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Il caso Ciccarelli/Forlenza

Premesso che non vi fossero molte possibilità perché l’assessora rispondesse alla richiesta di chiarimento in base alle sue dichiarazioni di luglio 2016 (in merito al proscioglimento del marito/imprenditore Forlenza dall’inchiesta Mondo di Mezzo/Mafia Capitale), si può affermare, ad ora, che la delegata alle Politiche di Welfare e Partecipazione, Pari opportunità del Comune di Latina, Patrizia Ciccarelli, ha mentito, o ha omesso, o era inconsapevole riguardo a ciò che ha detto sul coinvolgimento di suo marito nello scandalo Mondo di Mezzo/Mafia Capitale. Che poi sia peggio la menzogna, l’omissione o l’inconsapevolezza per la credibilità di un assessore di un ente comunale lo stabiliranno i cittadini.

Dichiarare il coniuge prosciolto dall’inchiesta capitolina è stato un errore, sebbene non si voglia rappresentarlo come tale e si preferisce l’indifferenza a un desiderio di trasparenza. Non proprio il “non plus ultra” per un’amministrazione, quella attuale, che si prefigge di seguire la stella polare delle chiare scelte nei confronti del cittadino. Ad ogni modo, senza il rischio di essere apodittici, così è stato.

Il caso della menzogna, o dell’omissione, o della inconsapevolezza, che a una lettura emotiva e superficiale potrebbe essere derubricato a fatto privato, è invece piuttosto spinoso, sopratutto pubblico e indubbiamente non trascurabile. Senza contare che, mesi fa, una volta trattato da alcuni organi di stampa locale, ha causato le risposte piccate del duo Ciccarelli/Forlenza: dove l’assessora si rivolgeva con sdegno, quasi da lesa maestà, dimostrando, a suo dire, la totale estraneità ai fatti del marito, il medesimo, invece, predisponeva azioni civili per danni rivolte alla stampa locale.

Eppure, nessuno all’epoca dei fatti – almeno in due lassi temporali diversi: nel momento della nomina dell’assessora al Comune di Latina da parte del sindaco Coletta (estate 2016); a novembre 2016 quando l’imprenditore, marito dell’assessora, è stato coinvolto in un’indagine a Latina in merito all’affaire Cosmopolitan/fondi Erp – mentiva o diffamava scrivendo o invocando chiarezza rispetto al coinvolgimento dell’imprenditore in Mafia Capitale. L’imprenditore era coinvolto eccome.

Salvatore Forlenza, il marito dell’assessora Ciccarelli, è, dunque, indagato (come ormai noto e confermato) in Mondo di Mezzo/Mafia Capitale. E sarebbe bastato scorrere l’ordinanza del gip Flavia Costantini, non l’ultima che ha respinto la richiesta di archiviazione (febbraio 2017), ma quella, invece, che respingeva le misure cautelari (novembre 2014) dell’imprenditore originario di Potenza, per avere un quadro completo della situazione.

“Nei confronti di Salvatore Forlenza (coop Cns) e Franco Cancelli (coop Edera), è stato ritenuto sussistere, a livello di gravità indiziaria, il reato di turbativa d’asta, esclusa l’aggravante di aver agito per agevolare l’associazione mafiosa”.

Forlenza, da anni pezzo grosso della Legacoop laziale (all’epoca dei fatti), compare più volte nell’ordinanza del gip (2014) e, specialmente, in riferimento ad una gara del 2013-2014, afferente alla raccolta differenziata da 12 milioni, in cui venne posticipato il termine per presentare le offerte. Nello scontro tra il famigerato Buzzi e un’altra coop (Edera), il Forlenza di Consorzio nazionale servizi (Cns) interviene per risolvere la questione.

“Nella giornata di sabato 18.01.2014 a due giorni di distanza dalla presentazione delle buste con le offerte inerenti alla gara AMA n. 30/2013 per la raccolta del multimateriale, venivano registrati una serie di dialoghi da cui emergeva chiaramente che Salvatore Buzzi e Franco Cancelli della cooperativa Edera si erano incontrati per raggiungere un accordo per la spartizione dei lotti della gara”.

Le conversazioni di questo periodo evidenziavano uno scontro tra i due (Buzzi e Cancelli), poiché il Cancelli non intendeva rispettare gli accordi presi. L’intervento di Forlenza, secondo gli inquirenti, è da valutare “come inteso a trovare una quadra”.

Alla fine l’accordo viene trovato con tanto di sms papalino di Buzzi (rivolto agli “astanti”) “Nuntio vobis gaudium magnum habemus papam” e, a quanto scrivono i pm, con una busta (5mila euro) preparata dalla sodale del Buzzi stesso, nonché “custode delle scritture contabili illecite dell’articolazione di mafia capitale”, Nadia Cerrito (dal 13.01.2010, consigliere e vice presidente del CdA di Formula Sociale Società Coop. Sociale Integrata a r.l.; dal 24.11.2006 al 01.07.2010, consigliere della 29 Giugno Servizi Società Coop. Di Produzione e lavoro).

Secondo i magistrati, la busta da 5mila Euro fu impacchettata e pronta per il ritiro presso la coop “29 Giugno” a favore di Salvatore Forlenza. C’è di più.

Nell’ordinanza medesima si fa riferimento a rapporti di estrema vicinanza tra i due Salvatore (Buzzi e Forlenza) laddove si dice che sebbene, il Forlenza, sia coinvolto in una sola ipotesi di reato vanno considerati la “trama di rapporti che collegano Forlenza a Buzzi, che se per un verso, allo stato, non hanno consentito l’elaborazione di ulteriori incolpazioni, per altro verso connotano di illiceità la condotta dell’indagato, al punto da far ritenere che l’illecito penale sia una modalità abituale di cui egli si avvale nell’esercizio della sua attività economica. Eloquente esempio di tale assunto sono le conversazioni, in relazione a vicende diverse dalla turbativa d’asta contestata, nelle quali Buzzi condivide con Forlenza i risultati dei suoi rapporti illeciti dentro Ama, anche quando assumono il carattere dell’illegittimità. È il caso della comunicazione di notizie che per loro natura avrebbero dovuto essere riservate”.

Tuttavia, e onore del vero, in questa ordinanza del 2014, il gip Costantini considera il ruolo di Forlenza limitato – c’è una turbativa d’asta contestata e una richiesta (respinta) di misura cautelare da parte dei pm; e c’è un rapporto stretto con Salvatore Buzzi, colui che l’assessora Ciccarelli definiva cialtrone nell’intervista di luglio 2016 – non a tal punto però da impedire al gip, a febbraio del 2017, di rigettare la richiesta di archiviazione da uno dei filoni di indagine di Mafia Capitale/Mondo di Mezzo.

Un caso di ponderato giudizio, e al di sopra di ogni sospetto, poiché lo stesso gip Costantini decide diversamente in due lassi temporali distinti (2014 e 2017): se prima (2014) rigetta le misure cautelari, dopo (2017) non ritiene di prosciogliere il Forlenza. Un non proscioglimento assai rilevante se si considera che su 116 richieste di archiviazione da parte dei pm, solo tre, tra cui Forlenza, sono state rigettate.

Sarebbe stato sufficiente valutare accuratamente l’ordinanza di novembre 2014 per non incorrere in giudizi, da parte dell’assessora e del marito, a dir poco affrettati e sicuramente supponenti nei confronti dell’opinione pubblica.

Sarebbe bastato valutare assennatamente l’opportunità di insediare una professionista del terzo settore, con un marito da sempre operante nelle cooperative e, per lavoro, attento ai fondi pubblici, e per di più coinvolto nella massima indagine italiana rivolta alle cooperative (Mondo di mezzo/Mafia Capitale per l’appunto), per decidere in maniera diversa, anche al fine di allontanare qualsiasi urlo pretestuoso di chi non vede l’ora di gridare “al lupo al lupo”.

Un comportamento, mendace o omissivo o inconsapevole, quello dell’assessora Ciccarelli, che può destare molte perplessità traslandolo in merito all’indagine pontina sulla Cosmopolitan e sul palazzo, costruito con fondi Erp, in Via Degli Osci a Latina che ha coinvolto il marito/imprenditore. I reati ipotizzati dovrebbero quantomeno tenere alta l’attenzione da parte dell’amministrazione Coletta, della maggioranza consiliare e dell’opposizione che, al pari di LBC, tace in un silenzio di ghiaccio. Un’opposizione così abnormemente rumorosa per la scuola di Borgo Carso (con tutto il rispetto per genitori e bambini), l’importanza della metro (sic?!?) o per il triplice ruolo della segretaria generale Iovinella, e così silente riguardo al potente imprenditore Forlenza, nonché marito dell’assessora Ciccarelli.

Salvatore Forlenza

Bizzarrie” pontine che si ripetono sinistramente anche per altri casi ancor più noti: ad esempio, dopo il Riesame dell’inchiesta Olimpia, non una voce del PD si è levata nei confronti della cacciata di Mansutti che ha pagato i suoi rapporti con l’architetto Baldini, in uno “strano” rispetto della magistratura quando, a volte, è attaccata per molto meno; così come non una voce, ma nemmeno uno stridio, da parte di Fratelli d’Italia/Forza Italia sempre riguardo agli esiti del Tribunale della Libertà per Olimpia o al bubbone Maietta/Latina Calcio.

Solo un caso involontariamente ironico se tra le materie in trattazione della Ciccarelli ci sia anche il Diritto alla Casa e il Terzo settore. E se il marito, senza augurarglielo, fosse rinviato a giudizio per il caso del palazzo costruito con i fondi regionali e adibito a fini sociali, come agirebbe la moglie, assessora al Welfare? E la giunta Coletta procederebbe a costiuirsi in giudizio, dal momento che tra le condotte illegali ipotizzate ci sono l’usurpazione di proprietà comunale e la truffa ai danni del Comune?

Non può bastare la risposta di Coletta, datata alcuni mesi fa, secondo cui se la Ciccarelli fosse stata all’urbanistica ne avrebbe accettato le dimissioni, poiché quel palazzo in Via Degli Osci ha fini sociali e l’assessora Ciccarelli di sociale si occupa.

Non un caso per legulei esperti in cavilli, piuttosto di prevenzione e opportunità politica.