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Il caso Ciccarelli/Forlenza

Premesso che non vi fossero molte possibilità perché l’assessora rispondesse alla richiesta di chiarimento in base alle sue dichiarazioni di luglio 2016 (in merito al proscioglimento del marito/imprenditore Forlenza dall’inchiesta Mondo di Mezzo/Mafia Capitale), si può affermare, ad ora, che la delegata alle Politiche di Welfare e Partecipazione, Pari opportunità del Comune di Latina, Patrizia Ciccarelli, ha mentito, o ha omesso, o era inconsapevole riguardo a ciò che ha detto sul coinvolgimento di suo marito nello scandalo Mondo di Mezzo/Mafia Capitale. Che poi sia peggio la menzogna, l’omissione o l’inconsapevolezza per la credibilità di un assessore di un ente comunale lo stabiliranno i cittadini.

Dichiarare il coniuge prosciolto dall’inchiesta capitolina è stato un errore, sebbene non si voglia rappresentarlo come tale e si preferisce l’indifferenza a un desiderio di trasparenza. Non proprio il “non plus ultra” per un’amministrazione, quella attuale, che si prefigge di seguire la stella polare delle chiare scelte nei confronti del cittadino. Ad ogni modo, senza il rischio di essere apodittici, così è stato.

Il caso della menzogna, o dell’omissione, o della inconsapevolezza, che a una lettura emotiva e superficiale potrebbe essere derubricato a fatto privato, è invece piuttosto spinoso, sopratutto pubblico e indubbiamente non trascurabile. Senza contare che, mesi fa, una volta trattato da alcuni organi di stampa locale, ha causato le risposte piccate del duo Ciccarelli/Forlenza: dove l’assessora si rivolgeva con sdegno, quasi da lesa maestà, dimostrando, a suo dire, la totale estraneità ai fatti del marito, il medesimo, invece, predisponeva azioni civili per danni rivolte alla stampa locale.
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Assessora Patrizia Ciccarelli: inconsapevolezza o omissione?

In tempi di fake news, anche Latina ha le sue gatte da pelare. In questa occasione, però, i responsabili non sono i media o i siti di informazione ma un assessore del Comune di Latina, nella fattispecie un’assessora (così ama essere chiamata). Qualche mese fa, a luglio del 2016, l’assessora alle “politiche di welfare, partecipazione e diritti sociali, politiche sociali e famiglie”, Patrizia Ciccarelli, rilasciò un’intervista a ilcaffè.tv in cui dichiarava: “Mio marito è stato prosciolto, fa solo comodo pensare che io abbia una mano lunga e che sia stata messa al Comune di Latina per chissà quali scopi. Questa esperienza ha portato dolore, anche a me. C’era un cialtrone alla guida di Mafia Capitale che ha utilizzato dei canali per delinquere. Se uno volesse riflettere davvero su questa vicenda capirebbe che proprio per evitare situazioni del genere c’è bisogno di una pulizia all’interno dei Comuni, come ha fatto Latina”. Come noto, il marito dell’assessora è l’imprenditore Salvatore Forlenza, vicino da sempre al mondo delle cooperative rosse, che oltre ad essere coinvolto in Mafia Capitale, è stato imbeccato dalle cronache qualche mese fa per un’indagine che ha visto la polizia di Latina sequestrare i locali in cui si trova la sua società Cosmopolitan in via Degli Osci. Il sequestro preventivo ha interessato il piano terra della palazzina realizzata con fondi regionali e rientrante (o almeno sarebbe dovuta rientrare) nelle disponibilità del Comune di Latina. La società Cosmopolitan di Salvatore Forlenza si sarebbe “appropriata” della parte interessata dal sequestro e lo stesso Forlenza avrebbe subaffittato ad un’altra società per un euro al mese i locali. Reati ipotizzati: truffa ai danni del comune, falso ideologico, occupazione e usurpazione di proprietà comunale. Questa notizia dell’11 novembre 2016 fu spazzata via dallo scandalo Olimpia che ha visto coinvolti Di Giorgi, Maietta and Co. Invero, la dichiarazione di luglio dell’assessora, che non è responsabile delle azioni del marito, ma lo è in merito a ciò che dice, è falsa. Il proscioglimento di suo marito dall’indagine di Mafia Capitale, Salvatore Forlenza, non è mai esistito. Per di più, oggi, la gip del Tribunale di Roma Flavia Costantini, chiamata a giudicare sulle 116 richieste di archiviazioni da parte della Procura capitolina per Mafia Capitale, ha respinto la richiesta di archiviazione solo per tre delle 116 richieste. Una delle tre richieste respinte riguarda, per l’appunto, suo marito, l’imprenditore Salvatore Forlenza.

Delle due l’una: l’assessora Ciccarelli non sapeva oppure ha mentito.
È opportuno un chiarimento da parte dell’assessora, si spera che arrivi quanto prima.

Una questione “Capitale”

Da fervente e convinto simpatizzante del M5S vado dicendo, ormai da tempo e ogni volta che ne ho l’occasione, che il M5S è l’unica speranza per l’Italia.
Mi accaloro molto sull’argomento soprattutto quando sento osservazioni critiche nei confronti del movimento. Chiarisco subito che né Grillo né il M5S sono esenti da critiche ed io stesso alcune volte ho nutrito perplessità in ordine a determinate situazioni. Il punto è però un altro. Non ha alcun senso guardare la pagliuzza o enfatizzare il fattarello quando ci troviamo di fonte ad una straordinaria rivoluzione pacifica che, se compiutamente realizzata, raggiungerà un risultato epocale e fondamentale per il bene degli italiani: il Governo dell’Italia in mano ad una classe dirigente non selezionata dai partiti.
Non c’è alcuna possibilità che la classe dirigente sfornata dai partiti possa operare per il bene comune. Anche la persona migliore possibile, una volta che entra dentro quel sistema, non può rimanerne immune se non vuole pregiudicare la sua carriera politica.
Ad esempio, se ti accorgi che qualche caporione ha in mano tessere false non è previsto dal sistema che tu lo denunci; è previsto invece, casomai, che anche tu ti impegni per il tuo caporione a farne altrettante false.  Continua a leggere