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Roma-Latina: l’atteggiamento ambiguo di Zingaretti

Di seguito un breve resoconto dell’ordine del giorno illustrato dalla portavoce del M5S Valentina Corrado nel Consiglio regionale del Lazio. Il Consiglio regionale, in data 15 febbraio 2017, ha approvato l’ordine del giorno collegato alla manovra di Bilancio, che impegna la Giunta e il presidente Zingaretti al potenziamento e alla messa in sicurezza della strada regionale Pontina.

La Giunta Zingaretti che ha dato il via libera alla devastante autostrada a pedaggio, con il suddetto atto d’indirizzo va nella direzione opposta a ciò che pervicacemente difende. A questo punto, sarebbe importante che ci spieghino cosa intendano fare dal momento che il PD locale di Latina, pur essendo diviso in fazioni, è compatto nel difendere l’opera del disastro Roma-Latina.

A Latina, speriamo che i consiglieri di maggioranza o minoranza (non importa) del Comune di Latina, prendano atto che anche in Regione, sebbene un ordine del giorno non preveda ancora uno stanziamento di fondi atti alla messa in sicurezza e alle altre opere (metro tra Roma e Latina e potenziamento ferroviario), non si persegue (apparentemente) la via suicida di un’opera dannosa dal punto di vista economico, finanziario e ambientale quale è l’autostrada a pedaggio Roma-Latina. Dopo averne preso atto, possono portare in consiglio comunale, per discuterla e votarla, la delibera che il Nodo di Latina ha depositato all’ufficio del Protocollo del Comune di Latina in modo da assumere una posizione netta sull’autostrada a pedaggio e sulle sue opere al seguito (per Latina, una tangenziale che andrà sfondare il territorio da Borgo Piave a Santa Fecitola).

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LATINA 5 STELLE MAGAZINE – numero 4

Anche per il mese di ottobre è stato pubblicato il magazine realizzato dagli attivisti del meetup 256 “I Grilli e le Cicale di Latina”.

In questo numero, alcuni interessanti contributi riguardanti i più svariati temi: la sicurezza sulle strade, il preoccupante progetto dell’autostrada Roma-Latina, la prostituzione nel capoluogo pontino, la rubrica sui musei della città, la scuola, gli studi sulle Terme di Fogliano, i problemi dei canali della bonifica e una breve riflessione sul suicidio che ha visto coinvolta la povera Tiziana Cantone.

Il magazine è disponibile per pc/tablet e pdf.

Buona lettura!

 

 

 

ALL’ARREMBAGGIO

CatturaIeri presso l’Hotel Europa c’è stato l’incontro promosso dall’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili): «Autostrada Roma-Latina. Pro e contro».

La prima cosa che colpiva era la consapevolezza di tutti i presenti, imprese, tecnici, politici, sindacalisti e cittadini, non solo che non verranno rispettati i preventivi di spesa e la tempistica, ma anche che l’opera non sarà mai conclusa così come è stata progettata. A questo è ridotta l’Italia: un paese in cui tutti sono rassegnati a che non si possa fare una cosa fatta bene.

L’ANCE è contraria all’opera. E questo rientra nelle logica di una associazione di piccole e medie imprese che vuole partecipare alla spartizione di una torta altrimenti destinata ad una tra le poche imprese in Italia in grado di aggiudicarsi un appalto di 2,7 miliardi di euro.

I cittadini sono contrari anche perché vanno incontro ad un minimo di sette anni (ma ormai siamo abituati a grandi opere che raddoppiano o triplicano il tempo preventivato, se mai riescono a vedere la luce) di grandi disagi per poi essere costretti a pagare il pedaggio. Mentre basterebbe riqualificare e mettere in sicurezza la Pontina. E magari pensare ad un sistema di trasporto alternativo alla gomma.  Continua a leggere

Pontina, una storia lunga 24 anni

pontinaEx strada statale Pontina (SS 148), ora strada regionale 148 Pontina (SR 148) collega la periferia sud di Roma (quartiere EUR) alle zone del basso Lazio, scorrendo contigua ad alcune località degli anni trenta: Pomezia, Aprilia, Campoverde, Borgo Montello, Latina, Borgo Isonzo, Borgo San Donato, parco nazionale del Circeo e Terracina.

Quella che fu chiamata via Mediana dopo la bonifica dell’Agro Pontino, ora sta per essere oggetto di un intervento a dir poco “invasivo”, che ha assunto nel corso degli anni tre diverse denominazioni: Corridoio Tirrenico Meridionale (2004), Corridoio integrato intermodale (2006) e ora Autostrada a pedaggio A12-Roma (Tor De Cenci)-Latina e la bretella Cisterna-Valmontone.

Proviamo a ripercorrere le varie tappe che hanno caratterizzato quest’opera, per arrivare poi alla situazione odierna. È una storia lunga 24 anni. Inizia nel 1990 con la Giunta Landi, nel 2004 viene rilanciata da quella di Storace, nel 2006 da Marrazzo, poi dalla Polverini e oggi sostenuta da Zingaretti.
Il Governo e la Regione Lazio fanno approvare nella seduta CIPE del 18/11/2010, il progetto del Corridoio Integrato Intermodale Roma-Latina, la bretella Cisterna-Valmontone e il progetto preliminare della tratta A12-Tor de Cenci, ma inciampano nella Guardia di Finanza che immediatamente sequestra tutta la documentazione in seguito ad una indagine della Corte dei Conti su un’ipotesi di “distrazione di denaro pubblico”. A tale decisione contribuì il macigno dei due arbitrati di oltre 800 mln di Euro che vennero presentati da due soci privati di minoranza dell’ARCEA contro la Regione Lazio: rispettivamente dal Consorzio Duemilacinquanta (Caltagirone, Erasmo Cinque ed altri) e da Autostrade per l’Italia, che hanno chiesto un risarcimento danni dopo che la Regione Lazio aveva costituito la Soc. Autostrade del Lazio esautorando l’ARCEA quale aggiudicatrice della Roma-Latina. Da sottolineare il fatto che l’Arcea con una quota di capitale pubblico pari al 51% è rimasta in vita sovrapponendosi ad Autostrade del Lazio (AdL) e solo il 14/01/2014 è stata proposta la messa in liquidazione, con costi doppi per la Regione Lazio che ha pagato due Consigli di Amministrazione. Il CdA di AdL, per quattro anni, si è intascato oltre 800mila euro d’indennità, con una sostanziale assenza dell’esplicazione fattiva del loro mandato. A tutt’oggi si è in attesa della sentenza del Consiglio di Stato a cui si sono rivolti gli azionisti privati di Arcea che hanno impugnato la sentenza dell’arbitrato che condannava la Regione Lazio al pagamento di 67 mln di euro, perché non si sono ritenuti soddisfatti.  Continua a leggere