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COLETTELLI E L’AUTOSTRADA ROMA-LATINA

Domani, 29 aprile, alle ore 17,30 in Piazza del Popolo a Latina, è annunciata una tavola rotonda dal titolo: “Infrastrutture e sviluppo: Roma-Latina, un’opera necessaria”. La tavola rotonda avrà luogo nell’ambito della tre giorni organizzata dal sindacato Ugl. Alla tavola rotonda parteciperanno il sindaco di Latina Coletta, il sindaco di Aprilia Terra, il consigliere regionale-comunale Forte, il consigliere regionale Malcotti (il sostituto in Regione Lazio di Luca Gramazio, per il quale i magistrati, ieri, hanno chiesto 19 anni di reclusione nell’ambito di Mondo di Mezzo/Mafia Capitale) e altri.
A questa tavola rotonda ci sono due convitati di pietra: il primo è una voce contraria all’opera (magari qualcuno del Comitato No Corridoio Roma-Latina) che, invece, viene definita apoditticamente “necessaria”, accostando le parole infrastrutture e sviluppo quando, invece, persino la Commissione europea ha definito lo sviluppo dei trasporti in direzione di ferro e fiumi. Però ai signori il necessario sembra essere rappresentato da un’opera finanziariamente, economicamente e ambientalmente disastrosa, con l’aggiunta di danni erariali già certificati e conclamati, per cui nessuno ha pagato a causa della sempre viva ancora di salvataggio della prescrizione (della quale ormai i maggiori esperti non sono i togati ma i delinquenti di strada).
Il secondo convitato di pietra è rappresentato dal coraggio e dalle decisioni mancanti dei sindaci Coletta e Terra che in mesi non sono riusciti a esprimere un atto di indirizzo, a differenza dei comuni di Roma, Pomezia e Ardea, che certificasse la loro contrarietà all’opera. Coraggio e decisioni mancanti che investono anche i consiglieri comunali che dovrebbero essere rappresentanti del popolo ma che, almeno a Latina, non portano un atto in consiglio nemmeno se casca il mondo. Un problema strutturale che investe il funzionamento della democrazia poiché un Comune non è formato solo da una giunta in cui decidono in pochi ma è il prodotto delle azioni politiche dei consiglieri che dovrebbero portare avanti le battaglie dei cittadini al di là dei propositi della propria giunta di riferimento
Il sindaco Coletta, mesi fa, nell’ambito dell’assemblea tenutasi al Comune di Latina, su spinta del Comitato No Corridoio Roma-Latina e del Nodo di Latina, aveva promesso un tavolo di confronto con tutti i sindaci dei comuni interessati dall’opera: MAI PERVENUTO. Eppure non stiamo parlando dei vasi di fronte al mercato o di polemiche sterili quali i fiori a Palazzo M. Stiamo parlando di un’opera su cui ballano 3 miliardi di Euro, un ammontare simile al bando di gara più discusso degli ultimi mesi: l’affaire Consip.
Deduciamo che i due sindaci Coletta (in versione Colettelli) e Terra sono favorevoli all’autostrada.
Spiegassero ai cittadini i loro motivi perché finora hanno galleggiato per non dire niente.

p.s.: al Comune di Latina e al Comune di Aprilia sono state protocollate dai gruppi locali legati al No Corridoio Roma-Latina/Nodo di Latina due bozze di delibera sulla scorta di quella votata a Roma dal Consiglio capitolino nell’ottobre del 2016, c’è qualche consigliere comunale disposto a tradurre questo documento in un atto da discutere democraticamente nelle rispettive assise?

Come volevano chiudere il sito www.latina5stelle.it

Diffamazione.

Art. 595 c.p., comma 3:

“Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516”.

Chiunque scriva articoli sa bene che può incorrere nel famigerato o sacrosanto (a seconda dei casi) articolo 595 del codice penale. In esergo, ho riportato uno dei casi di diffamazione (ce ne sono altri) più conosciuti, tipizzato nel comma 3: la diffamazione a mezzo stampa.

Chiunque scriva, si sarà sentito dire, almeno una volta nella vita, che sta perdendo tempo o che non serve a niente. E, a uno sguardo superficiale, non risulta che tale affermazione sia passibile di castroneria, vivendo nel Paese dove tutti, o quasi, scrivono libri e nessuno li legge.

Chiedo scusa se utilizzo questo spazio per una vicenda personale, e per di più praticando la supponente prima persona singolare, ma tale vicenda avrebbe potuto coinvolgere più persone, o meglio, attivisti del gruppo di cui ho il privilegio di far parte.

Qualche mese fa, esattamente il 23 novembre del 2015, ho ricevuto la visita di due agenti della Polizia Giudiziaria che mi notificarono due denunce-querele in seguito a un articolo che scrissi nel maggio del 2015.

L’articolo si intitolava “Quando Cha Cha bruciava: assolto!” (fare clic per leggerlo integralmente) e parlava di estorsioni, prepotenze, automobili bruciate, e di un processo, quello per il quale furono imputati il “Cha Cha” del titolo (all’anagrafe Costantino Di Silvio), Gianluca Tuma, Giampiero Di Pofi, Davide Di Guglielmo e Massimiliano Carnevale, prossimo candidato, tra le fila del Partito Democratico, alle Amministrative 2016 per il Consiglio Comunale.

Massimiliano Carnevale

Massimiliano Carnevale

Mi domandavo che cosa ci avesse fatto un politico, il Carnevale per l’appunto, sul banco degli imputati insieme a personaggi noti alle forze dell’ordine, facenti parte del tessuto criminale cittadino e con precedenti penali di una certa gravità, e chiedevo agli alti gradi del PD locale una risposta sull’opportunità di aver candidato, alle amministrative del 2011, il padre del Carnevale, Aristide. Così concludevo il breve scritto: “Intrecci neri che dovrebbero incidere molto sulla credibilità della politica: che cosa ci facesse al banco degli imputati un consigliere comunale, Massimilano Carnevale, insieme a pregiudicati o noti alle forze dell’ordine è una domanda ovvia e necessaria, senza considerare che al suo posto, attualmente, siede in consiglio comunale, tra le fila del PD, il padre, Aristide, un consigliere comunale di cui non si ricorda un intervento o un tema trattato dal 2011 (anno del suo insediamento) sino ai giorni nostri: che sia stato messo in lista da Moscardelli (nel 2011, candidato a sindaco per il PD a Latina) proprio perché padre del Carnevale amico dei suddetti pregiudicati, in grado di escutere voti come fossero crediti? Chissà”.

Mi sembrava rilevante, ancor prima che l’opinione pubblica fosse stata a conoscenza dell’inchiesta Don’t Touch (ottobre 2015), proporre alcune domande e riflessioni (come ho umilmente fatto in questi anni, con il supporto degli attivisti del meetup, nei miei articoli inerenti alla criminalità di questo nostro disgraziato territorio) in ragione dell’art. 54 della Costituzione (“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”), ma, sopratutto, in virtù del perimetro morale che la buona politica deve rispettare al di là di sentenze di condanna che, come è noto, in Italia, arrivano definitive solo al terzo grado di giudizio e dopo svariati anni.

Invece di rispondere nel merito e pubblicamente alla mie domande di merito e pubbliche, come dovrebbero fare due politici, di cui uno (Aristide), all’epoca del succitato articolo, consigliere comunale in carica, dunque rappresentante di noi cittadini, e l’altro (Massimiliano), avendo svolto il ruolo di consigliere nelle due precedenti consiliature – 2002-2007 e 2007-2010 -, ho ricevuto due querele.

Come qualsiasi cittadino che ha a cuore il territorio in cui vive e non accetta l’oblio comodo dell’indifferenza, mi sembrava importante chiedere conto, prima di tutto, a Massimiliano Carnevale, il quale, nel descriversi, evidenzia tutte le cariche pubbliche di ragguardevole peso che ha occupato: “cattolico democratico cristiano, sin dai primi anni della mia formazione culturale ho perseguito il cammino politico con impegno e coerenza: da delegato provinciale della D.C. giovanile nel 1989, a Consigliere della I° Circoscrizione di Latina nel 1997, quindi Segretario Comunale del C.D.U. fino al 2002, per poi essere eletto nello stesso anno Consigliere Comunale U.D.C.” e successivamente riconfermato nel 2007. In questi anni sono stato membro delle seguenti Commissioni Consiliari: “Urbanistica”, “Commercio”, “Turismo”, “Cultura e Università”, “Avvocatura” ed “Elettorale”, e, in secondo luogo, al senatore Moscardelli che siede nella Commissione Antimafia dove, solo pochi giorni fa, si sono tenute importanti audizioni con protagonisti il Prefetto Faloni e il Questore De Matteis.

In queste audizioni, cui ha partecipato il senatore del PD, si è passata in rassegna la mappatura criminale del territorio pontino e si è citato, giustamente, e tra le altre cose, l’inchiesta e il relativo processo Don’t Touch nella quale sono coinvolti il Cha Cha e il Tuma medesimi già imputati nel processo in corso, e il Di Pofi (indagato). Vale a dire, tre degli imputati nel processo che vide coinvolto, e poi assolto e prescritto, il Carnevale. Continua a leggere

Questura di Latina: tutti davvero promossi?

L’ultimo rapporto Eurispes 2016 dice di sì. Nell’ultimo anno, la fiducia dei cittadini verso la polizia di Stato è aumentata del 10%: a Latina, grazie ad alcuni risultati conseguiti in termini di prevenzione e repressione dei reati, connessi all’intensa attività di comunicazione e informazione attuata, l’apice di gradimento è stato raggiunto con la manifestazione spontanea dei cittadini che hanno voluto esprimere solidarietà alle forze di polizia, riunendosi di fronte alla Questura nei giorni di “Don’t Touch”.

Nelle statistiche e in alcune prese di posizioni pubbliche, la nostra polizia è stata promossa; nei cassetti dei dipartimenti del Ministero degli Interni, invece, no. E la “promozione” si aspetta da anni.

Per raggiungere gli obiettivi di miglioramento, infatti, non bastano i punti percentuali, i tributi sugli organi d’informazione o la pubblicazione di rapporti: ci vogliono le persone. Sono anni che la Questura chiede un incremento delle forze della Squadra Mobile di Latina, purtroppo senza risultati.

Anche se Latina, di uomini, ne aveva e ne ha esigenza: lo dimostrano, tra le altre cose, gli innumerevoli episodi di cronaca nera che attentano alla sicurezza dei cittadini e dei lavoratori pontini – solo pochi giorni fa, un esempio tra i tanti, la pizzeria “Pulcinella a Roma” in Via Oslavia, alle porte di Campo Boario, ha subito il secondo furto con effrazione nel giro di un anno. Senza contare la storia giudiziaria latinense che le più importanti sentenze dell’ultimo lustro hanno finalmente scritto e sancito: su tutte il vero e proprio “romanzo criminale” compilato in 150 pagine e pronunciato, in data 23 ottobre 2015, dalla terza sezione della Corte d’Appello di Roma a opera dei giudici Giannicola Sinisi, Massimo Gustavo Mariani e Maria Grazia Benedetti. Un “romanzo criminale”, al secolo processo Caronte, che ha traghettato un’intera città nell’età della verità giudiziaria arrivata dopo anni di consapevolezza popolare che a Latina ci sono alcuni principali clan (Di Silvio, Ciarelli, De Rosa, Fè), non strutturati e tendenzialmente chiassosi, che al momento della bisogna sanno unirsi e insanguinare la città.
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FRATELLI D’ITALIA MEMENTO

Puntuto e immemore, l’ex presidente del Consiglio comunale di Latina Nicola Caladrini (Fratelli d’Italia), a mezzo stampa, s’indigna e s’impegna per ovviare allo stallo del rinnovo del consiglio di amministrazione di Acqualatina S.p.a.

Lo smemorato di Collegno scaglia la propria rabbia nei confronti di Fazzone e il PD rei di aver costruito ad hoc un artificio retorico (meglio noto come supercazzolone) con cui ai quattro venti sbandierano una voglia di trasparenza e merito per il cda di Acqualatina e che, in realtà, nasconde l’ennesimo abbraccio mortale tra due falsi nemici per favorire nomine, in verità, scelte e catapultate in seno alla società pubblico-privata.

Il PD e Fazzone avevano proposto di nominare il cda di Acqualatina attraverso un bando ad evidenza pubblica e, per farlo, sarebbe dovuto cambiare lo Statuto della società. Vero.

Calandrini, cadendo dal pero, dichiara che per modificare lo Statuto si deve passare necessariamente attraverso i Consigli dei Comuni che fanno parte dell’Ato4 ossia coloro che detengono il 51% di Acqualatina. Vero anche questo.

Ricadendo dal pero (deve essere uno sport confortante), Calandrini si accorge che: ”PD e Forza Italia, dopo aver sbandierato, la necessità di dover dare corso ad un adeguamento dello Statuto societario, al fine di procedere al rinnovo dei Componenti il Cda, secondo criteri di meritocrazia, con il ricorso all’evidenza pubblica, hanno fatto mancare il numero legale nell’Assemblea fissata per avviare tale modifica.

Nicola Calandrini

Nicola Calandrini

È probabile che lo stesso accada lunedì prossimo, perché il loro gioco ormai è chiaro. Non possono infatti modificare perché la legge non glielo permette. Dunque decideranno nomi del cda nel segreto di qualche stanza, come avviene da sempre. Una condotta imbarazzante fatta in spregio alla trasparenza e al rispetto dei cittadini, segno evidente che gli unici interessi di cui sono portatrici dette forze politiche sono quelli tesi all’accaparramento dei posti di potere, costi quel che costi”. Vero, bravo, bis.

Se osservassimo l’insieme dalla prospettiva di AstroSamantha, Calandrini potrebbe rappresentare il perfetto nuovo rottamatore pontino che con sprezzo del periglio si avventa contro quei cattivoni di Moscardelli, Fazzone, Veolia eccetera.

Il giornale che gli dedica questo articolo – LatinaEditorialeOggi -, nel quale si tratteggia Calandrini come un idealista della meritocrazia pronto a tutto per combattere scherani e ipocriti, fa seguire ad esso un’altra pagina a tinte lussureggianti (un po’ fosche per noi cittadini) in cui si profila la candidatura del Calandrini a sindaco di Latina: appoggiato da un’armata della credibilità costituita da Fratelli d’Italia, l’Ncd di Tiero (?!?), l’Udc del giovane virgulto in procinto di essere processato per lo scandalo di Formia Servizi Michele Forte e, last but not least, il nuovo piazzista d’Italia Salvini.

Sarebbe una storia a lieto fine per lor signori, peccato che alcune note dello spartito sembrino scritte da Pupo in uno stato alcolemico/psicotropo spinto. Infatti, come M5S di Latina, avevamo già dato voce alle perplessità riguardo alla debole e furba scelta del PD e di Fazzone; peccato inoltre che Calandrini e Fratelli d’Italia non abbiano alcuna credibilità nel denunciare il presunto inciucio tra Fazzone e PD – presunto solo perché è, di fatto, strutturale da diversi anni nello specifico ambito dell’universo Acqualatina.

Andiamo con ordine. Continua a leggere