Il Latina Calcio all’Antimafia

È necessario trattare la materia con beneficio d’inventario per quanto concerne le dichiarazioni rese in Commissione Antimafia dal Procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro e riportate dagli organi di stampa. Infatti, ad oggi, nell’apposita sezione online dedicata all’elenco delle audizioni in seno alla “Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere” (più semplicemente: la Commissione Antimafia), non risulta caricato alcun resoconto stenografico dell’audizione (come normale che sia dal momento che l’audizione si è svolta solo due giorni fa, 7 marzo 2017) sugli intrecci tra criminalità e calcio che hanno visto coinvolte tante realtà della Penisola tra cui Latina e il Latina Calcio.

Dopo il caso di Bergamo, dove la Procura indaga su un giro di spaccio che coinvolgerebbe i tifosi (persino il figlio del Procuratore Capo di Brescia), e l’indagine della Procura Federale sulla Juventus in cui si cercano di chiarire alcuni oscuri rapporti tra la società e appartenenti alle cosche ndranghetiste dei Bellocco/Pesce (vi è anche un’inchiesta che sfiora la società juventina sulle infiltrazioni ndranghetiste, denominata Alto Piemonte, condotta dalla magistratura ordinaria), si ha la conferma che le curve e le società di calcio si muovono sul filo del rasoio della decenza. E questo fenomeno pervade molte società e il relativo tifo organizzato, dal nord al sud.

Qui, a Latina, da tempo, e palesemente comprovato dall’indagine/processo Don’t Touch e dall’indagine Olimpia, si è compiuto il legame tra società di calcio, criminalità e amministrazione comunale/politici. In nome del consenso sociale e politico. E in ragione di interessi economici, con un quadro finanziario/tributario da brividi che, come noto, rischia di condurre al fallimento del Latina Calcio e lasciare con un pugno di mosche in mano i relativi creditori, tra cui il Comune di Latina – a proposito, ma la Corte dei Conti non interviene?

Ciò che il procuratore Pecoraro ha detto ieri sul Latina Calcio, in Commissione Antimafia, non suona nuovo alle orecchie di Latina: “Vi era una frequentazione da parte dei giocatori con il Di Silvio e questo decideva chi dovesse entrare in curva, addirittura. Ci sono violazioni dell’articolo 1 bis del codice di giustizia sportiva, i giocatori si sentivano protetti da tale Di Silvio, organico alla criminalità organizzata”. Ad assistere all’audizione dell’ex prefetto di Roma Pecoraro è presumibile che vi fosse anche il deputato Marco Di Lello, presidente dell’organo interno alla Commissione Antimafia, il Comitato Mafia e Sport, e appartenente al gruppo parlamentare del PD (da gennaio del 2017).

Chi è Marco Di Lello? È il deputato che avrebbe dovuto disporre, in Giunta delle Autorizzazioni della Camera dei Deputati, la relazione sul caso Maietta quando, all’indomani dell’ordinanza del gip Mattioli del Tribunale di Latina (novembre 2016, inchiesta Olimpia), il deputato latinense di Fratelli d’Italia rischiava l’arresto evitato grazie al salvagente dell’immunità parlamentare, ai rinvii decisori della medesima Giunta delle Autorizzazioni e, in seguito, e definitivamente, dalla pronuncia del Tribunale del Riesame di Roma la quale, però, non ha ridimensionato di una virgola le contestazioni che la Procura di Latina ha mosso su Maietta, il Latina Calcio e l’amministrazione comunale ipotizzando il reato di associazione per delinquere nell’inchiesta Olimpia.

Marco Di Lello

Di Lello, membro della Commissione Antimafia, nonché Presidente del Comitato Mafia e Sport, è, come accennato,
anche segretario della Giunta delle Autorizzazioni della Camera dei Deputati dove, nella seduta del 14 dicembre del 2016, osservava “come l’ordinanza (n.d.a.: l’ordinanza del gip Mattioli per Olimpia) ponga sullo sfondo della complessiva vicenda giudiziaria presunti rapporti di Pasquale Maietta con esponenti della criminalità organizzata locale. Tale premessa non viene però sviluppata, non è contenuta nelle contestazioni e, soprattutto, non sfocia in una contestazione ai sensi dell’articolo 416-bis del codice penale”. A parte l’errore sull’articolo del codice – la Procura di Latina non ha mai contestato l’associazione mafiosa a Maietta, e non avrebbe neanche potuto dal momento che ciò attiene ai compiti della DDA -, è evidente che il Di Lello, ambi-membro di Commissione Antimafia e Giunta Autorizzazioni, considerava non rilevante e sussistente il legame tra il Maietta e la criminalità locale. Strano per un presidente del Comitato Mafia e Sport (che è tenuto a conoscere le realtà del mondo calcistico italiano in relazione alle organizzazioni criminali) e, sopratutto, in totale contrapposizione a quanto asserito due giorni fa dall’ex prefetto di Roma e attuale Procuratore della Figc Giuseppe Pecoraro.

Sarà dunque opportuno capire come Di Lello si sia comportato nell’audizione del 7 marzo 2017 rispetto alle dichiarazioni di Pecoraro che, a differenza sua, ha dato per certo il legame tra il Latina Calcio e Costantino Cha Cha Di Silvio, vero e proprio team manager occulto e punto d’incrocio/incontro tra società, calciatori e tifo organizzato – è stato comunque già condannato in primo grado nel processo Don’t Touch che ha riconosciuto la sua compagine come strutturata in un’associazione a delinquere operante in città per svariato tempo tra usura, estorsione e spaccio di droga, senza menzionare che altri condannati in Don’t Touch e appartenenti al suo supposto clan erano organici al tifo organizzato del Latina Calcio, con annesso spaccio di sostanze stupefacenti nel contesto della sede dei supporter della Curva Nord.

Le dichiarazioni (o le mancate dichiarazioni, ma si capirà leggendo il resoconto stenografico una volta che sarà pubblicato) di Pecoraro sul Latina Calcio e su Maietta potrebbero essere molto imbarazzanti sia per se stesso che per l’ex capo di gabinetto dell’ex sindaco Di Giorgi, Gianfranco Melaragni. A differenza delle dichiarazioni nei confronti del Presidente della Juventus Andrea Agnelli e dei suoi presunti incontri con affiliati a una cosca calabrese, che Pecoraro ha tenuto a smentire immediatamente sostenendo che sono destituite di fondamento e meravigliandosi che sono state riportate dalla stampa nell’ambito di un’audizione alla Commissione Antimafia per la quale ha richiesto la secretazione tombale (è augurabile, tuttavia, che non tutto venga secretato in ragione del diritto non scritto all’informazione dell’opinione pubblica), le dichiarazioni su Maietta, Cha Cha e il Latina Calcio rimangono in piedi poiché non smentite. Come rimane in piedi il fatto che lo stesso Pecoraro abbia sostenuto, in Commissione Antimafia, di essere completamente a suo agio e stimare come Procuratore aggiunto (“l’ho scelto io come mio vice”, dice Pecoraro) per la Federcalcio quel Gianfranco Melaragni che è, a detta sua, e a detta, tramite la voce del medesimo Pecoraro, del Procuratore di Latina De Gasperis, “una persona che merita rispetto”.

Sul rispetto non ci piove, come quello che si deve a ogni essere umano. Sulla credibilità del quadro, invece, sorgono alcune contraddizioni e domande che scaturiscono naturalmente.

Giuseppe Pecoraro

  1. Il Procuratore della Figc Pecoraro sa che il suo Procuratore aggiunto Melaragni è stato capo di gabinetto dell’ex sindaco di Latina Di Giorgi, sodale di partito di Pasquale Maietta ex assessore al Bilancio della giunta del medesimo Di Giorgi? È a conoscenza del fatto che Melaragni, che definisce “persona straordinaria”, brigava al telefono con Pasquale Maietta per suggerirgli di comporre un’interrogazione parlamentare contro il Questore di Latina De Matteis (reo di aver mosso dubbi sulla gestione del Francioni e del Latina Calcio), e che, poi, effettivamente ha redatto e “circostanziato”, con firma dell’onorevole?
  2. Se ora Maietta merita il procedimento disciplinare, perché Melaragni non ha collaborato con la magistratura quando essa indagava sull’ex Presidente del Latina Calcio (può farlo ancora dal momento che le inchieste sul deputato di Fratelli d’Italia sono ancora aperte e numerose)? Cosa è successo da quando Melaragni scriveva, in qualità di ghost writer di Maietta, un’interrogazione parlamentare, fino ad oggi che la Procura per cui lavora sottopone il deputato latinense a procedimento disciplinare?
  3. Pecoraro che ha scelto come suo vice Melaragni, e si dice convinto della scelta, lo considera ancora “una persona straordinaria e un funzionario impeccabile” sapendo che lo stesso scriveva atti contro un altro servitore dello Stato (De Matteis) per conto della stessa persona, Maietta, verso cui adesso agisce con un procedimento disciplinare ammettendo la sua vicinanza a un appartenente alla criminalità organizzata (tecnicamente, va detto, Di Silvio non è mai stato condannato per associazione mafiosa).
  4. Pecoraro sa perfettamente chi è Di Silvio poiché, da prefetto di Roma, conosce altrettanto bene la casa madre dei Di Silvio, ossia i Casamonica. Non trova inopportuno avere, come vice, un personaggio che intratteneva rapporti politici e amministrativi con un deputato che frequentava e accoglieva nella sua società sportiva un appartenente a quel clan?
  5. Non sono conciliabili le dichiarazioni di Pecoraro su Melaragni e il Latina Calcio. Se da un parte il Procuratore Pecoraro dice di aver aperto un procedimento sul Latina Calcio e sugli ex leoni alati Maietta, Iuliano (che si faceva fotografare, tramite amabili selfie, beatamente con Cha Cha), Bruno e Crimi, confermando in toto il legame oscuro, dall’altra non può credere che Gianfranco Melaragni, ex capo di gabinetto di Di Giorgi (ex sindaco di Latina nonché sodale politico di Paquale Maietta), non sapesse chi fosse Maietta (che aveva, appena nominato da Di Giorgi, come assessore al Bilancio per un brevissimo intermezzo e per il quale confezionò la famigerata interrogazione parlamentare contro il Questore di Latina De Matteis), come gestisse il Latina Calcio e quali rapporti avesse con il criminale Cha Cha. Come dimostrato dalle intercettazioni dell’inchiesta Olimpia, Melaragni, ex uomo dei servizi, Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, nominato da Di Giorgi come Capo di Gabinetto nel dicembre del 2013, la cui giunta era composta anche da Maietta (che si dimise poco dopo la nomina di Melaragni), era in rapporti con Pasquale Maietta. I due procuratori, Pecoraro e Melaragni, stimandosi molto come ha dichiarato Pecoraro, vorranno aggiungere qualcosa alle inchieste Don’t Touch, Olimpia e Starter in cui è ancora indagato Pasquale MaiettaMelaragni, il cui Procuratore Pecoraro ha disposto un procedimento nei confronti di Maietta, ha cambiato idea nei riguardi del deputato di Fratelli d’ItaliaRifarebbe ancora un’interrogazione parlamentare per conto del deputato contro il questore De Matteis ora che, invece, la Procura di cui fa parte gli applica un procedimento?

    Gianfranco Melaragni

  6. Melaragni si è insediato in Procura Federale e collabora con Pecoraro da settembre del 2016. A dicembre dello stesso anno viene rimosso dalla carica di membro dell’Osservatorio del Ministero dell’Interno sulle manifestazioni sportive, dove rappresentava la Procura federale della Fgci. Che senso ha rimuoverlo da un osservatorio e invece lasciarlo ben saldo in un ruolo più importante quale è quello di Procuratore aggiunto della Federcalcio?
  7. L’ex prefetto Pecoraro fu nominato più volte nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli su Luigi Bisignani e la cosiddetta P4: intercettati ad ottobre 2010, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e il faccendiere piduista discutevano delle accuse di Massimo Ciancimino a De Gennaro (attuale Presidente di Leonardo/Finmeccanica) e Narracci (ex funzionario del Sisde) e di una riunione del Copasir presieduto da D’Alema in cui si doveva discutere di tali dichiarazioni. Parlano di indagini coperte da segreto, di verbali, quelli di Massimo Ciancimino (trattativa Stato-mafia), che erano stati secretati: un uomo dello Stato che si confronta con un faccendiere e collettore di tangenti come Bisignani. Ascoltato dai pm il 23 febbraio 2011, Pecoraro spiegò quelle telefonate: “Io e il Bisignani facciamo riferimento alla vicenda inerente alle dichiarazioni del figlio di Ciancimino su De Gennaro e su Narracci, e cioè al fatto che il Ciancimino avesse detto che il signor Franco di cui si parlava nel noto papello era il mio amico Gianni De Gennaro; nella conversazione io dico al Bisignani di aver appreso che il Copasir avrebbe trattato e messo all’ordine del giorno tale argomento”. L’ex prefetto capitolino aggiunse: «Quella era una chiacchierata tra amici. Io sono stato capo di gabinetto di De Gennaro e quello con Bisignani era uno sfogo. Ormai assistiamo a un impazzimento generale e, in quel caso, io non potevo accettare che si gettasse fango sulla figura di De Gennaro”. Alla richiesta dei magistrati su come e da chi avesse saputo che il Copasir si sarebbe occupato delle dichiarazioni di Ciancimino su De Gennaro, Pecoraro risponde: “In questo momento non sono in condizione di dire da chi io abbia appreso della presunta iniziativa del Copasir”. Mentre le inchieste andavano avanti e Massimo Ciancimino continuava a rendere delicatissime dichiarazioni e consegnare documenti riguardanti De Gennaro ma anche altri uomini dei servizi segreti, il Copasir da una parte e Luigi Bisignani con l’ex prefetto Pecoraro dall’altro affrontavano la questione. Non proprio rassicurante.
  8. Esiste un mutuo soccorso e/o una implicita e ferrea solidarietà tra appartenenti o ex appartenenti ai servizi segreti?
  9. Il Procuratore Pecoraro sa che il suo vice era il capo di gabinetto di un sindaco, Giovanni Di Giorgi che, come scoperto e pubblicato, a novembre 2016, dall’edizione pontina de Il Messaggero: “in passato ha avuto un ruolo in altre tre società. Una, l’As Latina spa, lo vede come consigliere. È la società con cui Antonio Sciarretta ha guidato il Latina calcio. Ma sono le altre due le più curiose. In realtà è una sola società. La Lifestyle srl. Di Giorgi nè è unico socio dal 3 aprile del 2008 e nasce per occuparsi di «Ricerca scientifica e sviluppo». Ha sede a Latina, in via Manzoni 31. La srl viene cancellata il 22 giugno 2009. Il 13 luglio cessa dalla carica di socio unico. Passa poco più di un mese, e il primo settembre del 2009 riparte. Ha lo stesso codice fiscale, ma la sede legale passa a Roma, in via Flaminia 395. L’amministratore unico è Massimiliano Mantovano, l’imprenditore finito al centro dell’inchiesta sugli appalti gonfiati all’aeroporto di Ciampino. Ha il 95% delle quote, l’altro 5% è di Miriam Brusca, anche lei indagata nell’inchiesta di Roma.
    Ma ora fate attenzione ai due indirizzi della Lifestyle srl. Quello di Latina, via Manzoni 31, ricompare nell’inchiesta Don’t touch e in particolare nel decreto di sequestro delle società riconducibili a Gianluca Tuma, vi ha sede infatti la Edilfer srl, società che ha come scopo la vendita e l’affitto di beni immobiliari. Anche l’altro indirizzo, quello di Roma, compare in quel decreto di sequestro. In via Flaminia 395 ha sede la Finclem srl, società che svolge attività immobiliare in genere. Davvero una curiosa coincidenza”.
  10. Il Procuratore Pecoraro sa che il suddetto Gianluca Tuma, recentemente destinatario di un sequestro di beni per l’ammontare di circa 3 milioni disposto dalla Divisione Anticrimine della Polizia di Stato di Latina, aveva in pugno il marchio del Latina Calcio il cui Presidente era Maietta, in stretti rapporti con la “persona straordinaria e funzionario impeccabile” Gianfranco Melaragni?

Posted on 9 marzo 2017, in Blog and tagged , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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