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Latina blu: il teatro della bandiera

È dai Parioli, il quartiere romano elegante per antonomasia, che parte l’arlecchinata della Bandiera Blu. Quel vessillo che anche quest’anno il Comune di Latina, insieme ad altri della provincia e del Paese intero, ha creduto bene di far sventolare sul proprio lido.

Bandiera Blu, si legge dal sito ufficiale, è un programma “condotto dall’organizzazione non-governativa e no-profit “Foundation for Environmental Education” (FEE). Tale Programma è operativo in Europa dal 1987; con l’inizio del nuovo secolo la FEE ha sottoscritto un Protocollo di partnership globale con il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) e un Protocollo d’Intesa con l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (UNWTO), di cui è anche membro affiliato, per cui il Programma inizialmente europeo è stato esteso in 49 paesi in tutto il Mondo”.

Senza contare i pasticci amministrativi della destagionalizzazione, l’incuria e qualche oscura rinuncia legate al bando per i chioschi (non siamo fortunati con i chioschi se pensiamo che, sino a qualche anno fa, uno di loro era legato a Gianluca Tuma, il sodale di Cha Cha), i bandi per i servizi minimi persi nei meandri del Comune, il nostro lido di Latina, sia detto con chiarezza, non può fregiarsi di alcun titolo di benemerenza considerata la situazione tremenda che vive da anni, passando per le amministrazioni di centro destra (e quelle più addietro) fino ad arrivare all’attuale che, non colpevole dello stato indecente in cui versa il lido, è responsabile di aver proseguito questa ignobile farsa dell’effigie blu.

A Via Tronto, a Roma, nel quartiere dei Parioli, i Comuni, tra cui quello di Latina, inviano le autocandidature a Fee Italia e da lì il gioco sembra fatto.

Si legge dal sito ufficiale della Bandiera Blu, www.bandierablu.org, che i criteri del programma, al fine di ottenere l’agognato vessillo, “vengono aggiornati periodicamente in modo tale da spingere le amministrazioni locali partecipanti ad impegnarsi per risolvere, e migliorare nel tempo, le problematiche relative alla gestione del territorio al fine di una attenta salvaguardia dell’ambiente”. E già qui, considerando che a Latina la situazione del lido da Foce Verde a Rio Martino è peggiorata di anno in anno, verrebbe da scompisciarsi dal ridere se la questione non fosse seria ed esplicativa di come le cose nel nostro Paese non sono fatte seriamente. Sì perché la questione della Bandiera Blu ricorda un po’ quei personaggi in cerca d’autore che se la cantano e se la suonano da soli e, da soli, si danno i premi che servono a rivestire di un ornamento inutile un corpo lurido.

Un volta fatte pervenire a Fee Italia (la branca italiana dell’organizzazione no profit), “la valutazione delle auto-candidature, inviate ogni anno compilando uno specifico questionario e allegando idonea documentazione a supporto, avviene attraverso i lavori di una Commissione di Giuria, all’interno della quale sono presenti rappresentanti di enti istituzionali”. I componenti istituzionali (ossia facenti parti di istituzioni riconosciute) della commissione provengono da Presidenza del Consiglio-Dipartimento del Turismo, Ministero delle Attività Agricole e Forestali, Comando Generale delle Capitanerie di Porto, ENEA, ISPRA, Coordinamento Assessorati al Turismo delle Regioni, DECOS-Università della Tuscia.

Nella Commissione vi sono anche i rappresentati di organismi privati quali Federazione Nazionale Nuoto – Sezione Salvamento, i Sindacati Balneari SIB-Confcommercio e FIBA-Confesercenti. A scorrere l’elenco di chi giudica ci si accorge senza troppo sospetto che esiste un cortocircuito di interessi notevoli. Come è possibile che a giudicare la qualità di un lido, ci sono gli stessi sindacati rappresentanti di chi ha quei lidi in concessione? O a giudicare c’è la sezione Salvamento della Federazione Nuoto da cui provengono molti dei “bagnini” che faranno parte delle società che si aggiudicano le gare di appalto sul lido? Saranno sicuramente integerrimi nel valutare la qualità dei lidi da Bandiera Blu, ma il potenziale conflitto d’interessi è evidente. Come è ancor più evidente che se a giudicare i lidi ci sono gli assessorati al turismo delle Regioni (sicuramente integerrimi anch’essi), l’imparzialità non è così garantita: qualcuno potrebbe avere un occhio di riguardo per le amministrazioni di uno stesso colore politico, sopratutto se si considera che tra i partner di Fee Italia ci sono i giudicati, ossia l’Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani (tra i partner c’è anche l’Enel, non si capisce bene a quale titolo). Un viluppo tra giudicati e giudicanti che fa venire meno la serietà del certificato blu.

Per quanto riguarda la presenza in giuria di enti quali Ispra e Capitanerie di Porto, è possibile che abbiano avuto in questi anni un aggravamento delle diottrie o qualche cattivo esperto poiché, almeno sul nostro lido, un criterio quale quello della raccolta differenziata è sicuramente insufficiente, anzi, persino peggiorato negli anni (a Latina, la percentuale della raccolta differenziata è scesa di almeno un punto).

Il Questionario Bandiera Blu si compone di 12 sezioni.

– Notizie di carattere generale

– La Spiaggia

– Qualità delle acque di balneazione

– Depurazione delle acque reflue

– Gestione dei rifiuti

– Educazione Ambientale ed Informazione

– Iniziative Ambientali

– Certificazione Ambientale

– Turismo

– Lo stabilimento balneare

– Pesca professionale

– Adempimenti

In queste dodici sezioni abbiamo la rappresentazione plastica che qualcosa nei controlli a monte e a valle della Fee Italia non funziona poiché è probabile che Latina (non menzioniamo Sabaudia con problemi cronici e annosi per la depurazione) non raggiunga la sufficienza neanche per una di queste sezioni. Pare che la Fee Italia, fino allo scorso anno, abbia potuto contare sulla collaborazione del Comando Carabinieri per le verifiche sul territorio e, in particolare, per quanto attiene alla depurazione. Da quest’anno, per le visite di verifica sui litorali, la Fee Italia avrà il supporto del Corpo delle Capitanerie di Porto.

Braccio murario a Passo Genovesi

Speriamo andrà meglio rispetto agli anni passati. Sul sito della Bandiera Blu si legge infatti che “la qualità delle acque di balneazione è un criterio imperativo: solo le località, le cui acque sono risultate eccellenti nella stagione precedente, possono presentare la candidatura. Per quanto riguarda la depurazione, solo località con impianto di depurazione almeno con trattamento secondario possono procedere nel percorso di valutazione. In particolare, inoltre, non vengono prese in considerazione località che non abbiano almeno l’80% dell’allaccio in fognatura delle acque reflue, dell’intero territorio della località candidata. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, recentemente è stato richiesto un incremento nella percentuale di raccolta differenziata minima per l’accesso alle valutazioni”. Sic.

Negli anni, tenendo conto di ciò che scrive Fee Italia, la qualità dei litorali certificati è migliorata. Le condizioni per la Bandiera Blu prevedono che vengano disposti e apportati interventi in svariati ambiti: la depurazione delle acque reflue; la gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata e ai rifiuti pericolosi, quali batterie esauste ed oli usati; la regolamentazione del traffico veicolare, anche attraverso l’istituzione di aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus – navetta; la cura dell’arredo ed il decoro urbano; la sicurezza ed i servizi in spiaggia.

Ognuno, scorrendo questa lista, può arguire senza troppe ricerche che, almeno per quanto riguarda Latina, c’è qualcosa di bizzarro nelle valutazioni della commissione di gara e nei controlli che, peraltro, da protocollo Fee Italia, dovrebbero essere garantiti durante la stagione estiva.

E travolti dai dubbi, sembra persino una presa in giro l’affermazione di Fee Italia nell’ultimo capoverso della sezione cui fanno riferimento i criteri per ottenere lo stendardo blu: “Nei venti anni nei quali il Programma Bandiera Blu ha accompagnato tanti dei Comuni rivieraschi italiani, è stato possibile verificare un’evoluzione significativamente positiva delle condizioni di vivibilità dei Comuni stessi, pur con un incremento delle pressioni esercitate dall’aumento del numero di turisti che frequentano tali località”. L’evoluzione dell’erosione costiera è stata sicuramente osservata a occhio nudo, per quelle di altro tipo cerchiamo conferme dai rigorosi controllori di Fee Italia. Un esempio su tutti: Passo Genovesi. Da anni è stato denunciato lo stato di degrado, da anni la politica ha cercato di cavalcare il tema con tanto di promesse economiche quali lo stanziamento di fondi regionali persi come lacrime nella pioggia (fu previsto dal Comune di Latina, nel 2012, un giardino e un’area attrezzata). A imperitura certificazione della cialtroneria di chi deve amministrare un bene antico (e averne coscienza e conoscenza), c’è il braccio murario di epoca romana, restaurato nel XVIII secolo dallo Stato Pontificio. Non solo perché il Comune di Latina dovrebbe provare a interessare di nuovo il Mibact e la Sopritendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti; non solo perché, senza indulgere nell’esterofilia, in Germania o negli Stati Uniti quel bene sarebbe oggetto di visite guidate, mostre, conseguente indotto turistico ecc.; ma, sopratutto, perché è indegno che, ad oggi, quel ponte è utilizzato, quando va bene, per sporadiche partite di pallacanestro come il canestro attaccato alla struttura dimostra. Uno stato pietoso e putrido tanto da non essere neanche del tutto accessibile ricadendo, per buona metà, in terreni privati utilizzati per il camping, tra escrementi umani e animali e sporcizia e lordume da “Brutti, sporchi e cattivi”.

Nella spiaggia antistante il camping del braccio murario, oltre che agli immancabili gabbiani morti stecchiti, sono presenti anche rifiuti elettronici e pile, proprio quelle per cui varrebbe la pena che il “Consorzio nazionale batterie esauste”, tra i partner di Fee Italia, facesse sentire un sibilo.

Se Bob Dylan può rinunciare alla premiazione del Nobel, il Comune di Latina, più modestamente, con l’attuale amministrazione doveva e poteva fare un gesto di dignità e rinunciare di partecipare a una certificazione che oltre ad essere immeritata è poco seria e trasparente. E sopratutto non aiuta a migliorare il lido di Latina. Sono ancora in tempo…per l’anno prossimo.