’è più niente da fare ma saremo vigili (in che modo dal momento che il Comune di Latina non è la stazione appaltante resta un mistero). Senza nessun cenno al suo proposito mai messo in atto, e dichiarato solo pochi mesi fa nell’ambito dell’assemblea informativa al Comune di Latina, di istituire un tavolo con tutti i sindaci interessati dall’opera. Ora, se un cittadino quale è Coletta fa dichiarazioni personali contro quest’opera può far anche piacere, il problema è che se uno è stato eletto per fare l’amministratore deve parlare attraverso atti e ad ora l’unico atto agli atti (si scusi il gioco di parole) è un ordine del giorno votato a luglio del 2016 quando 17 consiglieri di maggioranza di LBC su 20 si astennero rispetto all’odg medesimo presentato da Enrico Forte (a proposito, oltre all’autostrada vuole anche il porto e l’aeroporto, e pare una stazione per space shuttle della Nasa). Un ordine del giorno, dunque, passato grazie ai voti della minoranza, compatta nel Sì all’autostrada a pedaggio (“strano”, ma anche no, che solo a Latina il centrodestra sia per l’autostrada, diversamente che a Pomezia, Roma e Ardea), e a causa del limbo cui si relegarono i consiglieri della maggioranza. Tutti tranne tre, i quali sarebbe opportuno che ottemperassero al loro ruolo di rappresentanti eletti dai cittadini e presentassero la delibera (che prende spunto da quella votata nel consiglio capitolino) che il Nodo di Latina ha protocollato al Comune nel novembre scorso. E proprio per rispettare le parole del loro stesso sindaco che, dopo l’ordine del giorno di luglio 2016, ebbe a dire: “Dobbiamo far sì che il collegamento Roma-Latina sia migliorato nel rispetto di tutti i cittadini”. Quale rispetto c’è nel non averli ascoltati questi cittadini? Quest’opera tentano di realizzarla da trent’anni, niente è stato deciso dai cittadini, sono stati sperperati milioni di euro di soldi pubblici, con annessi danni erariali certificati dalla Corte dei Conti. Un’amministrazione e una maggioranza che hanno come stella polare la condivisione, quale vuole essere quella attuale, non può accettare che una scelta calata dall’alto, distruttiva dal punto di vista finanziario, economico e ambientale, sia imposta ai cittadini, molti dei quali ignari, e sulla carne viva dei medesimi, con pesanti ricadute su chi lavora e studia.

Altrimenti sarebbe più corretto dire che Latina Bene Comune e il Comune la vogliono questa autostrada, ribadendo il voto codino di luglio 2016, e le dichiarazioni lunari, ma terribilmente vicine ai cacicchi di PD e centrodestra, del Presidente della Commissione Trasporti Giri e del segretario di partito di Latina Bene Comune.

COLETTELLI E L’AUTOSTRADA ROMA-LATINA

Domani, 29 aprile, alle ore 17,30 in Piazza del Popolo a Latina, è annunciata una tavola rotonda dal titolo: “Infrastrutture e sviluppo: Roma-Latina, un’opera necessaria”. La tavola rotonda avrà luogo nell’ambito della tre giorni organizzata dal sindacato Ugl. Alla tavola rotonda parteciperanno il sindaco di Latina Coletta, il sindaco di Aprilia Terra, il consigliere regionale-comunale Forte, il consigliere regionale Malcotti (il sostituto in Regione Lazio di Luca Gramazio, per il quale i magistrati, ieri, hanno chiesto 19 anni di reclusione nell’ambito di Mondo di Mezzo/Mafia Capitale) e altri.
A questa tavola rotonda ci sono due convitati di pietra: il primo è una voce contraria all’opera (magari qualcuno del Comitato No Corridoio Roma-Latina) che, invece, viene definita apoditticamente “necessaria”, accostando le parole infrastrutture e sviluppo quando, invece, persino la Commissione europea ha definito lo sviluppo dei trasporti in direzione di ferro e fiumi. Però ai signori il necessario sembra essere rappresentato da un’opera finanziariamente, economicamente e ambientalmente disastrosa, con l’aggiunta di danni erariali già certificati e conclamati, per cui nessuno ha pagato a causa della sempre viva ancora di salvataggio della prescrizione (della quale ormai i maggiori esperti non sono i togati ma i delinquenti di strada).
Il secondo convitato di pietra è rappresentato dal coraggio e dalle decisioni mancanti dei sindaci Coletta e Terra che in mesi non sono riusciti a esprimere un atto di indirizzo, a differenza dei comuni di Roma, Pomezia e Ardea, che certificasse la loro contrarietà all’opera. Coraggio e decisioni mancanti che investono anche i consiglieri comunali che dovrebbero essere rappresentanti del popolo ma che, almeno a Latina, non portano un atto in consiglio nemmeno se casca il mondo. Un problema strutturale che investe il funzionamento della democrazia poiché un Comune non è formato solo da una giunta in cui decidono in pochi ma è il prodotto delle azioni politiche dei consiglieri che dovrebbero portare avanti le battaglie dei cittadini al di là dei propositi della propria giunta di riferimento
Il sindaco Coletta, mesi fa, nell’ambito dell’assemblea tenutasi al Comune di Latina, su spinta del Comitato No Corridoio Roma-Latina e del Nodo di Latina, aveva promesso un tavolo di confronto con tutti i sindaci dei comuni interessati dall’opera: MAI PERVENUTO. Eppure non stiamo parlando dei vasi di fronte al mercato o di polemiche sterili quali i fiori a Palazzo M. Stiamo parlando di un’opera su cui ballano 3 miliardi di Euro, un ammontare simile al bando di gara più discusso degli ultimi mesi: l’affaire Consip.
Deduciamo che i due sindaci Coletta (in versione Colettelli) e Terra sono favorevoli all’autostrada.
Spiegassero ai cittadini i loro motivi perché finora hanno galleggiato per non dire niente.

p.s.: al Comune di Latina e al Comune di Aprilia sono state protocollate dai gruppi locali legati al No Corridoio Roma-Latina/Nodo di Latina due bozze di delibera sulla scorta di quella votata a Roma dal Consiglio capitolino nell’ottobre del 2016, c’è qualche consigliere comunale disposto a tradurre questo documento in un atto da discutere democraticamente nelle rispettive assise?

Una vita vale meno da Latina in giù

C’è uno sport inventato dai tifosi dell’autostrada a pedaggio Roma-Latina (per lo più i politici pontini, guarda caso). Si chiama lo sport del sillogismo elementare. Vale a dire: c’è un incidente sulla Pontina, ergo la colpa è di quei cattivi ambientalisti retrogradi che non vogliono la modernità.
Un’automobile accartocciata, un botto tremendo, e la responsabilità è di chi non vuole l’opera a pagamento pubblico turlupinata per project financing.
Bene, è opportuno specificare a lorsignori che l’autostrada a pedaggio è un progetto vecchio di quasi trent’anni e che se la Pontina non è stata né messa in sicurezza né “modernizzata” attraverso un’autostrada non è colpa degli ambientalisti, bensì di una politica che da destra e sinistra non ha saputo offrire gli opportuni indirizzi, perdendo tempo negli anni tra rimpalli burocratici e amministrativi, e con l’aggiunta di danni erariali dovuti ad intoppi dolosi e costosi per la tasca dei cittadini (il caso Arcea alla Regione Lazio).
Adesso che si sono decisi e che la gara è stata assegnata (benché non è vero che i cantieri partiranno a breve), l’autostrada ovviamente è uno strumento vecchio, superato (lo dice la Commissione europea, non quei retrogradi contro la modernità di cui sopra), e, sopratutto, antieconomico, anti-finanziario e contro la tutela di alcune bellezze naturali, storiche e turistiche che verrebbero intaccate – c’è anche un piccolo particolare: sarebbe scaduta la Via (Valutazione d’impatto ambientale).
C’è un altro aspetto, che di casualità non si tratta, che andrebbe portato all’attenzione dei tifosi dell’autostrada a pedaggio (da ripetersi: per lo più parlamentari pontini che magari su quell’autostrada ci viaggerebbero senza pagare il becco di un quattrino a causa dei loro privilegi di casta): quando succede che si muore nel tratto della Pontina, da Latina in giù, lo sport del sillogismo elementare si cheta. E allora una vita vale di più nel tratto Borgo Piave-Tor de Cenci (Latina-Roma), e non vale niente nel tratto Latina-Terracina e giù di lì.
L’altro ieri (17 aprile 2017) è morto un uomo, di nazionalità indiana, nei pressi di Borgo Hermada (Terracina) sulla Pontina. Probabilmente un uomo che tornava dal lavoro, in una zona ammalata di caporalato e assunzione di droghe per sopportare i turni dello schiavismo moderno in salsa pontina. Ammazzato e lasciato a perire sull’asfalto nel tardo pomeriggio di Pasquetta. Chi lo ha investito è scappato via e la Pontina, che lì (da Latina in giù) presenta il tratto più pericoloso per probabilità di incidenti, non val la pena né metterla in sicurezza né “modernizzarla”.
Sapete il motivo per cui i tifosi dell’autostrada tacciono?
Perché la mirabolante autostrada a pedaggio si ferma a Latina. Il tratto (Latina-Terracina) che i comitati e i Comuni di Pomezia, Ardea e Roma vorrebbero includere nella messa in sicurezza non è contemplato nel progetto. E non ditelo troppo ad alta voce, tanto a morire è un indiano in un tardo pomeriggio di Pasquetta.

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