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ESISTE UNA MAFIA A LATINA? – Parte II

Dopo la prima parte di “Esiste una mafia a Latina?”, nella seconda parte verranno raccontati, nello specifico, i guai giudiziari (e non) di Gianluca Tuma che lo hanno visto, se si esclude il processo Don’t Touch, prosciolto per prescrizione, assolto o neanche indagato.

“A volte basta omettere una sola notizia e un impero finanziario si accresce di dieci miliardi; o un malefico personaggio che dovrebbe scomparire resta sull’onda; o uno scandalo che sta per scoppiare viene risucchiato al fondo” – Giuseppe Fava, da “I Siciliani”, 1983.

Si deve essere coscienti che una mafia, una struttura gerarchizzata che crea assoggettamento nel territorio non può essere la mente di un individuo ma, invero, è il risultato di un ambiente, sociale ed economico, unito alle attitudini di tante personalità. Attitudini che non hanno nulla di lombrosiano (non vi è un Dna che condanni un uomo a delinquere sin dalla nascita), ma che si generano dall’ambiente in cui entrano a contatto.

Prendere a prestito la vicenda di un solo uomo non è un accanimento: un solo uomo ha rapporti, amicizie, progetti criminali o imprenditoriali che riescono a descrivere una realtà nella sua completezza. In questo caso serve a comprendere cosa significhi, a Latina, e in Italia, seguire un tragitto che conduca determinati uomini, legati a clan e banditi, a lasciare dietro di sé la strada, e a immettersi nel mondo dell’imprenditoria più o meno legale. Dalla strada all’ufficio, il percorso può essere lungo e pieno di ostacoli per chi vuole mimetizzare la sua caratura criminale e metterla al servizio degli affari veri (appalti, investimenti ecc.). Questo vale ed è valso a Palermo, a Roma, a Milano, a Reggio Calabria ecc. Ed è valso, vale e varrà anche a Latina.  Continua a leggere

Il Movimento 5 Stelle contro la criminalità pontina

Sui social network e sugli organi d’informazione hanno destato critiche e qualche osanna (sparuti e timidini a dir la verità) le affermazioni del senatore Claudio Moscardelli riguardanti la criminalità locale.

Ovviamente, e non aspettiamo niente di più dal partito di cui è esponente il senatore, nessun nome, nessun fatto circostanziato, nessun collegamento tra ciò che si afferma e la realtà.

Oggi, 9 agosto 2015, la giornalista di Latina Oggi Graziella Di Mambro ha dedicato il suo editoriale partendo proprio dalle dichiarazioni del senatore del PD.

Come detto in svariati post e articoli scritti sulla pagina Facebook “Movimento 5 Stelle Latina” e sul sito latina5stelle.it, il senatore Moscardelli si è da un po’ di tempo auto proclamato paladino della legalità forse perché facente parte della Commissione Antimafia e facente funzione del ruolo di Segretario della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Anche la Di Mambro, di cui si ricordano articoli importanti sulla criminalità pontina, dà credito a una persona solo per il fatto di assumere le funzioni di una carica. Eppure, non si ricordano interventi netti e rilevanti sulla criminalità locale compiuti dal senatore e, sopratutto, dal suo partito – proprio perché crediamo che una sola persona non può diventare un supereroe, è bene stabilire che il senatore non ha la totale responsabilità di questa mancanza di credibilità, bensì è il suo partito, i suoi organi più importanti, ad avere bucato ormai da anni la prova della credibilità dopo essere stati coinvolti in numerosi scandali, anche inerenti alle criminalità peggiori del nostro Paese.

Dispiace constatare come un’ottima professionista quale è Graziella Di Mambro scriva nel suo editoriale che nessuna forza politica ha mai espresso solidarietà ai magistrati del processo Caronte che come Movimento Cinque Stelle abbiamo seguito e considerato uno spartiacque eminentemente rilevante della storia pontina. Noi l’abbiamo fatto con articoli, comunicati e, sopratutto, con azioni concrete, per lo più ignorate dai media ma non dai cittadini (non vuole essere una critica, ma semplicemente una constatazione che si è data priorità ad altro). Continua a leggere