TERME DI FOGLIANO – “UNA STORIA INFINITA” – 1a Parte

PRIMA PARTE

 “I riscontri scientifici”

Non tutti sanno che Latina, oltre ad essere stata la città di artisti, sportivi, politici, nani, ballerine e mascalzoni, ha cresciuto in seno anche uno scienziato di caratura internazionale.
“Un uomo duro, riservato, schivo, dal forte carisma che induceva entusiasmo nei più giovani, fossero essi studenti, borsisti, dottorandi o altro noto per l’approccio sperimentale portato all’estremo”. (1)
Il Prof. Paolo Bono era nato il 15 marzo 1940 nell’isola del Regno d’Italia di Kalimnos dal padre Remigio, all’epoca direttore dell’ufficio postale dell’isola di Rodi e responsabile dei distaccamenti di Karphatos e Kalimnos, e dalla madre Guglielma Salvagni, marconista del Ministero delle Poste e Telegrafi.
Queste isole, unitamente ad altre dell’arcipelago del Dodecanneso che nell’isola di Rodi trovavano il proprio capoluogo, erano state conquistate durante il conflitto italo-turco e rimasero possedimento italiano dal 1912 al 1947 (al termine del secondo conflitto mondiale, a seguito dei trattati di Parigi, l’Italia fu costretta a cedere il Dodecaneso alla Grecia come risarcimento di guerra).
Rientrato in Italia poco prima della fine della guerra, il giovane Paolo riparò, unitamente a parte della sua famiglia, a Sonnino (2), paese d’origine della sua famiglia paterna.
Nel corso del soggiorno sonninese, ancora ragazzo, rimase ferito in uno dei numerosi bombardamenti a cui fu sottoposto il paese, ad opera delle forze alleate, mirato a distruggere gli ultimi avamposti tedeschi che si ritenevano, spesso erroneamente, arroccati a nord della linea “Gustav” (3). Per l’alto numero di civili periti a seguito di questi bombardamenti Sonnino fu insignito con la medaglia di bronzo al valore civile (4).
Al termine della guerra ed a seguito del rientro del padre Remigio dalla prigionia la sua famiglia si trasferì a Latina. Nel capoluogo pontino Paolo ebbe modo di conseguire il diploma di Geometra che gli consentì di ottenere un incarico tecnico dall’AGIP (5), per la quale lavorò per circa sei anni in alcuni paesi dell’Africa tra i quali Sierra Leone, Costa D’Avorio e Camerun.
Rientrato in Italia proseguì gli studi, mantenendosi come borsista, fino al conseguimento della laurea in Geologia che gli permise, nel tempo, di affermarsi come professore associato di Idrogeologia presso l’Università di Roma “La Sapienza” e insegnare agli studenti di Scienze Geologiche e Scienze Ambientali fino alla fine del 2010, anno del suo collocamento in pensione.
Il 14 febbraio 2012 il Prof. Paolo Bono è venuto a mancare all’affetto di familiari, parenti, amici e, in particolare, alla stima dei colleghi che ancora oggi beneficiano dei risultati della sua intensa attività di ricerca. I suoi studi, infatti, sono stati pubblicati in riviste nazionali ed internazionali, atti di convegni e rapporti ufficiali (6). Ancora oggi, i suoi saggi sul regime idrogeologico del centro Italia (1986) sono utilizzati per scopi scientifici e tecnici.
Al riguardo, il 15 giugno 1981, il Prof. Bono pubblicò un manoscritto sul “Potenziale Geotermico della regione laziale” (7) nel quale si evidenzia come:

“La situazione strutturale, idrogeologica e geotermica della fascia costiera e pericostiera laziale, consente di prevedere sulla base dei dati sinora acquisiti, che i serbatoi carbonatici sepolti, interessati da una attiva circolazione di fluidi geotermici, siano in connessione idraulica con le principali strutture appenniniche in affioramento, o, localmente con le estese aree di ricarica riferibili alla copertura vulcanica. In tale condizioni il potenziale geotermico del Lazio risulterebbe di gran lunga superiore a quello calcolato con il metodo dei volumi, potendosi rinnovare nel tempo le riserve geotermali dei serbatoi sepolti che, in base alla valutazione conservativa eseguita, si esaurirebbero in 100 anni ipotizzando una produzione continua di 410 Mega Watt elettrici (per fare un esempio la centrale nucleare di Latina, dal 1963 al 1987, ha prodotto energia con una potenza netta di 200 Mega Watt) e 12.000 Mega Watt termici.”

Inoltre, nella parte del manoscritto dedicata allo studio del “Settore 2 – Area costiera Anzio/Circeo”, si fa riferimento ai sondaggi effettuati nei pozzi denominati Fogliano 1 e 2 che: “unitamente alla interpretazione dei dati geofisici, gravimetrici e geoelettrici, noti in letteratura, indicano che il tetto del serbatoio carbonatico sepolto (riferibile alla formazione della Scaglia creatica, in facies sabina) si trovi a profondità variabili comprese verosimilmente tra i valori di 750/1250 metri, dal piano di campagna (profondità media considerata pari a 1000 metri). La temperatura dei fluidi rilevata nei citati sondaggi, che, come noto, raggiungono il tetto del serbatoio più epidermico alla profondita di circa 900 metri, risulta di circa 65°C”.

Nelle conclusioni dello studio in parola si evidenzia che: “Un risultato molto interessante è, a nostro avviso, la quantità apprezzabile di Riserva per usi non elettrici, costituita dai volumi a temperatura media inferiore ai 130°C, pari a circa 12.000 Mega Watt termici. I fluidi contenuti in tali volumi sono infatti adattabili ad una vasta gamma di usi civili, agricoli e industriali. Per l’effettiva utilizzazione di questa fonte energetica integrativa è dispensabile una dettagliata analisi di tipo politico ed economico, strettamente connessa ai programmi di sviluppo della regione laziale. Una analisi di questo tipo, infatti, può fornire un quadro sufficientemente completo della effettiva possibilità di utilizzazione dell’energia geotermica e del ruolo che questa dovrà svolgere nella soluzione dei molti problemi di sviluppo civile delle maggiori aree urbane e più in generale di tutto il Lazio”.

Dunque, anche grazie agli studi effettuati dal Prof. Bono, già dal 1981 veniva scientificamente documentato il potenziale geotermico della Regione Lazio e, in particolare, la possibilità di sfruttare tali risorse, in aree come quelle del Fogliano, per applicazioni di tipo termale (ma non solo).
Applicazioni che, come noto, furono sperimentate dal 1955 al 1956 grazie all’iniziativa imprenditoriale del Commendator Alberto Cimaglia che, tramite la società S.I.A.M. (Società Italiana acque Minerali), investì risorse personali in quello che fu il primo embrione di stabilimento termale della città.

Segue nel prossimo numero di “Latina 5 Stelle Magazine”.

* * * * *
(1) Così lo descriveva un suo collega Prof. Giuseppe Capelli: http://www.geologilazio.it/ordine/000762/Il-Prof-Paolo-Bono-e-venuto-a-mancare. Uno scienziato ricordato e apprezzato anche in ambito internazionale: http://portal.unesco.org/geography/en/ev.php-URL_ID=8695&URL_DO=DO_TOPIC&URL_SECTION=201.htmlhttp://link.springer.com/article/10.1007/s12665-013-2703-6.

(2) Piccolo comune in provincia di Latina e antico borgo medievale, le cui origini sembrano risalire alla fine dell’800, costruito sulla sommità di un colle estrema propaggine del Monte Ceraso appartenente alla catena degli Ausoni.

(3) Divideva in due la penisola italiana: a nord il territorio in mano alla Repubblica Sociale Italiana e alle truppe tedesche, a sud gli Alleati; si estendeva dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino a Ortona comune costiero in provincia di Chieti, passando per Cassino, nel frusinate, le Mainarde, gli Altopiani Maggiori d’Abruzzo e la Majella. La sua funzione, che sfruttava il tratto più corto della penisola italiana e gli ostacoli naturali costituiti dalle montagne appenniniche, era quello di ritardare l’avanzata degli Alleati e di tenerli impegnati affinché non potessero rinforzare la pressione sui fronti orientale e settentrionale.

(4) Motivazione della Medaglia di Bronzo al valor civile: «Comune situato ai confini della linea “Gustav”, occupato dalle truppe tedesche, fu fatto oggetto di continui bombardamenti da parte degli alleati, che causarono la morte di numerosi cittadini, nonché danni al patrimonio abitativo. La popolazione seppe resistere con dignità e coraggio alle più dure sofferenze della guerra. Nobile esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio. 1943-1944 Sonnino (LT)».

(5) Azienda Generale Italiana Petroli, è stata una compagnia petrolifera pubblica italiana fondata nel 1926. Dal 1953 di proprietà del gruppo Eni e da questa assorbita alla fine degli anni novanta del XX secolo per diventarne la Divisione Exploration & Production.

(6) Il Prof. Bono ha dedicato la propria vita alla geologia attraverso la ricerca, lo studio e la didattica. Dal 1970 le sue ricerche si sono concentrate sull’idrogeologia sperimentale e quantitativa. Allo stesso tempo, è stato attivo in progetti multidisciplinari nazionali e internazionali promossi dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Nel 1980 ha eseguito le indagini idrologiche e idrogeologiche e insegnato corsi di formazione nell’ambito di un programma di cooperazione tra i governi di Italia e Lesotho. Dal 1990 ha indirizzato la sua ricerca sull’inquinamento ambientale. Nel corso degli ultimi 10 anni di attività è stato coinvolto in progetti internazionali per la valutazione delle risorse idriche sotterranee nelle isole Galapagos, Socotra Island e in Vietnam, sotto l’egida del Ministero degli Affari Esteri italiano e dell’UNESCO. Il Prof. Bono era un membro del Consiglio Scientifico del “Centro di Ricerca per il Quaternario e l’evoluzione Ambientale” del CNR, della Commissione carsica della International Association of Hydrogeologists (IAH) e del Comitato Scientifico della CISDAM (Centro Interdisciplinare di Studi sul Mediterraneo ambienti).

(7) http://tetide.geo.uniroma1.it/dst/grafica_nuova/pubblicazioni_DST/geologica_romana/Volumi/VOL%2020/GR_20_69_78_Bono.pdf

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Posted on 4 ottobre 2016, in Blog. Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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