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ESISTE UNA MAFIA A LATINA? – Parte III

L’Italia è una Repubblica fondata sulle società a responsabilità limitata usa e getta

L’unica accusa per cui Gianluca Tuma è stato condannato nel processo Don’t Touch è quella di aver fittiziamente intestato la partecipazione al capitale di varie società ai suoi prestanome, ovvero a componenti della sua famiglia, al suo sodale principale e ad altri personaggi minori: la madre, il fratello Gino Grenga, la moglie, l’amico Giampiero Di Pofi ecc. Le società create negli anni sono tutte s.r.l., con l’eccezione dell’ultima (conosciuta) che risulta essere una S.p.A. per un motivo preciso di cui si tornerà a parlare in seguito.

Le società hanno nomi che non dicono niente, come Demo Service srl, Cubinvest srl, Finolim srl, Edilfer srl, Tecnoimp srl, Finclem srl, Tps Technical Paper Service & Support srl, Gespan srl, Gruppo Pandoc srl, Latina Ced Piccola Cooperativa srl, Toodip Food srl ecc. Tali srl si occupavano di edilizia, impiantistica edile civile, gestione di immobili, produzione alimenti ecc. Tuma, di fatto, disponeva le sue azioni ai prestanome e diceva loro ciò che dovevano fare avvalendosi di una commercialista (non indagata in Don’t Touch) che ne curava i bilanci.

L’ufficio principale da dove venivano gestite le operazioni amministrative delle varie società non era situato in una caverna in cui la primula pontina si metteva al riparo da notifiche di Tribunale o seccatori più o meno pericolosi. Da buon latinense, egli l’aveva situato, bensì, al centro della città, in Corso della Repubblica 138. Un civico dove erano site ufficialmente alcune delle tante società del suo sistema.
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