MAIETTOPOLI È TORNATA

Ci volevano le dichiarazioni del Premio Strega Antonio Pennacchi per far sì che l’onorevole Maietta – che piaccia o meno rappresenta il territorio pontino nel Parlamento – si prodigasse in una difesa personale che ha mescolato il surreale e il patetico mai assente nel Paese del melò. Il riferimento ai propri figli (peraltro mai nominati da chi lo critica, ci mancherebbe), poi, impasta il tutto di una dose che sembra inoculata da una rediviva Filumena Marturano donando al contesto una lacrima sul viso.

Buttare la palla nel campo degli affetti, infatti, è un meccanismo da social molto abusato: è sufficiente una frase in ricordo di, o un accenno al “tengo famiglia”, che i “like” (il nuovo imperativo dell’ordine mondiale!) esplodono e i baci perugina si sprecano. Esemplificativo il commento al post da parte di Tripodi Angelo Orlando – “capisco pienamente il tuo sfogo e il tuo dolore nel dover lasciarla (si riferisce a Latina) per difendere i tuoi Amati figli” -, un altro politico locale che, dopo diversi volteggi, è approdato a Pirozzi (il nuovo chirurgo maxillo facciale di politicanti in cerca di plastiche), ma che ha almeno il pregio intellettuale (si fa per dire) di schierarsi dalla parte di Pasquale Maietta. Mentre il cosiddetto establishment pontino politico e non, citato da Maietta, tace all’ombra della linea della palma.

Il “ticket” Pennacchi-Maietta alimenta, involontariamente o meno, quanto di peggio vi sia nella cultura della legalità di questa città con riverberi stonati su tutta la provincia di Latina che, già ammalata di corruzione e mafia, non aveva proprio bisogno di queste ultime sparate.
L’onorevole di Fratelli d’Italia ci offre la sua personale lettura delle frasi di Pennacchi (“la città ha accettato la perdita della Serie B senza fiatare per colpa dei poteri forti. È stato anche un problema di pregiudizio razziale per Maietta perché è nero e l’altro perché è zingaro”) rammaricandosi del fatto che, invece di “discutere con un dibattito sociologico” (sic!) intorno al solenne interrogativo posto dallo scrittore (“Perché, a differenza di tutte le altre città d’Italia l’establishment di Latina non ha fatto nulla per impedire la scomparsa della squadra di calcio dalla serie B?”), qualcuno (il blog Latina 5 Stelle, Latina 24ore, il Messaggero e, parzialmente, un editoriale di Latina Oggi) ha osato, nel silenzio generale della politica pontina, scrivere due righe per rispondere ad alcune affermazioni, quelle dello Strega, che sono eufemisticamente fuori luogo. Tanto per rimanere sul velluto.

L’ex Presidente del Latina Calcio, nella sua articolessa, ammonisce i polemici dicendo che ha lasciato il Latina Calcio nel momento delle inchieste, dimenticandosi che ha ceduto la società in condizioni pessime, e a un passo dal fallimento (che poi infatti si è concretizzato), a una cordata che se fosse stato un film di Risi o Monicelli avrebbe almeno strappato ai tifosi e alla città qualche risata. Non da solo, intendiamoci: a quella cordata mista di anziati e lapponi aveva dato credito anche qualcuno di quell’establishment pontino che Maietta richiama nel suo post e, sopratutto, l’ex Presidente della Lega Nazionale Professionisti Serie B Andrea Abodi che si scomodò per venire a Latina e offrire a Benedetto Mancini&Co il suo benevolo augurio. Che poi, Abodi, sia rimasto nel ruolo di presidente di B Futura, “il progetto attraverso il quale la Lega Nazionale Professionisti B fornisce a club ed altri stakeholder (Amministrazioni locali, Sgr ed investitori privati) gli strumenti necessari per la realizzazione e la riqualificazione di impianti sportivi”, conferma la determinazione dell’uomo in un Paese dove gli stadi, che sarebbero di sua competenza almeno per la serie cadetta, sono i peggiori d’Europa (ormai ci stanno superando anche quelli dell’est).

Maietta affila la penna snocciolando cifre di debiti, entrate, e ribadendo di aver elargito milioni di Euro per la causa, sfidando “qualsiasi azienda locale con pari volume di affari ad una comparazione di bilancio”.

Peccato che una volta che i due curatori fallimentari Vincenzo Loreti e Luca Pietricola si insediarono a marzo del 2017 (Maietta lasciò a dicembre del 2016), esordirono con affermazioni di tutt’altro tenore: “Quando siamo arrivati qui, in cassa c’erano 56 euro. In seguito ad un’intuizione notturna del del Dottor Loreti, venerdì mattina siamo venuti a verificare anche se gli impianti sportivi fossero coperti o meno dall’assicurazione per responsabilità civile. Abbiamo scoperto che entrambi erano scoperti, sia il Francioni non aveva la copertura assicurativa da febbraio, sia la Ex Fulgorcavi dove si svolgono regolarmente gli allenamenti e svolgono le partite i ragazzi del settore giovanile. Non c’erano neanche le polizze e non sapevamo nemmeno a chi telefonare per capire quali potessero essere i costi”. E chissà se Pietricola e Loreti facciano parte dei poteri forti o siano semplicemente dei razzisti nei confronti del “nero” e dello “zingaro”. Al dibattito sociologico l’ardua sentenza.

I deferimenti preannunciati dai curatori fallimentari – la non corrispondenza di emolumenti; le ritenute Irpef, i contributi Inps; il procedimento relativo a collegamenti tra tesserati e personaggi della malavita – arrivarono irrimediabilmente dando seguito anche ad inibizioni.

Furono deferiti, in due procedimenti distinti, Pasquale Maietta (Amministratore e legale rappresentante pro-tempore), Antonio Aprile (Amministratore e legale rappresentante pro-tempore) e Fabrizio Colletti (Direttore Generale e legale rappresentante pro-tempore) “per aver violato i doveri di lealtà probità e correttezza, per non aver corrisposto, entro il 18 aprile 2016, gli emolumenti dovuti” e “per aver violato i doveri di lealtà probità e correttezza, per non aver corrisposto, entro il 18 aprile 2016, le ritenute Irpef e i contributi Inps” ai propri tesserati, lavoratori dipendenti e collaboratori addetti al settore sportivo.

Fu inibito per 4 mesi Pasquale Maietta a causa dei rapporti con Costantino “Cha Cha” Di Silvio, dopo che la Procura federale aveva così sostenuto, tramite il suo Procuratore Giuseppe Pecoraro, durante un’audizione all’Antimafia del Parlamento: “Abbiamo aperto un provvedimento disciplinare nei confronti della società Latina e dell’ex presidente Pasquale Maietta. Oltre all’allenatore Mark Iuliano ed a due giocatori. La protezione era di tale Costantino Di Silvio detto Cha Cha. Vi era una frequentazione da parte dei giocatori con il Di Silvio e questo decideva chi dovesse entrare in curva, addirittura. Ci sono violazioni dell’articolo 1 bis del codice di giustizia sportiva, i giocatori si sentivano protetti da tale Di Silvio, organico alla criminalità organizzata”.

I giocatori Alessandro Bruno e Marco Crimi furono prosciolti, lui, Pasquale Maietta, no.

Dunque dire come fa Maietta che, in fondo, alcuni milioni di Euro sono stati pagati, non emenda dal fatto che la giustizia sportiva ha già reso il suo contributo alla vicenda certificando che non tutto è stato pagato, per non parlare poi dello stato di decozione descritto dal curatore Luca Pietricola, e dei canoni dello Stadio Francioni e della Fulgorcavi che, nonostante un accordo con l’ex commissario prefettizio Barbato, non furono mai corrisposti nelle casse dell’ente comunale. Per amor di sintesi, inoltre, non sarà in questa sede che si ripercorreranno (lo abbiamo fatto più volte) le vicende di un gruppo banditesco che la faceva da padrone nella curva e nella sede dei tifosi dell’Us Latina Calcio.

Dal momento che l’onorevole Maietta non intende entrare nel merito delle sue vicende processuali, ci si asterrà dal farlo anche perché, altrimenti, considerato che il deputato parla di intercettazioni, si dovrebbero snocciolare tutte quelle in cui il comportamento del politico preferito di Pennacchi non è stato proprio adempiuto, come da dettato costituzionale, con disciplina e onore. In una di esse, ad esempio, l’ex presidente del Latina Calcio, nonché ex assessore al Bilancio del Comune, pretendeva dal dirigente comunale Nicola Deodato (indagato in Olimpia) che fosse installato un gruppo elettrogeno allo Stadio Francioni, tanto è che, in un’altra conversazione, un altro dirigente del Comune Rino Monti, coinvolto anch’esso in Olimpia, diceva a chiare lettere rivolgendosi a Nicola Deodato: “Mò parlamoce chiaro..ehh Nicò, questo ovviamente il gruppo elettrogeno è una cosa de gestione ordinaria cioè dovrebbe spettà alla società..mò parlamoce chiaro mo che si sò abituati bene è n’altro discorso questo”.

Ecco, forse, “si sò abituati bene”, come diceva Rino Monti, o sarebbe meglio dire che si erano tutti, ma proprio tutti, abituati bene, e probabilmente vogliono continuare ad essere abituati bene puntando sulla scarsa memoria di una città che, per di più, si vorrebbe dipingere come “razzista” o incapace di reagire a fantomatici poteri forti al cospetto di un quadro da brividi.

Per Maietta aver pagato le imposte, i contributi, le necessarie adempienze per le iscrizioni ai vari campionati professionistici dovrebbe emendarlo dal non aver pagato contributi, emolumenti, canoni e aver intrattenuto rapporti con un appartenente alla criminalità locale. Quanta poca riconoscenza da questa città razzista e supina ai poteri forti! Però, un giorno, magari, ci spiegherà perché Cha Cha, condannato a dieci anni in Don’t Touch, viene ora descritto da lui come un semplice magazziniere, “senza capacità tecniche, culturali ed economiche per un ruolo gestionale”, eppure proprietario, insieme a Gianluca Tuma, dei marchi verbali e figurativi del suo Latina Calcio. E, magari, spiegherà a se stesso e a Pennacchi che le società di calcio falliscono ovunque in Italia, purtroppo, ma la ragione è ascrivibile a tante cause escluse quelle lunari di fanatismo razziale e complotti pluto massonici.

Tra i commenti di approvazione al post di Maietta ce ne sono alcuni di personaggi coinvolti in Don’t Touch, e addirittura quello dell’ex Presidente di un altro Latina calcio, fallito nel 1996 (la storia dei Latina Calcio è lastricata di fallimenti), Roberto Papaverone, il quale auspica che i processi (quelli veri) siano celebrati. Commenti in cui si dice a Maietta di volare alto, di “non ti curar di lor…” scomodando Dante Alighieri, e ci si adopera nell’immancabile attacco alla magistratura, nella condanna degli innocenti (la gogna mediatica!), nella cattiva opinione pubblica che sarebbe invidiosa e piena di falliti. Insomma, tutto il prontuario di impunità e amnesia buono per l’uso.

Dal partito Fratelli d’Italia, sia a livello nazionale che locale, neanche una sillaba sulla vicenda dei suoi ex leader Maietta e Di Giorgi. Anche se da pochi giorni si è scoperto che Fratelli d’Italia ha una commissione di disciplina. Non è uno scherzo anche se sembra una barzelletta. Dario Cologgi, in corsa ad Ostia come consigliere di municipio nella lista “Fratelli d’Italia per Picca presidente”, è stato deferito alla commissione disciplinare dal partito della Meloni per aver commentato, qualche tempo fa, sotto un post di Roberto Spada. Sappiamo, ora, che, nell’etica dei fratelloni d’Italia, un commento va punito, mentre frequentazioni certe con un appartenente a un clan (Di Silvio) molto vicino agli Spada, se ti va bene, “ti costringono” a rimanere tesoriere del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia (solo recentemente Maietta è stato sostituito in questo ruolo, sebbene non abbia avuto mai alcun deferimento, sospensione, sibilo dal suo partito).

Su una cosa, però, ha ragione l’onorevole. Sarà sicuramente vero che l’amicizia tra lui e Cha Cha era caratterizzata anche “dalla goliardia e dal gioco” (sperando che non troverà goliardiche le associazioni per delinquere, le estorsioni, lo smercio di droga, le usure, le armi, i proiettili verso l’auto di un magistrato), ma è altrettanto vero che “tanti notabili della città”, come sostiene Maietta, avevano rapporti con Costantino Cha Cha Di Silvio. E il silenzio delle classi intellettuali, politiche, economiche sulla criminalità pontina, sugli intrecci tra essa e la politica, a parte rarissimi casi di denuncia pubblica, è lì a comprovarlo.

Posted on 16 novembre 2017, in Blog and tagged , , , , , , , , . Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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