LA FORMA DELL’ACQUA: uso o abuso dell’emergenza migranti?

di Vinicio Sperati

Il flusso verso l’Italia si è incrementato negli ultimi giorni di agosto 2016, con 8 dei 21 mila migranti sbarcati negli ultimi due giorni del mese, una circostanza che ha suscitato l’allarme sugli organi di stampa.

Simili allarmi lasciano il tempo che trovano ma sono mirati a riempire la fantasia popolare dei fantasmi dell’occupazione, alimentando la paura del diverso.

La maggior parte degli sbarchi avviene tra Sicilia e Calabria, circa l’87% del totale,  in parte per la vicinanza delle coste africane, in parte perché vi è un maggior interesse secondario che avvengano proprio lì. Proprio lì perché – un esempio banale ma estremamente realistico -, se il lavoro sommerso vale in totale il 13% del Pil italiano, in agricoltura, ambito usuale per lo sfruttamento dei migranti, questa quota supera il 18%, garantendo altissimi profitti allo sfruttamento criminale del lavoro, che andrebbe fortemente contrastato non solo per ragioni etiche, ma perché l’integrazione è presupposto allo sviluppo del territorio (Rosarno docet).

  • Dati, in costante aumento gli arrivi via mare
    Il dato riportato dal Ministero dell’Interno, dipartimento dell’Immigrazione, aggiornato al 31 dicembre 2015, era in calo del 9% rispetto al 2014, quando arrivarono via mare 170 mila migranti. Fu un anno di forte crescita: maggiore, secondo le stime di Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, rispetto a quello di 2013 (40 mila), 2012 (15.900), 2011 (64.300), 2010 (4.500) e 2009 (11.000) sommati. E nel 2016? Pare certo che il 2016 abbia fissato un nuovo record di sbarchi in Italia. In  base ai dati forniti dall’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati), gli arrivi sono vicinissimi a quota 180 mila. Più che in Grecia (173 mila), che “beneficia” degli effetti dell’accordo Ue-Turchia sui profughi siriani. 
  • Istat, confermato calo saldo migratorio
    Il grande aumento degli arrivi via mare è dunque nei numeri, ma c’è dato per cui è difficile qualificare la situazione come “emergenza” migrazione. Nel complesso,  gli arrivi in Italia, sono infatti in calo. Dai dati Istat, il numero totale di immigrati in Italia è in costante diminuzione, -27% negli ultimi cinque anni: dai 386 mila del 2011 ai 280 mila del 2015. Il saldo migratorio nel nostro Paese, cioè la differenza tra immigrati ed emigrati, è ancora positivo ma va riducendosi sempre di più (107.529 gli italiani trasferitisi all’estero nel 2015). L’apparente contrasto tra i due fenomeni si spiega con un aumento dell’immigrazione via mare in percentuale rispetto alle altre vie, in particolare quella terrestre e quella aerea. Se, infatti, nel 2008 il 73% degli immigrati irregolari in Italia erano over-stayers (cioè persone entrate con visto turistico e rimaste oltre la scadenza di questo) e solo il 12% era arrivato via mare, nel 2015 su 280 mila immigrati ben 153 mila sono arrivati coi barconi. Pesano crisi economica, che riduce il numero di coloro che vengono in Italia in cerca di lavoro, e dall’altro fenomeni di instabilità politica e sociale in vari Stati, soprattutto africani e mediorientali, che aumentano il numero di persone che fuggono da guerre e persecuzioni.
  • Paesi di provenienza
    I migranti arrivano principalmente dall’Africa: Nigeria (21%), Eritrea (12%), Guinea (7%), Costa d’Avorio (7%) e Gambia (7%). Arrivano soprattutto in Sicilia (122.367), Calabria (31.295) e Puglia (12.164), ma vengono poi redistribuiti: delle 103.792 presenze totali al 31 dicembre 2015, il 13% si trovava in Lombardia, il 12% in Sicilia, l’8% in Lazio, Campania, Veneto, Piemonte e via dicendo. Nel 2016 abbiamo avuto anche il triste record di morti nel Mediterraneo, oltre 5 mila.
    Le richieste di asilo, in base all’ultimo aggiornamento dell’Unhcr sull’Italia al 31 ottobre 2016, erano 97.446. Più di quelle del 2015 (83.970) e del 2014 (63.456).

Il mare magnum della gigantesca migrazione in atto posiziona l’Italia quale ponte tra i benestanti, l’Europa, e una delle parti più povere del mondo, l’Africa, un continente ricchissimo di risorse naturali ma volutamente e, in maniera criminale, sfruttato.
Purtroppo l’intera EUROPA – sull’onda dell’emotività generata in gran parte dagli attentati e dagli episodi di violenza perpetrati dagli extracomunitari, sopratutto a causa dello sfruttamento, della ghettizzazione e marginalizzazione imposta ad essi, peraltro fortemente enfatizzata dai MEDIA – si sta concentrando sul come tenere lontane le persone non su come aiutarle a casa loro. Secondo dati UNHCR, i migranti che sono sbarcati in Italia, tra il gennaio e il dicembre 2016, ammontano a circa 180.000, mentre sarebbero circa 5000 i morti nell’attraversamento del Mediterraneo.

Dramma su dramma, negli scorsi 8 mesi del 2016, i minori non accompagnati hanno rappresentano il 15% di tutti gli arrivi via mare, mentre costituivano l’8% nel 2015 e il 7,7% nel 2014, anno record di sbarchi. E si prevede che per la fine dell’anno il numero dei minori non accompagnati salirà a 20 mila. Ad oggi sono giunti in Italia 16.800 minori non accompagnati.
Questi costituiscono il 91% del totale dei minori sbarcati nei Paesi europei che ancora li accolgono.
MOTIVO? In Italia si LUCRA sui profughi/migranti e ancor più si riesce a lucrare sui minori.Un capitolo a parte riguarda la reale maternità o paternità dei presunti genitori a seguito dei (pochi) minori accompagnati; i mezzi e le risorse a disposizione delle forze di Polizia sono così scarse che NON si fanno i controlli necessari quali l’analisi del DNA. Chiunque può dire di essere il genitore di uno di questi minori e ottenere un trattamento migliore. Risulta di fatto allarmante il numero di questi minori che svanisce dal e nel territorio nazionale senza che NESSUNO se ne preoccupi. In fondo per alcuni sono problemi in meno da gestire. Queste sparizioni lasciano strascichi emotivi molto forti, non nelle autorità, non presso i burocrati, bensì nel cuore delle famiglie italiane che li hanno accolti in affido, se ne sono occupati e che amorevolmente li hanno curati.

La crescente massa di immigrati, clandestini, rifugiati non è irrilevante per le spolpate casse del WELFARE italiano, ha  un costo di sopravvivenza che è giusto sostenere ed è afferente allo Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati nato nel 2002 dalla convenzione tra il Ministero dell’Interno, l’Associazione dei comuni italiani (Anci) e l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, finanziato dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (Fnpsa, ennesimo acronimo tra i tanti), oltre che da eventuali fonti di finanziamento straordinarie, per esempio i contributi della Protezione Civile o le risorse provenienti dall’8 per mille destinato allo Stato.

Spese per i migranti/rifugiati

Il valore pro capite e pro die di questa spesa è stimato essere pari a circa 35 euro al giorno.
Con questa somma si calcola sia possibile fornire alloggio, vitto, assistenza medica e sociale a persona, includendovi circa 2,5 euro al giorno per le piccole necessità personali. Se la matematica non è un’opinione, in Italia si ritiene equo che un uomo, che abbia compiuto 65 anni e 7 mesi e chissà quanti anni di lavoro alle spalle, possa pagarsi alloggio, vitto, spese mediche, riscaldamento, eventuali indumenti, un minimo di assistenza e un fisiologico sfizio di tanto in tanto, con una cifra annua pari a 5824,91 euro della pensione sociale (o minima), a fronte di un migrante inserito nelle rete dell’accoglienza che costa poco meno di 12.775 euro all’anno.

In questo contesto si innesta la sempre meno trasparente macchina dell’accoglienza mentre il Viminale, attraverso le Prefetture, dispone dei territori dei Comuni. Le amministrazioni comunali, spesso vicine ai soliti noti che hanno in mano la gestione dell’”emergenza migranti” – cooperative, centri di accoglienza, associazioni – impongono le decisioni ai cittadini, arrivando a trasformare, nell’immaginario collettivo, i richiedenti asilo in richiedenti albergo. Valga come esempio il caso nel Comune di Latina, dove si voleva concedere, A USO GRATUITO, a un non meglio identificato centro per migranti, peraltro inserendo circa 20 persone in 100mq o giù di lì, un’abitazione (sita in via Gorgolicino n.365/369) confiscata ai De Rosa (affiliati al clan Ciarelli-Di Silvio), totalmente priva di qualsivoglia rispondenza alle norme vigenti (quali abitabilità, fognature, impianti, fondazioni) e destinata alla demolizione.
A Latina, secondo i dati ufficiali del Comune, alla data del 15 settembre si contano, su una popolazione di quasi 126mila abitanti, 375 persone in prima accoglienza (0,30%) al netto dei minori, più 81 richiedenti asilo politico seguiti nell’ambito del progetto Sprar. “Un milione e duecentomila euro ogni anno per gli 81 rifugiati politici ospitati nel capoluogo. A tanto ammonta il trasferimento che lo Stato effettuerà nei confronti del Comune di Latina. I numeri sono emersi durante la seduta della commissione Bilancio presieduta da Massimo Di Trento. Molti gli argomenti affrontati, tra cui alcuni debiti fuori bilancio e delle variazioni al documento di programmazione per spese non previste. Questa volta, rispetto ad altre, gli importi dei debiti fuori bilancio sono più contenuti. Tra gli altri c’è quello per le suore francescane alcantarine pari a circa 5 mila euro per pagamento spese legali. Ma chiaramente l’attenzione di ieri è stata tutta per i soldi per i rifugiati: costano 1,2 milioni ogni anno e per i prossimi tre la previsione è la medesima. I soldi arrivano al Comune dallo Stato e poi l’ente provvede ad assegnarli alle coop che gestiscono l’accoglienza. Ci sono circa 81 rifugiati attualmente ospitati” (fonte: Latina Oggi). Circa 14815 all’anno per ciascuno dei “rifugiati”, pari a circa 1235 euro al mese, vale a dire 41,15 euro al giorno per “rifugiato”.
Chi gestisce questo tesoretto? Quali e quante siano le cooperative sociali, le associazioni che se ne occupano sul territorio comunale di Latina, non sono dati certi.
È palese la clientelare commistione tra politica e molteplici interessi privati che impongono di votare per politici che poi andranno a occupare ruoli istituzionali: valga per tutti l’esempio del centro C.A.R.A. di Mineo dove si è scoperto che Giuseppe Castiglione, attuale sottosegretario del governo Gentiloni, induceva a votare per il suo partito: l’NCD del Ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Qualcuno, come l’associazione LUNARIA , dei dubbi se li è fatti venire. “Il sistema di pagamento esclusivamente successivo alla rendicontazione delle spese sostenute se da un lato assicura (o meglio dovrebbe assicurare) la correttezza dell’impiego delle risorse pubbliche destinate alla gestione dei centri, dall’altro favorisce di fatto gli enti di più grandi dimensioni che possono più facilmente anticipare le spese sostenute o hanno un più ampio margine di trattativa per concordare con le banche anticipi di fattura sulla base delle convenzioni stipulate. Ma la verifica solo documentale rende difficile individuare eventuali irregolarità. Ad esempio, se viene presentata la fattura relativa a un servizio di catering che certifica l’erogazione di un certo numero di pasti per un certo numero di persone, il controllo esclusivamente documentale non consente di verificare se i pasti sono stati effettivamente erogati o se il loro numero corrisponde a quello effettivo. Cosa che sarebbe possibile forse accertare se fossero previste delle ispezioni periodiche dei servizi non precedentemente annunciate agli enti gestori.”

Naturalmente TUTTE le assegnazioni di immobili, e il numero di persone ghettizzate al loro interno, vengono, volontariamente o meno, comunicate senza trasparenza ai cittadini, sia dalle Prefetture che dalle amministrazioni comunali, per cui i cittadini si ritrovano di punto in bianco a domandarsi chi siano queste persone, da dove vengano, con il conseguente allarmismo sociale ormai insito nella mentalità di un popolo, quello italiano, indebolito fortemente da anni di crisi economiche e strutturali e fuorviato da una sovente cattiva spettacolarizzazione del fenomeno messa in campo dai media.

Che cosa fa l’amministrazione comunale? Sono pronti ad assumere la forma dell’acqua, a modellarsi sugli interessi di taluni così da dimenticare il benessere degli altri?
L’assessore alle politiche sociali del Comune di Latina, Patrizia Ciccarelli, alla domanda – “Gli immigrati sono una risorsa. Quanto è d’accordo con questa affermazione?” – ha risposto: “Molto d’accordo. Dobbiamo imparare dalle differenze. È una crescita personale per tutti. Spesso inoltre sono braccia in più per risolvere i problemi di ogni giorno…chissà. E non solo braccia, ma anche delle teste pensanti in più. Si potrebbero fare tante cose…possono tagliare l’erba, cucinare cose a noi sconosciute e insegnarci tante cose che oggi non conosciamo”. “Gli immigrati sono una risorsa”, dunque, è un concetto che risulta evidente – lo avrà notato anche l’assessore alle politiche sociali – come è altrettanto rilevante che i profughi extracomunitari evidenziano un lapalissiano aspetto: esiste un business da svariati milioni di euro che riempie i conti correnti delle cooperative e di tanti, troppi politicanti che le supportano.
L’Unione europea ha proposto, il 14/09/2016, nel piano EFSD, 44 miliardi di euro di aiuti, che potrebbero arrivare ad 88 miliardi con l’ulteriore impegno dei singoli governi, per lo sviluppo dell’Africa e del Medio Oriente. Nelle intenzioni della Commissione europea, nel piano per l’Africa e il Medio Oriente dovrebbero convergere finanziamenti per 3,35 miliardi di euro dal budget dell’Ue e dai Fondi europei per lo sviluppo. Centrale poi il ruolo della Banca europea d’investimento (Bei): sul piatto, tra il 2016 e il 2020, dovrebbero esserci prestiti per 32,2 miliardi.

Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker alla plenaria di Strasburgo ha detto: “La logica è la stessa del piano di investimenti interno: useremo fondi pubblici come garanzia per attrarre investimenti pubblici e privati allo scopo di creare occupazione. Il nuovo piano offrirà opportunità a coloro che altrimenti sarebbero spinti via in cerca di una vita migliore”. Istituzioni e “piazze” sono d’accordo: aiutiamoli, sì, ma a casa loro.

Il dibattito sugli aiuti allo sviluppo è stantio; iniziato dopo la seconda guerra mondiale, con la decolonizzazione, è potenzialmente valido se sono presenti tutte le condizioni necessarie allo sviluppo. Se le condizioni necessarie allo sviluppo non sono presenti, gli aiuti risulteranno necessariamente improduttivi e totalmente inefficaci. L’«aiutiamoli a casa loro» è uno slogan che si scontra con il nazionalismo economico e la prosaica necessità di garantire specifici gruppi d’interesse. Investire in “foreign aid” può servire a ripulirci la coscienza mentre scegliamo di impegnarci in una politica di respingimenti. Può forse comprare la disponibilità dei loro governi a impedire la libertà di movimento dei migranti ma, considerando che ci sono stati più di 60 milioni di profughi nel mondo durante il 2015, la cosa pare più facile a dirsi che a farsi.

I rifugiati che riescono a tornare in patria sono sempre di meno: nel 2014 sono stati 126.800, mentre l’anno prima erano stati 414.600. Il maggior numero di rifugiati trova accoglienza nei paesi dell’Africa subsahariana (4,1 milioni di persone), in Asia e Pacifico (3,8 milioni), in Europa (3,5 milioni), in Medio Oriente e Nordafrica (3 milioni) e nelle Americhe (753mila). Ma i fondi da destinare agli Stati più poveri del mondo, per aiutare quest’ultimi ad avanzare socialmente ed economicamente, vengono realmente utilizzati per tale scopo ?. In realtà, questi soldi, che si trovano sotto la dicitura “cooperazione allo sviluppo“, vengono utilizzati dal nostro Paese per gestire i costi sempre più pesanti dell’accoglienza migranti. Di fatto, nel 2015, l’Italia ha speso almeno 1 dei 4 miliardi di questo fondo di solidarietà per finanziare l’apertura e il sostentamento su tutto il territorio nazionale di nuovi centri per i profughi. Questi dati sono emersi a sorpresa in seguito a un’elaborazione sviluppata dall’associazione OPENPOLIS.

Vi sono, inoltre, ulteriori spese per il controllo delle frontiere. Negli ultimi dieci anni è stato creato un «sistema» europeo di controllo delle frontiere mastodontico, costoso e non interconnesso, sconosciuto persino dai nostri politici, per non parlare dei cittadini europei. C’è Frontex a Varsavia, «Guardia Costiera e di Frontiera Europea» (EBCG), che controlla le frontiere dell’area Schengen, grazie a un budget schizzato da 6,2 milioni l’anno, al suo nascere, dodici anni fa (2004), a 239 milioni oggi e presto 322. Dalle parti di Lisbona, c’è l’Emsa, l’agenzia per il controllo marittimo, finora una piccola struttura nata per controllare meglio i mari europei. Oggi si vede assegnare un ruolo chiave nel pattugliamento delle nostre coste con un ingente dispositivo di droni telecomandati che presto voleranno dal Portogallo verso la Grecia o l’Italia alla ricerca di barconi e sospetti trafficanti di migranti. Non è finita: altre otto agenzie si occupano di controllo delle frontiere oltre a Frontex e Emsa. L’agenzia per il controllo della pesca a Vigo (Spagna) è incaricata da Frontex di seguire con un sofisticato sistema satellitare lo spostamento delle imbarcazioni. Sempre in terra iberica, a Madrid, c’è Sat-Cen che fornisce immagini satellitari anche dei nostri mari a Emsa, che, a sua volta, le rimanda a Varsavia (Frontex) la quale li rinvia ai Paesi che già le hanno ricevute tramite Emsa. Per i satelliti, esiste l’agenzia spaziale europea (ESA), a Parigi, che oltre a occuparsi dello spazio, gestisce alcuni progetti di sorveglianza delle frontiere. A Parigi c’è per di più un Centro studi europei per la sicurezza e a Bruxelles l’agenzia europa per la difesa (Aed).

A Tallinn, in Estonia, l’agenzia EU-Lisa coordina la raccolta dati sui visti, sui migranti, sui richiedenti asilo e sui sospetti criminali. Tutti questi dati sono conservati non in Estonia ma in un centro super protetto a Strasburgo e un back-up è tenuto a Saint Johann, in Austria. In cinque anni (2015-2020) saranno stati spesi per questo sistema di agenzie 6 miliardi di euro tra risorse economiche europee e degli Stati membri: un lucrosissimo affare per molte industrie europee della difesa, tra cui italiane come LEONARDO S.p.A. (ex FINMECCANICA), sebbene la “mangiatoia d’oro” dell’accoglienza migranti in Italia paia sempre sul punto di prosciugarsi.

Alcune domande

Esiste un pericolo per cui il pressing che le cooperative e la pletora di personaggi che lucrano sull’accoglienza, in conseguenza del circo mediatico basato sull’urgenza, possa realmente far venire meno la necessità della trasparenza nelle assegnazioni, nella ridistribuzione dei migranti sul territorio nazionale e, sopratutto, nella loro identificazione?
Perché nessuna nota ufficiale del Comune di Latina avvisa i cittadini riguardo ai dati disaggregati dei migranti – quantità tramite censimento, nazionalità, chi se ne prende cura, tempo stimato di permanenza?
In carenza di trasparenza, qualche dubbio sull’attuale amministrazione è legittimo.

Le forze politiche al governo della città di Latina non hanno optato per una politica di denuncia riguardo all’attuale situazione, a differenza di svariate amministrazioni comunali in Italia. Nelle dichiarazioni dell’assessore Ciccarelli traspare una volontà verso un maggior afflusso di rifugiati in città, con la scusa che siamo obbligati a ciò, e scegliendo di non considerare che a Latina già vi sono, ad oggi ospitati, più del doppio dei profughi che spetterebbero alla nostra città con il sistema Sprar. Occorre forse ricordare all’amministrazione e all’assessore Ciccarelli che, considerato che Latina aderisce allo Sprar, può non accettare altri rifugiati che la Prefettura intendesse inviargli?
Esiste una nota riguardante il protocollo di intesa tra Anac e Ministero degli Interni nel quale si precisa che i Comuni interessati dal sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati non possono essere inseriti nel quadro più generale della gestione delle emergenze.
Quali sono le ragioni, dunque, per un ulteriore aumento dei rifugiati nel territorio comunale?

 

Sette proposte per l’emergenza migranti secondo M5S

1. Superamento della cosiddetta Convenzione di Dublino: un accordo che non favorisce nessuno, l’Italia poiché primo Paese d’approdo, e i migranti che non hanno alcuna intenzione di trattenersi nel nostro Paese. È risaputo, infatti, che i migranti si rechino nei paesi più ricchi come Germania e Svezia e frequentissimi sono gli episodi di autolesionismo pur di non farsi identificare; esseri umani disposti a bruciarsi le mani pur di non farsi identificare, questo avete creato.

2. Iniziative nei confronti dei Paesi di origine e di transito
per contrastare le organizzazioni criminali che lucrano sul traffico di esseri umani; Il fenomeno degli scafisti è una causa del problema e le cronache recenti ci raccontano di tassisti del nord intenti a trafficare clandestini in Germania; Una misura efficace è la stipula di accordi bilaterali per il controllo delle tratte.

3. Istituzione di quote massime di migranti per Paese,
definite sulla base degli indici demografici ed economici, così da ottenere un’equa distribuzione tra gli stessi e favorire le logiche di ricongiungimento familiare, etnico, religioso e linguistico, fondamentali per una reale integrazione sociale.

4. Istituzione di punti di richiesta d’asilo, finanziati dall’Unione Europea,
anche al di fuori del territorio europeo e in collaborazione con le Nazioni Unite, per permettere, a chi ne ha diritto, di raggiungere i Paesi di accoglienza in modo sicuro e a noi di gestire le domande di protezione internazionale e di contenere il numero dei flussi migratori indistinti.

5. Revisione di tutti i bandi interministeriali destinati alla prima accoglienza
e alla gestione dei servizi connessi, con particolare riguardo ai criteri di spesa; Razionalizzate o bloccate i finanziamenti finché non avrete le idee chiare e magari, a che ci siete, toglieteli dal controllo delle cooperative rosse come il consorzio Sisifo già al centro di scandali come quello di Lampedusa dove i migranti venivano denudati e lavati con l’idrante.

6. Trasferimento, a Lampedusa degli uffici dell’Agenzia Frontex
e dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, al fine di coordinare meglio le operazioni di salvataggio e assistenza ai migranti.

7. Concessione di beni e servizi per le famiglie italiane in difficoltà per evitare tensioni
tra italiani e migranti. Un Paese in crisi economica è meno tollerante e ricettivo, occorre garantire agli italiani le condizioni di benessere necessarie affinché vivano meglio le relazioni con i migranti.

 

 

 

                      

 

 

 

 

 

 

 

ACCOGLIENZA/GESTIONE MIGRANTI – domande e risposte

Quanti sono i centri d’accoglienza oggi in Italia?
La rete dell’accoglienza in Italia, gestita dal ministero dell’Interno, si articola in:

14 centri di accoglienza (Cpsa, Cda, Cara)

5 centri di identificazione ed espulsione (Cie)

1.861 strutture temporanee

430 progetti del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)

Quest’ultimo, istituito dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale, è affidato all’Anci (l’associazione dei comuni italiani).

Che cosa è un Cpsa?
In questi Centri di primo soccorso e accoglienza (è il caso di Lampedusa) i migranti appena sbarcati ricevono le prime cure mediche necessarie, vengono fotosegnalati, possono richiedere la protezione internazionale. Successivamente, a seconda della loro condizione, vengono trasferiti nelle altre tipologie di centri (Cie, Cda o Cara).

Cosa sono i Cda e i Cara?
I centri di accoglienza (Cda) garantiscono la prima accoglienza allo straniero rintracciato sul territorio nazionale per il tempo necessario alla sua identificazione.
Lo straniero che richiede la protezione internazionale viene inviato nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara).

A cosa servono i Cie?
Gli stranieri giunti in modo irregolare in Italia che non fanno richiesta di protezione internazionale sono trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione (Cie). A differenza degli altri centri qui sono reclusi e non possono liberamente uscire.

Quanto rimane in media uno straniero irregolare in un Cie?
Nel 2014 i tempi medi di permanenza nei vari Cie sono stati i seguenti: 55 giorni nel Cie di Bari; 24 giorni nel Cie di Caltanissetta; 32 giorni nei Cie di Roma e di Torino; 50 giorni nel Cie di Trapani.

Cosa è la rete Sprar?
Lo Sprar dispone di una rete di centri di “seconda accoglienza”: in principio non sarebbe finalizzato (come i Cda o i Cara) a un’assistenza immediata di chi arriva in Italia, ma all’integrazione di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale. Oggi però anche lo Sprar fa la prima accoglienza: dopo l’emergenza Nord Africa e l’aumento dei flussi migratori infatti il ministero dell’Interno ha cominciato a trasferire i richiedenti asilo appena arrivati direttamente nello Sprar, senza passare per i Cara sovraffollati.

Quali sono i centri in Italia? 

Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa): Agrigento – Lampedusa, Cagliari – Elmas, Lecce – Otranto, Ragusa – Pozzallo

Centri di accoglienza (Cda) e i centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara): Gorizia – Gradisca d’Isonzo, Ancona – Arcevia , Roma – Castelnuovo di Porto, Foggia – Borgo Mezzanone, Bari – Palese, Brindisi – Restinco, Lecce – Don Tonino Bello, Crotone – Loc. S. Anna, Catania – Mineo, Ragusa – Pozzallo, Caltanissetta – Contrada Pian del Lago, Agrigento – Lampedusa, Trapani – Salina Grande, Cagliari – Elmas

Centri di identificazione ed espulsione (Cie): Torino, Roma, Bari, Trapani, Caltanissetta

Quali sono le differenze tra Mare nostrum e Triton? 

“Mare nostrum” è stata un’operazione militare e umanitaria italiana partita il 18 ottobre 2013 col lo scopo di garantire la salvaguardia della vita in mare.

“Triton” è invece un’operazione condotta da Frontex, l’agenzia europea di controllo delle frontiere, alla quale partecipano 29 Paesi.
A differenza di Mare nostrum prevede il controllo delle acque internazionali solamente entro le 30 miglia dalle coste italiane.
                                       COSTI/FINANZIAMENTI  ACCOGLIENZA

Quali sono i costi dell’accoglienza?
Nel 2014 per l’accoglienza l’Italia ha speso 628 milioni di euro. Nel 2015 circa 1162. Nel 2016?

“Quanto costa davvero l’accoglienza dei migranti? Da anni ballano vari numeri: 35 euro al giorno per un adulto, 45 euro per i minorenni (in realtà, per i minori NON accompagnati, si possono spendere fino a 120€ al giorno).
A pesare sono soprattutto i centri statali e le strutture temporanee: alberghi, camping e ostelli, che oggi ospitano ben 133.727 migranti (918 milioni spesi nel 2015, il 60% in più quest’anno). L’ultima stima complessiva è contenuta nella lettera indirizzata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ai commissari Ue: ben 3,3 miliardi di euro solo quest’anno.

Qual è il costo pro-capite per rifugiato?
Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno.

L’Unione Europea partecipa alle spese per la gestione dei migranti?
La Commissione europea ha recentemente stanziato 2,4 miliardi di euro per i prossimi sei anni. La fetta più rilevante, circa 560 milioni, è riservata all’Italia.
                                                               I NUMERI 
Quanti sono i migranti accolti oggi in Italia?
Il sistema d’accoglienza attualmente ospita circa 150.000 profughi, tra centri governativi e strutture temporanee regionali.

Chi sono i migranti che arrivano sulle nostre coste?
Dati del 2015 dicono che sono per lo più eritrei (29.019), nigeriani (13.788), somali (8.559), sudanesi (6.745) e siriani (6.324). Dunque solo in parte migranti che hanno diritto a una qualche forma di protezione internazionale.

Come sono distribuiti oggi i migranti accolti in Italia?
Ecco le prime 10 regioni con le percentuali dei migranti accolti sul totale: Sicilia 16%, Lombardia 13%, Lazio 9%, Campania 8%, Piemonte 7%, Veneto 7%, Puglia 6%, Toscana 6%, Emilia-Romagna 6%, Calabria 5%.

L’Italia ospita troppi rifugiati?
“Il numero di rifugiati accolti dall’Italia rimane modesto se comparato a quello di altri Paesi in Europa e nel mondo – spiega l’Unhcr – in media, infatti, l’Italia accoglie un rifugiato ogni mille persone, ben al di sotto della Svezia (con più di 11 rifugiati ogni mille) e della Francia (3,5 ogni mille). Per non parlare di casi limite: in Medio Oriente il Libano, al confine con la Siria, ospita circa 1,2 milioni di rifugiati, pari a un quarto della popolazione del Paese”.

                                                    VOCABOLARIO dell’accoglienza

Cos’è un rifugiato?
Lo straniero, che dimostri un fondato timore di subire nel proprio Paese una persecuzione personale ai sensi della Convenzione di Ginevra, può ottenere questo tipo di protezione. Ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 è rifugiato “chi temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.

Chi sono i minori stranieri non accompagnati?
Per minore straniero non accompagnato si intende il minorenne che non ha cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione europea. In tal caso si applicano le norme previste in generale dalla legge italiana in materia di assistenza e protezione dei minori. I minori stranieri non possono essere espulsi, tranne che per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato.

Che differenza c’è tra migrante, profugo, rifugiato? 

Profugo è un termine generico che indica chi lascia il proprio Paese a causa di guerre o catastrofi naturali.

Rifugiato è colui al quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra del 1951.

Migrante è colui che sceglie di lasciare volontariamente il proprio Paese d’origine per cercare un lavoro e migliori condizioni economiche e, contrariamente al rifugiato, può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.

                                                        GESTIONE MIGRANTI

Quanto tempo ci vuole ad analizzare una domanda d’asilo?
Secondo la Guida pratica a cura del sistema SPRAR, le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale devono svolgere l’audizione per il riconoscimento dell’asilo entro 30 giorni dalla presentazione della domanda e decidere nei successivi tre giorni. Tuttavia, stando alla stima della banca dati SPRAR, il periodo di attesa mediamente si aggira attorno ai 12 mesi.

Quante sono le commissioni territoriali?
Le Commissioni territoriali sono dieci, oltre alla Commissione Nazionale che ha compiti essenzialmente di indirizzo e coordinamento.

In quanti casi viene concesso lo status di rifugiato?
Mediamente nei paesi Ue nel 2014 è stato accolto il 44,7% delle domande d’asilo esaminate. In Italia, il 58,5%.

Cosa succede nel frattempo?
Il diritto internazionale impone a ciascun Paese l’accoglienza dei richiedenti asilo fino all’accertamento – o al diniego – dello status di rifugiato. Nel caso italiano, la lunghezza dei tempi di valutazione delle richieste è uno dei punti critici, con effetti diretti sui tempi di permanenza nei centri di accoglienza anche per chi non avrebbe diritto alla protezione.

Cosa succede ai migranti a cui viene negato?
Contro le decisioni della Commissione territoriale si può ricorrere entro 15 giorni al Tribunale. Il Tribunale decide nel merito entro tre mesi con sentenza.

Se il tribunale nega lo status di rifugiato, cosa succede al migrante?
Una volta divenuta esecutiva la decisione, scatta l’espulsione dello straniero.

Come funziona l’espulsione e chi paga?
L’espulsione, solitamente per via aerea, è a carico dello Stato. I costi? Alti. Per ogni cittadino straniero rimpatriato, lo Stato italiano paga cinque biglietti aerei: quello dello straniero e quelli di andata e ritorno per i due agenti che lo scortano.

Come funziona l’asilo in Europa?
Nonostante le sollecitazioni della Commissione europea per introdurre un diritto comune d’asilo, la norma oggi è il fai-da-te. È quanto fotografa una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno di Open Society Foundation. Partiamo dai numeri: nei Paesi Ue nel 2014 è stato accolto il 44,7% delle domande esaminate. Percentuale che varia molto da Stato a Stato: si passa dal 9,4% in Ungheria al 76,6% in Svezia. Ma quello che colpisce di più è altro: anche per le medesime nazionalità si riscontrano risultati diversi. A cominciare dai siriani (122mila richiedenti asilo in Europa nel 2014): le loro domande hanno percentuali di accoglimento molto alte in Svezia (99,8%), Francia (95,6%) e Germania (93,6%). Ben più basse in Ungheria (69,2%) e Italia (64,3%).
Approvata a maggio 2015, l’agenda Junker prevede (tra le altre cose) di distribuire i rifugiati fra gli Stati membri, in situazioni di emergenza, secondo una ripartizione che tiene conto di quattro parametri: popolazione complessiva, Pil, tasso di disoccupazione e rifugiati già accolti sul territorio nazionale.
                                                     IMMIGRAZIONE IN ITALIA

Quanti sono oggi gli immigrati in Italia?

Alla luce delle stime Istat per inizio 2015, gli stranieri residenti in Italia arrivino a quota 5 milioni 73mila, rappresentando l’8,3% della popolazione totale.

Gli immigrati sono un peso per l’Italia?
Stando alla Fondazione Leone Moressa, il bilancio tra tasse pagate dagli immigrati (gettito fiscale e contributi previdenziali) e spesa pubblica per l’immigrazione (welfare, politiche di accoglienza e integrazione, contrasto all’immigrazione irregolare) è in attivo di +3,9 miliardi di euro.

Qual è il contributo dei migranti all’economia del Paese?
Il Pil creato ogni anno dai lavoratori stranieri ammonta a 123 miliardi di euro, pari all’8,8% del totale nazionale. Quasi il 50% è prodotto nel settore dei servizi.

Chi sono i “nuovi italiani”?
Guardando alle nazionalità, si conferma la netta prevalenza di quella romena (22%), seguita da albanese (10,1%) e marocchina (9,2%).

Dove vivono gli immigrati?
Entrando nel dettaglio delle presenze territoriali, in tre regioni del Nord e una del Centro è concentrato il 57% dell’intera popolazione straniera: si tratta di Lombardia (22,9%), Lazio (12,5%), Emilia-Romagna (10,9%) e Veneto (10,5%).

Cosa fanno i migranti?
Sono impiegati nel settore dei servizi alla persona (39,3% sul totale degli occupati nel settore), degli alberghi e ristoranti (19,2%), delle costruzioni (18,0%), dell’agricoltura (17,1%), dell’industria in senso stretto (10,5%) e del trasporto (10,3%).

Come si acquisisce la cittadinanza italiana? 

Per matrimonio: dopo due anni di convivenza e residenza legale in Italia successivi al matrimonio. Per naturalizzazione: se si risiede legalmente in Italia per 10 anni.

Se nato in territorio italiano da genitori stranieri: risiedendo legalmente e ininterrottamente dalla nascita fino al raggiungimento della maggiore età.

Quanti vanno a scuola?
Nell’anno scolastico 2013/2014, gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono 802.785 (di cui 415.182 nati in Italia), che corrisponde a un aumento, rispetto all’anno scolastico precedente, del 2,1%.

Quanti sono cittadini italiani?
Sempre più cittadini: le acquisizioni di cittadinanza nel 2012 sono aumentate rispetto all’anno precedente del 16,4% (65.383). Le province con il maggior numero di acquisizioni sono Milano, Roma, Brescia, Torino e Vicenza.

Qual è il peso dei migranti sulla criminalità?
Dal 2000 al 2011, le denunce nei confronti di stranieri sono aumentate di ben il 339,7%, passando da 64.479 a 283.508, mentre il corrispondente aumento dei detenuti si riduce al 55,1% (da 15.582 a 24.174). Ma attenzione: “Riconsiderando l’aumento degli ingressi in carcere degli stranieri – si legge sul rapporto Caritas e Migrantes – questi dipendono per lo più dalla loro permanenza in Italia senza permesso di soggiorno e dalla non ottemperanza al decreto di espulsione da parte dei giudici, punita con una pena detentiva da uno a 5 anni”.

Posted on 20 gennaio 2017, in Blog and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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