Un ameno giro di giostra

Il pomeriggio è uggioso mentre ci imbarchiamo sulla linea del G barrato, nella desolazione delle autolinee; meno male che non c’è la nostra amica in carrozzina, non sarebbe potuta salire, non essendo il mezzo provvisto della passerella per i diversamente abili e non essendoci comunque lo spazio dedicato a bordo. La macchinetta obliteratrice non funziona, ma per fortuna nel corso dell’intero tragitto ce ne accorgeremo solo noi: nessun altro passeggero infatti si avventura ad avvicinarvisi, per timore forse che il prezioso titolo di viaggio venga risucchiato dalla dispettosa scatola gialla di metallo. Ma noi pensiamo che sia perché tutti in realtà posseggono già un abbonamento e non hanno dunque bisogno di convalidare il proprio biglietto.
Il percorso è panoramico e in 40 minuti ci permette di assaporare la nostra città da varie angolature: Stazione Autolinee – Via Romagnoli – Via E. Filiberto – Piazza Del Popolo – Via Duca del Mare – Piazzale Prampolini – Via Garigliano – Via del Lido – Via Picasso – V.Le Nervi – Q4 –Q5 – Via del Lido – Via Garigliano – Via Pio VI –- Via Duca del Mare – P.le Prampolini – Viale Vittorio Veneto – Via E. Filiberto – Via Romagnoli – Stazione Autolinee….. questo è quello che c’è scritto su Internet! Invece: arriviamo davanti allo stadio direttamente dalla circonvallazione, forse perché in centro c’è la ztl e non si può passare…..le congetture si moltiplicano, ma intanto si procede traballando, tra continui scossoni. C’è da dire che l’asfalto urbano, tutto rattoppi e buche, non aiuta.
Gli ammortizzatori non sono il forte di questo mezzo, evidentemente; non lo sono neanche le telecamere a circuito chiuso istallate a bordo, sopra la cabina del conducente, che infatti non sono in funzione, né gli estintori, che – a occhio – debbono aver vissuto tempi migliori e ora finiscono di arrugginirsi sotto il pannello anteriore. Chiediamo lumi al bus driver in merito: le sue delucidazioni sui metodi approssimativi di controllo adottati (“arrivano, cambiano l’etichetta agli estintori e se ne vanno!”) non ci confortano affatto. Non ci conforta neanche apprendere che il rallentatore idraulico voith – la leva che regola i tempi di frenata e evita l’effetto aquaplaning in caso di asfalto bagnato, per intenderci – poiché non funzionante…..è stato semplicemente “estirpato”, e al suo posto c’è ora…un buco! In compenso il contakilometri sembra ok, cosa alquanto singolare per questi automezzi, a quanto ci viene detto.
Il pullman si riempie, i 10 posti a sedere e i 40 in piedi sono tutti occupati: questo perché, ci dice il conducente, sull’altra linea (la E1) sono state soppresse alcune corse, costringendo questa all’effetto pollaio. L’odore che si spande nell’abitacolo non è dei più soavi e parla dell’utenza di questi mezzi pubblici; sicuramente però, al termine di ogni corsa, o quantomeno al termine della giornata, verrà effettuata un’accurata pulizia – se non addirittura la disinfezione che si mostra necessaria a occhio (e naso!) – per garantire le norme igieniche…..ma l’operatore ci scoraggia del tutto anche su questo aspetto.
Ed eccoci in Q4, fiancheggiando cumuli di immondizia abbandonata ai lati delle strade e aree che forse dovevano essere destinate a verde pubblico in mente Dei ma che si palesano come tristi acquitrini invasi di erbacce; finalmente salgono 4 giovani, dai volti puliti. Chiediamo loro: “Come fate per sapere quando passa il pullman alla vostra fermata?” Ci rispondono: “ Ci sono gli orari scritti sulla palina, ma sono sbagliati; noi facciamo il calcolo da quando parte il pullman dalle autolinee”. Ottimo modo per tenere in allenamento il cervello, e constatare che gli studi scolastici di matematica dopotutto son serviti a qualcosa: ”Problema: dato un veicolo che procede da un punto fisso nello spazio all’ora x, dato il tragitto y, il numero di fermate z6, le variabili della fascia oraria di traffico e le condizioni meteo, a che ora è previsto raggiungere il punto d’arrivo N?”.
Pensare che già vent’anni fa a Linz, austriaca cittadina di provincia, tutte le fermate – anche della tramvia – erano dotate di paline elettroniche che in tempo reale ti fornivano gli orari al secondo sul transito dei mezzi pubblici, senza bisogno di spremerti le meningi! Che banali, quei crucchi!
Vedere queste casalinghe di mezza età, ingombre di borse, questi anziani, questi concittadini appartenenti alle categorie più deboli e indifese che salgono e scendono dal pullman è penoso: le fermate sono subissate da rifiuti, spesso devastate da atti vandalici, senza pensiline, senza una panchina né una protezione, senza uno spazio adeguato dove sostare; le macchine le intralciano con parcheggi noncuranti e spocchiosi. I viaggiatori sembrano materializzarsi dal nulla quando salgono e sparire nel nulla quando scendono. Su via del Lido, al ritorno, un signore, lasciando l’autobus, è stato inghiottito da una superfetazione di oleandri mai potati: non lo abbiamo più visto.
Tornando verso il capolinea, superato l’incrocio dietro lo stadio, si elevano le proteste di due massaie: ma noi volevamo girare su via Villafranca! Invece no, il pullman tira dritto, verso il centro città. “Gli autisti fanno come je pare!” protestano a mezza voce, subito rassegnate e pronte a saltar giù al primo turno utile. Riportiamo al conducente le lamentele dell’utenza; lui…ci dà ragione! “Di solito i miei colleghi tagliano corto per via Villafranca invece che puntare verso piazza del Popolo, perché lì è un casino (sic!), macchine parcheggiate in doppia fila, impossibile muoversi, si rimane bloccati e se si striscia il veicolo dobbiamo pure risarcirlo noi! Ma chi ce lo fa fare?”.
Siamo felici di toccare nuovamente terra, una volta tornati al punto di partenza. Per festeggiare, ci dirigiamo verso l’enorme e articolato edificio dei Servizi posto proprio al centro delle autolinee e di proprietà del comune: cerchiamo un bar, una toilette, un punto informazioni per raccogliere ulteriori dati e un botteghino dove acquistare altri biglietti; insomma, le normali esigenze di un qualsiasi utente di una stazione di trasporto pubblico in un capoluogo di provincia. Un po’ di calore umano, tra le sparute sagome scure che silenziose ci scivolano accanto all’imbrunire.
Mentre cala la sera, arranchiamo solitari lungo l’erta, pietrosa e scivolosa salita per disabili che ci conduce al centro fantasma: attraverso polverosi portoni a vetro, spesso in frantumi, si intravvedono stanzoni amplissimi e numerosi, tutti deserti, lasciati in abbandono. Il bar è stato smantellato da tempo, il bagno non c’è (gli stessi autisti non sanno come fare!), l’infopoint è sbarrato, la biglietteria pure.
Masserizie e materiali di risulta ammonticchiati negli anfratti si scorgono qua e là.
I nostri passi rimbombano sinistri lungo i corridoi che non portano da nessuna parte….ma no! Un cenno di vita: l’insegna di un’agenzia di viaggi privata, l’”Euronovella”, che fa capolino in mezzo a tanto squallore e dilapidazione di beni pubblici.
Che sollievo sedersi sulla propria macchina per scappar via da quel luogo: che fortuna, noi privilegiati che possiamo permetterci di non prendere i mezzi pubblici a Latina, noi che intasiamo le strade e l’aria con le nostre automobili e che non faremo probabilmente MAI PIÙ un altro giro di giostra.

Posted on 6 gennaio 2016, in Blog, Iniziative Locali and tagged , , . Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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