Bula Travali, Latina Oggi e la “cerbiattolina”

Solo qualche settimana fa, insieme ai suoi compari di crimine, Salvatore “Bula” Travali ha chiesto e ottenuto dalla magistratura di concordare la sua pena a 7 anni di reclusione.

L’accordo con i giudici è stato trovato dopo che Bula era stato condannato in udienza di preliminare a nove anni insieme al fratello Angelo Travali, al padre Giuseppe “Peppe lo Zingaro” Travali, a Francesco Viola, al poliziotto Carlo Ninnolino, ex investigatore della Mobile di Latina e altri.

Come noto, e scritto ampiamente anche da noi di Latina 5 Stelle con inchieste, reportage e articoli, il processo cui si fa riferimento per le condanne succitate è il celebre Don’t touch.

Don’t touch, sbandierato ai quatto venti come fosse il redde rationem della criminalità a Latina, è stato, tuttavia, un evento importante nella nostra città.

Sono stati condannati noti criminali della mala locale a pene più o meno severe – per uno dei più noti, Gianluca Tuma, una pena da colletto bianco quale è l’intestazione fittizia dei beni.

La stampa locale ha dimostrato una buona copertura di tali fatti, ha condannato senza se e senza ma l’associazione criminale “Don’t touch” che aveva creato un reale assoggettamento dei cittadini nel territorio di Latina.

Per tale motivo, è piuttosto inopportuno e pericoloso dare spazio pubblicitario sul principale quotidiano della città, e della provincia di Latina, ai messaggi amorosi di Salvatore “Bula” Travali.

Latina Editoriale Oggi, oltre ad essere il principale è anche l’unico quotidiano cartaceo della nostra provincia (se si eccettua la redazione locale de Il Messaggero).

La responsabilità di aver pubblicato il messaggio di Bula Travali, un criminale inserito in un contesto associativo, che voleva far la guerra al mondo come fosse uno Scarface all’aglio, olio e peperoncino, e che veniva redarguito dal suo parente Cha Cha Di Silvio il quale lo richiamava invano a più miti consigli, non si sa se sia della concessionaria esclusivista del quotidiano, la INIZIATIVE EDITORIALI srl, oppure di altre competenze del giornale che decidono gli spazi a pagamento.

Ciò che conta è che oggi (26-09-2017), a pag. 12 del giornale di Latina, c’è in bella mostra una foto di Bula con la sua compagna a cui augura un felice compleanno: “Cerbiattolina mia in questo giorno così speciale mi fa male non poterti essere accanto ma ti giuro che recupereremo tutti i giorni persi. Sei il mio pensiero fisso il mio respiro la mia vita”.

Posto che è un diritto di Bula fare gli auguri alla sua “cerbiattolina”, per quale ragione deve essergli dato spazio su un quotidiano che per vicende indipendenti da sé è l’unico cartaceo che esce ogni giorno e ha precise responsabilità di etica della comunicazione? L’attività commerciale di un quotidiano è garantita e doverosa, ci mancherebbe, ma di fronte ad alcune eventualità deve sapersi arrestare.

Bula, fin da giovane, ha spadroneggiato insieme al fratello e agli amici in giro per la città, il suo sentirsi al di sopra dello Stato e della legge è dovuto al fatto che ogni cosa che faceva gli veniva concessa, mal sopportata da tutti ma denunciata da pochi.

Forte della sua filiazione con Peppe Lo Zingaro, un criminale già coinvolto negli arresti (poi andati a vuoto) avvenuti nel 1997 dalla DDA di Roma; forte della sua parentela con Cha Cha, il manager occulto del Latina Calcio ai tempi di Pasquale Maietta; utilizzatore di un’automobile intestata a una società riconducibile a Gianluca Tuma; Bula deve aver scambiato Latina Oggi come il suo “house organ” dopo che soltanto un anno fa, nel settembre del 2016, si era fatto ospitare con una lettera scritta dal carcere con un non troppo velato messaggio a chi di dovere. Un messaggio da radio carcere che dovrebbe rimanere negli ambienti malavitosi e che invece campeggiava sul quotidiano di Corso della Repubblica accanto ad una lettera di Giorgio Maulucci (il quotidiano ospitò, sempre nel 2016, una lettera di Gianluca Tuma).

Ora, non sappiamo se Bula abbia ricevuto consigli da Jim Messina (il fautore renziano della perdente campagna di comunicazione del referendum costituzionale del 2016) o, più verosimilmente, pensi ancora di essere invincibile e che Latina sia roba sua. Sappiamo, però, che alcuni messaggi, che siano verso la sua “cerbiattolina” o che siano dal carcere, sarebbe meglio non leggerli, sopratutto perché potrebbero nascondere un altro tipo di significati.

ESISTE UNA MAFIA A LATINA? – Parte I

In questo reportage, diviso in tre parti, viene ricostruita una storia di illegalità e dei relativi intrecci con la mala locale. I piccoli reati, il consolidamento economico, l’ascesa verso l’imprenditorialità di Gianluca Tuma rappresentano una vicenda il cui racconto e i suoi intrecci suggeriscono alcune riflessioni che tentano di valutare il reale peso specifico della criminalità a Latina.

Prima parte

Non si sa molto a Latina di cosa sia la mafia. Ancor meno si conosce cosa sia l’opposizione a essa. Questo fenomeno ha assunto significati così sfumati e confusi che ci si rifugia sempre più spesso nella ricerca di un altro livello. Sappiamo, infatti, che la mafia, quando diventa potente, ricicla e fa riciclare, investe nell’edilizia e nei rifiuti, persino nella manifattura e in Borsa, nel gioco d’azzardo e nei servizi, si introduce negli appalti della PA, coltiva relazioni istituzionali indossando o facendo indossare il vestito buono, quello bianco dei famigerati colletti; in poche parole: si mimetizza perché troppo grande per passare inosservata.

C’è sempre un altro livello misconosciuto o ignorato, dicono. È lì, è quella la vera mafia! Le vere mafie i soldi li fanno girare, li reinvestono. Non sono le estorsioni, i regolamenti di conti, lo spaccio di droga, il traffico di armi dei clan rom della città che devono preoccupare, si sente spesso sentenziare. Quale sia questo livello, a Latina città, non è ancora dato sapere con certezza: ad esempio, qualche pettegolezzo cronachistico-giudiziario riguardo alla vicenda che ha coinvolto sia l’avvocato Censi, suicidatosi all’antivigilia di Natale 2015, che, probabilmente, l’ex Presidente del Latina Calcio, l’onorevole Pasquale Maietta. Ipotesi di riciclaggio, soldi opachi? Per ora si rimane a una inchiesta in Procura (probabilmente molto complessa considerato che alcuni fatti sono avvenuti all’estero) e alla dichiarazione dell’ex Questore di Latina, Giuseppe De Matteis, che parlò dell’altra inchiesta con protagonista un possibile autoriciclaggio, Starter, in cui gli attori principali erano il medesimo deputato di Fratelli d’Italia e il Latina Calcio, come di un antipasto. Il resto è affidato alle suggestioni e alle elucubrazioni, nonostante alcune di esse siano basate su una realtà concreta: il terreno scivoloso della “finanza” pontina (vedasi i casi Perrozzi e Proietti) nel quale non è impossibile immaginare altri professionisti capaci di cointeressenze con clan, banditi e soldi sporchi – del tutto incidentale è il fatto che l’avvocato Censi ha fatto parte del collegio difensivo del Processo Caronte in cui curava gli interessi di “Porchettone” o “Titti”, al secolo Carmine Ciarelli, l’uomo da cui si è originata la mattanza latinense del 2010 con due morti e svariati feriti.

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OCCUPAZIONI ABUSIVE A LATINA: PROBLEMI DI MEMORIA E CREDIBILITÀ

Sono di oggi, 30/08/2017, gli stizziti commenti sulle testate giornalistiche online da parte di Casapound per via di un articolo pubblicato da Latina Editoriale Oggi con oggetto le occupazioni abusive e a firma della giornalista Graziella Di Mambro.
Di fatto, Casapound ha ben poco di cui lamentarsi, considerato che ha occupato abusivamente, almeno dalla fine del 2006, una palazzina di proprietà dell’Enel senza che nessuno sia mai intervenuto. NESSUNO, né autorità politiche né giudiziarie si sono attivate per effettuare lo sgombero dei locali di proprietà privata. Alla fine fu raggiunto, per volontà delle amministrazioni di centrodestra sia del Comune che della Provincia di Latina, uno pseudo accordo con l’Enel attraverso un contratto di affitto che prevede un corrispettivo in denaro pressoché simbolico.
L’intera operazione sarebbe stata suggellata nel 2013 da un protocollo d’intesa, siglato dalle due amministrazioni e dall’Enel, per cui la palazzina di viale XVIII dicembre sarebbe stata acquistata e la sua proprietà sarebbe passata poi al Comune che l’avrebbe destinata, secondo criteri e modalità da definire, ai fini indicati nel protocollo (?). La gestione futura avrebbe dovuto seguire la strada di un bando pubblico rivolto ad associazioni ed enti in grado di gestire la struttura, come spiegò nel 2013 l’allora assessore ai Servizi Sociali della Provincia Fabio Bianchi.
Pertanto Casapound, al pari di altri enti o altre associazioni, avrebbe dovuto partecipare e presentare domanda e progetti per partecipare alle procedure di affidamento. Cosa mai avvenuta. Per responsabilità delle amministrazioni di allora verso cui Casapound non può che essere riconoscente.
Di cosa, dunque, hanno da dolersi? Hanno beneficiato della vecchia politica come tanti, solo che adesso si intestano battaglie contro le occupazioni abusive col vestito nuovo.
Peraltro nessuno ha mai reso pubblico alcunché riguardo al “protocollo d’intesa” firmato nel 2013, e neanche rispetto alle cifre dell’operazione, agli accordi per la gestione dello stabile occupato (nel frattempo adibito anche a ricovero per i senza tetto e con un bar/pub interno) e alla durata di un simile “privilegio”. A dicembre, festeggeranno 11 anni. 11 anni di occupazione/uso di uno stabile in pieno centro cittadino, di proprietà dell’Enel, di cui sì nessuno si era più curato, ma che è stato preso in carico non di certo seguendo un percorso di legalità.
Nel frattempo, resta tutto così, a fronte di persone e associazioni che rispettano le leggi e non si appropriano di ciò che è pubblico.
Dov’è la legalità? Si deve protestare contro ogni occupazione abusiva: che siano appartenenti al clan cittadino (fummo tra i primi a denunciare la situazione vergognosa delle Case dei Papà occupate da appartenenti al clan Di Silvio); che siano cittadini con un permesso di soggiorno (il caso mediatico di Via Curtatone a Roma); che siano cittadini che occupano ormai da tempo gli appartamenti dell’Inpdap al Colosseo creando nocumento ai residenti; che siano militanti di una forza politica (Casapound) che protesta contro i più deboli ma che scorda di andare contro le occupazioni Ater o delle Case dei Papà catturate dalla ragnatela di racket criminali.

LE VIE DELLE “POLTRONE” SONO INFINITE

Nemmeno la calura estiva ha fermato il governatore della Regione Lazio Zingaretti che, con la massima abnegazione ed alto senso del dovere, al termine di un lungo e meditato lavoro di verifica e controllo, durato più di tre mesi, ha sciolto le proprie riserve. Del resto non era facile scegliere tra la terna di nomi proposta dal Presidente del parco degli Aurunci Michele Moschetta. Ma come spesso accade in questo strano paese, le decisioni politiche particolarmente “rilevanti” sono solite prendersi nei periodi di “vacanza”, ovvero quando l’attenzione mediatica e dei cittadini è ai minimi livelli.
Dunque, il Parco Regionale dei Monti Aurunci ha il suo Direttore e la scelta finale del Governatore è ricaduta su Giorgio De Marchis che, il 10 agosto u.s., ha ufficialmente assunto l’incarico. Ma chi è questo personaggio che è riuscito a superare una così dura concorrenza? Forse un esperto ambientalista? Magari un accademico specializzato in scienze e gestione della natura? Ebbene no!
Il nuovo Direttore è un impiegato dell’ATER (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Pubblica – per intenderci l’ente regionale che si occupa della costruzione e gestione delle case popolari) nonché navigato politico locale del Partito Democratico. Un ragioniere, laureatosi in scienze politiche, affascinato da internet e dai social network (così si legge dal suo blog) che, come tanti, è solito utilizzare per veicolare pensieri/opinioni ma anche valutazioni e analisi politiche, insomma un vero “statista”.  Continua a leggere

TEATRO COMUNALE D’ANNUNZIO: SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO

Il 10 agosto 2017, la Giunta Coletta ha dato seguito all’ennesimo cambio di passo rispetto a quanto prometteva.Articolo di giornale sul Teatro D'Annunzio di Latina

In merito al destino del Teatro Comunale D’Annunzio e in relazione alla normativa antincendio che da anni tormenta il destino del più grande teatro provinciale (fino a quando non sarà ridotta la superficie del palco), dopo un anno di silenzio pare che si procederà alla costruzione di due muri frangifuoco da realizzare direttamente sul palco: un’azione che ridurrà a 150 mq la superficie utile alle attività teatrali, senza considerare la sottrazione di spazio ulteriore determinata dal montaggio delle quinte. Si decide in fretta e in furia ad agosto, senza che sia pubblicata la delibera di Giunta sull’Albo Pretorio online (peraltro fermo al 5 giugno 2017); sempre che tale delibera non sia stata approvata con carattere di urgenza il che eviterebbe l’obbligo di pubblicazione immediata ai fini della piena legittimità. Ad ogni modo, la questione teatro non è un tema scottante e urgente in sé, piuttosto ciò che lascia perplessi è il modo in cui è stata gestita.
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