C’È CHI DONA… E CHI INTASCA!

È di ieri lo “scoop” delle Iene sul mancato contributo di alcuni parlamentari M5S al fondo di garanzia (gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico) alimentato, lo ricordiamo, anche con parte degli emolumenti dei portavoce pentastellati.
Ebbene, con circa 20 milioni di euro restituiti dai parlamentari M5S sono già state finanziate più di 6.000 imprese.
Tuttavia, il comportamento scorretto riconducibile solo ad alcune “mele marce” non può ne deve umiliare l’impegno e la correttezza della maggioranza di quei portavoce che, invece, hanno tenuto fede al loro impegno morale e che, in questi giorni, stanno svolgendo campagna elettorale spendendo anche la loro personale credibilità.
Il danno d’immagine che taluni soggetti, di cui auspichiamo la rapida espulsione, hanno fatto al M5S e a tutti gli attivisti che, volontariamente e senza percepire alcun rimborso, costituiscono la rete territoriale su cui si basa l’organizzazione civico politica del Movimento è incommensurabile.
L’eventuale danno politico ed elettorale, invece, lo si potrà misurare solo il 5 marzo.
Tuttavia, in una campagna elettorale che verrà ricordata tra le più meschine e volgari che hanno mai avuto luogo nell’Italia repubblicana, già si stanno scatenando gli “sciacalli” dei principali antagonisti politici e dei media a loro asserviti.
Sciacalli che “ululano” in tutte le direzioni nel disperato tentativo di attirare l’attenzione dell’elettorato di pancia, quello che non approfondisce e che, spesso, non ricorda che nelle tasche di chi ora punta il dito è entrato, negli anni, un fiume di denaro PUBBLICO.
Ma, esattamente, di cosa stiamo parlando?
Qui si sta montando un caso su soldi personali non donati secondo la promessa fatta alla propria compagine politica in sfregio del programma nazionale M5S.
Ma chi “ulula” si dimentica del fatto che mentre la maggioranza dei parlamentari M5S hanno comunque onorato la loro promessa contribuendo, altruisticamente, ad alimentare un fondo di garanzia ministeriale, i parlamentari degli altri schieramenti politici, di massima, quei soldi se li sono intascati senza rendere conto a nessuno.
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Gianluca Bono
candidato M5S al Senato
Collegio Plurinominale Lazio-3

LA QUALITÀ DELLA VITA E LA VIVIBILITÀ URBANA

Torna la classifica delle 110 PROVINCE CON LE RELATIVE CITTÀ CAPOLUOGO italiane sulla  vivibilità dei territori provincia per provincia. Si può mettere in evidenza il nord della nazione al sud, le migliori e le peggiori province, ma una cosa è certa che se non si è tra i primi si scende nel gradimento e quando si supera in classifica la posizione 55 si entra direttamente nella zona rossa, una “bad area” una zona d’ombra dove scalando e indietreggiare si arriva alle ultime posizioni, un campanello d’allarme, come le periferie estreme e degradate di un’area metropolitana. I nuovi parametri usati dal sole 24Ore ci raccontano senza prosciutti agli occhi i territori italiani. Dall’ambiente ai rifiuti prodotti per ogni singolo cittadino, alla efficienza della raccolta differenziata, al verde pubblico a m2 messo a disposizione per ogni abitante. La viabilità e la possibilità di utilizzare i servizi di trasporto pubblico. La dinamicità del territorio sulle aziende che producono e che fanno export; quelle che aprono e quelle che chiudono, la disoccupazione e il peso della presenza di stranieri da integrare. La percezione di sicurezza, l’efficacia e l’efficienza della giustizia, evidenziando il tempo di durata dei processi oltre i tre anni. I morti per omicidi e tentati omicidi e i fattori negativi di influenza criminosa sulla vita reale delle comunità. Molti sono i sottofattori presi in considerazione come parametri utilizzati dalla ricerca, non c’è che dire, nessuna città o provincia ne esce indenne dal calcolo matematico utilizzato come un vero bisturi chirurgico.  Ma arriva anche il tempo libero, la cultura, la ristorazione e la presenza di struttura ricettive e agrituristiche, la demografia e la crescita della popolazione.

IL COLPO DI GRAZIA SUL BENESSERE NELLE PROVINCE ITALIANE A 360 GRADI LO FORNISCONO I DATI SULLA SANITÀ LOCALE

Che tesse l’ordito di civiltà di una popolazione, tutto viene alla luce: contando il numero di strutture per abitante, il numero dei posti letto disponibili per abitanti, il numero di medici infermieri e paramedici, con il conteggio delle apparecchiature diagnostiche a disposizione per migliaia di utenti e malati.

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I NUMERI CONTANO!

Berlusconi e Salvini hanno annunciato che se andranno al Governo espelleranno 600 mila migranti.
Ma dove sono questi 600 mila migranti? Chi l’ha visti?

In Italia negli ultimi 4 anni sono arrivati 350/370 mila ESSERI UMANI.

Una parte di loro si sono già trasferiti in altri paesi come Germania, Svezia, ecc., altri, i cosiddetti “rifugiati” sono circa 147 mila ovvero 2,5 ogni 1000 abitanti.

Dunque, facendo i dovuti rapporti tra nascite e decessi dei cittadini italiani, non vi è alcuna invasione in relazione alle statistiche demografiche nazionali. (Fonte: Ministero dell’Interno )

Considerando a priori che:
– l’Italia ha ratificato i trattati di Ginevra (art.1 convenzione di Ginevra);
– la legge attuale sull’immigrazione porta il nome BOSSI-FINI [dlgs 113/99];
appare chiaro che sia Berlusconi che Salvini mentono, sia sui numeri, sia nel rispetto del principio fondamentale della nostra Costituzione.

Questi due noti personaggi politici che, insieme, hanno già governato l’Italia con i risultati che ancora oggi abbiamo sotto gli occhi, dovrebbero essere consapevoli di ciò che dicono quando, consapevolmente, spargono “terrore” attraverso i media nazionali.

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POLITICA, DIGNITÀ E FATTORE UMANO

In questi ultimi giorni sono stato percorso da sentimenti contrastanti. Mi sono ritrovato in uno stato emotivo che non mi ha permesso: di pensare con lucidità; di discriminare il vero dal falso; scorgere il tifoso dall’appassionato o l’opportunista dal cinico.
Un amico con cui ho combattuto diverse battaglie civico politiche in ambito territoriale, una persona stimata, determinata ma con umane fragilità, coraggiosa dunque a tratti impulsiva, è stata “abbattuta” dalla classica campagna diffamatoria che in ogni ambito, di massima, colpisce i validi e lascia indenni i pavidi.
Quando accadono queste cose a persone molto vicine, che condividono i tuoi stessi interessi di natura politica, non è facile reagire immediatamente poiché, per un periodo indefinito, si rimane sospesi in un limbo in cui ti aspetti di tutto e, fisiologicamente, ci si pone in uno stato di autodifesa.
Si cerca di raccogliere tutti gli elementi possibili per capire di chi ci si può ancora fidare e di chi invece no poiché accecato dal raggiungimento di un obiettivo che ritiene al di sopra di tutto, persino della dignità e dell’umana considerazione.
Certamente il progetto per un paese può essere più importante di un singolo o anche di una piccola comunità ma a tutto c’è un limite.
Per questo amico, nel mio piccolo, in questi giorni, mi sono battuto senza soluzione di continuità, insieme ad altre persone di cui nutro la massima stima e considerazione, per far si che venisse riabilitato il suo nome alla luce di evidenze non note a chi, purtroppo, nel dubbio, ha frettolosamente dato credito a “spifferi” indotti da vigliacchi senza onore che non hanno avuto nemmeno il coraggio di assumersi le proprie responsabilità firmando, con nome e cognome, le proprie delazioni.
Ebbene, grazie a questa operazione verità portata avanti da più fronti, tesa a ristabilire i fatti scevri da qualsivoglia artificiosa e viscida manipolazione, si è riusciti a difendere l’onorabilità politica di Bernardo Bassoli che, tuttavia, ormai mortificato per l’ennesima volta nella propria dignità personale, ha legittimamente deciso di non accettare il suo reinserimento nella lista elettorale dei candidati della Camera dei Deputati, per il M5S, del collegio Lazio 2-02, dalla quale era stato cancellato in via cautelativa.
Io per primo, inizialmente, ho ritenuto troppo impulsiva e non condivisibile la sua decisione ma, in base alle informazioni che ho avuto modo di raccogliere in questi giorni, ho compreso che non poteva esserci risposta diversa poiché il motto “uno vale uno” non ha mai voluto significare “uno vale l’altro”.
Ecco perché ieri, cercando di spiegare ad un attivista del M5S il perché di quanto accaduto a Bernardo, ho provato a sintetizzare il tutto con la seguente metafora:
“nel Movimento ci sono tanti giocatori, ma come a volte accade all’interno di una squadra di calcio c’è chi si sente attaccante nonostante non abbia le relative qualità tecniche. Ebbene, dopo circa 10 anni di partite molto aspre, condotte su terreni molto duri, gomito a gomito e contro squadre più equipaggiate e più scorrette di noi, ho compreso di trovarmi a mio agio nel ruolo di mediano e che Bernardo non avrebbe potuto svolgere altri ruoli se non quello di attaccante.
Purtroppo, nel medesimo ambito, c’è anche chi pur non avendo mai fatto un “gol” in vita sua non ha ancora maturato l’umiltà di comprendere quale potrebbe essere il proprio ruolo in una squadra che aspira a vincere un campionato.
Dunque, la “squadra” M5S ha perduto un “attaccante”, a mio avviso un giovane “fuoriclasse” che con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti, avrebbe potuto contribuire a farle vincere il primo campionato nazionale e di questo il “presidente della società”, unitamente ai relativi consiglieri, se ne sono assunti la relativa responsabilità.
Di questa infelice vicenda, perciò, se ne possono compiacere solo i fanatici tifosi o quelli che, pur sentendosi “attaccanti”, in realtà, nella vita politica come in quella privata, non sono nemmeno all’altezza di stare in “panchina”.
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Gianluca Bono
Candidato Portavoce M5S x il Senato
Collegio Lazio-3

ESISTE UNA MAFIA A LATINA? – Parte III

L’Italia è una Repubblica fondata sulle società a responsabilità limitata usa e getta

L’unica accusa per cui Gianluca Tuma è stato condannato nel processo Don’t Touch è quella di aver fittiziamente intestato la partecipazione al capitale di varie società ai suoi prestanome, ovvero a componenti della sua famiglia, al suo sodale principale e ad altri personaggi minori: la madre, il fratello Gino Grenga, la moglie, l’amico Giampiero Di Pofi ecc. Le società create negli anni sono tutte s.r.l., con l’eccezione dell’ultima (conosciuta) che risulta essere una S.p.A. per un motivo preciso di cui si tornerà a parlare in seguito.

Le società hanno nomi che non dicono niente, come Demo Service srl, Cubinvest srl, Finolim srl, Edilfer srl, Tecnoimp srl, Finclem srl, Tps Technical Paper Service & Support srl, Gespan srl, Gruppo Pandoc srl, Latina Ced Piccola Cooperativa srl, Toodip Food srl ecc. Tali srl si occupavano di edilizia, impiantistica edile civile, gestione di immobili, produzione alimenti ecc. Tuma, di fatto, disponeva le sue azioni ai prestanome e diceva loro ciò che dovevano fare avvalendosi di una commercialista (non indagata in Don’t Touch) che ne curava i bilanci.

L’ufficio principale da dove venivano gestite le operazioni amministrative delle varie società non era situato in una caverna in cui la primula pontina si metteva al riparo da notifiche di Tribunale o seccatori più o meno pericolosi. Da buon latinense, egli l’aveva situato, bensì, al centro della città, in Corso della Repubblica 138. Un civico dove erano site ufficialmente alcune delle tante società del suo sistema.
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