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IL CORVO ALLA PROCURA DI LATINA

Olimpia, che ha visto indagati pezzi importanti della politica pontina, è un’inchiesta difficile per tanti motivi. Non è ancora arrivata a conclusione e si attendono, dopo le pronunce del Riesame e della Cassazione (che hanno in alcune parti ridimensionato il quadro), le decisioni di chi l’ha condotta e di chi, in seguito, dovrà stabilire i rinvii a giudizio.
Come noto, l’inchiesta parte dal pasticcio della piscina comunale (filone d’indagine nato, come ha dichiarato il Procuratore della Repubblica di Latina De Gasperis, da un’interrogazione parlamentare prodotta dal lavoro del meetup 256 “I Grilli e le Cicale di Latina”) e si allarga agli appalti pubblici e all’urbanistica inerenti al Comune pontino e al Latina Calcio.
Olimpia ha avuto un enorme e sacrosanto risalto sulla stampa locale e non: si mettevano su piazza, finalmente, questioni che in città tutti sapevano e di cui pochi avevano il coraggio di parlare nettamente e apertamente. Fa più scalpore un’inchiesta dove gli elementi sono già noti, che una in cui non vi è ancora traccia nella conoscenza cittadina. Per questo motivo, quest’inchiesta ha generato e genera da più parti molte aspettative, sebbene, come summenzionato, sia il Riesame che la Corte di Cassazione abbiano sancito parzialmente alcune critiche sia dal punto di vista formale che dei contenuti.
La portata giudiziaria dell’inchiesta è, nonostante ciò che hanno deciso i giudici di Riesame e Cassazione, ancora in piedi.
La portata politica lo è sicuramente, senza per questo, però, aver visto, da nessuno dei partiti, i cui più alti (ex?) esponenti sono coinvolti, alcuna autocritica, decisione in merito, e presa di distanza da comportamenti che con la politica per i cittadini e dei cittadini non hanno nulla a che vedere.
Le minacce ricevute dal giudice delle indagini preliminari Mara Mattioli e dal pubblico ministero Giuseppe Miliano sono da condannare in toto, questo è ovvio. Il corvo o i corvi che hanno spedito la lettera minatoria conoscono vita, morte e miracoli degli intrecci dell’inchiesta. E se è vero, come riportato dalla stampa locale (Latina Oggi), che nella lettera ci sono rimandi a un esposto del giudice Miliano nei confronti di alcuni colleghi che ha portato a un provvedimento disciplinare, ci troveremmo di fronte più a un intrigo di palazzo che a una minaccia mafiosa (il sindaco Coletta parla superficialmente e indistintamente di mafia: suggestivo ma incurante di una realtà ben più complessa), il che non riduce di niente la gravità dell’intimidazione a mezzo lettera vigliacca.
Troppe volte ci si è chiesti e ci si chiede perché alcune indagini e alcuni processi a Latina non hanno il seguito e l’approfondimento necessari. Troppe volte alcune questioni, dopo qualche lampo, rimangono insondabili e di difficile comprensione agli occhi di una logica umana e cittadina (un esempio tra i tanti: come è possibile che alle rivelazioni di un’indagine dei Ros da parte di un ex sindaco di Latina a favore del suo vicesindaco non è seguito non un processo ma neanche un’indagine?)
Stupiscono, altresì, le dichiarazioni di solidarietà del consigliere comunale di Forza Italia Alessandro Calvi. Giuste anch’esse, di per sé, ci mancherebbe, ma provenienti da un rappresentante di un partito che della legalità e della lotta alla criminalità organizzata non ha fatto baluardi della sua azione politica, tutt’altro.
Stupiscono, inoltre, perché, invece di solidarizzare piattamente, l’esponente (che ha fatto parte anche lui, da dicembre 2014 fino alla sua conclusone, della giunta Di Giorgi, rimanendo in silenzio sempre, anche di fronte a casi abnormi come le dimissioni da assessore all’Urbanistica dell’ex prefetto La Rosa) e il suo partito dovrebbero chiarire la loro posizione nei confronti degli indagati di Olimpia che, fino a poco tempo fa, erano tra i massimi esponenti di Forza Italia in città e hanno avuto in mano l’urbanistica nel Comune – non menzioniamo, per carità di lettore, fatti ancor più lontani nel tempo: su tutti, l’umiliazione dell’ex Prefetto Frattasi da parte di Fazzone e di un’intera classe dirigente forzista.
 
Il corvo o i corvi del Tribunale vanno stanati, non attraverso simboliche solidarietà, ma, tanto per cominciare, pubblicando la missiva (sono due lettere ma identiche di contenuto) che ha inteso delegittimare l’attività dei due magistrati.
L’Associazione nazionale magistrati della Sezione di Latina ha dichiarato che: “la magistratura pontina sarà sempre unita nel contrastare i tentativi di intimidazione. Con essa ci sono e ci saranno, ne siamo convinti, anche gli avvocati del Foro e i cittadini”. Ecco, cominciamo a coinvolgerli i cittadini, cominciamo a rendere trasparente l’azione di contrasto che alcuni servitori dello Stato devono subire. E non da ieri.
 
Pubblicare la missiva è il primo scalino verso la trasparenza delle Istituzioni.

Le audizioni senza domande sul Latina Calcio

È stato pubblicato il resoconto stenografico dell’audizione in Commissione Antimafia (7 marzo 2017) che ha visto protagonista il procuratore federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Giuseppe Pecoraro (ex prefetto di Roma).
Come si può evincere dalla bozza non corretta, nessuna domanda dei parlamentari pontini (Moscardelli e Fazzone non erano presenti) riguardo al Latina Calcio, a Pasquale Maietta, a Cha Cha (che Pecoraro chiama “Cha Cha Cha”) ecc.
Purtroppo, si può constatare come le domande che avevamo posto sulle contraddizioni in merito al ruolo di Pecoraro, Melaragni, e del deputato PD Di Lello (responsabile dell’istituto apposito “Comitato Mafia e Sport”, insieme al deputato di Lega Nord e Autonomie Angelo Attaguile) non sono state minimamente sfiorate dai parlamentari della Commissione Antimafia.
Speriamo nella prossima audizione con Pecoraro…se mai ci sarà.
Alla fine del resoconto, la seduta, per la parte che riguarda la Juventus, diviene segreta (pochi giorni dopo questa audizione, e successivamente all’audizione dell’avvocato della Juve, Chiappero, il Presidente Agnelli e altri dirigenti sono stati deferiti).

Qui è possibile leggere il resoconto stenografico, depurato delle parti segretate.

 

La trattativa pontina

Quando si parla di mafia, c’è sempre qualcuno che la sa più lunga.

C’è quello che mutua la sua analisi dei fenomeni mafiosi copiando schemi della cinematografia o della serialità televisiva: come se, ad ora, la mafia recapitasse teste di cavallo mozzate nel letto di chi vuole minacciare (il Padrino); o se le espressioni come “stecca para pe’ tutti” potessero assolvere, ricamandone una mitologia, una banda di romani che scala la montagna del Potere per conquistarne la cima con l’aiuto dello Stato deviato (Romanzo Criminale).

Il problema, d’altronde, non è in chi fa queste ricostruzioni, peraltro drammaturgicamente lodevoli e di ottima fattura.

Parliamo chiaro: la mafia è seducente, è il potere di fare quello che vuoi, è la violenza che scaccia gli “scassaminchia” e le regole, è la forza che dà a chi se ne sbatte del prossimo, è pensiero e privilegio massimo di ubbidire per stare bene, è l’adeguarsi perché chi si ribella è solo un illuso, un idiota, uno che non sa stare al mondo.  Continua a leggere

La mafia ordina, il parlamento esegue

Con l’animo angosciato per lo scenario politico che si è andato delineando nel parlamento italiano, mi appresto ad affrontare un’altra giornata da deputato di una repubblica in cui mi riconosco sempre meno.

Guardo fuori e il tempo è grigio. La pioggia battente pare scendere apposta, a lavare le ultime tracce di un delitto appena consumato. Un partito, quello che si dice e si fa chiamare democratico, ha voltato le spalle ai propri elettori, per suggellare un patto di governo col partito del nano. Sempre lo stesso, quello della P2, del patto con Cosa Nostra, del conflitto di interessi e della nipote di Mubarak. Il nano delle leggi ad personam e del bavaglio alla magistratura. Lo stesso individuo insomma, che tiene sotto scacco questo paese da vent’anni, grazie alla complicità di una finta opposizione che almeno, finalmente, si è palesata per quello che è sempre stata: complice.

Pochi giorni fa, la mafia aveva manifestato ai suoi interlocutori politici un auspicio: “Niente comici e froci al governo”.

Quel che è avvenuto poi, le scelte di chi è stato eletto dai cittadini italiani per rappresentare il paese nelle istituzioni, è sotto gli occhi di tutti.

Tante cose sono state dette in questi giorni, anche da me. Tante parole ho scambiato con persone comuni, per strada, tra gente di ogni estrazione sociale. Simpatizzanti di ogni partito e di nessuno. Sempre più persone, ormai, guardano a noi – i nuovi della politica – come unici interlocutori nelle Istituzioni. E si rivolgono a noi con enorme speranza, per un vero cambiamento della politica. Una grande responsabilità a cui noi non vogliamo sottrarci, ma che ci mette molta pressione, anche considerando lo scenario politico che si sta delineando, che ci vede, di fatto, come unica opposizione in Parlamento.

Non possiamo arrenderci e non ci arrenderemo. Non voglio e non vogliamo andarcene da questo Paese, non senza combattere. Non per lasciarlo in mano a questa gente.

Ai parlamentari dei vari partiti che, magari anche in buona fede, hanno votato secondo ordine dei propri capi, faccio preghiera di aprire gli occhi. Nonostante Napolitano, siamo ancora in tempo. Non sporcatevi le mani dando il via ad una maggioranza di governo, che cancellerebbe ogni speranza di cambiamento in questo Paese.

Non rendetevi complici di questo schifo.