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MAIETTOPOLI È TORNATA

Ci volevano le dichiarazioni del Premio Strega Antonio Pennacchi per far sì che l’onorevole Maietta – che piaccia o meno rappresenta il territorio pontino nel Parlamento – si prodigasse in una difesa personale che ha mescolato il surreale e il patetico mai assente nel Paese del melò. Il riferimento ai propri figli (peraltro mai nominati da chi lo critica, ci mancherebbe), poi, impasta il tutto di una dose che sembra inoculata da una rediviva Filumena Marturano donando al contesto una lacrima sul viso.

Buttare la palla nel campo degli affetti, infatti, è un meccanismo da social molto abusato: è sufficiente una frase in ricordo di, o un accenno al “tengo famiglia”, che i “like” (il nuovo imperativo dell’ordine mondiale!) esplodono e i baci perugina si sprecano. Esemplificativo il commento al post da parte di Tripodi Angelo Orlando – “capisco pienamente il tuo sfogo e il tuo dolore nel dover lasciarla (si riferisce a Latina) per difendere i tuoi Amati figli” -, un altro politico locale che, dopo diversi volteggi, è approdato a Pirozzi (il nuovo chirurgo maxillo facciale di politicanti in cerca di plastiche), ma che ha almeno il pregio intellettuale (si fa per dire) di schierarsi dalla parte di Pasquale Maietta. Mentre il cosiddetto establishment pontino politico e non, citato da Maietta, tace all’ombra della linea della palma.

Il “ticket” Pennacchi-Maietta alimenta, involontariamente o meno, quanto di peggio vi sia nella cultura della legalità di questa città con riverberi stonati su tutta la provincia di Latina che, già ammalata di corruzione e mafia, non aveva proprio bisogno di queste ultime sparate.
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Bula Travali, Latina Oggi e la “cerbiattolina”

Solo qualche settimana fa, insieme ai suoi compari di crimine, Salvatore “Bula” Travali ha chiesto e ottenuto dalla magistratura di concordare la sua pena a 7 anni di reclusione.

L’accordo con i giudici è stato trovato dopo che Bula era stato condannato in udienza di preliminare a nove anni insieme al fratello Angelo Travali, al padre Giuseppe “Peppe lo Zingaro” Travali, a Francesco Viola, al poliziotto Carlo Ninnolino, ex investigatore della Mobile di Latina e altri.

Come noto, e scritto ampiamente anche da noi di Latina 5 Stelle con inchieste, reportage e articoli, il processo cui si fa riferimento per le condanne succitate è il celebre Don’t touch.

Don’t touch, sbandierato ai quatto venti come fosse il redde rationem della criminalità a Latina, è stato, tuttavia, un evento importante nella nostra città.

Sono stati condannati noti criminali della mala locale a pene più o meno severe – per uno dei più noti, Gianluca Tuma, una pena da colletto bianco quale è l’intestazione fittizia dei beni.

La stampa locale ha dimostrato una buona copertura di tali fatti, ha condannato senza se e senza ma l’associazione criminale “Don’t touch” che aveva creato un reale assoggettamento dei cittadini nel territorio di Latina.

Per tale motivo, è piuttosto inopportuno e pericoloso dare spazio pubblicitario sul principale quotidiano della città, e della provincia di Latina, ai messaggi amorosi di Salvatore “Bula” Travali.

Latina Editoriale Oggi, oltre ad essere il principale è anche l’unico quotidiano cartaceo della nostra provincia (se si eccettua la redazione locale de Il Messaggero).

La responsabilità di aver pubblicato il messaggio di Bula Travali, un criminale inserito in un contesto associativo, che voleva far la guerra al mondo come fosse uno Scarface all’aglio, olio e peperoncino, e che veniva redarguito dal suo parente Cha Cha Di Silvio il quale lo richiamava invano a più miti consigli, non si sa se sia della concessionaria esclusivista del quotidiano, la INIZIATIVE EDITORIALI srl, oppure di altre competenze del giornale che decidono gli spazi a pagamento.

Ciò che conta è che oggi (26-09-2017), a pag. 12 del giornale di Latina, c’è in bella mostra una foto di Bula con la sua compagna a cui augura un felice compleanno: “Cerbiattolina mia in questo giorno così speciale mi fa male non poterti essere accanto ma ti giuro che recupereremo tutti i giorni persi. Sei il mio pensiero fisso il mio respiro la mia vita”.

Posto che è un diritto di Bula fare gli auguri alla sua “cerbiattolina”, per quale ragione deve essergli dato spazio su un quotidiano che per vicende indipendenti da sé è l’unico cartaceo che esce ogni giorno e ha precise responsabilità di etica della comunicazione? L’attività commerciale di un quotidiano è garantita e doverosa, ci mancherebbe, ma di fronte ad alcune eventualità deve sapersi arrestare.

Bula, fin da giovane, ha spadroneggiato insieme al fratello e agli amici in giro per la città, il suo sentirsi al di sopra dello Stato e della legge è dovuto al fatto che ogni cosa che faceva gli veniva concessa, mal sopportata da tutti ma denunciata da pochi.

Forte della sua filiazione con Peppe Lo Zingaro, un criminale già coinvolto negli arresti (poi andati a vuoto) avvenuti nel 1997 dalla DDA di Roma; forte della sua parentela con Cha Cha, il manager occulto del Latina Calcio ai tempi di Pasquale Maietta; utilizzatore di un’automobile intestata a una società riconducibile a Gianluca Tuma; Bula deve aver scambiato Latina Oggi come il suo “house organ” dopo che soltanto un anno fa, nel settembre del 2016, si era fatto ospitare con una lettera scritta dal carcere con un non troppo velato messaggio a chi di dovere. Un messaggio da radio carcere che dovrebbe rimanere negli ambienti malavitosi e che invece campeggiava sul quotidiano di Corso della Repubblica accanto ad una lettera di Giorgio Maulucci (il quotidiano ospitò, sempre nel 2016, una lettera di Gianluca Tuma).

Ora, non sappiamo se Bula abbia ricevuto consigli da Jim Messina (il fautore renziano della perdente campagna di comunicazione del referendum costituzionale del 2016) o, più verosimilmente, pensi ancora di essere invincibile e che Latina sia roba sua. Sappiamo, però, che alcuni messaggi, che siano verso la sua “cerbiattolina” o che siano dal carcere, sarebbe meglio non leggerli, sopratutto perché potrebbero nascondere un altro tipo di significati.

Paolo Borsellino a Latina: tra memoria e retorica

Leggendo le cronache cittadine, due “notizie” saltano all’occhio oggi 19 luglio 2017. La prima è che Latina è diventata “capitale dell’antimafia”, pare l’abbiano detto ieri al convegno tenuto in Sala De Pasquale al Comune di Latina alla presenza di rappresentanti delle Istituzioni quali la Presidente della Commissione Antimafia Rosi Bindi, il Sindaco di Latina Damiano Coletta e il Presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Legalità Regione Lazio Gianpiero Cioffredi (proprio quest’ultimo avrebbe pronunciato la frase “Latina oggi è la capitale dell’antimafia”). La seconda è che il partito Fratelli d’Italia di Latina e Gioventù Nazionale (il movimento ufficiale dei giovani che si riconoscono nelle finalità di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale) celebreranno il ricordo di Paolo Borsellino di fronte al Tribunale di Latina con un mazzo di fiori.

Non vale la pena soffermarsi sul contenuto abnorme, retorico e grottesco dell’affermazione per cui Latina sarebbe la capitale dell’antimafia. Non vale la pena, in un post su Facebook, fare la storia della criminalità pontina, delle sue omissioni e dei conclamati silenzi e indifferenze della città, poiché non basterebbe questo spazio che ci dona ogni giorno il social californiano di Palo Alto facendoci credere di contare qualcosa.
Sarebbe solo auspicabile non ascoltare dichiarazioni caramellose e lontane dal vero ogni qual volta cadono i giorni del 23 maggio e del 19 luglio: ecco, lì avremmo un vero tributo alla morte dei due magistrati. Un po’ di rigore, austerità morale (una parola, “austerità”, diventata parolaccia ai tempi della Grande Crisi e dello Spread) e assenza di retorica. Se avessimo questo equilibrio, avremmo finalmente una celebrazione dignitosa della morte di Falcone e Borsellino.
Un desiderio di simbolismo vacuo che l’attuale classe dirigente dell’amministrazione comunale purtroppo presenta ogni qual volta tocca determinati temi: ecco perché il corollario perfetto di questa tendenza retorica stucchevole si sostanzia bene nella frase del Presidente Cioffredi, in quota PD, “Latina, capitale dell’antimafia”.
Per tali ragioni, è doveroso capire bene, oggi, le parole di Fiammetta Borsellino, la più giovane e silente dei figli del giudice, che senza alcun tipo di fiocchetto trionfalistico o vittimismo, ci ricorda e lo ricorda sopratutto alle Istituzioni – dalla politica alla magistratura – che per l’accertamento della verità sulla morte del padre vi fu, a ridosso e per anni a seguire dalla strage di Via D’Amelio, una totale mancanza tecnica (dal lato delle indagini), di prassi (le sottovalutazioni/omissioni della Procura di Caltanissetta, definita dalla figlia del magistrato “massonica” all’epoca in cui a guidarla era il defunto Giovanni Tinebra) e di dirittura morale (le Istituzioni della Repubblica, colpevoli e inzuppate nel maleodorante liquido dell’omertà e della compromissione). E ricorda, Fiammetta, che loro, la famiglia Borsellino, sono stati lasciati soli, sia dalla politica che dalla magistratura.
Questa è la Storia d’Italia e va scritta per bene altrimenti, essendo la nostra memoria labile e poco attenta ai tracciati della Storia, va a finire che arriverà un giorno che qualcuno dirà che i due giudici in fondo se la sono cercata (lo disse Andreotti parlando del grande eroe borghese Giorgio Ambrosoli) o che i depistaggi, le cointeressenze tra Stato e mafia, gli indicibili accordi, sono solo frutto di menti non raffinatissime e con il gusto del romanzo criminale.

Non di certo di Storia d’Italia si tratta invece, ma connesso invece con il problema della memoria labile, se si parla in merito alla seconda notizia che è saltata all’occhio.
Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale celebrano il simbolo della legalità, Paolo Borsellino. Bene, è una bella notizia. Prima di farlo, però, vorrei dire a quei giovani di quel partito, per quanto possa contare la mia opinione (non ho vinto un Premio Strega, purtroppo), che dovrebbero esigere pulizia all’interno di esso. Perché vanno bene i mazzi di fiori, e passi pure una certa tendenza alla celebrazione che diventa pretesto di auto-celebrazione nel giorno del lutto, ma parlare di legalità (lo ha fatto recentemente Fratelli d’Italia organizzando persino un convegno sulla Legge Lazzati) avendo come referente per il territorio, il deputato Pasquale Maietta, tutt’ora nel gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati, nonché tesoriere di esso, senza contare il suo ruolo in due commissioni, è possibile a condizione che vi sia una completa presa di distanza e una richiesta di dimissioni. Una richiesta di dimissioni a Maietta che non è arrivata né dalla classe dirigente locale di Fratelli d’Italia, né dalla ex ministro di Berlusconi, Giorgia Meloni, acclamata da molti media e sostenitori come la faccia pulita della nuova (?) destra italiana.

Ecco, parlare di legalità e distribuire fiori il 19 luglio rimanendo seri, non esimerà i cari giovani di Fratelli d’Italia dalla responsabilità di chiedere un cambio di rotta. Solo così saranno credibili, altrimenti è solo retorica, camuffamento, tentato riverginarsi al cospetto degli indicibili e cialtroneschi accordi presi dalla classe politica di destra di questa città con pezzi della mala locale.

Olimpia: l’inchiesta partita da semplici cittadini

Nel settembre 2013 i cittadini del meetup I Grilli e le Cicale di Latina, attraverso le riunioni del tavolo Mobilità e Opere Pubbliche, stilarono un esposto inoltrato a Procura e alla Corte dei Conti in riferimento alla piscina comunale. Questa mattina, durante la conferenza stampa per l’inchiesta “Olimpia” che ha visto tra gli arrestati l’ex sindaco Di Giorgi, il Procuratore della Repubblica di Latina, alla presenza dei rappresentanti del Comando provinciale dei Carabinieri, ha spiegato che la medesima inchiesta è partita da un’interrogazione parlamentare presentata nel 2013 che fu elaborata dal meetup I Grilli e le Cicale di Latina e poi inoltrata agli allora parlamentari del Movimento 5 Stelle. Il nostro attivismo, negli anni, è stato questo: studio dei problemi, denuncia e proposta. Una menzione particolare va all’attivista Gianluca Bono che prese in carico il lavoro di ricostruzione dei fatti e lo condivise con il gruppo dei cittadini de I Grilli e le Cicale che con entusiasmo approvarono la scelta di fare luce su un sistema che già all’epoca presentava tratti irregolari macroscopici. Un ringraziamento va all’importante lavoro svolto dai Carabinieri che hanno condotto l’indagine. Di seguito è possibile visionare l’esposto* che il meetup I Grilli e le Cicale prepararono e da cui conseguì l’interrogazione parlamentare.

L’esposto può essere visionato qui.

*: la data dell’esposto nel presente file presenta un errore di battitura. La data di presentazione dell’esposto è risalente al 18-09-2013.

Questura di Latina: tutti davvero promossi?

L’ultimo rapporto Eurispes 2016 dice di sì. Nell’ultimo anno, la fiducia dei cittadini verso la polizia di Stato è aumentata del 10%: a Latina, grazie ad alcuni risultati conseguiti in termini di prevenzione e repressione dei reati, connessi all’intensa attività di comunicazione e informazione attuata, l’apice di gradimento è stato raggiunto con la manifestazione spontanea dei cittadini che hanno voluto esprimere solidarietà alle forze di polizia, riunendosi di fronte alla Questura nei giorni di “Don’t Touch”.

Nelle statistiche e in alcune prese di posizioni pubbliche, la nostra polizia è stata promossa; nei cassetti dei dipartimenti del Ministero degli Interni, invece, no. E la “promozione” si aspetta da anni.

Per raggiungere gli obiettivi di miglioramento, infatti, non bastano i punti percentuali, i tributi sugli organi d’informazione o la pubblicazione di rapporti: ci vogliono le persone. Sono anni che la Questura chiede un incremento delle forze della Squadra Mobile di Latina, purtroppo senza risultati.

Anche se Latina, di uomini, ne aveva e ne ha esigenza: lo dimostrano, tra le altre cose, gli innumerevoli episodi di cronaca nera che attentano alla sicurezza dei cittadini e dei lavoratori pontini – solo pochi giorni fa, un esempio tra i tanti, la pizzeria “Pulcinella a Roma” in Via Oslavia, alle porte di Campo Boario, ha subito il secondo furto con effrazione nel giro di un anno. Senza contare la storia giudiziaria latinense che le più importanti sentenze dell’ultimo lustro hanno finalmente scritto e sancito: su tutte il vero e proprio “romanzo criminale” compilato in 150 pagine e pronunciato, in data 23 ottobre 2015, dalla terza sezione della Corte d’Appello di Roma a opera dei giudici Giannicola Sinisi, Massimo Gustavo Mariani e Maria Grazia Benedetti. Un “romanzo criminale”, al secolo processo Caronte, che ha traghettato un’intera città nell’età della verità giudiziaria arrivata dopo anni di consapevolezza popolare che a Latina ci sono alcuni principali clan (Di Silvio, Ciarelli, De Rosa, Fè), non strutturati e tendenzialmente chiassosi, che al momento della bisogna sanno unirsi e insanguinare la città.
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