Paolo Borsellino a Latina: tra memoria e retorica

Leggendo le cronache cittadine, due “notizie” saltano all’occhio oggi 19 luglio 2017. La prima è che Latina è diventata “capitale dell’antimafia”, pare l’abbiano detto ieri al convegno tenuto in Sala De Pasquale al Comune di Latina alla presenza di rappresentanti delle Istituzioni quali la Presidente della Commissione Antimafia Rosi Bindi, il Sindaco di Latina Damiano Coletta e il Presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Legalità Regione Lazio Gianpiero Cioffredi (proprio quest’ultimo avrebbe pronunciato la frase “Latina oggi è la capitale dell’antimafia”). La seconda è che il partito Fratelli d’Italia di Latina e Gioventù Nazionale (il movimento ufficiale dei giovani che si riconoscono nelle finalità di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale) celebreranno il ricordo di Paolo Borsellino di fronte al Tribunale di Latina con un mazzo di fiori.

Non vale la pena soffermarsi sul contenuto abnorme, retorico e grottesco dell’affermazione per cui Latina sarebbe la capitale dell’antimafia. Non vale la pena, in un post su Facebook, fare la storia della criminalità pontina, delle sue omissioni e dei conclamati silenzi e indifferenze della città, poiché non basterebbe questo spazio che ci dona ogni giorno il social californiano di Palo Alto facendoci credere di contare qualcosa.
Sarebbe solo auspicabile non ascoltare dichiarazioni caramellose e lontane dal vero ogni qual volta cadono i giorni del 23 maggio e del 19 luglio: ecco, lì avremmo un vero tributo alla morte dei due magistrati. Un po’ di rigore, austerità morale (una parola, “austerità”, diventata parolaccia ai tempi della Grande Crisi e dello Spread) e assenza di retorica. Se avessimo questo equilibrio, avremmo finalmente una celebrazione dignitosa della morte di Falcone e Borsellino.
Un desiderio di simbolismo vacuo che l’attuale classe dirigente dell’amministrazione comunale purtroppo presenta ogni qual volta tocca determinati temi: ecco perché il corollario perfetto di questa tendenza retorica stucchevole si sostanzia bene nella frase del Presidente Cioffredi, in quota PD, “Latina, capitale dell’antimafia”.
Per tali ragioni, è doveroso capire bene, oggi, le parole di Fiammetta Borsellino, la più giovane e silente dei figli del giudice, che senza alcun tipo di fiocchetto trionfalistico o vittimismo, ci ricorda e lo ricorda sopratutto alle Istituzioni – dalla politica alla magistratura – che per l’accertamento della verità sulla morte del padre vi fu, a ridosso e per anni a seguire dalla strage di Via D’Amelio, una totale mancanza tecnica (dal lato delle indagini), di prassi (le sottovalutazioni/omissioni della Procura di Caltanissetta, definita dalla figlia del magistrato “massonica” all’epoca in cui a guidarla era il defunto Giovanni Tinebra) e di dirittura morale (le Istituzioni della Repubblica, colpevoli e inzuppate nel maleodorante liquido dell’omertà e della compromissione). E ricorda, Fiammetta, che loro, la famiglia Borsellino, sono stati lasciati soli, sia dalla politica che dalla magistratura.
Questa è la Storia d’Italia e va scritta per bene altrimenti, essendo la nostra memoria labile e poco attenta ai tracciati della Storia, va a finire che arriverà un giorno che qualcuno dirà che i due giudici in fondo se la sono cercata (lo disse Andreotti parlando del grande eroe borghese Giorgio Ambrosoli) o che i depistaggi, le cointeressenze tra Stato e mafia, gli indicibili accordi, sono solo frutto di menti non raffinatissime e con il gusto del romanzo criminale.

Non di certo di Storia d’Italia si tratta invece, ma connesso invece con il problema della memoria labile, se si parla in merito alla seconda notizia che è saltata all’occhio.
Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale celebrano il simbolo della legalità, Paolo Borsellino. Bene, è una bella notizia. Prima di farlo, però, vorrei dire a quei giovani di quel partito, per quanto possa contare la mia opinione (non ho vinto un Premio Strega, purtroppo), che dovrebbero esigere pulizia all’interno di esso. Perché vanno bene i mazzi di fiori, e passi pure una certa tendenza alla celebrazione che diventa pretesto di auto-celebrazione nel giorno del lutto, ma parlare di legalità (lo ha fatto recentemente Fratelli d’Italia organizzando persino un convegno sulla Legge Lazzati) avendo come referente per il territorio, il deputato Pasquale Maietta, tutt’ora nel gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati, nonché tesoriere di esso, senza contare il suo ruolo in due commissioni, è possibile a condizione che vi sia una completa presa di distanza e una richiesta di dimissioni. Una richiesta di dimissioni a Maietta che non è arrivata né dalla classe dirigente locale di Fratelli d’Italia, né dalla ex ministro di Berlusconi, Giorgia Meloni, acclamata da molti media e sostenitori come la faccia pulita della nuova (?) destra italiana.

Ecco, parlare di legalità e distribuire fiori il 19 luglio rimanendo seri, non esimerà i cari giovani di Fratelli d’Italia dalla responsabilità di chiedere un cambio di rotta. Solo così saranno credibili, altrimenti è solo retorica, camuffamento, tentato riverginarsi al cospetto degli indicibili e cialtroneschi accordi presi dalla classe politica di destra di questa città con pezzi della mala locale.

Posted on 19 luglio 2017, in Blog and tagged , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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