CERCASI DEA DI II° LIVELLO

Sulle pagine Facebook dedicate a Latina, ciclicamente, vengono scritti post in cui si denuncia che il Pronto Soccorso dell’ospedale di Latina (S.M. Goretti) è al collasso.
Situazione tristemente nota e che si ripete, in particolare, nei periodi più difficili dell’anno (d’estate per il caldo, d’inverno per il picco degli stati influenzali, ma anche nei momenti di maggior afflusso poichè, come noto, la struttura ha già difficoltà a gestire l’ordinario).
Una situazione drammatica alleggerita solo dall’umanità e la professionalità di quegli addetti ai lavori che, nonostante tutto, ancora resistono alla forte demotivazione indotta da una realtà sanitaria laziale classificata “SCADENTE” proprio dal CENSIS.
Il S.M. Goretti, ormai, fa solo da triste scenografia ad ipocrite quanto inutili passerelle dei soliti politicanti, in particolare quando in cerca di visibilità e/o consenso.
Al Goretti, che il governatore Zingaretti, a parole, vorrebbe elevare a DEA di II° livello, non si riesce nemmeno a far tornare il reparto di pediatria al proprio posto. 
Un reparto recentemente ristrutturato ma, come raccontano le cronache locali, in maniera non adeguata.
Dunque, ai pazienti rimane solo la sofferenza amplificata dalla vergogna di vedere la propria dignità calpestata poichè lasciati per giorni a decantare in stanzoni promiscui. Nemmeno si trovassero in qualche ospedale del terzo mondo.
Ai familiari, invece, non resta che la frustrazione mista a rabbia per un servizio sanitario costoso e inadeguato che, sempre secondo il CENSIS, costerebbe circa 2600 euro procapite.
Ai cittadini, tutti, non resta che l’indignazione e la consapevolezza che mai nessuno pagherà per questo sfacelo, figlio della mala gestione politico amministrativa, e per i debiti che hanno portato al commissariamento della sanità laziale.
L’unica arma a loro disposizione rimane solo quel “voto” che, tra qualche mese, in particolare i soliti personaggi della politica nostrana, verranno a chiedere senza nemmeno un minimo di imbarazzo.

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RIFE:
http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121127

SCENEGGIATE ALL’OMBRA DEGLI EROI

Dal 23 maggio scorso, ossia da quando il sindaco Coletta presso la sede di LBC ha annunciato (alla presenza del Prof. Alfredo Galasso ospite e relatore di una lezione sulla “MAFIA”) che i “giardinetti” di Latina sarebbero stati dedicati ai magistrati Falcone e Borsellino in luogo di un nome ritenuto scomodo come quello di Arnaldo Mussolini (fratello del Duce), in questa strana città il tempo si è fermato e dai tombini della fu Littoria, riconosciuta tale anche dalla creatura social di Zuckerberg, è debordato tutto il nostalgico risentimento di un ventennio che non si vuole serenamente archiviare più per uno stereotipato cliché che per convinzione.
Il primo cittadino sapeva bene, al punto di rivelarlo in pubblica assemblea, che nella città “nera” o per meglio dire “dalle 50 sfumature di grigio” questa iniziativa avrebbe scatenato un putiferio.
E così è stato!
Ma allora perché lo ha fatto?
Forse perchè il Coletta voleva distrarre la cittadinanza da un anno in cui la città è sembrata più nelle mani di un’autogestione studentesca che in quelle di un’amministrazione politica?
Forse perché il progetto di recupero dei fondi necessari al completamento dello scheletro della cittadella giudiziaria, luogo più che adatto a portare i nomi di Falcone e Borsellino, richiedeva più tempo e un’elevata possibilità di insuccesso?
Forse perché quello che si è spacciato come un movimento civico, partecipato e trasversale in realtà è diretto da una componente maggioritaria di elementi vicini alla sinistra più ideologica?
Eppure il primo cittadino ignorava, colpevolmente, poiché qualcuno del suo staff, della sua giunta, dei suoi consiglieri di maggioranza, financo un semplice iscritto o simpatizzante di LBC lo avrebbe dovuto informare, che al parco pubblico conosciuto dalla maggior parte dei latinensi come “giardinetti”, in realtà, non era mai stato ufficialmente assegnato il nome del fratello del più noto dittatore italiano.
Questo “scoop”, dunque, ha rivelato sia la fresca ignoranza della maggioranza sia quella consolidata di un’opposizione composta persino da personaggi di quel centro-destra che, all’interno del consiglio comunale, hanno rivestito per diverso tempo ruoli di primo piano.
Una paradossale “verità” scoperta, dopo anni, solo grazie all’interessamento di un cittadino curioso e non, come ci si aspetterebbe, da qualche zelante consigliere comunale.
Un fatto che ha spiazzato tutti e che, in teoria, avrebbe dovuto mettere a tacere ogni pretestuosa polemica.
Invece no!
La guerra tra “benecomunisti” e “para-fascio-demo-leghisti”, del nuovo millennio, è continuata su ogni versante cittadino nella speranza dei secondi, forse, di far dimenticare che quel nome che aveva suscitato “fastidio” e “polemiche”, anche quando fu proposto dall’ex sindaco Finestra, era stato tuttavia abbandonato al suo destino proprio dalla sciatteria di uomini di provata fede missina che oggi, invece, si stracciano le vesti in una ridicola difesa d’ufficio.
E così i “giardinetti” hanno mostrato per anni quella targa “abusiva” dedicata all’Arnaldo, fatta recentemente sistemare, ovviamente in maniera palesemente strumentale, da chi, nonostante la manciata di voti raccolti alle ultime amministrative con il simbolo del MSI, non rinuncia a gesti tanto plateali quanto grotteschi.
Come cornice a questa patetica polemica, che si protrae da circa due mesi, si collocano quel migliaio di nostalgici cittadini che, democraticamente, hanno portato avanti una petizione per proporre un referendum comunale inteso a ridare alla città il nome di fondazione ovvero Littoria.

Dunque, nonostante la miriade di problemi che affliggono Latina, il dibattito politico, pubblico e social si è impantanato su quei “giardinetti” che, a dispetto di tutto e tutti, rimarranno “giardinetti” anche se tra poco meno di un’ora, alla presenza della presidenteSSa della Camera più contestata e mal sopportata della storia della Repubblica, che verrà ricordata soprattutto per le sue infelici uscite e per quella mania ossessiva compulsiva di cambiare il genere ai sostantivi quando associati ad una figura femminile che riveste qualsivoglia carica istituzionale, cambieranno ufficialmente il nome da “parco Comunale” a “parco Falcone-Borsellino”.
Ma oltre alla terza carica dello stato sarà presente anche una fisiologica aliquota di ipocriti, raccomandati, ruffiani che, come sempre accade in certe circostanze, si mimetizzeranno come camaleonti tra i tanti cittadini perbene che, nonostante le sterili polemiche di queste settimane, presenzieranno alla pubblica cerimonia d’intitolazione del parco ai due magistrati assassinati, unitamente al coraggioso personale di scorta, materialmente dalla MAFIA ma ancor prima dall’isolamento di frange di uno Stato pavido e colluso.
Infine, com’è facile immaginare, ci saranno anche dei contestatori para fascistoidi che si confonderanno magari con altri contestatori civici che si oppongono a questo cambio di nome nonostante l’ormai svelato falso storico e amministrativo.
Dunque, all’ombra del monumento ai caduti andrà in scena il solito triste siparietto latinense che, verosimilmente, ritroveremo in serata su qualche TG nazionale (tipo quello andato in onda l’autunno scorso fuori il Supercinema, dove militanti della locale ANPI hanno protestato, unitamente a dei militanti di Forza Nuova, per il comizio di Renzi in favore di quella riforma costituzionale successivamente affossata, dalla maggioranza del popolo italiano, nel referendum del 4 dicembre u.s.).
Ma in questa strana città, dalle “50 sfumature di grigio”, ci saranno anche tanti cittadini che, come me, oggi diserteranno questa importante cerimonia non perché avversi al nuovo e importante nome che si vuole dare al principale parco cittadino, ma solo perché contrari ai modi ed ai tempi imposti da un’amministrazione che si è dimostrata divisiva ed arrogante.
Gente comune che, nemmeno per sbaglio, desidera essere accomunata a militanti di una destra ipocrita e anacronistica.
A farne le spese solo la memoria di Falcone e Borsellino indegnamente strumentalizzata in una faida da “pollaio”.

Paolo Borsellino a Latina: tra memoria e retorica

Leggendo le cronache cittadine, due “notizie” saltano all’occhio oggi 19 luglio 2017. La prima è che Latina è diventata “capitale dell’antimafia”, pare l’abbiano detto ieri al convegno tenuto in Sala De Pasquale al Comune di Latina alla presenza di rappresentanti delle Istituzioni quali la Presidente della Commissione Antimafia Rosi Bindi, il Sindaco di Latina Damiano Coletta e il Presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Legalità Regione Lazio Gianpiero Cioffredi (proprio quest’ultimo avrebbe pronunciato la frase “Latina oggi è la capitale dell’antimafia”). La seconda è che il partito Fratelli d’Italia di Latina e Gioventù Nazionale (il movimento ufficiale dei giovani che si riconoscono nelle finalità di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale) celebreranno il ricordo di Paolo Borsellino di fronte al Tribunale di Latina con un mazzo di fiori.

Non vale la pena soffermarsi sul contenuto abnorme, retorico e grottesco dell’affermazione per cui Latina sarebbe la capitale dell’antimafia. Non vale la pena, in un post su Facebook, fare la storia della criminalità pontina, delle sue omissioni e dei conclamati silenzi e indifferenze della città, poiché non basterebbe questo spazio che ci dona ogni giorno il social californiano di Palo Alto facendoci credere di contare qualcosa.
Sarebbe solo auspicabile non ascoltare dichiarazioni caramellose e lontane dal vero ogni qual volta cadono i giorni del 23 maggio e del 19 luglio: ecco, lì avremmo un vero tributo alla morte dei due magistrati. Un po’ di rigore, austerità morale (una parola, “austerità”, diventata parolaccia ai tempi della Grande Crisi e dello Spread) e assenza di retorica. Se avessimo questo equilibrio, avremmo finalmente una celebrazione dignitosa della morte di Falcone e Borsellino.
Un desiderio di simbolismo vacuo che l’attuale classe dirigente dell’amministrazione comunale purtroppo presenta ogni qual volta tocca determinati temi: ecco perché il corollario perfetto di questa tendenza retorica stucchevole si sostanzia bene nella frase del Presidente Cioffredi, in quota PD, “Latina, capitale dell’antimafia”.
Per tali ragioni, è doveroso capire bene, oggi, le parole di Fiammetta Borsellino, la più giovane e silente dei figli del giudice, che senza alcun tipo di fiocchetto trionfalistico o vittimismo, ci ricorda e lo ricorda sopratutto alle Istituzioni – dalla politica alla magistratura – che per l’accertamento della verità sulla morte del padre vi fu, a ridosso e per anni a seguire dalla strage di Via D’Amelio, una totale mancanza tecnica (dal lato delle indagini), di prassi (le sottovalutazioni/omissioni della Procura di Caltanissetta, definita dalla figlia del magistrato “massonica” all’epoca in cui a guidarla era il defunto Giovanni Tinebra) e di dirittura morale (le Istituzioni della Repubblica, colpevoli e inzuppate nel maleodorante liquido dell’omertà e della compromissione). E ricorda, Fiammetta, che loro, la famiglia Borsellino, sono stati lasciati soli, sia dalla politica che dalla magistratura.
Questa è la Storia d’Italia e va scritta per bene altrimenti, essendo la nostra memoria labile e poco attenta ai tracciati della Storia, va a finire che arriverà un giorno che qualcuno dirà che i due giudici in fondo se la sono cercata (lo disse Andreotti parlando del grande eroe borghese Giorgio Ambrosoli) o che i depistaggi, le cointeressenze tra Stato e mafia, gli indicibili accordi, sono solo frutto di menti non raffinatissime e con il gusto del romanzo criminale.

Non di certo di Storia d’Italia si tratta invece, ma connesso invece con il problema della memoria labile, se si parla in merito alla seconda notizia che è saltata all’occhio.
Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale celebrano il simbolo della legalità, Paolo Borsellino. Bene, è una bella notizia. Prima di farlo, però, vorrei dire a quei giovani di quel partito, per quanto possa contare la mia opinione (non ho vinto un Premio Strega, purtroppo), che dovrebbero esigere pulizia all’interno di esso. Perché vanno bene i mazzi di fiori, e passi pure una certa tendenza alla celebrazione che diventa pretesto di auto-celebrazione nel giorno del lutto, ma parlare di legalità (lo ha fatto recentemente Fratelli d’Italia organizzando persino un convegno sulla Legge Lazzati) avendo come referente per il territorio, il deputato Pasquale Maietta, tutt’ora nel gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati, nonché tesoriere di esso, senza contare il suo ruolo in due commissioni, è possibile a condizione che vi sia una completa presa di distanza e una richiesta di dimissioni. Una richiesta di dimissioni a Maietta che non è arrivata né dalla classe dirigente locale di Fratelli d’Italia, né dalla ex ministro di Berlusconi, Giorgia Meloni, acclamata da molti media e sostenitori come la faccia pulita della nuova (?) destra italiana.

Ecco, parlare di legalità e distribuire fiori il 19 luglio rimanendo seri, non esimerà i cari giovani di Fratelli d’Italia dalla responsabilità di chiedere un cambio di rotta. Solo così saranno credibili, altrimenti è solo retorica, camuffamento, tentato riverginarsi al cospetto degli indicibili e cialtroneschi accordi presi dalla classe politica di destra di questa città con pezzi della mala locale.

PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE!

Al Servizio Ambiente del Comune di Latina e per conoscenza a:
– Sindaco di Latina
– Polizia Locale Latina
– Prefettura Latina
– ASL Latina
– Vigili del Fuoco Latina
– Stampa locale
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La presente per segnalare una situazione di potenziale pericolo sia dal punto di vista igienico sanitaria sia della sicurezza e della prevenzione incendi urbano/boschivi.

Al riguardo, come si evince dalle foto in allegato, nell’area verde all’angolo di via Piave/via Persicara, a ridosso di un’area boschiva di circa 25 mila metri quadrati, che costeggia il canale denominato “Piattella” e collega due arterie stradali di rilievo (via Vespucci e Via Piave) nonché aree residenziali e industriali/commerciali, insiste da tempo una situazione di incuria e degrado urbano.

Detta situazione oltre a favorire il proliferare di topi, blatte, zanzare ecc. garantisce un potenziale innesco per incendi che, considerata l’estrema vicinanza ad aree private e pubbliche, potrebbero causare seri danni a cose e persone.

Per quanto sopra, anche in considerazione delle alte temperature del periodo e di quanto accaduto recentemente all’angolo tra via Cavata/via Ufente (vds riferimenti), si invitano gli uffici in indirizzo a porre in essere, quanto prima possibile, le relative azioni di competenza al fine di ripristinare un livello minimo di sicurezza, igiene e decoro nell’area verde sopraccitata.
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Riferimenti:
Fonte: Incendio in via Ufente

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TEATRO D’ANNUNZIO – INVERSIONE DI MARCIA TARGATA LBC

Il destino del Teatro Comunale D’Annunzio non sarà più un problema “indoor” poiché a breve la gestione verrà affidata a privati per tre anni, come appreso dalle dichiarazioni pubbliche dell’Assessore alla cultura del Comune di Latina, Antonella Di Muro. Insomma, un’inversione a U rispetto a quanto annunciato tramite i proclami elettorali, talché il soggetto che si aggiudicherà il bando in arrivo riceverà anche un contributo comunale di 100.000 euro per ciascuna annualità. È pur vero che nessuna delle amministrazioni che si sono susseguite fino al 2016 ha mai concesso alcun rilievo a una delle componenti fondamentali di una società sana e consapevole: la cultura. Esempio sono i ben nove musei presenti a Latina, alcuni dei quali abbandonati al loro destino, altri, appena riscoperti e già godibili ma solo a pagamento. Questo è il messaggio che passa, ossia che per l’amministrazione del “è-sempre-colpa-di-quelli-di-prima” la cultura si deve pagare, altrimenti niente. 

Si è fatto un gran parlare del decadimento culturale degli ultimi venti anni, declassato tristemente a luogo comune circa le colpe universali della TV commerciale spazzatura, quando ora il mostro sarebbero i social delle fake news e i pay-per-click. Le scelte politico-amministrative, invece, spesso passano sotto il radar delle schiette analisi critiche. Una giunta che si proponeva come la paladina del “bello” e del “bene comune” avrebbe dovuto far passare l’idea che la cultura va vissuta in maniera partecipata, prestando attenzione a tutte le componenti del territorio come le associazioni locali operanti da anni e i fiorenti artisti e musicisti del territorio. Puntare su di loro, dare la possibilità di crescita alle eccellenze locali, pianificare le attività e iniziative culturali insieme a questa parte capace del tessuto cittadino, magari mettendo il contributo annuale a disposizione di un progetto pubblico di qualità che non avrebbe perseguito la remunerazione del capitale ma, piuttosto, l’orizzontale proliferazione dell’arte. Aver lasciato la cultura in balìa delle esigenze di mercato è una netta dichiarazione di intento della maggioranza di Coletta: non importano né metodo né risultato, l’essenziale è che si faccia.