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Olimpia: l’inchiesta partita da semplici cittadini

Nel settembre 2013 i cittadini del meetup I Grilli e le Cicale di Latina, attraverso le riunioni del tavolo Mobilità e Opere Pubbliche, stilarono un esposto inoltrato a Procura e alla Corte dei Conti in riferimento alla piscina comunale. Questa mattina, durante la conferenza stampa per l’inchiesta “Olimpia” che ha visto tra gli arrestati l’ex sindaco Di Giorgi, il Procuratore della Repubblica di Latina, alla presenza dei rappresentanti del Comando provinciale dei Carabinieri, ha spiegato che la medesima inchiesta è partita da un’interrogazione parlamentare presentata nel 2013 che fu elaborata dal meetup I Grilli e le Cicale di Latina e poi inoltrata agli allora parlamentari del Movimento 5 Stelle. Il nostro attivismo, negli anni, è stato questo: studio dei problemi, denuncia e proposta. Una menzione particolare va all’attivista Gianluca Bono che prese in carico il lavoro di ricostruzione dei fatti e lo condivise con il gruppo dei cittadini de I Grilli e le Cicale che con entusiasmo approvarono la scelta di fare luce su un sistema che già all’epoca presentava tratti irregolari macroscopici. Un ringraziamento va all’importante lavoro svolto dai Carabinieri che hanno condotto l’indagine. Di seguito è possibile visionare l’esposto* che il meetup I Grilli e le Cicale prepararono e da cui conseguì l’interrogazione parlamentare.

L’esposto può essere visionato qui.

*: la data dell’esposto nel presente file presenta un errore di battitura. La data di presentazione dell’esposto è risalente al 18-09-2013.

Questura di Latina: tutti davvero promossi?

L’ultimo rapporto Eurispes 2016 dice di sì. Nell’ultimo anno, la fiducia dei cittadini verso la polizia di Stato è aumentata del 10%: a Latina, grazie ad alcuni risultati conseguiti in termini di prevenzione e repressione dei reati, connessi all’intensa attività di comunicazione e informazione attuata, l’apice di gradimento è stato raggiunto con la manifestazione spontanea dei cittadini che hanno voluto esprimere solidarietà alle forze di polizia, riunendosi di fronte alla Questura nei giorni di “Don’t Touch”.

Nelle statistiche e in alcune prese di posizioni pubbliche, la nostra polizia è stata promossa; nei cassetti dei dipartimenti del Ministero degli Interni, invece, no. E la “promozione” si aspetta da anni.

Per raggiungere gli obiettivi di miglioramento, infatti, non bastano i punti percentuali, i tributi sugli organi d’informazione o la pubblicazione di rapporti: ci vogliono le persone. Sono anni che la Questura chiede un incremento delle forze della Squadra Mobile di Latina, purtroppo senza risultati.

Anche se Latina, di uomini, ne aveva e ne ha esigenza: lo dimostrano, tra le altre cose, gli innumerevoli episodi di cronaca nera che attentano alla sicurezza dei cittadini e dei lavoratori pontini – solo pochi giorni fa, un esempio tra i tanti, la pizzeria “Pulcinella a Roma” in Via Oslavia, alle porte di Campo Boario, ha subito il secondo furto con effrazione nel giro di un anno. Senza contare la storia giudiziaria latinense che le più importanti sentenze dell’ultimo lustro hanno finalmente scritto e sancito: su tutte il vero e proprio “romanzo criminale” compilato in 150 pagine e pronunciato, in data 23 ottobre 2015, dalla terza sezione della Corte d’Appello di Roma a opera dei giudici Giannicola Sinisi, Massimo Gustavo Mariani e Maria Grazia Benedetti. Un “romanzo criminale”, al secolo processo Caronte, che ha traghettato un’intera città nell’età della verità giudiziaria arrivata dopo anni di consapevolezza popolare che a Latina ci sono alcuni principali clan (Di Silvio, Ciarelli, De Rosa, Fè), non strutturati e tendenzialmente chiassosi, che al momento della bisogna sanno unirsi e insanguinare la città.
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Don’t touch Latina

Esiste una sottovalutazione della caratura criminale degli appartenenti al gruppo. La loro forte vicinanza con persone che hanno contatti con le Istituzioni ci dice che il livello è molto alto“. Queste le parole stentoree e potenti del Questore di Latina Giuseppe De Matteis dopo l’arresto di alcuni noti criminali di Latina che da sempre, al di là e allo stesso tempo del processo Caronte, hanno continuato e continuano ad alimentare il loro legame associativo a base di estorsioni, usura, armi e, in parte, droga con annessi investimenti nel tessuto produttivo e commerciale della città di Latina, oltre che a pericolosi ammiccamenti con politici – Maietta indagato nell’operazione – e manager – Altomare e il ciociaro Giordani.

Latina sa, Latina conosce i nomi e le facce di coloro che, oggi arrestati, sono consapevoli di fare una gita “premio” in carcere (alcuni di essi, al momento dell’arresto, ridevano o, infischiandosene, e a favore dei giornalisti, dicevano: “Famose ‘na foto va!”), Latina sa che non è più possibile fare finta di niente.

Latina sa e non si chiede a chi siano collegati, di quali impunità godano, non si domanda per quale motivo entrino allo stadio senza fare la fila o il biglietto come i miseri gaggi (una settimana fa un altro noto del clan Di Silvio, vistosi negare l’ingresso, si è lamentato violentemente beccandosi il Daspo: come stupirsi se una persona che è abituata a fare tutto ciò che vuole, improvvisamente gli è negato tutto ciò a cui è abituato?); non si domanda per quale motivo bazzichino i negozi dei commercianti pagando 100 quando dovrebbero 300; non esige risposte nette sulla ragione per la quale alcuni degli arrestati abitano in case dell’Ater (occupate abusivamente) quando potrebbero vivere da nababbi considerata la mole dei beni che questa mattina (12 ottobre 2015) lo Sco, il servizio centrale operativo della Polizia di Stato, ha proceduto a sequestrare. 12 milioni di euro di quote in varie società del capoluogo – tra cui un paio site in quella “maledetta” Migliara 45 che solo pochi giorni fa è balzata ai disonori della cronaca per un altro legame associativo di stampo camorristico-ndranghetistico con la regia dei fratelli Crupi -, e poi, ancora, immobili, auto, moto, barche, l’AS Campo Boario, persino il quinto chiosco del lungomare di Latina.

Nella foto, Cha Cha (il primo da destra) insieme al team manager del Latina Calcio Pierluigi Sperduti e all'allenatore Mark Iuliano.

Nella foto, Cha Cha (il primo da destra) insieme al team manager del Latina Calcio Pierluigi Sperduti e all’allenatore Mark Iuliano

La città non reclama chiarezza quando osserva uno degli arrestati posare bellamente in una fotografia insieme a un idolo di questa città: l’allenatore del Latina Calcio Mark Iuliano, sicuramente non a conoscenza del profilo criminale di Costantino Cha Cha Di Silvio (sarebbe stato sufficiente scorrere il suo casellario giudiziale) e, oggi, crediamo, finalmente conscio che quell’uomo è stato condannato in via definitiva a due anni e 4 mesi per aver ordinato l’attentato contro il magistrato Nicola Iansiti il 28 febbraio del 1997. D’altra parte se lo sente in confidenza con il proprio presidente perché negargli un selfie?

Dagli ultimi rumor della stampa, pare che Maietta sia accusato di violenza privata tentata in concorso. “Il parlamentare è stato intercettato mentre chiedeva a Cha Cha Di Silvio di occuparsi di una vicenda finita su Facebook che li riguardava entrambi” (fonte: Latina Oggi).

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ACQUALATINA: IL MOVIMENTO CINQUE STELLE AVEVA PREVISTO TUTTO

Niente da fare, è più forte di loro. PD e Forza Italia mediano (per non dire inciuciano, altrimenti arriva fulmineo l’anatema di “grillini demagogici”) e partoriscono un disciplinare per le nomine di parte pubblica del cda di Acqualatina (e del collegio sindacale) che sembra redatto dal mago Silvan, o quello di Arcella, alle loro ultime apparizioni televisive.

Un paio di settimane fa, il Movimento Cinque Stelle di Latina lo aveva anticipato, avendo studiato la bozza di disciplinare di gara e, conseguentemente, evinto che non sarebbe cambiato nulla nella scelta dei consiglieri di amministrazione di Acqualatina. Solo un passaggio in più con un bando cucito ad hoc per qualche amico degli amici.
Sarà sempre l’assemblea dei soci, composta dai sindaci dell’Ato4 a maggioranza ponderata piddin-forzaitaliota, a decidere su commissione giudicatrice (Articolo 5 del disciplinare – Nomina e durata: la Commissione si costituisce per effetto della nomina da parte dell’Assemblea dei soci dei membri di competenza dei soci pubblici e cessa con la conclusione della procedura e curricula selezionati) e ad avere l’ultima parola sui selezionati dai giudicanti (Articolo 7 del disciplinare – Criteri: la Commissione individua i candidati idonei da sottoporre al voto dell’Assemblea dei soci, per la componente di parte pubblica). I componenti della Commissione saranno scelti in un parterre di personalità non estranee ai partiti (presidi di facoltà universitarie che, come noto, sono a diretto contatto con la politique politicienne) e avranno diritto a rimborsi: vigileremo sull’importo dei predetti.
Vedremo chi nomineranno, anche se siamo a conoscenza dell’arte della foglia di fico sviluppata negli anni dal PD. Sanno bene chi piazzare per spiazzare: d’altra parte, una Boldrini o un Grasso si trovano sempre.
Considerato ciò, è necessario stabilire, a favore di chi non avesse limpido l’orizzonte, che nella società Acqualatina a comandare è il socio privato (Idrolatina). Acqualatina, nel paese in cui l’acqua dovrebbe essere pubblica (referendum ’11), è come Latina Ambiente; parafrasando le parole del Commissario Barbato, è una società di proprietà pubblica con una governance privata: come se uno avesse una casa dove ad aprire la porta e a decidere chi entra fosse un coinquilino e non il reale possessore del bene.
L’ennesimo capitolo dei partiti che per un piatto di lenticchie e comode poltrone decidono di farsi dirigere dall’amministratore delegato, in quota privata.
Complimenti, davvero, sia al PD che con Carla Amici (sindaca PD di Roccagorga) ha redatto il disciplinare di gara che a Forza Italia.
E complimenti anche ai prossimi strali urlanti che si vedranno lanciati sui giornali da parte di Fratelli d’Italia, Ncd e Udc. Grideranno all’abbraccio moscardellian-fazzoniano (vero), scordandosi, però, di rammentare che prima che si rivoltasse il mondo al Comune di Latina e nelle sue partecipate, loro stessi, tramite Pasquale Maietta, avevano proposto la personale trimurti (Palombi-Ruggieri-Vecchi) da sostituire al cda di marca fazzoniana.
Un regno clientelare sostituito con un altro regno clientelare.
Lo spettacolo è penoso, il Movimento Cinque Stelle sta arrivando.

La trattativa pontina

Quando si parla di mafia, c’è sempre qualcuno che la sa più lunga.

C’è quello che mutua la sua analisi dei fenomeni mafiosi copiando schemi della cinematografia o della serialità televisiva: come se, ad ora, la mafia recapitasse teste di cavallo mozzate nel letto di chi vuole minacciare (il Padrino); o se le espressioni come “stecca para pe’ tutti” potessero assolvere, ricamandone una mitologia, una banda di romani che scala la montagna del Potere per conquistarne la cima con l’aiuto dello Stato deviato (Romanzo Criminale).

Il problema, d’altronde, non è in chi fa queste ricostruzioni, peraltro drammaturgicamente lodevoli e di ottima fattura.

Parliamo chiaro: la mafia è seducente, è il potere di fare quello che vuoi, è la violenza che scaccia gli “scassaminchia” e le regole, è la forza che dà a chi se ne sbatte del prossimo, è pensiero e privilegio massimo di ubbidire per stare bene, è l’adeguarsi perché chi si ribella è solo un illuso, un idiota, uno che non sa stare al mondo.  Continua a leggere