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ESISTE UNA MAFIA A LATINA? – Parte I

In questo reportage, diviso in tre parti, viene ricostruita una storia di illegalità e dei relativi intrecci con la mala locale. I piccoli reati, il consolidamento economico, l’ascesa verso l’imprenditorialità di Gianluca Tuma rappresentano una vicenda il cui racconto e i suoi intrecci suggeriscono alcune riflessioni che tentano di valutare il reale peso specifico della criminalità a Latina.

Prima parte

Non si sa molto a Latina di cosa sia la mafia. Ancor meno si conosce cosa sia l’opposizione a essa. Questo fenomeno ha assunto significati così sfumati e confusi che ci si rifugia sempre più spesso nella ricerca di un altro livello. Sappiamo, infatti, che la mafia, quando diventa potente, ricicla e fa riciclare, investe nell’edilizia e nei rifiuti, persino nella manifattura e in Borsa, nel gioco d’azzardo e nei servizi, si introduce negli appalti della PA, coltiva relazioni istituzionali indossando o facendo indossare il vestito buono, quello bianco dei famigerati colletti; in poche parole: si mimetizza perché troppo grande per passare inosservata.

C’è sempre un altro livello misconosciuto o ignorato, dicono. È lì, è quella la vera mafia! Le vere mafie i soldi li fanno girare, li reinvestono. Non sono le estorsioni, i regolamenti di conti, lo spaccio di droga, il traffico di armi dei clan rom della città che devono preoccupare, si sente spesso sentenziare. Quale sia questo livello, a Latina città, non è ancora dato sapere con certezza: ad esempio, qualche pettegolezzo cronachistico-giudiziario riguardo alla vicenda che ha coinvolto sia l’avvocato Censi, suicidatosi all’antivigilia di Natale 2015, che, probabilmente, l’ex Presidente del Latina Calcio, l’onorevole Pasquale Maietta. Ipotesi di riciclaggio, soldi opachi? Per ora si rimane a una inchiesta in Procura (probabilmente molto complessa considerato che alcuni fatti sono avvenuti all’estero) e alla dichiarazione dell’ex Questore di Latina, Giuseppe De Matteis, che parlò dell’altra inchiesta con protagonista un possibile autoriciclaggio, Starter, in cui gli attori principali erano il medesimo deputato di Fratelli d’Italia e il Latina Calcio, come di un antipasto. Il resto è affidato alle suggestioni e alle elucubrazioni, nonostante alcune di esse siano basate su una realtà concreta: il terreno scivoloso della “finanza” pontina (vedasi i casi Perrozzi e Proietti) nel quale non è impossibile immaginare altri professionisti capaci di cointeressenze con clan, banditi e soldi sporchi – del tutto incidentale è il fatto che l’avvocato Censi ha fatto parte del collegio difensivo del Processo Caronte in cui curava gli interessi di “Porchettone” o “Titti”, al secolo Carmine Ciarelli, l’uomo da cui si è originata la mattanza latinense del 2010 con due morti e svariati feriti.

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