TERME DI FOGLIANO – “UNA STORIA INFINITA” – 2a Parte

SECONDA PARTE

 “Cronologia di un fallimento”

1-libroNel libro/racconto “Le Terme di Fogliano – Quando funzionavano” di Paolo Iannuccelli, attraverso testimonianze dirette e un richiamo agli studi condotti dal Prof. Paolo Bono (citato a pag. 30), si ripercorre la storia di quello che, già dagli anni ‘50, sarebbe potuto divenire un volano per l’economia provinciale incentrato su un turismo balneo-termale favorito da un clima mite e un territorio puntellato da siti d’interesse storico (Tempio di Ercole di Cori, l’Antica Norba, il Giardino di Ninfa, l’Abazia di Valvisciolo, il Castello di Sermoneta, l’Abazia di Fossanova, ecc.), dove le tradizioni e le delizie enogastronomiche fanno parte integrante della cultura locale. Nel sopracitato libro, oltre alle risultanze delle analisi chimiche effettuate all’epoca dal Prof. Talenti (dell’Istituto d’Igiene dell’Università di Roma), che attestavano la presenza di ioduri e bromuri in quantità più che sufficiente per definire l’acqua di Fogliano “salsobromoiodica” (pag. 43), si dà risalto, come detto, alle importanti testimonianze di quei cittadini che ebbero modo di provare, direttamente sulla loro pelle, le proprietà curative di acque termali che, da sempre, nel mondo, vengono impiegate nel trattamento di patologie ORL (otorinolaringoiatriche), respiratorie, ginecologiche, reumatiche e dermatologiche. Possibilità terapeutiche che, per le acque di Fogliano, si dicevano ancor più estese per l’alta concentrazione di cloro, bromo e iodio.

2-analisi

Le Terme di Fogliano del Commendator Cimaglia, come sappiamo, ebbero vita breve e il colpo di grazia fu loro inferto con la revoca nel 1956, da parte dello Stato, della concessione mineraria che la S.I.A.M. (la società del Com. Cimaglia) aveva ottenuto per un periodo di cinquanta anni. L’azione legale fu propugnata dall’allora maggioranza politica del Comune di Latina che, evidentemente, si riteneva in grado di poter sviluppare un progetto termale pubblico con il supporto tecnico ed economico sia della Provincia che della Regione. Nei successivi trent’anni, nonostante una gestione politico amministrativa stabilmente affidata a una stessa maggioranza (Democrazia Cristiana), il progetto delle Terme di Fogliano cadde nel dimenticatoio alimentando la tesi, riportata anche sul libro di Iannuccelli, che vi fosse stato il veto di un influente politico verosimilmente interessato a proteggere gli interessi di altri stabilimenti termali che in Fogliano intravedevano un temibile concorrente.

Si giunge così al 22 settembre 1987(1), data in cui il Comune di Latina (giunta Redi), acquistando l’intero pacchetto azionario della società Terme di Fogliano SpA, fino ad allora detenuto dal Comune di Roma attraverso la sua controllata Società Mineraria del Trasimeno SpA, diventa proprietario di 72 ettari di terreno agricolo con sovrastanti fabbricati rurali.

Il 25 settembre 1990, il Comune di Latina, attraverso la sua partecipata Soc. Terme di Fogliano (di seguito nominata STF), stipula una convenzione con la Società Condotte d’Acqua SpA (di seguito nominata SCA), attiva dal 1880 nell’ambito di imponenti opere idrauliche sia in ambito nazionale che internazionale(2), al fine di verificare la possibilità di sfruttare la fonte termale rinvenuta nei pressi del lago di Fogliano. Tra le due società vengono sottoscritti degli accordi in cui la SCA s’impegna nella progettazione, realizzazione e gestione di strutture termali da realizzare su circa 24 ettari di terreno della STF riservando il diritto di superficie in favore del Comune di Latina per un periodo di 99 anni.

Nel gennaio del 1991, il Comune di Latina cede alla Provincia di Latina una quota della STF, pari al 14,08% del capitale sociale, restando socio di maggioranza con una quota dell’85,92%.

Si arriva al 1992 e la maggior parte dei partiti della Prima Repubblica cadono sotto i colpi dell’inchiesta giudiziaria denominata “Mani Pulite” che farà emergere un sistema corruttivo di portata nazionale. Le conseguenti ripercussioni politiche saranno devastanti per molti partiti condannati all’estinzione. A Latina, le giunte Romagnoli e Mansutti (entrambi DC) hanno vita breve. Latina, per anni feudo dello “Scudo Crociato”, il 6 dicembre 1993, si risveglia missina e governata dall’ex “ragazzo di Salò”  Ajmone Finestra.

L’8 agosto del 1996, il Comune di Latina (giunta Finestra), l’STF e SCA stipulano un atto integrativo alla Convenzione del 1990 con il quale le due società, verificato che i vecchi pozzi Fogliano 1 e Fogliano 2 non sono utilizzabili ai fini di un valido sfruttamento termale, convengono nel procedere alla prospezione e alla ricerca delle acque termali mediante la realizzazione di due nuovi pozzi, nonché all’accertamento della qualità e quantità delle acque così ricaptate (il tutto a spese della società Condotte). Nel medesimo atto viene previsto che all’eventuale ottenimento di riscontri positivi, che garantiscano l’ottimale funzionamento di un centro termale, la concessionaria Condotte provvederà alla redazione della progettazione esecutiva definitiva, da inviare alla Regione, per l’approvazione e la conseguente concessione del finanziamento di 10 milioni di euro già accantonati per il progetto Terme di Fogliano. Di contro, la STF si impegna a rifondere la SCA, con una cifra d’importo non superiore ai 2,5 milioni di euro (circa) per la realizzazione dei pozzi, qualora:

  • siano negative le risultanze delle attività di prospezione e ricerca in relazione alla qualità e quantità delle acque idonee ad assicurare l’ottimale funzionamento del complesso termale turistico e la gestione iniziale della concessionaria e successiva del Comune ex art. 11 della convenzione;
  • la Regione non approvi la progettazione esecutiva definitiva dei predetti pozzi o neghi le autorizzazioni, i permessi o le concessioni necessarie alla realizzazione e gestione dell’opera;
  • si determini un qualsiasi impedimento da parte di terzi preclusivo alla realizzazione e gestione dell’opera; non siano reperiti i finanziamenti necessari per la realizzazione dell’intera opera o di uno stralcio funzionale approvato dalla Regione.

Nel novembre 1997 (giunta Finestra) viene dato inizio alle opere di ricaptazione delle falde termo-minerali che hanno termine il 22 giugno 1999 con il ritrovamento delle acque provenienti dai due nuovi pozzi denominati, rispettivamente, Fogliano A e B. Campioni delle acque termali dei due pozzi vengono inviate alle Università di Roma e Napoli per le analisi microbiologiche, chimiche, chimico-fisiche e farmatossicologiche che attestano l’acqua:

  •  microbiologicamente pura;
  •  priva di effetti tossici locali e generali dunque utilizzabile per cure termali esterne;
  •  di tipo minerale ipertermale sulfurea, ricca di sali minerali bicarbonato salso solfato alcalino terrosi.

A seguito di tali positivi risultati, l’amministrazione comunale di Latina avvia la procedura per ottenere il riconoscimento ufficiale delle proprietà terapeutiche delle acque termo-minerali presentando richiesta al Ministero della Sanità che, tuttavia, al fine del rilascio della certificazione da parte del Consiglio Superiore di Sanità, richiede ulteriori relazioni tecniche ad integrazione della documentazione presentata.

Dalla primavera del 2000 sino al 25 maggio 2002 (termine del mandato Finestra) cala il buio sul progetto Terme di Fogliano che non viene ripreso nemmeno dalla giunta successiva targata Zaccheo che, addirittura, non lo cita home | sommario 17 Latina5stelle magazine n.5/2016 18 home | sommario Latina5stelle magazine n.4/2016 nel suo programma sindacale relativo al suo secondo mandato (2007-2010).

Il silenzio sul progetto Terme di Fogliano viene interrotto solo dal roboante tuono prodotto dal fulmine che si abbatte il 22 ottobre 2003 sul Comune di Latina, sotto forma di un Decreto Ingiuntivo (n.1291/03) concesso dal Tribunale di Latina alla SCA nei confronti della Società Terme di Fogliano. Secondo la SCA il fallimento del progetto Terme di Fogliano è da addebitarsi alla controparte che viene, dunque, chiamata a saldare un presunto debito quantificabile in circa 4,5 milioni di euro (comprensivo di interessi legali e moratori).

Il 3 febbraio 2004, a causa della misteriosa scomparsa dagli uffici del Comune (ad opera di ignoti) del sopracitato decreto ingiuntivo, la Soc. Terme di Fogliano, tramite il proprio rappresentate legale, presenta un atto di citazione in opposizione tardiva al citato decreto ingiuntivo, ormai divenuto esecutivo. Il giudizio di opposizione tardiva si conclude con sentenza del 31 gennaio 2007 che ritiene regolari le modalità di notifica del decreto e sancisce l’inammissibilità dell’opposizione tardiva.

4-condannaapostolico

Un decreto ingiuntivo non preceduto da alcun preavviso ufficiale ma soltanto da una lettera della SCA in cui veniva richiesto il riconoscimento dei lavori effettuati e da un’altra lettera di risposta alla precedente, sottoscritta dall’allora Presidente del C.d.A Terme di Fogliano Dr. Salvatore Apostolico, nella quale quest’ultimo riconosceva, illegittimamente, il debito nei confronti della SCA superiore al massimale di 2,5 milioni (circa) definito nella convenzione del 1990. Di questo scambio epistolare, per quanto noto, non venivano edotti né il Consiglio di Amministrazione della STF né il Comune di Latina. A seguito di questi incredibili accadimenti, nel 2004, la Procura della Repubblica di Latina indaga per truffa e falso il Presidente del C.d.A Terme di Fogliano Dr. Salvatore Apostolico il quale, il 21 maggio 2015, viene riconosciuto colpevole dalla Corte dei Conti del Lazio di danno erariale e condannato al risarcimento di 100 mila euro. Per la stessa vicenda, ma sul fronte penale, l’Apostolico viene invece assolto dalle accuse di falso e truffa (3).

Il 30 marzo 2007, la SCA propone la definizione delle posizioni creditorie con il pagamento, da parte della STF, di una somma individuata nell’importo di circa 3 milioni di euro. Detta cifra, riportata all’attualità, viene ritenuta sia dal liquidatore della STF sia dal suo consulente legale, congrua e favorevole.

Nonostante il parere favorevole alla transazione espresso sia dal Socio Comune che dal Socio Provincia, nell’assemblea dei soci del 27 aprile 2007, entrambi concedono relativo mandato al Liquidatore previa approvazione dei competenti “Organi Istituzionali” dei medesimi (consiglio comunale e consiglio provinciale) e coinvolgimento degli esperti degli uffici tecnici degli Enti Soci al fine di valutare la congruità dell’opera rispetto al valore della transazione.

In sostanza, pur essendoci un parere favorevole alla transazione, la medesima viene, di fatto, resa inattuabile dall’eccessiva farraginosità della macchina burocratica delle due amministrazioni (Comune e Provincia di Latina).

3-chiusura-pozzi

Il 22 luglio 2008, il liquidatore della STF, preso atto della mancata transazione con la SCA, che nel frattempo si è vista riconoscere dal Tribunale di Latina la validità del Decreto Ingiuntivo (divenuto esecutivo) e la nomina di un professionista delegato alla vendita dei beni pignorati, chiede ai relativi soci specifica ratifica nonché manleva per l’opera prestata, sollecitando deliberazioni nel merito.

Il 4 novembre 2008, presso lo studio del Liquidatore della STF, perviene lettera da parte del Legale della Soc. Condotte, nella quale la stessa Società, nel riepilogare le ragioni di credito e le iniziative giudiziarie, fissa il corrispettivo dovuto dalla STF per una ipotesi transattiva nell’importo di circa 4,7 milioni di Euro.

Il 6 novembre 2008, nell’ambito dell’Assemblea dei Soci (Comune di Latina e Provincia), il Liquidatore della STF riferisce circa la comunicazione ricevuta, evidenziando che l’eventuale adesione alla suddetta proposta impone ai Soci la preventiva sottoposizione della stessa ai rispettivi Organi deliberanti, al fine di ottenere espressa accettazione con lo stanziamento dei mezzi finanziari da somministrare alla Società partecipata, mezzi indispensabili per onorare l’obbligazione. In caso contrario, la procedura esecutiva avrebbe seguito il suo corso.

Anche in questo caso i soci preferiscono adottare nuovamente un profilo burocratico favorito dall’alibi, sempre valido, di dover analizzare i percorsi istituzionali e finanziari più idonei in funzione dei relativi passaggi istituzionali ai quali sono obbligati in quanto Enti pubblici.

Il 9 dicembre 2008, il Liquidatore della STF comunica ai Soci (Comune di Latina e Provincia) che l’udienza fissata per il 26 novembre, per la nomina di un professionista delegato alla vendita dei beni pignorati, è rinviata al 27 maggio 2009. Nella medesima comunicazione si invitavano i Soci a ben utilizzare il tempo a loro disposizione per procedere all’attuazione di quanto da essi deliberato nell’Assemblea del 6 novembre.

Il Tribunale di Latina, con provvedimento intervenuto a seguito dell’udienza 27 maggio 2009, in accoglimento delle doglianze di parte, conferma la sospensione del giudizio di esecuzione, rinviando però ad altra udienza da tenersi il 24.06.2009.

Dal giugno 2009 nessuna decisione viene assunta dagli Organi deliberanti dei Soci (Comune di Latina e Provincia). Il procedimento di esecuzione resta dunque instaurato. Le diverse proposte transattive a suo tempo presentate non hanno avuto alcun seguito e, perciò, sul debito della STF nei confronti della Soc. Condotte sono continuati a maturare gli interessi previsti per legge.

Il 28 ottobre 2013, la storia delle “Terme di Fogliano” diviene ancora più torbida a seguito di un articolo, scritto da Roberto Lessio (attuale assessore all’Ambiente del Comune di Latina) e pubblicato dal periodico il Caffè, in cui si fa riferimento ad uno studio condotto dalle organizzazione agricole CIA, Coldiretti e Confagricoltura (finanziato dalla Camera di Commercio di Latina) nel quale è sancito che: “l’acqua, cosiddetta “termale”, sarebbe in realtà un concentrato di anidride carbonica ed acido solfidrico (sostanze letali per gli esseri umani e gli animali)”.

Dunque ci troviamo davanti ad uno studio che smentirebbe le analisi effettuate nell’estate nel 1999 dalle università di Roma e Napoli ma anche quelle eseguite negli anni ‘50 dal Prof. Talenti (dell’Istituto d’Igiene dell’Università di Roma). Analisi e studi le cui risultanze non sembrano mai essere state rese pubbliche. Dunque, in mancanza di dati oggettivi e verificabili e in presenza di verosimili risultanze convergenti, appare evidente che sulla bontà delle acque termali qualcuno ha mentito.

Intanto, il Decreto Ingiuntivo ottenuto dalla Soc. Condotte, avendo la Soc. Terme di Fogliano perso il ricorso sia in I° che II° Grado (aprile 2014) e avendo la stessa società rinunciato a ricorrere in Cassazione, è esecutivo. Perciò ora la Soc. Condotte, a meno di improbabili colpi di scena, potrà procedere alla vendita all’asta dei 72 ettari di terreno (attualmente pignorati) a ridosso del Lido di Latina sui quali, a quanto riportato dalle cronache de Il Messaggero, già si starebbero consolidando degli interessi privati di natura immobiliare.

5-ipozziingabbia

Questa è la cronologia di un fallimento politico, economico, territoriale che si è protratto per più di sessant’anni. In questa patetica storia, la burocrazia, gli interessi, la sciatteria e l’ignavia hanno avuto il sopravvento rispetto all’idea di sviluppo di un’area che ieri era pubblica e domani sarà privata. Come “privati” saranno i diritti di quei cittadini che hanno perduto un bene collettivo che da risorsa si è tramutato in debito. Una storia simile alle tante che hanno ferito e mortificato la nostra giovane città, umiliando e depredando la sua collettività. I due nuovi pozzi denominati Fogliano 1 e 2 rimangono gli unici testimoni muti rinchiusi nelle gabbie poste a protezione di una sorgente d’acqua che, in mancanza di un riscontro terzo, non è ancora dato sapere se realmente termale dunque curativa, come asserito dalla Società Terme di Fogliano e da molti cittadini che in passato ne trovarono beneficio, o nociva come riferito nell’articolo, pubblicato nell’ottobre del 2013, dall’attuale assessore all’Ambiente. Per il resto, di quel “decreto ingiuntivo misteriosamente scomparso” nell’autunno del 2003, che ha portato la Soc. Terme di Fogliano ad un debito di circa 8 milioni di euro e, dunque, al pignoramento di 72 ettari di terreno nei pressi del Lido di Latina in favore della Soc. Condotte, su cui già si starebbero consolidando degli interessi privati di natura immobiliare, non sembra interessare più quasi nessuno se non qualche giornalista o qualche cittadino curioso. Dunque, di tutta questa “storia infinita” rimangono solo debiti, dubbi e le seguenti curiosità/domande inevase:

  • Chi è il politico o la lobby che, dal 1951 al 1993 (anni in cui la Democrazia ha dominato politicamente il territorio pontino), è riuscito/a a influenzare le varie amministrazioni comunali al punto da non fare realizzare il progetto Terme di Fogliano?
  • È un caso che l’interesse verso il progetto Terme di Fogliano si sia rivitalizzato solo dopo il crollo del dominio politico territoriale della DC in seguito all’inchiesta “Mani pulite” del 1992?
  • Perché le altre giunte di centro-destra a guida Zaccheo/Di Giorgi, nonostante l’iniziale impulso dato da Ajmone Finestra, si sono impantanate sui terreni di Fogliano?
  • Che interesse aveva la Società Condotte a far saltare il contratto con la Società Terme di Fogliano se i riscontri delle analisi effettuate sulle acque dei pozzi erano positivi e dunque la stessa società avrebbe potuto ottenere sia il finanziamento regionale sia la gestione del futuro impianto termale?
  • Essendo la società Terme di Fogliano una partecipata di proprietà comunale e provinciale, dunque pubblica, perché le risultanze sulla bontà delle acque termali non sono mai state rese pubbliche sui relativi siti istituzionali?
  • Perché nel programma sindacale del secondo mandato di Zaccheo (del 2007-2010) il progetto Terme di Fogliano non viene menzionato?
  • Sull’esposto presentato dall’ex sindaco Zaccheo riguardo la sparizione del decreto ingiuntivo sono mai state fatte reali indagini da parte della Procura? Se sì, a cosa hanno condotto? Sono ancora aperte o sono state definitivamente archiviate?
  • Lo studio menzionato nell’articolo scritto il 28 ottobre 2013 dall’attuale assessore all’Ambiente e condotto dalle organizzazioni agricole CIA, Coldiretti e Confagricoltura, che confuta l’attendibilità delle analisi effettuate dalle Università di Roma e Napoli, è stato mai reso pubblico e/o consultabile?
  • Perché nel programma elettorale dell’attuale amministrazione civica, presieduta dal sindaco Coletta, la parola “terme” compare solo due volte e la seconda è associata alla parola “irrealizzabili”?
  • Che fine faranno i 72 ettari di terreno, a ridosso del lido di Latina e del Parco di Fogliano, che oggi custodiscono i due pozzi termali che sarebbero dovuti diventare una risorsa per il territorio e che, invece, si sono trasformati in un debito?

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(1) La maggior parte delle informazioni riportate nella cronologia temporale è stata acquisita dalle “memorie” di una fonte interna alla Società Terme di Fogliano.

(2) La Società Italiana per Condotte d’Acqua è nata il 7 aprile 1880. Sin dall’inizio della sua attività, la Società assume un ruolo rilevante nell’industria italiana. Nei primi 25 anni di attività, la Società progetta centinaia di acquedotti e ne costruisce ben 160 per complessivi 817 chilometri di condutture principali e 185 chilometri di condutture per distribuzione interna. Approfondisci la storia della società al seguente link… Storia Soc. Condotte

(3) La vicenda riguardava il riconoscimento del debito vantato dalla società Condotte d’Acqua SpA per lo scavo dei nuovi pozzi a ridosso del lago di Fogliano. In base alla sentenza della Corte dei Conti del Lazio, il PdA della Società Terme di Fogliano SpA, Salvatore Apostolico, avrebbe omesso di considerare che nelle clausole contrattuali vi era quella che determinava l’impegno massimo di spesa per il Comune nel caso non si fossero ottenuti i finanziamenti (come poi avvenuto) per realizzare l’intera struttura. Tale impegno massimo era di 2,58 milioni di Euro mentre il debito riconosciuto dall’Apostolico sarebbe stato di 7,2 milioni di €. Tale riconoscimento, per altro avvenuto con comunicazioni “irrituali”, ha determinato il decreto ingiuntivo della Condotte nei confronti del Comune di Latina per un importo di 4,57 milioni di Euro. Il decreto ingiuntivo, misteriosamente sparito negli uffici comunali, ha causato la mancanza d’opposizione allo stesso causando un danno economico per le casse comunali.

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LEGGI anche la PRIMA PARTE – “I riscontri scientifici”.

 

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